26 Ottobre 2026, lunedì
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Ex Ilva, la Procura chiede i domiciliari per Lucia Morselli: nel mirino la gestione ambientale dell’acciaieria

L’inchiesta di Taranto sulle emissioni prodotte tra il 2019 e il 2024 coinvolge 28 persone e cinque società. Chieste misure cautelari per dieci indagati, tra cui l’ex amministratrice di Acciaierie d’Italia, l’ex direttore dello stabilimento e un dirigente dell’Ispra. L’ipotesi dei magistrati: produzione e profitti avrebbero prevalso sulla tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

La vicenda dell’ex Ilva torna al centro di una delle questioni industriali e ambientali più controverse del Paese. La Procura di Taranto ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, già presidente del consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia, per Alessandro Labile, ex direttore dello stabilimento siderurgico, e per Francesco Astorri, responsabile dell’Ispra per la sezione dedicata alla valutazione e ai controlli degli impianti di interesse strategico nazionale. Le richieste si inseriscono nell’inchiesta sulle emissioni dell’acciaieria tarantina e sul presunto inquinamento che sarebbe stato provocato tra il 2019 e il 2024.

La notizia, riportata dal Nuovo Quotidiano di Puglia, riporta in primo piano il nodo irrisolto del rapporto tra continuità produttiva, protezione ambientale e responsabilità di chi è chiamato a governare e controllare un impianto industriale di rilevanza strategica. Sul piano giudiziario, tuttavia, è necessario distinguere le ipotesi formulate dagli inquirenti dagli eventuali accertamenti di responsabilità: le misure cautelari richieste dalla Procura non sono state ancora decise e spetterà al giudice per le indagini preliminari valutarne i presupposti.

L’ipotesi accusatoria: produrre e guadagnare, anche a costo dell’ambiente

Il cuore dell’indagine riguarda il modello di gestione dello stabilimento nel periodo compreso fra il 2019 e il 2024. Secondo la ricostruzione accusatoria, le scelte adottate nella conduzione dell’acciaieria sarebbero state orientate a massimizzare la produzione e i risultati economici, sacrificando le esigenze di protezione ambientale.

È un’ipotesi che, se confermata dagli accertamenti giudiziari, chiamerebbe in causa non soltanto singole decisioni operative, ma anche il sistema di responsabilità all’interno del quale quelle decisioni sarebbero maturate. In un impianto complesso come quello tarantino, infatti, il rispetto delle prescrizioni ambientali non costituisce un adempimento accessorio rispetto agli obiettivi industriali. Rappresenta un vincolo essenziale, che deve accompagnare ogni scelta relativa ai volumi produttivi, alla manutenzione, alla sicurezza degli impianti e alla gestione delle emissioni.

La questione centrale dell’inchiesta sarà dunque verificare se, e in quale misura, le condotte contestate abbiano oltrepassato i limiti imposti dalla normativa e dagli obblighi di tutela, individuando eventuali responsabilità individuali e societarie. Allo stato, la ricostruzione della Procura resta un’ipotesi investigativa da sottoporre al vaglio del giudice e, per gli eventuali profili di responsabilità penale, al successivo giudizio.

Dieci persone nel perimetro delle richieste cautelari

Complessivamente, la Procura ha chiesto misure cautelari interdittive per dieci persone. Per tre indagati, fra cui Morselli, Labile e Astorri, sono stati richiesti gli arresti domiciliari. Gli altri provvedimenti sollecitati rientrano nel quadro delle misure cautelari che i magistrati ritengono necessarie alla luce degli elementi raccolti nell’indagine.

Agli interessati è stato notificato l’avviso di interrogatorio preventivo davanti al giudice per le indagini preliminari. Si tratta di un passaggio previsto nel procedimento cautelare, che consente agli indagati di essere ascoltati prima della decisione sulle misure richieste dalla Procura.

Il giudice dovrà esaminare gli elementi presentati dall’accusa e verificare la sussistenza dei presupposti di legge per ciascun provvedimento. La valutazione non riguarda soltanto la consistenza degli indizi, ma anche l’effettiva necessità e proporzionalità della misura cautelare richiesta nei confronti di ogni singolo indagato.

Ventotto indagati e cinque società

Le dimensioni dell’inchiesta vanno oltre i tre nomi per i quali sono stati chiesti gli arresti domiciliari. Nel procedimento risultano complessivamente indagate 28 persone e cinque società. Otto persone sono accusate, secondo l’impostazione investigativa, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione.

La contestazione associativa rappresenta uno dei profili più rilevanti dell’indagine, perché presuppone l’ipotesi di una pluralità di condotte riconducibili a un’organizzazione stabile e orientata alla commissione di determinati reati. Anche su questo punto, tuttavia, saranno gli accertamenti processuali a stabilire se gli elementi raccolti siano sufficienti a sostenere l’impianto accusatorio e quali responsabilità possano essere attribuite ai singoli soggetti coinvolti.

L’indagine è condotta dai pubblici ministeri Mariano Buccoliero, Francesco Ciardo, attualmente in servizio alla Procura di Lecce, e Francesco Sansobrino. Il lavoro investigativo punta a ricostruire le condotte contestate nel periodo preso in esame e a chiarire il ruolo che avrebbero avuto le diverse figure coinvolte nella gestione dell’impianto e nelle attività di valutazione e controllo.

Il nodo dei controlli e delle responsabilità

La posizione attribuita a uno degli indagati, indicato come responsabile Ispra per la sezione che si occupa degli impianti di interesse strategico nazionale, aggiunge all’inchiesta una dimensione particolarmente delicata: quella dell’efficacia dei controlli pubblici sugli stabilimenti industriali più rilevanti.

Il sistema di vigilanza ambientale è chiamato a garantire che gli obblighi di legge siano rispettati anche quando riguardano attività produttive considerate essenziali per l’economia nazionale. Proprio per questo, l’eventuale accertamento di condotte illecite in un simile contesto richiederebbe di ricostruire con precisione le competenze dei diversi soggetti, le informazioni disponibili, le decisioni assunte e gli eventuali obblighi rimasti inadempiuti.

Non è possibile, sulla base delle sole richieste cautelari, anticipare conclusioni sulle responsabilità individuali. È però evidente che l’inchiesta investe una questione di interesse pubblico che va oltre il destino giudiziario dei singoli indagati: il funzionamento dei meccanismi attraverso i quali lo Stato controlla gli impianti industriali e tutela le comunità esposte ai loro possibili impatti ambientali.

Taranto, il difficile equilibrio tra industria e tutela della salute

Per Taranto, la nuova fase giudiziaria riporta alla ribalta una contraddizione che accompagna da anni la storia dell’acciaieria: la necessità di preservare una produzione industriale strategica e, allo stesso tempo, garantire il rispetto delle regole ambientali e la protezione della salute pubblica.

La rilevanza economica dello stabilimento non cancella gli obblighi di prevenzione, così come la complessità delle trasformazioni industriali non può essere considerata, di per sé, una giustificazione per eventuali violazioni. Il punto è stabilire, attraverso verifiche tecniche e accertamenti giudiziari, quali condotte siano state effettivamente tenute, quali conseguenze abbiano prodotto e se siano ravvisabili responsabilità penalmente rilevanti.

La portata dell’inchiesta risiede anche nella necessità di chiarire come siano state gestite le emissioni nel periodo contestato, quali decisioni abbiano inciso sulle condizioni operative dello stabilimento e quale sia stato il ruolo delle strutture incaricate della vigilanza. Sono interrogativi che richiedono risposte documentate, senza sovrapporre il giudizio sulle politiche industriali a quello, distinto, sulle eventuali responsabilità penali.

Ora la parola passa al giudice

Con la notifica degli avvisi di interrogatorio preventivo, il procedimento entra in una fase nella quale le richieste della Procura saranno sottoposte al vaglio del giudice per le indagini preliminari. Sarà quest’ultimo a stabilire se sussistano i presupposti per applicare le misure cautelari sollecitate dai pubblici ministeri.

L’esito di questa valutazione non equivarrà a una dichiarazione definitiva di colpevolezza, che potrà essere stabilita soltanto all’esito del procedimento giudiziario. Nel frattempo, l’inchiesta mette sotto esame una fase significativa della gestione dell’ex Ilva e riapre il confronto sulla capacità di conciliare produzione, legalità e salvaguardia ambientale.

Per Taranto, ancora una volta, la questione non riguarda soltanto il futuro di un grande impianto siderurgico. Riguarda la credibilità delle regole, l’effettività dei controlli e la possibilità che lo sviluppo industriale si svolga entro limiti compatibili con la tutela dell’ambiente e della salute. Saranno gli accertamenti giudiziari a chiarire se, nel periodo esaminato, quei limiti siano stati rispettati oppure violati e da chi.

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