27 Ottobre 2026, martedì
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Luci ed ombre nel percorso ad ostacoli delle banche europee

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Il processo di Unione bancaria che mira a spezzare il circolo vizioso fra gestione del debito sovrano e funzionamento del settore bancario nell’ambito dell’Unione economica e monetaria europea (Uem) sembra avere compiuto radicali progressi fra il dicembre 2012 e l’ottobre 2013.

Bicchiere mezzo pieno
L’Eurogruppo e il Consiglio europeo del dicembre 2012 hanno avviato la costruzione del primo pilastro dell’unione bancaria, definendo le caratteristiche di quel meccanismo unico di supervisione che è stato definitivamente approvato a metà ottobre e che riserva il ruolo cruciale di vigilanza alla Banca centrale europea (Bce).

Inoltre, sempre in quelle riunioni, sono stati rimossi gli ostacoli politici al varo delle norme sul capitale delle banche e si sono sbloccate le due vecchie direttive della Commissione sull’istituzione e sul coordinamento di meccanismi nazionali per la risoluzione delle crisi bancarie e di fondi nazionali per le garanzie sui depositi.

In aggiunta, si sono posti vincoli temporali alla Commissione per la formulazione di una proposta di meccanismo unico europeo di risoluzione (Single resolution mechanism, Srm) di queste crisi e si è sollecitato un accordo operativo per le ricapitalizzazioni dirette delle banche di stati membri dell’Uem da parte del meccanismo europeo di stabilità (European stability mechanism, Esm).

Tali impegni hanno trovato attuazione entro luglio 2013. Sono state varate le norme relative ai requisiti di capitale delle banche. L’operatività del meccanismo europeo di stabilità per la ricapitalizzazione diretta delle stesse banche è stata subordinata alle varie verifiche sui bilanci bancari che la Bce e la European Banking Authority effettueranno fra novembre 2013 e ottobre 2014, e alla conseguente entrata in funzione del meccanismo di supervisione.

L’Eurogruppo ha approvato le direttive europee sulla risoluzione delle crisi bancarie e sull’assicurazione dei depositi e la Commissione ha definito la sua proposta per il meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie.

Bicchiere mezzo vuoto
Non tutti questi passi sono andati nella giusta direzione. L’approvazione delle due direttive europee prevede tempi lunghi per l’effettiva costituzione dei fondi nazionali di settore e limita al massimo gli interventi del meccanismo europeo di stabilità, addossando un onere eccessivo sui singoli creditori delle banche e – per un lungo periodo di transizione – sugli stati membri. Essa massimizza inoltre la possibilità di deroghe nazionali rispetto ai principi generali e minimizza la cooperazione fra i singoli meccanismi degli stati membri.

Il disegno del meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie ha una bassa probabilità di realizzazione: non poggia su basi giuridiche e politiche sufficientemente solide da attivare una garanzia comune degli stati membri rispetto alla capienza del costituendo fondo comune alimentato dalle varie banche, non risolve il problema di come gestire i problemi bancari pregressi e attribuisce un ruolo troppo rilevante alla Commissione.

Quanti sono già preoccupati per la possibile commistione fra responsabilità di politica monetaria e compiti di vigilanza in capo alla Bce, non accetterebbero la ben più grave sovrapposizione fra potere esecutivo e di regolamentazione in capo alla Commissione europea.

Anche alla luce delle resistenze tedesche rispetto al varo di un efficiente meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie, il rischio è quindi che – alla fine del prossimo anno – la Bce sia costretta a svolgere le funzioni di vigilanza senza poter contare, per la gestione dei casi di crisi bancaria, né su fondo unico europeo, né su una rete concordata di interventi pubblici europei e nazionali (back stop), né su una garanzia congiunta da parte degli stati membri.

Prospettive
Assumendo che sia impossibile superare le resistenze tedesche rispetto alla costruzione di un efficace meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie, la sola soluzione consiste nell’estendere ulteriormente le competenze di vigilanza della Bce.

Già oggi il meccanismo unico di supervisione detiene poteri di intervento su una banca in grave difficoltà che arrivano fino alla ridefinizione del suo perimetro di attività e alla modifica della sua governante.

Si tratta di attribuire alla Bce anche il potere di disegnare un piano per la risoluzione della crisi. Se disponesse di un tale potere, l’operato della Bce potrebbe rappresentare un momento di coordinamento per i meccanismi nazionali di risoluzione e sfociare nella creazione di garanzie europee comuni.

 

Tra pignoleria e lentezza, la famiglia Europa cresce

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Puntuale come ogni anno con l’arrivo dell’autunno, la Commissione europea ha pubblicato il rapporto annuale sullo stato di avanzamento del processo di allargamento dell’Unione Europea (Ue). Il documento analizza il processo in termini generali e ridefinisce e aggiorna i criteri cui deve ispirarsi. Ma soprattutto fotografa la situazione di ciascun paese candidato e il suo percorso di avvicinamento all’Europa.

Anche quest’anno il rapporto e le relative raccomandazioni non si sottraggono a quella impressione di affaticamento del processo, di scarso entusiasmo e di assenza di una convincente e condivisa determinazione di portarlo a termine entro scadenze prevedibili.

Il giudizio sui singoli paesi candidati fa emergere un quadro variegato ed eterogeneo. Progressi significativi (Serbia e in una certa misura Albania) coesistono da una parte con perduranti situazioni di stallo (Bosnia) e persistenti dilemmi strategici irrisolti (Turchia), e dall’altra con elementi di inattesa chiarezza (l’Islanda ha deciso di sospendere il negoziato di adesione).

Questione di priorità
Il rapporto conferma la tendenza a una valutazione rigorosa fino alla pignoleria dei comportamenti dei candidati, un’insistenza evidente sulle varie condizionalità e un sistematico tentativo di posticipare scadenze e impegni nei confronti dei paesi esaminati.

Il rapporto della Commissione sarà ora esaminato dagli stati membri. In sede di Consiglio, questi dovranno pronunciarsi sia sulla strategia complessiva che sulle raccomandazioni da riservare a ciascun paese candidato. Difficilmente queste ultime si discosteranno dalle proposte della Commissione se non per accentuarne le note di prudenze e diffidenza.

Il processo avanza, ma con una lentezza che tradisce una scarsa volontà politica e un insufficiente senso di priorità da parte dell’Ue, a fronte di un impegno e di una determinazione dei paesi candidati, che, nella grande maggioranza, hanno definito veri e propri programmi di governo attorno all’obiettivo dell’adesione.

Appare legittimo quindi interrogarsi sulle reali prospettive dell’allargamento e sulla linea da seguire per evitare che le aspettative dei paesi candidati vengano frustrate da tempi di attesa eccessivamente lunghi e imprevedibili. L’allargamento è stato finora la politica “estera” di maggiore successo dell’Unione. È proprio grazie alla “prospettiva europea”, che l’Ue è riuscita a disporre del più efficace degli incentivi per diffondere nel suo vicinato il proprio sistema di valori e principi.

Entusiasmo minimo
È fin troppo evidente che da questa parte dell’Europa, l’entusiasmo per l’idea di nuove adesioni è molto ridotto. Sono lontani i tempi in cui il grande progetto di riunificazione su scala continentale dell’Europa, completato nel 2004, funzionava egregiamente come progetto mobilizzante.

A prevalere è la convinzione che l’adesione di nuovi membri complichi ulteriormente la vita già difficile di un’Ue alla ricerca di una propria identità e ragion d’essere.

La crisi economica e finanziaria ha contribuito ad aggravare le difficoltà interne dell’Unione che ha dovuto concentrarsi quasi esclusivamente sulle riforma delle propria “governante” economica. Si è persa la percezione dei meriti della “prospettiva europea”, come fattore di stabilizzazione, prosperità e sviluppo economico per paesi candidati che sono anche nostri vicini.

Abbandonare la prospettiva di integrazione nell’Unione perlomeno dei paesi dei Balcani Occidentali sarebbe un grave errore. Resta pienamente valido il nostro interesse a garantire a questa regione un percorso credibile verso l’adesione, come garanzia di stabilità, di rapporti di buon vicinato e di rispetto delle regole di democrazie funzionanti.

Turchia sfuggente
Più complesso è invece il caso della Turchia. Attualmente non sembrano sussistere le condizioni politiche che consentano di mantenere in vita una credibile prospettiva di adesione. Ciò è vero per alcuni importanti paesi membri dell’Unione che hanno fatto una scelta assai chiara sull’argomento, ma è altrettanto vero per la stessa Turchia, che appare sempre più proiettata in una sua autonoma dimensione di potenza regionale.

Si tratterà di valutare come, quando e in presenza di quali circostanze, avviare con Ankara una seria e costruttiva riflessione su soluzioni alternative che consentano di non pregiudicare ulteriormente il potenziale di collaborazione. Il rischio è che questo si logori in un negoziato di adesione senza concrete prospettive e destinato a provocare frustrazioni reciproche.

Quotazioni immobiliari

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I valori contenuti nella banca dati delle quotazioni immobiliari dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia:
non possono intendersi sostitutivi della “stima”, ma soltanto di ausilio alla stessa.
sono riferiti all’ordinarietà degli immobili ed, in particolare, allo stato conservativo prevalente nella zona omogenea.
L’utilizzo delle quotazioni OMI nell’ambito del processo estimale non può che condurre ad indicazioni di valori di larga massima. Pertanto la stima effettuata da un tecnico professionista rappresenta l’unico elaborato in grado di rappresentare e descrivere in maniera esaustiva e con piena efficacia l’immobile e di motivare il valore da attribuire al bene medesimo. Per approfondimenti, si rimanda alla pagina Metodologie e processi OMI. Si consiglia di consultare anche la Guida alla consultazione delle quotazioni OMI – pdf.
In caso di utilizzo dei dati pubblicati è necessario citare quale fonte: “Agenzia Entrate – OMI”
Le quotazioni sono consultabili gratuitamente a partire dal 1° semestre 2012. Ultimo semestre pubblicato: 1° semestre 2013.
Consultazione quotazioni immobiliari
Note
GEOPOI: Servizio di consultazione cartografica delle quotazioni
Consultazione cartografica delle quotazioni immobiliari disponibile per l’ultimo semestre pubblicato e per 7623 comuni. Il servizio GEOPOI è fruibile tramite tutti i browser che consentano una esposizione grafica full SVG (Scalable Vector Graphics) compliant – ad es. IE versione 6.x o superiori.
OMI Mobile: applicazione per dispositivi mobili

Cassetto fiscale

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Il Cassetto fiscale è il servizio che consente la consultazione delle proprie informazioni fiscali, quali:
dati anagrafici
dati delle dichiarazioni fiscali
dati di condono e concordati
dati dei rimborsi
dati dei versamenti effettuati tramite modello F24 e F23
dati patrimoniali (atti del registro).
comunicazioni anomalie studi di settore
le informazioni sul proprio stato di iscrizione al Vies.
È possibile, inoltre, delegare fino a due intermediari alla consultazione del proprio cassetto fiscale attraverso una di queste modalità:
utilizzando l’apposita funzionalità, disponibile per gli utenti registrati ai servizi telematici;
consegnando all’intermediario la delega sottoscritta, unitamente alla copia di un documento di identità (in questo caso si dovrà attendere la comunicazione, presso il proprio domicilio fiscale, di un codice di attivazione della delega – pdf da consegnare all’intermediario delegato);
presentando la delega sottoscritta a un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle entrate.
Eventuali revoche di deleghe – pdf conferite possono essere effettuate con le stesse modalità.
Gli intermediari abilitati al servizio Entratel possono consultare i dati relativi ai propri clienti sottoscrivendo uno specifico Regolamento – pdf che disciplina le modalità di utilizzo del servizio. La richiesta di adesione al e la comunicazione dei dati relativi alle deleghe dei propri clienti vanno effettuate attraverso le apposite funzionalità rese disponibili dal servizio Entratel.
Il servizio è attivo tutti i giorni, compresi i festivi, per l’intera giornata, a meno di una finestra di chiusura, dalle ore 05.00 alle ore 06.00, per la manutenzione del sistema.

Il Progetto “Fisco e scuola”

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Uno dei principali obiettivi che si propone l’Agenzia delle Entrate nello svolgimento delle sue funzioni istituzionali è quello di diffondere la cultura contributiva, intesa come “educazione” alla concreta partecipazione dei cittadini alla realizzazione e al funzionamento dei servizi pubblici.
Il mondo della scuola è sicuramente una delle sedi più indicate per trasmettere tale messaggio, come dimostrato dai progetti realizzati negli ultimi anni tra l’Agenzia delle Entrate e Istituzione scolastica. Il Ministero ha infatti il compito di promuovere e favorire nelle scuole, interventi di supporto all’ educazione e alla convivenza civile, cercando di favorire sempre più l’inserimento degli studenti nella vita sociale e nel mondo del lavoro. Fondamentale per questo scopo risulta l’attività di informazione della materia fiscale anche nell’ottica del ruolo dei giovani quali futuri contribuenti.
Le Direzioni regionali e gli uffici dell’Agenzia delle Entrate promuovono sin dal 2002 incontri e seminari di formazione e approfondimento della materia fiscale nelle scuole. Per rafforzare e rendere ancora più efficace l’intervento formativo, nasce nel 2004 il progetto “Fisco e scuola”. Con la stipula del primo protocollo d’intesa – pdf tra il MIUR e l’Agenzia delle Entrate, sono state tracciate le linee guida che regolano le attività delle due istituzioni, lasciando, poi, all’iniziativa dei soggetti che operano sul territorio (istituti scolastici, Direzioni scolastiche regionali e Direzioni regionali dell’Agenzia delle Entrate) la funzione di adottare le varie forme comunicative ritenute più opportune (visite guidate agli uffici, incontri con i funzionari, progettazione di percorsi di formazione, incontri e seminari, progetti interdisciplinari, ecc.).
Nel 2013 è stata rinnovata l’Intesa tra Agenzia delle Entrate e Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – pdf confermando l’impegno delle due istituzioni a promuovere azioni tese a sviluppare nei giovani la cultura della legalità fiscale.
Per maggiori informazioni sulle iniziative organizzate nell’ambito del progetto Fisco e Scuola visita la sezione Dalle Regioni

Mayassa Al-Thani: è una donna (e col velo) la più potente dell’Arte

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Si è aggiudicata il primo posto nella classifica stilata da ArtReview delle persone più importanti ed influenti nel campo dell’Arte. È una donna, è araba eporta il velo eppure tutti “colleghi” maschi hanno il terrore di trovarsela accanto durante un’Asta o un acquisto importante. Si chiama Al-Mayassa bin Hamad bin Khalifa Al-Thani, o più semplicementeMayassa al Thani, figlia dell’emiro Hamad Al Thani, ex sovrano premier del Qatar. Una famiglia reale, quella di Mayassa, con la mamma, la sceicca Mozah, beneficiata tra le altre cose della «gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana» e con il fratello Tamin nuovo padre padrone del piccolo Stato che, come scrive Fabio Cavalera sul Corriere della Sera, “sposta i suoi capitali da Doha a Londra (banche e Harrods), a Parigi, a Milano (il 40 per cento del progetto Porta Nuova) e in Costa Smeralda“.

Una famiglia ricca, ricchissima, con capitali in lungo e in largo e di tutte le fattezze. Basti pensare al papà di Mayassa, che in pochi anni si è portato a casa investimenti quali la squadra di calcio Paris Saint Germain, i grandi e lussuosi magazzini Harrod’s, tutti gli Hotel della prestigiosa Costa Smeralda, la Porsche (e mica una macchina, ma tutta l’azienda perché le cose se si fanno, si fanno bene) e niente meno che una grossa quota nella famosa gioielleria Tiffany. Insomma, mica bruscolini.

Mayassa ha da sempre un debole per l’arte e ha messo “in riga” anche i più potenti mecenati mondiali sbaragliando la concorrenza portandosi le più esclusive ed ambite opere d’arte.

Certo, che i soldi abbiano aiutato molto non c’è da discutere. Risale a maggio del 2012 uno dei suoi ultimi “colpi grossi” quando si è aggiudicata niente meno che “I giocatori di carte” diCézanne sborsando 250 milioni di dollari ma da Rothko a Damien Hirst, passando perPicasso, Mirò, Bacon e Warhol la lista delle opere esclusive entrate in possesso della famiglia Al-Thani grazie a lei è lunga.

Opere che,“andranno a impreziosire Doha. La sceicca Al-Mayassa si è presa a cuore il progetto musei nel Qatar, non trascurando di finanziare esposizioni anche alla Tate di Londra” perché, come ha spiegato una volta, “l’arte abbatte i preconcetti, unisce, aiuta a capire“.

Un milione di posti di lavoro: la politica è la più grande industria italiana

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Un milione di posti di lavoro, per l’esattezza1.128.722 fra parlamentari, consiglieri, assessori, consulenti, collaboratori.

Salvatore Cannavò sul Fatto Quotidiano cita uno studio della Uil curato dal segretario confederale Guglielmo Loy. Secondo i calcoli della Uil ci sono oltre un milione e centomila persone che traggono “dalla politica una fonte durevole di guadagno”.

Il 12% di loro fanno parte del popolo degli eletti e dei governanti a livello nazionale e locale:

1.067 fra Parlamento e governo;
1.356 nelle Regioni;
3.853 nelle Province;
137.660 nei Comuni;

24.432 siedono nei Consigli di amministrazione delle aziende pubbliche
44.165 nei Collegi dei revisori e nei Collegi sindacali delle aziende pubbliche;
38.120 lavorano a “supporto politico” nelle varie assemblee elettive.

390.120 è l’esercito composto dai dipendenti e dai collaboratori dell’“Apparato politico” (dato stimato dalla Uil)
487.949 sono gli italiani pagati per incarichi e consulenze dalle aziende pubbliche.

I Cda dei quasi 7.000 enti e società pubbliche costano 2,65 miliardi di euro all’anno.
Mentre incarichi e consulenze costano oltre 1,5 miliardi.
Nel 2012 i ministeri hanno speso più di 200 milioni di euro per collaborazioni dirette.

Insomma: i costi della politica sono alti perché i posti della politica sono tanti.

Bonus case governo abbassa monte da 96 a 80mila euro: blocco rimborsi a 4mila

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Bonus ristrutturazioni edilizie, insomma lo sconto fiscale, il rimborso fiscale in dieci anni per le spese di ristrutturazione di case, appartamenti, palazzi. Il sempre più sorprendente disegno di legge detto di stabilità di sorpresa ne riserva un’altra. Zitto zitto, quatto quatto il governo ha abbassato il monte del bonus, il tetto di spesa entro il quale scattava appunto il rimborso fiscale.

Era di 96mila euro, anzi è 96 mila euro fino a legge contraria il tetto di spesa. Tu spendi per ristrutturare casa fino a 96 mila euro, spendi in maniera documentata, pagando con “bonifici parlanti” e lo Stato, il fisco ti rimborsano il 50 per cento delle spese edilizie in dieci anni. Cinquanta per cento di 96 mila fa 48.000 euro. In dieci anni: 4.800 euro l’anno.

Ma adesso legge contraria sta arrivando, appunto la legge detta di stabilità. Nei primi quattro commi dell’articolo 18 della nuova legge, informa Il Sole 24 ore a firma Luciano De Vico, c’è scritto che i rimborsi Irpef, insomma quei 4.800 euro all’anno se hai speso 96 mila euro per ristrutturare, diventano al massimo 4.000 euro.

Quattromila euro per dieci non è la metà di 96mila che era il tetto precedente alla legge che si sta varando. Quarantamila euro sono il 50 per cento di 80mila. E quindi, matematica non è opinione, il tetto di spesa per le ristrutturazioni edilizie si abbassa di fatto ad 80 mila euro.

Il governo Letta nelle sue varie conferenze e dichiarazioni stampa si era affrettato a vantare l’intento di prolungare la validità degli sconti fiscali sulle ristrutturazioni fino al 31 dicembre 2014. Intento lodevole. Però tutti ai livelli grandi e piccoli del governo, dai Saccomanni fino ai Fassina, si sono guarda caso dimenticati di dire che la misura viene in parte finanziata dall’abbassamento della quantità del rimborso.

Come si ottiene questo risultato? Ovviamente non con un secco taglio della cifra. Ma aggirando con efficacia l’impopolarità del taglio e nascondendolo dietro una norma di apparente burocrazia fiscale. Come spiega Il Sole 24 Ore i rimborsi sopra i 4.000 euro tornano nella gestione della Agenzia delle Entrate. Cioè sarà l’Agenzia delle Entrate, con le sue modalità e soprattutto con i suoi tempi, a verificare e pagare il rimborso.

Alto Adige, Trento al centro-sinistra. Bolzano alla Svp

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Elezioni in Alto Adige: vince la Svp con il 45,7%

Non si è ancora concluso lo spoglio delle elezioni provinciali in Trentino Alto Adige, ma i risultati sono ben delineati. Trento va al centrosinistra, Bolzano alla Svp; sparisce il centrodestra e frenano i 5 Stelle. Superata la soglia del 50% delle sezioni scrutinate a Trento per il rinnovo del Consiglio provinciale, si conferma il forte distacco tra il candidato presidente Ugo Rossi, espressione del centrosinistra – autonomista e l’antagonista Diego Mosna, sostenuto da piu’ formazioni di Centrodestra. Rossi sta ottenendo il 58,71% delle preferenze, delle quali al Pd il 21,16, al Patt (il suo partito autonomista) il 18,08, all’Upt (Unione per il Trentino, fondato da Lorenzo Dellai) il 13,65; assieme anche Union autonomista, Verdi, Idv e Riformisti. La coalizione di Mosna (al 18,86% dei voti) e’ sostenuta da sei sigle locali. Il terzo candidato nella classifica provvisoria è della Lega Nord, Maurizio Fugatti, con il 6,55% delle preferenze. Dopo di lui Filippo De Gasperi del M5S (5,52%) e Giacomo Bezzi per Forza Trentino-Forza Italia (4,46%). Molto staccati gli altri candidati presidente (erano 11 in totale, per 23 liste politiche); pertanto Emilio Arisi per Sel (1,64), Cristano de Eccher per Fratelli d’Italia (1,57), Ezio Casagranda per Rifondazione comunista (1,14); Alessandra Cloch per Associazione Fassa (1,21), Giuseppe Filippin per Mir (0,47) e il Dj Agostino Carollo, con propria lista (0,32).

Sulla Tares incide il reddito

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Per il pagamento della tassa rifiuti conta anche il reddito. I comuni possono concedere riduzioni e esenzioni Tares per le famiglie più bisognose. Le agevolazioni, infatti, possono essere legate al reddito e alla capacità contributiva della famiglia, anche facendo ricorso all’indicatore della situazione economica (Isee). Il consiglio comunale può decidere di far ricadere il peso dei benefici fiscali sull’intera platea dei contribuenti oppure ha facoltà di finanziarli con l’iscrizione in bilancio della relative somme come autorizzazioni di spesa, purché non eccedano il limite del 7% del costo complessivo del servizio. Lo prevede l’articolo 5 del dl 102/2013 sull’imposizione immobiliare in sede di conversione in legge.

Il legislatore, dunque, anticipa al 2013 per la Tares la misura di favore, già contenuta nella bozza della legge di stabilità per Tari e Tasi, che consente di tener conto della situazione familiare dei contribuenti soggetti al prelievo (si veda ItaliaOggi del 24 ottobre scorso). Le agevolazioni hanno di mira i soggetti meno abbienti che hanno una ridotta capacità contributiva, misurata anche attraverso l’Isee. Possono essere concesse a spese del comune, ma la copertura finanziaria non può superare il tetto del 7% del costo complessivo del servizio.

Le spese non coperte sono a carico della collettività e vanno finanziate attraverso la fiscalità generale. Infatti, gli enti possono deliberare riduzioni tariffarie e esenzioni Tares diverse da quelle già previste dalla legge, per le quali si pone il problema della copertura finanziaria.