27 Ottobre 2026, martedì
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“Non paghiamo il pizzo”: è rivolta a San Girolamo

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Riparte dal san Girolamo il popolo della denuncia. Dopo gli arresti eseguiti dieci giorni fa da carabinieri e polizia nel quartiere periferico barese, i commercianti ritrovano la forza del fare gruppo: una ventina di questi, incluso due di quelli che avevano raccontato agli inquirenti il giogo del pizzo, si è rivolta ora all’associazione provinciale antiracket, chiedendo di farne parte. Ma non solo.

Quelli che, pur non avendo dichiaratamente ammesso di aver subito minacce, hanno compreso che unica via di riscatto è costituire un forte fronte comune e hanno manifestato la volontà di costituire una nuova associazione. Come loro, altri due del quartiere Libertà, altra realtà da tempo vessata dal racket delle estorsioni, gestito dai clan malavitosi che si spartiscono la torta degli interessi illeciti in città. E chiedere l’aiuto dell’antiracket significa anche avere accesso al fondo previsto dalla legge in soccorso delle vittime.

Ma che sia chiaro per tutti, ribadisce il responsabile provinciale e coordinatore regionale pugliese dell’antiracket, Renato De Scisciolo, «prima devono denunciare, senza la denuncia non si può accedere al Fondo». Le recenti indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari (alcune ancora non concluse) hanno accertato che il business delle estorsioni, gestito dalle organizzazioni mafiose baresi è in crescita.

E se da una parte conserva le storiche modalità, quelle che puntano sull’intimidazione e sul terrore ingenerato con la violenza, dall’altra sviluppa e affina nuove forme di “riscossione”. Rappresentando uno dei due storici canali di approvvigionamento (l’altro è il traffico di droga), la richiesta del pizzo segue nuovi percorsi, che spaziano dall’assunzione fittizia di personale all’imposizione di personaggi graditi all’associazione criminale, fino alla tassa mensile. E tutto ciò rappresentato con metodi violenti e l’arroganza dell’impunità, come accertato dagli inquirenti nell’ultima operazione che ha condotto in carcere quattro importanti personaggi del quartiere San Girolamo.

LA MAFIA È SICURAMENTE DA CONDANNARE MA IL SUO MODELLO ECONOMICO È DA IMITARE

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Una delle tematiche che tiene banco in questi giorni è legata all’utilizzo del contante. O meglio a stabilire quale sia la cifra al di sopra della quale c’è il sospetto di riciclaggio o evasione fiscale.

Partiamo subito da un assioma che spiegherò nel proseguio dell’articolo: se le transazioni economiche avvenissero esclusivamente in contanti non ci sarebbero crisi economiche!

L’unico problema scaturirebbe da una massiccia iniezione di liquidità-contante da parte delle Banche Centrali. Se poi eliminiamo le banche centrali e la cartamoneta sostituendola con una materia prima allora il problema dell’inflazione e della crisi economica sarebbe risolto per sempre.

Cari lettori ve la sentite di vivere in una società libera senza politici che debbano stabilire come spennarci per mantenere i loro privilegi?

Secondo me no!

Non siamo ancora pronti. Aneliamo la pace e la libertà ma siamo schiavi di tutto e di tutti. La nostra contaminazione dello spirito ha raggiunto livelli parossistici.

Non ci ribelliamo più a niente e a nessuno. Permettiamo che ci rubino il nostro lavoro, la nostra proprietà privata, la nostra vita senza lamentarci.

Un Paese di persone con i controcoglioni si è trasformato in un Paese di coglioni!

Volete veramente accettare l’eliminazione totale del contante?

Lo sapete cosa implicherà questo?

Purtroppo siete distrattamente impegnati a seguire il calcio, le patate che si gettano ai maiali per renderli contenti, che vi dimenticate la riserva frazionaria che senza contante verrebbe spinta all’eccesso con tutte le conseguenze che ne derivano.

Pensate all’opposto per un momento.

Compro solo se mostro il contante. Addio crisi di liquidità. Gli imprenditori che si sono impiccati perchè lo Stato non gli pagava i lavori sarebbero ancora in vita. Gli imprenditori riuscirebbero a evadere maggiormente il fisco contribuendo alla ricchezza reale senza che tali soldi si perdano nelle maglie di una burocrazia improduttiva e dannosa.

Se poi l’evasione fosse totale ci saremmo tolti dai coglioni definitivamente la cricca politica che sarebbe obbligata a lavorare veramente nel settore privato.

Posso comprare qualsiasi cosa senza la paura di essere segnalato come un riciclatore di denaro sporco. Che poi è molto più sporco il denaro con il quale si pagano lauti stipendi pubblici che quello gestito dalle mafie di tutto il mondo.

La mafia lo ricordo, è di gran lunga superiore a qualsiasi forma di stato democratico oggi esistente.

Ecco, un modello strutturato come la mafia su attività legali (legali perché scelte da tutti i cittadini come legali) sarebbe l’ideale per una sana e pacifica convivenza. Poche regole, chiare e definitive! C’è la certezza del diritto e della pena! Non c’è bisogno di tenere le scritture in partita doppia e tutti gli adempimenti fiscali e tributari che stanno letteralmente seppellendo gli imprenditori.Controlli da parte della Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di Finanza sarebbero eliminati. L’imprenditore ha la certezza che se fa quella cosa è perché la può fare.

Oggi in Italia quando parli con un commercialista ti dice subito che nelle norme contabili e fiscali non c’è una verità assoluta. Così tu imprenditore anche se pensi di aver fatto tutto alla perfezione qualcosa, in caso di controllo, ti trovano sicuramente .

E’ ovvio che sono contro ai morti ammazzati dalla mafia, non che lo Stato ne abbia uccisi meno, ma l’utilizzo del contante e poche ma chiare regole è proprio il sistema mafioso a possederle.

Don Puglisi nella ‘sua’ Palermo Reliquia esposta per i fedeli

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Padre Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993, è tornato a Brancaccio, il quartiere palermitano dove è vissuto e dove è stato barbaramente assassinato. La reliquia del parroco, beatificato il 25 maggio scorso è giunta all’istituto comprensivo statale intitolato a lui. Poi la processione fino alla parrocchia San Gaetano dove l’arcivescovo Paolo Romeo ha celebrato la Messa. Alle 21 un momento di preghiera. La reliquia del parroco, beatificato il 25 maggio, rimarrà in esposizione fino alle 17 di martedì pomeriggio.

Ha speso la sua vita per diffondere la legalità in quartieri molto difficili di Palermo. E la forza del suo messaggio ha dato cosi’ tanto fastidio alla mafia che il giorno del suo compleanno lo ha ucciso. La figura di don Pino Puglisi e’ senza dubbio una delle piu’ importanti della storia del nostro Paese dal 1990 ad oggi. Un messaggio che pero’ e’ giunto a destinazione visto che il giorno in cui e’ stato fatto Beato, nella scorsa primavera, al Foro Italico di Palermo c’erano 80.000 persone. E la sua reliquia e’ tornata a casa, a Brancaccio. Per l’occasione, ”Start, la notizia non puo’ attendere” sara’ a Brancaccio con l’inviata Arianna di Giorgio, per raccontarci i cambiamenti frutto della testimonianza di don Puglisi. Quindi in Puglia, sulle tracce della lotta per la legalità, accompagnati da Giuseppe Gatti, sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che, con il giornalista Gianni Bianco, ha scritto “La legalita’ del noi. Le mafie si sconfiggono solo insieme”

LE FRATTURE NON GUARISCONO BENE SE IL PAZIENTE FUMA E BEVE

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Fumare e bere alcol rallenta la ripresa dopo una frattura ossea. E il problema si presenta anche con l’assunzione di droghe: mediamente, la guarigione si allontana nel 30% dei casi. Lo studio è stato presentato al congresso della società italiana di ortopedia e traumatologia: ogni anno circa il 15 percento di fratture, poco più di 90 mila – soprattutto gamba e avambraccio – tardano a guarire e rischiano di evolvere in pseudoartrosi.

A RISCHIO LA FASCIA TRA I I 20 E I 45 ANNI La fascia d’età maggiormente a rischio è quella tra i 20 e i 45 anni, con fratture esposte, cioè dove l’osso è uscito fuori dalla cute: i problemi vascolari e l’infezione che ne può conseguire sono cause importanti di non guarigione della frattura, come pure possono esserlo difetti di riduzione e di sintesi chirurgica.
“La consolidazione di una frattura è un processo lungo e complesso che non porta alla guarigione per cicatrice ma a una vera e propria rigenerazione dell’osso”, ha spiegato Federico Santolini, presidente del Congresso. Qualsiasi evento che interferisca con questo processo può rallentarlo o inibirlo completamente: senza callo osseo la frattura non guarisce e il malato si ritrova in uno stato di invalidità che può provocargli gravi problemi.

No al carcere preventivo: ecco le dieci proposte congelate alla Camera

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n questi anni si è verificato «un abuso» dell’utilizzo dell’istituto della custodia cautelare. La carcerazione preventiva è diventata in molti casi una «forma anticipatoria della pena».

Gli archivi della Camera abbondano di parole di questo tipo, scritte non solo dalla parte più garantista del parlamento. Per un intervento sulla carcerazione preventiva al fine di mitigarne l’impiego sono state depositate quattro proposte di legge in questa legislatura e sei nella precedente, senza contare altri disegni di legge più specifici, a tutela delle madri, e di alcuni testi assimilati ad altri, come un disegno di legge di Francesco Cossiga della sedicesima legislatura.

Il dibattito, insomma, investe da tempo le aule del Parlamento. Cosa significa pericolo di reiterazione della pena? In molti casi, scrive per esempio la radicale Rita Bernardini, «il pericolo di reiterazione del reato viene giustificato sulla base di condotte dell’indagato risalenti nel tempo e prive di ogni attualità». Per questo l’esponente pannelliana chiede che si inserisca quantomeno il termine di pericolo «attuale», per arginare il campo di azione dei giudici. Ma non vengono solo dai radicali proposte tese a intervenite sulla carcerazione preventiva in modo più deciso di quanto fatto dal governo Letta. Ieri il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri ha rivendicato a Strasburgo i primi risultati ottenuti con i provvedimenti del piano carceri: «I flussi d’ingresso in carcere sono ridotti del 40%». Gli interventi del governo in materia di giustizia «hanno portato recentemente al numero di 64.564 detenuti, con una chiara riduzione rispetto al numero di oltre 69mila registrato nel 2010». Il ministro in questi giorni al centro di un uragano di polemiche è molto sensibile su questo terreno. Ma l’interesse è trasversale.

Tra le proposte concorrenti depositate in Parlamento in questa legislatura ce ne sono per esempio una del Pd e una del Pdl. La prima porta la firma di Sandro Gozi, e prevede «Modifiche all’articolo 303 del codice di procedura penale, per la riduzione dei termini di durata massima della custodia cautelare». La seconda ha come primo firmatario Mauro Pili del Pdl, e il testo è molto simile: «Modifiche agli articoli 275, 294, 303, 310 e 453 del Codice di procedura penale, concernenti la riduzione dei casi e dei termini di durata della custodia cautelare». Chiedono la riduzione dei tempi e correzione anche il senatore Lucio Barani di Gal (Grandi autonomie e libertà) e Donatella Ferranti del Pd.

Nella sedicesima legislatura le proposte erano spaziate dalla Lega al Pdl alla componente radicale del Pd, fino a Futuro e Libertà. Il deputato Daniele Galli di Fli chiedeva l’introduzione della libertà su cauzione come misura cautelare personale. Molte forze politiche, prima di tutto il Pdl con un disegno di legge di Gaetano Pecorella, suggerivano l’utilizzo di un contraddittorio tra le parti prima dell’assegnazione del carcere preventivo. Una proposta di legge uguale era stata presentata da Cossiga con l’Udc. Ma il disegno di legge che ha assorbito gli altri sullo stesso argomento è sempre del Pdl, il 5295, che parte dal dato del 42% di detenuti tra coloro che sono in attesa di giudizio. La carcerazione preventiva, si propone, non deve essere «superiore ai sei mesi».

Addio Mimma

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Mimma Tamburello non c’è più, è il tempo che passa, anche se per le persone speciali questa regola non dovrebbe valere. E’ morta l’amica di Francesca Morvillo e Giovanni Falcone, un cardine della società civile, attenta a quanto accadeva, attenta soprattutto ai giovani.

Mimma è vissuta per dare un senso al giorno più brutto della sua vita “La strage di Capaci”.

Ricordo le telefonate interminabili durante le quali lei mi raccontava del suo amico Giovanni, ed io imparavo a conoscere il magistrato simbolo della legalità, quella Legalità che ha rappresentato la missione dell’avvocato Tamburello.

La ricordo a Palermo, a casa sua, intenta a sfogliare commossa gli album con le fotografie che la ritraevano insieme a Francesca e Giovanni sorridenti, spensierati, come non li avresti mai immaginati in quegli anni cupi. Un carnevale, con Giovanni travestito da improbabile fata turchina, il compleanno di Francesca, raggiante e innamorata.

Quel maledetto 23 maggio Mimma aveva preparato un timballo di riso per Giovanni e Francesca, che non arrivarono mai.

Mimma mi ha insegnato a conoscere la mafia, ma soprattutto l’antimafia, quella vera, i valori della vita, della famiglia, dei minori, per i quali si è battuta con tutta se stessa.

Mimma, il simbolo della società civile, in una terra scomoda, Mimma che, nel nostro libro, ha avuto il coraggio di denunciare cose che per me a mille chilometri di distanza non avrebbero avuto ripercussioni, ma lei, a Palermo, ci viveva.

Mimma, inguaribile ottimista, quando le cose non andavano per il verso giusto affermava “Non ti preoccupare, ciò che avviene conviene”.

Versace, la famiglia si muove per vendita quota della casa di moda

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La famiglia Versace compie un passo in avanti per la vendita di una quota nella casa di moda, invitando investitori di private equity a fare un secondo round di offerte alla fine del mese. Lo riporta il Financial Times citando alcune fonti, secondo le quali fra coloro che potrebbero presentare offerte per il 20-30% di Versace ci sarebbero l’ex proprietaria di Gucci Investcorp, il fund manager Blackstone e Permira, il gruppo di private equity che controlla Hugo Boss e che lo scorso anno ha venduto Valentino. Interessate potrebbero essere anche Fondo Strategico Italiano e la francese Ardian.

Alla fine del mese le società interessate dovranno presentare un’offerta indicativa e presentare nel dettaglio come vedono la governance dell’azienda insieme con la famiglia. Una volta presentate le offerte indicative incontreranno il management della società prima di presentare le nuove offerte il 25 novembre. Le offerte, secondo gli analisti, dovrebbero superare gli 850 milioni di euro. La famiglia Versace punta a raccogliere circa 150 milioni di euro per finanziare l’espansione e alla quotazione in Borsa in tre anni.

Confedilizia, manifesto per risollevare il mercato immobiliare

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La Confedilizia ha lanciato un manifesto con sette misure urgenti per risollevare il mercato immobiliare. Le sette proposte sono illustrate in dettaglio sul sito Internet dell’organizzazione e riguardano le questioni di maggiore attualità per il settore. Si propone, in particolare, di: ripristinare la deduzione Irpef del 15% per i redditi da locazione; estendere l’esenzione Imu per gli immobili invenduti; liberalizzare le locazioni a uso diverso dall’abitativo; fissare, per legge, al 4 per mille l’aliquota Imu per gli immobili locati (per lo meno in caso di contratti «concordati»); eliminare la prevista tassazione Irpef delle case non affittate; semplificare la cedolare secca sugli affitti e ampliarne l’ambito di applicazione; modificare la normativa condominiale per sbloccare i lavori straordinari. «Il mercato immobiliare», si legge nell’introduzione alle sette proposte della Confedilizia, «langue. Ma non è morto. Si tratta solo di agganciare la ripresa che proprio in questo settore è in atto in molti altri paesi, al traino degli Stati Uniti. Sette misure urgenti potrebbero essere decisive allo scopo e, in particolare, per ricreare l’investimento in immobili. È naturalmente sottinteso», aggiunge la Confedilizia, «che obiettivo primo, comunque, deve essere l’eliminazione della smodata fiscalità introdotta dalle rendite Monti, insieme all’eliminazione della nullità dei contratti di locazione e compravendita senza l’Attestato di prestazione energetica (Ape) nonché della graduazione prefettizia degli sfratti (dagli effetti sfiducia letali, così come l’introduzione del concetto di una indefinita morosità incolpevole)».

Cresce il lato oscuro di Internet

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In Italia, negli ultimi 12 mesi, più della metà delle aziende di grandi dimensioni ha subito un attacco ai propri sistemi informatici. Secondo il Rapporto Clusit 2013 la crescita delle violazioni è addirittura esponenziale: +254% nel 2012 rispetto al 2011, con un giro d’affari valutato in 5/6 miliardi di euro. Il made in Italy, soprattutto nei campi della moda e dell’alta tecnologia, è sempre più nel mirino dello spionaggio industriale. Ma non è un problema solo italiano: secondo una stima del Ministro degli Interni della Germania federale, Hans-Peter Friedrich, lo spionaggio industriale arrecherebbe all’economia tedesca una perdita annuale di 50 miliardi di euro. Una cifra enorme. Il datagate, cioè l’improvvisa scoperta che non solo gli Stati uniti, ma tutti gli stati che ne hanno i mezzi, spiano tutti gli altri, amici e nemici, è uno scandalo di panna montata, se confrontato con i danni che ogni giorno creano, ad aziende privati, i cosiddetti cyber criminali. D’altra parte la cyber criminalità non colpisce solo le aziende. A fine 2012 in poco tempo si sono registrati prelievi da oltre 30.000 conti correnti per importi variabili da 500 a 250.000 euro. I primi conti bancari sarebbero stati saccheggiati in Italia, ed in seguito soprattutto in Germania, Spagna e Paesi Bassi. I meccanismi sono sempre più o meno gli stessi: le vittime sono colpite con un “trojan horse” ossia un cavallo di Troia che s’inserisce nel pc o nello smartphone dopo aver cliccato su link contenuti in e-mail spam, siti di vario genere infettati o sms. Il trojan installa una specie di virus e questo consente di rubare informazioni personali quali numeri di conto corrente, di carte di credito e così via.

Sandra Ortega Mera, la figlia di Lady Zara è la donna più ricca di Spagna

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Sandra Ortega Mera, figlia di Amancio Ortega e di Rosalia Mera, i coniugi Zara, è la donna più ricca di Spagna nonché la più giovane miliardaria d’Europa. A 45 anni ha ereditato più del 90% del patrimonio della mamma, self made woman di umili origini, divenuta, con una fortuna stimata in 4,7 miliardi di euro, l’unica spagnola nella classifica 2013 dei “paperoni” della rivista Forbes.

Lady Zara è prematuramente scomparsa quest’estate a causa di un’emorragia cerebrale che l’ha colpita mentre si trovava in vacanza con la figlia. Proprio a quest’ultima va il suo immenso lascito. Dal primo esercizio col marchio Zara, inaugurato nel 1975 nel centro storico di La Coruña, agli attuali 5.527 punti vendita delle firme Massimo Dutti, Bershka, Oysho, Pull & Bear e Zara Home, disseminati nei 5 continenti. In 40 anni l’impero non ha mai smesso di crescere, grazie al modello produttivo di moda pronta a costi più che accessibili. Zara conta oggi utili netti annui per 1,932 miliardi di euro, oltre 109.512 dipendenti, ed è in continua espansione grazie alle vendite online, inaugurate nel settembre del 2011 e lanciate lo scorso anno anche in Cina.

Tutto questo oggi è in mano a Sandra Ortega Mera, una quota intorno all’8% è andata al fratello minore Marcos, affetto da paralisi cerebrale. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Sandra ha ereditato

la totalità di Rosp Corunna Participaciones Empresariales, nella cui pancia si trova il 5,1% del gruppo dell’abbigliamento oltre a una partecipazione nell’azienda farmaceutica Zeltia e a investimenti di private equity. Così la quarantacinquenne Sandra si ritrova un patrimonio netto di 7,3 miliardi di dollari (quasi 5,5 miliardi di euro al cambio attuale), secondo il Bloomberg Billionaires Index, e va ad occupare la casella 182 tra le persone più benestanti al mondo. Nelle graduatorie dell’agenzia americana, si tratta della più giovane miliardaria del Vecchio Continente.