27 Ottobre 2026, martedì
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Disoccupazione giovanile al 40,4% (+4,4% a/a). Nuovo record

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Continua a crescere la disoccupazione in Italia, raggiungendo livelli mai toccati prima. A settembre il tasso di disoccupazione, secondo la stima provvisoria dell’Istat, è salito al 12,5%: si tratta del livello più alto dal 1977, inizio delle serie storiche trimestrali, e dal gennaio del 2004, inizio delle rilevazioni mensili. Il tasso è in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto ad agosto e di 1,6 punti nei dodici mesi. I disoccupati in Italia sono quasi 3,2 milioni, in aumento dello 0,9% rispetto al mese precedente (+29 mila) e del 14% su base annua (+391 mila). Nuovo record anche per la disoccupazione giovanile: il tasso tra i 15-24enni, secondo la stima provvisoria dell’Istat, ha raggiunto il 40,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto ad agosto e di 4,4 punti su base tendenziale. I disoccupati tra i 15 e 24 anni sono 654 mila. L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia d’età è pari al 10,9%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto ad agosto, ma in crescita di 0,6 punti su base annua.

Via alla Pec nelle procedure concorsuali

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Dal 31 ottobre tutte le procedure concorsuali devono utilizzare la posta elettronica certificata come previsto dall’articolo 17, del decreto legge 18/10/12, n. 179 convertito con modificazioni dalla legge 19 dicembre 2012, n. 221. Il quinto comma del predetto articolo dispone infatti che per le procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria pendenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del dl 179/2012 (quindi il 19/12/12) per le quali il curatore, il commissario giudiziale, il commissario liquidatore o il commissario giudiziale avevano effettuato la comunicazione rispettivamente prevista dall’articolo 92, 171, 207 l.f. o dall’articolo 22 del decreto legislativo 270/1999, la regole sulla posta elettronica certificata sono operative dal 31 ottobre 2013.

Quindi per il periodo tra il 19 dicembre 2012 e il 31 ottobre 2013 le regole sulla posta elettronica certificata vigevano soltanto per le procedure concorsuali non pendenti alla data del 19/12/12 e per quelle pendenti per le quali i preposti avevano effettuato le comunicazioni previste dagli articoli 92,, 171, 205 l.f. e articolo 22 del decreto legislativo 270/1999.

Twitter, Whatsapp, Facebook: ecco perché non rispondiamo più al telefono

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I rapporti sociali nell’era del 2.0 hanno superato anche i cellulari. Con l’avvento di applicazioni come Whatsapp, Facebook o Twitter infatti tendiamo sempre meno ad apprezzare le telefonate, preferendo una chiacchierata via “chat” rispetto che al telefono.

“Siete su Twitter. Magari sfogliate una rivista. O state aprendo le email accumulate nel vostro computer. Insomma, niente che non possa essere rinviato. Squilla il telefonino, ma voi non rispondete. Tasto rosso (nella più drastica delle ipotesi), suoneria silenziosa (per dribbling educati). Perché? «Ho guardato la chiamata senza toccare il mio cellulare. Eppure ero tranquilla in ufficio, in un momento di pausa, senza neppure gli schiamazzi dei bambini intorno: ma la chiamata di mia cugina Stacey pretendeva da me un livello di tempo e di attenzione che non volevo darle»“.

Che la nuova tendenza di preferire una chat al telefono stia prendendo sempre più piede non ci sono dubbi:

“Caeli Wolfson Widger, scrittrice californiana, si è confessata sul New York Times in un articolo che chiarisce molte cose, a partire dal titolo «Why I silence your call, even when I am free», vale a dire perché non ti rispondo benché non abbia nulla da fare. «Il riflesso è stato quello di evitare la chiamata, eppure le conversazioni con Stacey sono state sempre stimolanti, direi tra le migliori della mia vita». Diverso sarebbe stato se Stacey avesse scelto un sms, un messaggio su Facebook, una conversazione via Whatsapp. «La maggior parte delle mie comunicazioni ogni giorno avviene sui social network o via sms, e in quel caso sì che sono rapida a rispondere. Ma il trillo di una chiamata suona inaspettato». E quasi indesiderato. La scena è successa (almeno una volta nella vita) a tutti: il display si illumina, mettiamo a fuoco il numero, non lo abbiamo rubricato e proprio non riusciamo a ricordare di chi sia. E solo una volta che abbiamo risposto, abbiamo la certezza che non dovevamo rispondere. La novità, ora, è che anche la chiamata di Stacey (che una volta equivaleva più o meno al quarto d’ora di ricreazione) è diventata molesta”. 

Sembra che la chiave di tutto sia il tempo:

“«Ci sono di quei prolissi che ti tengono trenta minuti al telefono quando ne occorrerebbero appena cinque. Per altri funziona come una seduta dallo psicologo: ho un’amica che mi inchioda regolarmente mezz’ora per sfogarsi dei suoi guai… Ma appena provo a confidare anche io le mie ansie, si stufa e trova una scusa per riagganciare». C’è persino il sospetto che l’ubiquità della comunicazione mobile abbia tolto romanticismo: se ai tempi della cornetta si passavano giornate intere in casa in attesa di una telefonata, adesso si ignora lo squillo che ci insegue dappertutto. E si delega alla chat. «Le stesse persone che si conoscono in discoteca, a cena da amici comuni, se vogliono rivedersi non se lo dicono in faccia, ma aspettano di essere lontani, e a quel punto via di Whatsapp!». Due telefonini e nessuna risposta: il presentatore Francesco Facchinetti, attivissimo sulle piattaforme social, confessa di rispondere solo alle telefonate più strette, quelle della mamma e della madre di sua figlia Mia. «Al massimo richiamo dopo le 20, ma durante il giorno lavoro e non voglio distrazioni. Chi sta troppo al telefono non combina nulla, mio nonno ha costruito la sua piccola fortuna stando un minuto al giorno al telefono».

Tuttavia, qualcuno che ancora utilizza il telefono c’è:

“Giuseppe Cruciani, conduttore della «Zanzara», confessa di rispondere a ogni chiamata ricevuta. Anche fuori dalla trasmissione. «Vede che ho risposto anche a questa telefonata e non sapevo chi poteva esserci dall’altra parte! Non sono un diffidente, rispondere mi pare ovvio, se non posso farlo lascio squillare a vuoto e dopo un po’ richiamo», dice il giornalista che si attesta intorno a una media di 50 chiamate al giorno. E che ovviamente non fa a meno di sms, Whatsapp e chat. Senza troppe dietrologie. «Una volta ce l’avevamo con i telefonini che toglievano spazio agli incontri, ora con i messaggi che sostituiscono le chiamate… Il romanticismo o c’è o non c’è, uno può esprimersi romanticamente anche in chat, che differenza fa?». Lo schermo, al contrario della voce, mette in gioco un «low emotional risk», un investimento emotivo modesto: poco impegno, una presenza su vari tavoli di conversazione, controllo superficiale delle comunicazioni. Caustico il commento del sociologo Franco Ferrarotti: «Si parla di multitasking attention, la specialità dei giovani d’oggi, chattare, navigare, messaggiare, postare… Insomma molti informatissimi idioti! Cesare alla testa delle sue legioni a marce forzate trovava anche il tempo di scrivere un trattatello di retorica… Ma forse noi dovremmo concentrarci su una singola attività, magari proprio su una telefonata».

Con i bollini della spesa i genitori comprano i computer per la scuola

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La scuola cade a pezzi, letteralmente, così igenitori si organizzano in tutta Italia per comprare computer, lavagne e stampanti. Come? Raccogliendo bollini al supermercato.

Per regalare un pc alla scuola bisogna riempi­re i carrelli della spesa per un valore di circa 60 mila eu­ro. Per comprare un monitor bi­sogna far man bassa di carne, pe­sce e conserve per 10 mila. Per la­vagna e proiettore la spesa sale a oltre 150 mila euro e servono 330 mila euro per accaparrarsi una stampante super. Un bollino ogni dieci euro di spesa. E non è un caso che,dopo l’esempio del­l’Iper, Despar, Alì e diversi cen­tri commerciali regionali, la Co­op abbia lanciato la sua iniziati­va «insieme per la scuola»all’ini­zio dell’anno scolastico con sca­denza prima delle feste natali­zie che si sa, fanno affluire più gente verso gli scaffali di panet­toni e giocattoli.

Ma questo è il lato commercia­le dell’affare, nessuno rega­la niente, so­prattutto in tempi magri come questi. E anche Co­nad, al secon­do anno di rac­colta punti per le scuole, ammette: «sia­mo un’azien­da commerciale e facciamo im­presa ». Resta però il fatto che al­la fine, bisogna pur mangiare, e scegliere un super piuttosto che un altro fa la differenza: un geni­tore cerca sempre di dare una mano alla scuola frequentata dal proprio bambino soprattut­to se si presenta a casa con una circolare della dirigente in cui si invita a fare la spesa in una deter­minata catena per sostenere la raccolta punti.

Coop e Condad d’altronde “ci gudagnano”. Se l’anno scorso l’iniziativa«Insie­me per la scuola » aveva raccolto le adesioni di oltre 8500 scuole, quest’anno le iscrizioni hanno superato quota 9800, con un in­cremento del 14%. E alla fine so­no stati consegnati oltre 17 mila premi a più di 450 mila scuole.

Rifiuti Puglia : L’Assessore Nicastro chiede tranquillità in una regione devastata dalle ecomafie

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On. Valerio L'AbbateIl deputato pugliese M5S Giuseppe L’Abbate si scaglia contro le affermazioni dell’Assessore all’Ambiente Nicastro dopo le rivelazioni del pentito Schiavone.

Dopo le dichiarazioni del boss Schiavone, è giunto il monito allo “stare tranquilli” dell’Assessore Regionale Lorenzo Nicastro. Le dichiarazioni del pentito sono state rilasciate nel lontano 1997 alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in Campania, di cui faceva parte l’attuale Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, e hanno visto decadere il segreto d’ufficio dopo il pressing sulla “Terra dei Fuochi” del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5S) e dei colleghi Fraccaro e Mannino. Nella relazione, Schiavone ha tirato in ballo anche zone pugliesi come destinazione dei rifiuti tossici, come la Terra di Bari ed il Salento. “Affermazioni ancora tutte da dimostrare” per Nicastro, il quale preferisce che non vengano creati allarmismi dato che non ha notizia di “indagini in corso in Puglia per i rifiuti tossici, indagini che sarebbero sicuramente secretate”. Una posizione quella dell’Assessore all’Ambiente della Giunta Vendola che non trova per nulla in accordo il deputato del MoVimento 5 Stelle Giuseppe L’Abbate che, dallo scorso maggio, ha portato in Parlamento la battaglia dei comitati cittadini per chiudere la discarica più discussa dell’intera Regione Puglia: il megasito di contrada Martucci a Conversano.

“Ogni volta che ascolto le affermazioni di Nicastro, mi sembra che parli l’assessore alle discariche e non all’ambiente – dichiara Giuseppe L’Abbate (M5S) – Se non lo convincono le parole di Schiavone rilasciate nel lontano 1997 alla Commissione parlamentare di cui faceva parte il suo Presidente Nichi Vendola, può dilettarsi nella lettura della relazione ufficiale della medesima commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in Puglia, datata giugno 2012. E se non è in grado di comprendere la gravità della situazione significa che i pugliesi sono governati da amministratori che vivono in un iperuranio tutto loro, fatto di fiorellini e prati inglesi. Quanti di quei siti citati nella relazione sono stati bonificati? Nessuno! Cosa aspettano Nicastro ed il Presidente Vendola a stracciare quel piano rifiuti regionale che hanno redatto e ad avviare, finalmente, la vera strategia rifiuti zero?  – conclude L’Abbate – Qui si sta giocando con la vita ed il futuro dei cittadini. Si sta rischiando di distruggere agricoltura e turismo. Si diano una svegliata, perché per tutelare la propria terra non basta scrivere “ecologia” nel simbolo di un partito! ”.

La relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in Puglia (i cui contenuti sono stati resi noti a giugno 2012) presentano, infatti, un panorama decisamente allarmante piuttosto che “tranquillo”. Si legge, infatti, che “nell’Alta Murgia sono state sequestrate ben venti cave abbandonate nonostante si tratti di un’area particolarmente protetta, in quanto vi si trova il parco nazionale dell’Alta Murgia. Ebbene, l’utilizzo indiscriminato di vaste aree del territorio come discariche abusive di rifiuti è tale da potersi escludere l’occasionalità della condotta”. O ancora “dalla Campania e dalle province vicine a Foggia giungono vari mezzi che trasportano rifiuti speciali che vengono occultati all’interno di queste cave. Soprattutto quando il settore delle cave risente di un’inflessione in quanto non vi è domanda del prodotto di estrazione, i proprietari le trasformano in discariche abusive”. E poi “… smaltimento dei fanghi derivanti da impianti di compostaggio e provenienti dalla zona del brindisino, dalla Campania oltre che da altre regioni. Si tratta di fanghi che non vengono previamente trattati, che vengono sparsi su terreni agricoli e, circostanza questa paradossale, i soggetti che ne fanno uso addirittura beneficiano di provvidenze comunitarie sostenendo di effettuare agricoltura biologica”. La relazione prosegue, tra le altre informazioni, con le 7 discariche abusive nelle cave in località Montericco a Trani, le tantissime cave nel leccese e nel brindisino utilizzate per tombare illecitamente rifiuti, le 12 discariche abusive dove i rifiuti vennero trovati in fase di combustione dai quaranta agenti del Corpo Forestale impegnati nell’operazione nel marzo 2009, l’allarme lanciato dalla Commissione per la provincia di Taranto su un fenomeno definito di “proporzioni allarmanti con gravissime ripercussioni sugli aspetti ambientali e paesaggistici del territorio”.

Le informazioni riportate nella relazione, frutto delle audizioni tenutesi in Parlamento, non fanno altro che dare conferma al rapporto “Ecomafia 2013” di Legambiente. “Nel ciclo illegale dei rifiuti – si legge nel rapporto – la Puglia occupa stabilmente la terza posizione, ma con un significativo aumento degli illeciti (+24%). Infatti, le infrazioni accertate salgono a 522 con 691 persone denunciate, 15 persone arrestate e 344 sequestri effettuati. La maggior parte delle infrazioni accertate si concentrano nella provincia di Bari (185). In Puglia, dal 2002 ad oggi (10 maggio 2013), ci sono state ben 42 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 19,4% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale”.

Trasmesso e pubblicato

Ufficio Stampa

On. Giuseppe L’Abbate

ILVA : L’inchiesta “Ambiente Svenduto” è solo il risultato delle politiche del Governo delle “Larghe Intese”

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On. Valerio L'AbbatePer i parlamentari pugliesi del MoVimento 5 Stelle gli amministratori inquisiti, che tuttora incidono su Taranto con le loro scelte, devono fare chiarezza e spiegare il perché tutte le proposte del M5S sono state bocciate.

Si sono appena concluse le indagini preliminari dell’inchiesta “Ambiente Svenduto” da parte della Procura di Taranto che ha raggiunto 53 indagati, tra cui il presidente della Regione Puglia Vendola (Sel), il Sindaco di Taranto ed ex senatore della Repubblica Stefàno (Sel), il parlamentare Fratoianni (Sel), l’Assessore all’Ambiente della Puglia Nicastro (Idv), il presidente della V commissione Ambiente della Regione Puglia Pentassuglia (Pd), il presidente della commissione IPPC del Ministero dell’Ambiente Dario Ticali e Luigi Pelaggi del consiglio di amministrazione della Sogesid. Nomi illustri, che si sommano a quelli di Florido (ex Presidente della Provincia di Taranto) e di Conserva (ex Assessore all’Ambiente), che in alcuni casi continuano ad incidere sulle scelte da compiere per risollevare il territorio tarantino dall’Ilva. Al Senato, infatti, è stato appena approvato il ddl n. 1015-B che dispone l’autorizzazione di due discariche in località Mater Gratiae per rifiuti pericolosi, senza aver consultato l’Arpa Puglia. Va anche ricordato che le discariche dell’Ilva si trovano al di sopra della falda già contaminata e in prossimità di un’altra grande discarica di rifiuti speciali con altre indagini in corso da parte della Procura, Italcave, e vicino al sito dell’Ex-Cemerad, dove da oltre un decennio, rimangono depositati migliaia di fusti di rifiuti radioattivi. Per non parlare della prossimit à delle discariche con siti industriali quali la raffineria Eni, il cementificio Cementir e tre inceneritori di rifiuti. È stato approvato, inoltre, un emendamento che, in caso di sequestro preventivo di qualsiasi disponibilità di aziende che gestiscono stabilimenti di interesse nazionale, relega la figura del custode giudiziario a mero controllore dell’operato della gestione che resta nelle mani degli organi societari. Tutto ciò, nonostante il 30 ottobre si sia verificato un incidente presso l’acciaieria 1 che ha coinvolto 15 operai dell’Ilva, costretti a ricorrere al servizio dell’infermeria per intossicazione da fumo nocivo.

“Ovviamente, fino a quando non ci saranno i tre gradi di giudizio, la presunzione d’innocenza è d’obbligo – dichiarano deputati e senatori pugliesi del M5S – ma è necessario assumere la responsabilità politica di questa situazione imbarazzante. Ricordiamo che i soggetti oggi indagati a diverso titolo incidono ancora sul territorio, rilasciando autorizzazioni a discariche, inceneritori, cementifici, raffinerie, centrali elettriche. Ma soprattutto hanno la possibilità di influenzare la gestione delle bonifiche dove gli insufficienti, benché “ghiotti”, 119 milioni di euro stanziati, verranno spesi senza che le fonti inquinanti siano fermate, senza alcun controllo popolare nonché con grandi zone di ombra nella determinazione delle decisioni da intraprendere. Questa classe politica, racchiusa nel topico Governo delle “larghe intese”, ha bocciato e continuerà a bocciare ogni proposta dei cittadini tarantini. Dall’esenzione del ticket sanitario per gli abitanti entro i 20 km dal polo industriale a spese dell’Ilva al piano industriale che preveda anche ipotesi impiantistiche per una chiusura dell’area a caldo temporanea o definitiva nonché tecnologie di produzione dell ’acciaio alternative agli inquinanti altiforni e cokerie con minor impatto ambientale, dall’obbligo di riesaminare l’AIA in merito agli esiti della “Valutazione del danno Sanitario” al blocco degli slittamenti degli interventi rispetto ai tempi previsti dall’AIA, dal divieto di nomina a Commissario a chi è stato componente degli organi amministrativi o abbia collaborato con l’azienda alla stipula di garanzie fidejussorie a tutela dell’ambiente e dei lavoratori sino all’ordine di priorità degli interventi ovvero bonifiche, prevenzione sanitaria, pagamento sanzioni, tutela dei crediti dei lavoratori e delle forniture e poi gli istituiti di credito. Tutte queste proposte portate in Parlamento sono state respinte e rigettate dalla coalizione PD-PDL e Scelta Civica. Risulta evidente – concludono i parlamentari pugliesi del MoVimento 5 Stelle  – l’abbandono delle istituzioni in un territorio come Taranto dove il diritto alla salute, noto a cittadini e amministratori, è stato ignorato dagli enti di vigilanza. A questa evidenza viene finalmente data risposta: una risposta attesa da decenni e che è sempre stata nascosta o mascherata dagli stessi responsabili che si ritenevano i difensori dell’ambiente e dei cittadini”.

Trasmesso e pubblicato

Ufficio Stampa

On. Giuseppe L’Abbate

Mura (Pd) “da ministro Cancellieri umanità per tutta la popolazione carceraria”

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On. Romina Mura“Il Ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, difficilmente conosce Mario Trudu, in carcere dal 1979 nella Penisola e al quale continua ad essere negato il diritto di rientrare in Sardegna per finire di scontare la pena. Difficilmente conosce i tanti che, come Trudu, chiedono di essere riavvicinati a casa, come prevede la legge, persone detenute nell’Isola che non possono ricevere le visite dei familiari o sardi tenuti immotivatamente lontani. Speriamo che almeno conosca i tanti casi, segnalati da operatori e associazioni – a partire da Socialismo diritti riforme – di bambini piccolissimi che scontano di fatto la pena con le mamme detenute, o i casi di detenuti malati oncologici disumanamente costretti a concludere la loro vita in  prigione. Non credo conosca i nomi del lungo elenco di suicidi o quello ancora più lungo degli aspiranti suicidi, spinti dalle condizioni inaccettabili di gran parte dei nostri istituti di pena. Umanità vorrebbe che le attenzioni istituzionali venissero rivolte all’intera popolazione carceraria: non ci aspettiamo telefonate di conforto a tutte le famiglie, ma maggiore attenzione a chi rivendica diritti che non possono ne’ devono essere cancellati dallo stato di detenzione. Dal Ministero ci aspettiamo che in Sardegna non si chiudano strutture funzionanti come quella di Iglesias, che magari qui si mandi qualche mafioso in meno e che ci sia più attenzione e umanità istituzionale”

Trasmesso e pubblicato

Ufficio Stampa

On. Romina Mura

Importante convegno a Città della Pieve in occasione delle “Giornate mondiali contro l’ictus cerebrale”

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di Michele Imperio

città della pieve 01città della pieveSi è tenuto nei giorni 25 – 26 ottobre 2013 in occasione delle “Giornate mondiali contro l’ictus cerebrale”
a Città della Pieve (Perugia) il convegno nazionale di studi sull’ictus a cura della sede di A.L.I.Ce. Umbria di Città della Pieve
“A.L.I.Ce. è una associazione senza fine di lucro di Città della Pieve che nasce nel Febbraio del 2000 per iniziativa dei soci fondatori Luciano Convito, Maria Santa Piccini, Elsa Della Lena, Alberto Bischi, Roberto Fè, Serenella Peciotti ed i medici Enrico Righetti, Stefano Ricci e Maria Grazia Celani. L’associazione è nel tempo cresciuta oggi vanta più di duecento associati i quali si sono resi portatori di migliaia di iniziative w di donazioni in favore dio questa malattia.
Però tutto ciò che gli associati di A.l.I.ce. hanno prodotto non sarebbe stato possibile se a monte non vi fosse stato il sostegno continuo e costante della cittadinanza di Città della Pieve in provincia di Perugia che è stata sempre loro caritatevolmente molto vicina.
Tra le donazioni più rilevanti l’ecocardiografo vescicale ad ultrasuoni e l’impianto di climatizzazione al centro ictus, la teleradiologia donata all’Ospedale di Città della Pieve, del cui uso beneficiano tutte le strutture sanitarie del comprensorio, le sale di primo soccorso donate alle scuole superiori di Città della Pieve e varie attrezzature donate al Pronto Soccorso dell’ospedale di Città della Pieve. ospedale città della pieve
città dela pieve 0Vari progetti che sono stati accolti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia che li ha finanziati per un importo che va dal 50 al 70% del totale della spesa.

La associazione è nata con la finalità di far conoscere le problematiche dell’ICTUS.. L’evento ictus si genera per molteplici cause come ad esempio, tra i più importanti, l’alterazione della pressione arteriosa, alla quale si può aggiungere la fibrillazione atriale. Alcune delle vittime di ictus nemmeno hanno consapevolezza e conoscenza del male che le colpisce. L’ictus arriva, non si sa quando, ma si sa che lascia sempre delle conseguenze, anche se talvolta possono essere minime. Per cui è importante far conoscere la malattia, il suo insorgere, i suoi effetti, perché solo attraverso la conoscenza una patologia come questa può essere contrastata.
L’azione di prevenzione viene sviluppata nelle scuole ed in tutti quegli ambiti dove si aprono spazi di comunicazione. Questo è lo scopo principale dell’associazione. .
Dopo la prevenzione Ali.ce esercita attività anche sulla riabilitazione. La riabilitazione si opera dopo la cura, cura che è ovviamente di competenza esclusivamente medica. Anche le prime fasi di riabilitazione sono di competenza medica e vengono svolte in ospedale. Dopo il primo trattamento iniziale (post acuzio) il paziente viene solitamente inviato al C.O.R.I., che è il Centro Ospedaliero di Riabilitazione Intensiva a Passignano, un centro specialistico di rilevante importanza. Noi collaboriamo attivamente con tale centro con campagne informative e di comunicazione.
Quando il malato esce dall’ambito ospedaliero si porta comunque dietro tutta una serie di problematiche ben note. Problematiche che mettono in seria difficoltà le famiglie sotto molteplici aspetti. In questo frangente il nostro contributo diviene in molti casi essenziale perché il mantenimento di un’attività fisica facilita il benessere psicofisico della persona. Questa attività l’abbiamo chiamata “ginnastica di mantenimento”. La Dr.ssa Berta Balaguera è la terapista che, per nostro incarico, svolge questa importantissima attività due volte a settimana, il Martedì ed il Venerdì, nella palestra di Città della Pieve, concessaci dall’Azienda sanitaria. Al momento sono una decina le persone che usufruiscono di questo servizio. Abbiamo addirittura avuto casi in cui la possibilità di socializzare, che nasce dall’attività in palestra, ha migliorato la socializzazione di persone che si erano chiuse in se stesse dopo la malattia.

città della pieve 02La richiesta di assistenza è sempre in crescita. Con il tempo per far fronte alle continue richieste ed alle aspettative della gente abbiamo dovuto implementare anche il trasporto sanitario. Anche questo è un servizio che prima a Città della Pieve non esisteva. A.L.I. ce. è stata fra le prime sìassociazioni a farsi carico carico di una grave problematica sociale che è quella di garantire mobilità ed accessibilità ai servizi sanitari a tutti i richiedenti. Nelle giornate dedl 26 e del 27 otobre Alice ha organizzato le giornate mondiali della lotta contro l’ictus. A.l.i.ce. fa parte di una federazione nazionale, che si occupa appunto di ictus, e che organizza ogni anno le giornate di prevenzione ogni volta in una regione diversa. Questo anno è toccato all’Umbria e quindi a Città della Pieve perché in Umbria è A.L.ICe di Città della Pieve la referente regionale Il Centro Ictus Ali.ce è riconosciuto al settimo posto fra i primi dieci ospedali d’Italia.
Alle due giornate di ottobre hano aprtecipato una cinquantina di medici da tutta l’Italia. Ha partecipatoanche un medico che viene da Barcellona e la presidente di A.L.I.Ce. spagnola.
mara aprmegiani 1 La prima giornata si è conclusa con una manifestazione a teatrale:. Una sfilata di moda realizzata sotto la regia e direzione di una testimonial d’eccezione, Mara Parmegiani, giornalista, storica della moda e docente universitaria, la cui presenza è dovuta all’interessamento del Dr. Manrico Cecconi, un medico pievese che è sempre stato particolarmente vicino all’associazione.
città della pieve 3La giornata di Sabato è stat dedicata al convegno. All’inizio c’è stata la “Lectio Magistralis” del Prof. Gallofrè che viene dalla Catalogna e che ha spiegato come funziona da loro il programma stroke (ictus) e l’associazione dei pazienti. A seguire sono state affrontate tre grandi tematiche: la prima “Ictus e Donna”, legata alla accresciuta consapevolezza della particolare casistica..
città della pieve 2 626 la seconda “Complicanze dell’ictus nella prognosi a lungo termine”. Qui ha fatto da moderatore il Dr. Enrico Righetti, e da relatore il Neurologo, primario di Careggi a Firenze Dr. Inzitari, ed il primario di Neurologia al S.Maria della Misericordia di Perugia, Dr. Alberti. Fra gli altri relatori la Dr.ssa Maria Peducci e il Dr . Ugo Dinamico neurofisiologo di Cuneo. La terza “il recupero del paziente” in cui si è parlato delle nuove tecniche di fisioterapie con la robotica ossia con uno scheletro metallico applicato al braccio e alla mano del paziente atto a ribilitarlo. Sono tecniche che al momento sono ancora allo stadio sperimentale e di ricerca , ma che in un prossimo futuro potrebbero alleviare le sofferenze di questi soggetti disgraziatamente copliti da una delle malttie più invalidanti dell’organismo umano.

Michele Imperio.

L’avviso di concluse indagini dell’inchiesta ILVA di Taranto: atto di guerra contro la Sinistra Radicale?

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di Michele Imperio

vendola 3L’avviso di concluse indagini nella vicenda Ilva di Taranto sembra più un atto di guerra della Magistratura tarantina contro la sinistra sindacale e radicale della intera Puglia piuttosto che un atto giudiziario conclusivo di un’indagine. La Procura di Taranto ha incriminato tutti i principali esponenti di questo segmento politico della regione dal governatore Niky Vendola (SEL) agli assessori Nicola Frantojanni (SEL) Lorenzo Nicastro (IDV) al sindaco di Taranto Ippazio Stefano (Sinistra Civica). Insomma non manca nessuno.
fratoianni Vweifichiamo il capo d’accusa. Secondo l’accusa il direttore dell’Arpa Giorgio Assennato ed i suoi funzionari
Blonda e Giua avevano proposto nel giugno 2010 di ridurre e rimodulare sensibilmente il ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico in virtù dei risultati preoccupanti dei campionamenti sulla qualità dell’aria che avevano evidenziato valori in ribasso della diossina ma valori elevati di benzoapirene. A questo punto il presidente Vendola sarebbe intervenuto per indurre Assennato a modificare la sua posizione sull’Ilva minacciandolo, in caso contrario, di non confermarlo più nel suo incarico di direttore dell’Arpa (in scadenza a febbraio 2011). Vendola lo avrebbe quindi indotto ad ammorbidire la sua posizione nei confronti dell’Ilva permettendo all’acciaieria tarantina di continuare a produrre ai livelli pregressi. In un incontro del 22 giugno 2010 ala presenza degli assessori Fratoianni e Losappio, il capo Gabinetto alla Regione Francesco Manna ed il dirigente Davide Pellegrini il presidente Vendola, dopo aver fortemente criticato l’operato dell’Arpa, avrebbe ribadito che in nessun caso l’attività produttiva dell’Ilva avrebbe dovuto subire ripercussioni. Quasi un mese dopo, nel corso di una riunione con Emilio e Fabio Riva, il direttore Capogrosso ed Archinà, Vendola avrebbe convocato Assennato lasciandolo attendere fuori dalla stanza al fine di umiliarlo. In quell’occasione Assennato sarebbe stato ammonito dal dirigente all’Ambiente Antonello Antonicelli, a non utilizzare i dati tecnici «come bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano». In sostanza Vendola avrebbe fatto direttamente e indirettamente pressioni su Assennato, perché si ammorbidisse nei confronti del siderurgico tarantino.
Il suo intervento avrebbe permesso all’Ilva di neutralizzare le ostilità del direttore generale dell’Arpa il quale, secondo quanto riferito in un intercettazione captata dai militari, dopo l’intervento di Vendola “si sarebbe molto… responsabilizzato”. Una “responsabilizzazione” che spinge l’avvocato Franco Perli a suggerire a Fabio Riva di non intervenire oltre per la sua sostituzione perché “potremmo trovarcene anche uno molto peggio”.

Ora il pool dei magisatrti tarantini composto dai magistrati Sebastio, Argentino, Buccoliero, Cannarile, Epifani e Graziano (quest’ultimo figlio di Ferdinando Graziano direttore sanitario dell’ASL di Taranto del 1993 al 2003) danno per veri questi fatti e li interpretano come una concussione del Vendola e di altri tecnici della Regione Puglia in danno dell’Assennato onde decapitare (a favore di altre forze politiche? il P.D.?) tutti i vertici politici e amministrativi della Regione Puglia della Provincia e del Comune di Taranto. E così sono stati incriminati anche l’assessore regionale all’ambiente l’ex magistrato Lorenzo Nicastro (IDV) , l’ex assessore alle politiche giovanili Nicola Fratoianni (SEL) con l’accusa di favoreggiamento a sostegno di Vendola. Dello stesso reato dovrà rispondere anche il direttore generale dell’Arpa il preteso concusso Giorgio Assennato e il direttore scientifico Massimo Blonda. Secondo il pool degli inquirenti, i vertici della Regione Puglia e dell’Arpa nell’interrogatorio dinanzi ai finanzieri come persone informate sui fatti, avrebbero negato le pressioni del governatore tentando così di coprire l’operato concussorio del Vendola..

Voglio però ricordare che la concussione presuppone anche un interesse patrimoniale o altra utilità personale in chi la fa che qui non si vede. Neanche da lontano.

Ma non è tutto! Perché nell’ultimo atto delle indagini preliminari spuntano anche i nomi di Donato Pentassuglia (P.D.), accusato di favoreggiamento nei confronti di Archinà, e quelli del capo di Gabinetto Francesco Manna, del dirigente del settore Ambiente Antonello Antonicelli, dell’ex direttore dell’area Sviluppo economico della regione Puglia, Davide Filippo Pellegrino. Per i pm, insomma, l’intero apparato politico e istituzionale della Regione Puglia si sarebbe messo al servizio dell’Ilva, insieme agli apparati politici e amministrativi delle amministrazioni provinciali e comunali di Taranto tutti governati da SEL o dalla Sinistra Sindacale. Tornano a questo proposito come imputati nell’atto conclusivo delle indagini i nomi dell’ex presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, ex segretario provinciale della CISL e dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva arrestati entrambi a maggio scorso e tuttora detenuti con l’accusa di aver fatto pressione su alcuni dirigenti della Provincia perché concedessero all’Ilva autorizzazioni illegittime con prescrizioni all’utilizzo di alcune discariche interne. Però queste stesse autorizzazioni sono poi state concesse (e per giunta senza prescrizioni) con un decreto del governo. Uno schiaffo per chi lege fra le righe del ministro dell’abiente Andrea Orlando al dott. Franco Sebastio Procuratore capo della Repubblica di Taranto. E’ stato incriminato anche il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, laotre di uan denunci acontro l’Ilva, ch e quindi sapeva e che non ha messo in atto alcuna misura per bloccare i danni alla salute dei tarantini. Ma a suo tempo il sindaco Di Bello sequestrò le cokerie e non concluse niente. Che cosa doveva fare dunque Ippazio Stefano?

Le accuse di concussione senza finalità patrimoniale contro Vendola avrebbero avuto bisogno di un conforto della parte lesa Giorgio Assennato. A questo scopo Assennato è stato tenuto sotto torchio per ben otto ore dai Magistrati di Taranto. Senonchè questo indispensabile riscontro non c’è stato. Al contrario Assennato respinge la ricostruzione dei fatti del P.M. e per questo motivo è stato incriminato anche lui di falsa testimonianza. Neanche Robespierre sarebbe arrivato a tanto.

Intervistato dal blog Affaritaliani.it e dal Quotidiano di Lecce il prof. Assennato, dopo aver premsso di non aver più alcuna fiducia nei Magistarti di Taranto, dice: “Non ho mai ricevuto pressioni né tantomeno intimidazioni da parte del governatore Niky Vendola. E’ ovvio che ci siano state delle discordanze tra di noi, perché io da direttore dell’Arpa devo tutelare salute e ambiente, mentre lui da Presidente deve tutelare una serie di interessi e tra queste oltre la salute e l’ambiente, anche i posti di lavoro. Ma questo non significa che ci siano state intimidazioni nei miei cofronti. Per niente. Assennato nega pure di essere stato lasciato per lungo tempo in attesa di essere ricevuto per essere mortificato.

assennatoIl prof. Giorgio Assennato inquadra il problema giuridico molto meglio di come non fanno i Magistrati tarantini. Parlo al profano: il nostro ordinamento penale è di stampo soggettivistico: questo significa che per la configurazione di un reato le norme in vigore non ritengono sufficiente l’astratta configurazione di una condotta delittuosa (nel caso di specie opporsi a una drastica riduzione della produzione per ridurre le emissioni di benzoapirene) occorre anche la partecipazione della volontà ossia il dolo. Vendola assumeva quegli atteggiamenti perchè era al soldo dei Riva e intendeva concorrere all’inquinamento da benzoapirene? Certamente no. Vendola voleva semplicemente da Assennato una tolleranza sin quando le procedure antinquinamento allora in corso (sistema dell’urea eletrofiltri ai camini ecc.) non si fossero completate. Esattamente quella stessa tolleranza che poi è stata concessa dallo Stato per tre anni sotto forma di moratoria dalle norme ambientali concessa all’Ilva di Taranto finchè non si fossero concluse le procedure antinquinamento e ratificata dalla Corte Costituzionale. E allora la condotta di Vendola, ammesso pure che sia stata effettivamente quella che ipotizzano i P.M., può anche essere reprensibile sotto il profilo morale e politico, ma non è reato.

ilva5Che cosa doveva fare Vendola? Chiudere l’Ilva e mettere sulla strada 40.000 persone come voleva fare a un certo punto della vicenda il Procuratore Capo della Repubblica di Taranto Franco Sebastio? Certamente no. Perché era doveroso da parte di Vendola tutelare l’ambiente (e il problema era in quel tempo molto attenzionato dalla Giunta Regionale) ma anche l’occupazione. La legge anti-diossina che ha imposto all’Ilva di scendere a meno 0,3 nanogrammi di diossina per le emissioni di diossina dai camini (quando in passato era addirittura di 300 nanogrammi) è sua. La stessa selezione e poi la conferma di un soggetto a detta di tutti incorruttibile e rigoroso come il prof. Giorgio Assennato ai vertici dell’Arpa è sua. E allora?.

Piuttosto voglio osservare come sia la terza volta che in pochi anni Vendola finisce sotto processo per incriminazioni quanto meno discutibili.

emiliano 2A Bari la Procura Distrettuale Anìtimafia (che non c’entra niente con le indagini sulla sanità) lo aveva imputato già due altre volte perché Vendola voleva mettere dei medici valorosi e capaci a gestire reparti ospedalieri al posto di medici selezionati dalla Massoneria. Nell’inchiesta di Bari ci sono in questo senso alcune intercettazioni inquietanti: quella fra lo stesso Vendola e Alberto Tedesco in cui Vendola rinfaccia ad Alberto Tedesco di essersi sottomesso alla Massoneria nella nomina dei Primari ospedalieri oppure quella fra Michele Emiliano e Niky Vnedola in cui il sindaco di Bari scongiura Vendola di non sostituire Tedesco dalla guida della Sanità: se lo farai – dice – il Potere Legale e il Potere Illegale ti massacreranno.

Da chi è composto questo Potere Legale e questo Potere Illegale che dominano la Regione Puglia e che volevano massacrare Niky Vendola se avesse tolto Tedesco dalla Sanità? In che senso la Massoneria influenza le nomine dei primari ospedalieri pugliesi e qeule dei direttori amministrativi e sanitari? Ecco, a noi piacerebbe che con la stessa solerzia con cui i Magistrati tarantini hano indagato sulle (inesisitenti) concussioni di Vendola e di Florido o sulle controverse false tesimonianze di politici e funzionari della Regione Puglia, indagassero anche suelle ingerenze della Massoneria sulle nomine dei primari ospedalieri e dei direttori amministrativi e sanitari delle ASL e su questo Potere Legale e questo Potere Illegale che vanno a braccetto fra di loro e dominano la Regione Puglia. E che forse in questo momento stanno cercando di sputtanare Vendola e tutta la Sinistra Radicale per far spazio un domani a qualche leggendaria figura di alfiere dell’ambientalismo dei buoni che si batte da Robin Hud contro l’attività inquinatrice e concussoria del lavorismo dei cattivi.

Domanda: Lo faranno mai?

Michele Imperio

On. Zanin – Scuola e partecipazione. Assemblea importante a Pordenone

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studio-018-e1360254796558Domani a Pordenone si terrà l’Assemblea nazionale del Coordinamento Genitori Democratici. Un’occasione importante per  ricoprire un ruolo attivo delle famiglie nell’educazione scolastica. E’ buona coincidenza che l’appuntamento si svolga proprio mentre alla Camera si vota per l’importante decreto istruzione del ministro Carrozza, con il quale finalmente si inverte la rotta e si riprende ad investire sulla scuola, asse strategico per il futuro del Paese.

Ma non sfugge a nessuno, a prescindere dai fondamentali investimenti economici, che il futuro della scuola si basa come sempre sulle risorse umane. Ecco perchè trovo assolutamente centrata la proposta di scuola partecipata. Un concetto pressochè imprescindibile per evitare di delegare sempre colpe e responsabilità e passare dalla lamentela alla condivisione, in vista dell’effettiva risoluzione dei problemi.

Altra nota di merito va fatta per la scelta di porre su un piano privilegiato l’attenzione ai veri protagonisti della scuola: i ragazzi, nella loro complessità psico-fisica (non solo “psico”) e nella considerazione delle loro potenzialità espressive. La scuola moderna deve distinguersi per avere questo stile, che ridona valore alla sana vita all’aria aperta e ad attività come quella musicale e motoria che spesso finiscono in secondo piano. Perciò, tantopiù come componente dell’importante Commissione bicamerale dell’infanzia e adolescenza, parteciperò a questo evento con uno spirito di ascolto, per poter rappresentare al meglio le istanze e le proposte che emergeranno.

Riceviamo e pubblichiamo:

Ufficio Stampa

On. Giorgio Zanin