27 Ottobre 2026, martedì
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Trasvolata record Italia-Australia di due piloti italiani

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Si è conclusa venerdi a Southport, sulla Gold Coast del Queensland, 600 km a nord di Sydney, la trasvolata da record degli aviatori italiani Antonio Forato e Roberto Bisa, che contano di entrare nel Guinness dei primati con il viaggio dall’Italia all’Australia in ultraleggeri, un’impresa che hanno chiamato ‘Riding the skies’ (Cavalcare i Cieli).

Nessuno infatti ha mai realizzato una sorvolata di 22.000 chilometri e 16 Paesi, oceani compresi, a bordo di ultraleggeri da turismo: un Flysyntesys Texan Top 100 e un Technam P92 Eaglet, che hanno un’autonomia di 7-8 ore.

Partiti da Cassola (Vicenza) lo scorso otto ottobre, Forato e Bisa hanno attraversato Grecia, Medio Oriente, Golfo arabico, Pakistan, India, Birmania, Tailandia e Indonesia prima di attraversare l’Australia fino alla costa orientale. I due aviatori hanno dovuto però rinunciare alla meta prevista di Sydney per ostacoli burocratici. Dopo aver attraversato lo spazio aereo di Brisbane per evitare le nuvole e la scarsa visibilità, un controllo ha evidenziato la mancanza di un requisito per i loro aeroplani.

“E’ stata una grande impresa! Solo ora comincio a rendermi conto di tutto quello che abbiamo fatto”, ha detto Roberto Bisa. “Grazie anche al ‘calore’ di tutti gli amici, di appassionati di volo e anche delle persone comuni che in tutti questi giorni ci hanno dimostrato, abbiamo superato momenti veramente difficili: l’attraversamento del deserto egiziano senza scalo, poi quello dell’Arabia Saudita, il Pakistan, con il primo atterraggio di emergenza, e a Pasni, in una regione del Pakistan in guerra da più di 10 anni”.

“Un altro momento difficile – ha proseguito – è stato l’atterraggio a Krabi in Tailandia, nel bel mezzo di un temporale di proporzioni bibliche, dove siamo atterrati davvero oltre il limite delle possibilità dei nostri mezzi, e Antonio ha danneggiato il suo aereo, dovendo far arrivare dall’Italia con un volo speciale una nuova elica e un nuovo carrello anteriore. E poi l’attraversamento del Mare di Timor, uno dei più pericolosi al mondo anche con un aereo monomotore, figurarsi con un ultraleggero! E infine, lo sconfinato deserto Australiano”.

Amministrazione falsa, esenti i sindaci delle spa

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I sindaci della spa non sono responsabili del dissesto finanziario se gli amministratori hanno rappresentato un falso equilibrio economico registrando una fattura falsa e nascondendo la verità con artifici e raggiri. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 24362 del 29 ottobre 2013, ha accolto il ricorso presentato da un sindaco contro la decisione della Corte d’appello che lo aveva condannato a risarcire il fallimento. Il successo della tesi della difesa è stato motivato dal Collegio di legittimità richiamando il principio generale per cui l’accertamento del nesso causale è «indispensabile per l’affermazione della responsabilità dei sindaci in relazione ai danni subiti dalla società come effetto del loro illegittimo comportamento omissivo», a tal fine occorrendo accertare che «un diverso e più diligente comportamento dei sindaci nell’esercizio dei loro compiti (tra cui la mancata tempestiva segnalazione della situazione agli organi di vigilanza esterni) sarebbe stato idoneo a evitare le disastrose conseguenze degli illeciti compiuti dagli amministratori».

Confcommercio, la Tari costerà alle imprese fino al 680% in più

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Con il passaggio dalla Tarsu alla Tari, la nuova tariffa sui rifiuti, nel 2014 l’incremento medio dei costi per il servizio urbano dei rifiuti sarà pari al 290% e, per alcune tipologie di impresa, sarà ancora più salato: per un bar, infatti, l’aumento sarà di oltre il 300%, fino ad arrivare a una maggiorazione di circa sei volte per un ristorante (+480%) e, addirittura, di quasi otto volte per un negozio di ortofrutta (+650%) o una discoteca (+680%). È quanto emerge da un’analisi di Confcommercio sugli effetti per le imprese nel 2014 derivanti dal nuovo tributo Tari introdotto dalla Legge di stabilità. Secondo la confederazione si tratta di «incrementi molto rilevanti e ingiustificati» che derivano essenzialmente dall’adozione di criteri presuntivi e potenziali e non dalla reale quantità di rifiuti prodotta; una pesante penalizzazione per il sistema delle imprese della distribuzione e dei servizi di mercato che impone la necessità di rivedere al più presto la struttura dell’attuale sistema di prelievo sulla base del principio «chi inquina paga» e ridefinire con maggiore puntualità coefficienti e voci di costo distinguendo, in particolare, tra utenze domestiche e non domestiche e tenendo conto anche degli aspetti riguardanti la stagionalità delle attività economiche.

Conti scudati fuori anagrafe

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Un algoritmo per escludere i conti scudati dalle elaborazioni della super-anagrafe dei rapporti finanziari, che ieri ha visto affluire dagli intermediari la gran parte dei dati per l’anno 2011. Un semplice “bit” informatico da aggiungere a tutti gli altri elementi identificativi (intestatario del conto, saldi, totale movimenti) che consentirebbe di non considerare, in sede di predisposizione delle liste selettive di contribuenti, i rapporti accesi in occasione di uno dei quattro scudi fiscali e ancora secretati. È questa la richiesta di alcune associazioni di intermediari che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, l’Agenzia delle entrate sta valutando con attenzione. Il dl n. 350/2001, come pure gli omologhi dl n. 282/2010 e 78/2009, ha previsto infatti l’applicazione di uno speciale regime di riservatezza per i rapporti accesi presso banche e fiduciarie a seguito della procedura di emersione degli asset mantenuti all’estero in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale. In applicazione di tale principio gli intermediari (pur dovendone comunicare l’esistenza) non sono tenuti a rispondere a eventuali richieste di informazioni circa i contenuti del rapporto. E il contribuente può opporre la riservatezza in caso di verifica, ferma restando la possibilità di esibire la relativa dichiarazione riservata attestante l’utilizzo dello scudo. Con le istruzioni per la compilazione del tracciato record della nuova comunicazione integrativa prevista dal dl n. 201/2011 le Entrate hanno richiesto l’invio di saldi e movimentazioni anche dei conti scudati.

L’idillio fra Stati Uniti e Germania sta per cessare: ecco perchè.

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obama merkel

L’idillio fra Stati Uniti e Germania sta per terminare. E questo perchè anche gli Stati Uniti si sono accorti che la Germania è tornata a essere un pericolo pubblico numero uno per l’umanità come già è avvenuto due volte nel secolo scorso.

Appena qualche giorno fa il ministero del Tesoro americano, quasi a voler dare ragione delle intercettazioni della Merkel,  ha accusato  senza mezzi termini il governo di Berlino di essere troppo egoista in campo economico a scapito degli altri Paesi dell’Eurozona. Questi sarebbero indeboliti – secondo Washington – dai pesanti export della Germania e dall’eccessivo  contenimento delsuo import . Nel suo rapporto semestrale sulle politiche economiche dei Paesi concorrenti con gli Stati Uniti, il Tesoro americano spiega  che la crescita economica tedesca anche in tempi di crisi è dovuta soprattutto alle politiche economiche che puntano a valorizzare le esportazioni e a deprimere la domanda interna e i consumi e quindi le importazioni, con effetti negativi evidenti sui Paesi vicini i quali non esportano più in Germania come facevano un tempo e non hanno la stessa capacità di esportare in così grandi quantità prodotti finiti come la Germania.

Inoltre questi effetti negativi si riverberebbero su tutta l’economia mondiale in quanto la Germania, con l’austerità non vuole sanare i bilanci dei paesi del’eurozona ma mira  a far fare loro la stessa sua politica (più esportazioni meno consumi meno importazioni) provocando così effeti recessivi su tutto il pianeta.

Sicchè ora gli Stati Uniti hanno posto la Germania – ancora prima della Cina, solitamente presa di mira nel rapporto per il troppo basso tasso di cambio della sua moneta. – tra i paesi cosiddetti key findings, ossia paesi considerati problematici e  ostili rispetto alle politiche degli Stati Uniti d’America.

Il focus su Berlino rappresenta un netto cambio di rotta dell’amministrazione Obama, regisdtratosi anche in politica estera dopo l’avvicendamento Kerry-Clinton.

Sin dallo scoppio della crisi del debito dell’Eurozona, nel 2010, i funzionari americani hanno evitato di esprimere pubblicamente critiche verso la Germania dato il suo ruolo centrale nel tenere unito il blocco dell’area euro, cui gli americani ancora tengono (ma per quanto?). Ora però Washington pare abbia deciso di prendere di petto le politiche tedesche. Perché?. Per spiegarlo, può servire una cifra: nel 2008, prima della crisi Lehman, l’area euro registrava un deficit commerciale con il resto del mondo  di 100 miliardi di euro. Oggi è in attivo di 300 miliardi. Perfino paesi in crisi come Italia e Spagna fanno  parte di questo club che vanta un surplus della bilancia dei pagamenti (cioè con le esportazioni che superano le importazioni). Ma questo non è il frutto di una ripresa dell’economia, ma di una compressione dei consumi interni, dovuta all’austerità, che però aggrava ogni giorno di più le condizioni dei paesi dell’eurozona, creando in qeusti paesi disoccupazione, recessione, nuova povertà e aumento del debito sovrano.
crisi-debito-3 Inoltre“la stagnazione o la recessione costante di una parte consistente dell’Europa Occidentale consente alla Germania di contrastare la svalutazione del dollaro, che è indispensabile agli Stati Uniti d’America per scaricare il peso del suo colossale debito, che è detenuto per metà dalle banche asiatiche, soprattutto cinesi e giapponesi“.

Infine dopo le perdite accusate in Usa, le banche tedesche hanno ritirato con grande rapidità i fondi investiti, per sfruttare i maggiori rendimenti,  in Sud Europa e  in Irlanda.
Anche l’Italia, assieme ad altri, si è trovata costretta con l’imposizione del rigore e dell’austerità a comprimere i consumi per raggiungere, come è avvenuto, un surplus nella bilancia commerciale. Una politica virtuosa che avrebbe funzionato se anche la Germania avesse adottato una politica monetaria espansiva, garantendo lavoro e consumi al resto dell’Europa. Ma al contrario, da Roma a Madrid il surplus è stato ottenuto solo stringendo la cinghia, ovvero tagliando le importazioni.

Peraltro la combinazione tra euro forte surplus commerciale e  consumi che stentano sta  alimentando quella che viene considerata la peste dell’economia: la deflazione. L’indice dei prezzi in zona euro è salito a ottobre  solo dello 0,7%, come non capitava dal momento più buio della recessione del 2009. Prezzi sempre più bassi che convincono le famiglie a rinviare gli acquisti («perché cambiare macchina adesso se tra un anno me la venderanno a meno?») e a risparmiare, per paura, sempre di più. Così si crea «la trappola della liquidità»: nessuna impresa prende a prestito denaro perché non trova occasioni redditizie per investire..

Tanto più pericolosa è la politica economica della Germania quanto più essa si pone in contrasto con la ricetta che stanno adottando tutti i paesi occidentali per risollevarsi dalla crisi.

Dopo la crisi del 1929 questi paesi pensarono di risollevarsi (e di fatto si risollevarono) attuando una politica monetaria espansiva basata sulla diffusione di nuova moneta (stampare nuova moneta e metterla in tasca alle famiglie e alle imprese perché le prime tornassero a spendere e le seconde tornassero ad investire con il cambio che va giù, per cui si esporta di più e si lavora di più). La stessa cosa di allora stanno facendo oggi  molti paesi occidentali per superare la crisi del 2008.: più moneta per più consumi e più investimenti. Sicuramente le politiche monetarie espansive ridurranno il valore della moneta già circolante, ma questo non è un male come non è un male qualsiasi svalutazione della moneta se il valore della moneta corrente è al di sopra dei valori dell’economia reale. Quindi in un mondo occidentale che stampa moneta per ripartire, la Bce (sia pure con qualche voce difforme per evitare un pericolo di deflazione in questo momento in atto) fa eccezione e l’eurozona vuole esportare ma non importare, con il rischio di mandare a pallino le politiche monetarie espansive del resto del pianeta. politica mnonetaria draghi

Ora il problema è:
Quanto può durare una situazione così squilibrata? Fino a quando il mondo è disposto a comprare da un’economia (quella tedesca e dedl’aurozona) che a sua volta non vuole comprare dalle altre economie ma solo vendere? Che tipo di tensioni può geneare una simile situazione?

 

Michele Imperio.

 

Rifiuti Puglia : Continua la querelle sulle dichiarazioni del pentito Schiavone

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rifiuti_14Alla tranquillità richiesta dall’Assessore regionale all’ambiente Nicastro, il deputato del M5S L’Abbate ribatte con i dati dei Rapporti Ecomafie di Legambiente dell’ultimo triennio

“Non si rischi di creare ingiustificati allarmismi nella popolazione”. Questa la posizione dell’Assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro sulla querelle con il deputato pugliese del M5S Giuseppe L’Abbate in relazione alle desecretate dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone sul traffico illegale di rifiuti tossici che, a suo dire, ha coinvolto anche la Puglia. Dichiarazioni rilasciate nel 1997 alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in Campania, di cui faceva parte l’attuale Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, e rese note solo oggi. “Non siamo la regione – ha dichiarato Nicastro – in cui accadono più reati ambientali ma siamo certamente quella in cui il sistema di repressione funziona meglio”. Ma la posizione dell’assessore regionale che non trova d’accordo il deputato L’Abbate che, dati alla mano dei Rapporti Ecomafie di Legambiente, respinge al mittente una “tranquillità” che non rispecchia la realtà.

“Minimizzare, tranquillizzare, evitare di parlarne: questo pare essere il monito di fondo delle analisi dell’assessore Nicastro – dichiara L’Abbate (M5S) – La parola d’ordine è “scotomizzare”, ovvero occultare o escludere dalla coscienza e dalla memoria ricordi penosi o sgradevoli. È il caso dei rapporti sull’ecomafie redatti da Legambiente negli ultimi tre anni e presentati in Puglia dinanzi allo stesso Nicastro: relazioni che parlano chiaro ma che sembra si voglia mettere nel dimenticatoio per convenienza. Ma tutta la Giunta Vendola deve farsi convinta, una volta per tutte, che i cittadini si sono risvegliati e non molleranno finché i colpevoli, anche morali, di questa situazione non andranno a casa”.

Sin dal 2011, infatti, il Presidente Legambiente Puglia Francesco Tarantini ha dichiarato, davanti allo stesso Nicastro partecipe alla conferenza stampa di presentazione del Rapporto Ecomafia, che la nostra regione “è ormai, da anni, stabile al quarto posto nella classifica generale delle illegalità ambientali e seconda nel ciclo illegale dei rifiuti oltre ad essere base logistica di traffici internazionali di rifiuti. Tra le novità, il record di discariche abusive di pneumatici fuori uso e l’aumento degli illeciti accertati, soprattutto nel Salento, nel ciclo del cemento”. Nel 2012, Tarantini rincava la dose affermando che la Puglia detiene “il record di discariche abusive di pneumatici fuori uso”, che “rimane sul podio nel ciclo illegale dei rifiuti e si conferma base logistica di traffici internazionali di rifiuti”. Sino ad arrivare al “Rapporto Ecomafia 2013” che testimonia come la Puglia “nel ciclo illegale dei rifiuti occupa stabilmente la terza posizione, ma con un significativo aumento degli illeciti (+24%). Infatti, le infrazioni accertate salgono a 522 con 691 persone denunciate, 15 persone arrestate e 344 sequestri effettuati. La maggior parte delle infrazioni accertate si concentrano nella provincia di Bari (185). In Puglia, dal 2002 ad oggi (10 maggio 2013, ndr), ci sono state ben 42 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 19,4% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale”.

Uno scenario chiaro per il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate e che non troverebbe riscontro nelle scelte politiche regionali della Giunta Vendola. “L’Assessore all’ambiente Nicastro conosce perfettamente la devastazione del territorio della nostra Puglia – dichiara L’Abbate (M5S) – come la conosce il Presidente Nichi Vendola, membro della Commissione parlamentare dove Schiavone ha rilasciato quelle dichiarazioni secretate per 16 anni e che ora, dopo il nostro pressing alla Camera, hanno perso il segreto d’ufficio. Ma le scelte compiute dall’amministrazione regionale vengono rispecchiate dal Piano Regionale dei Rifiuti appena approvato: inceneritori e discariche, mantenendo aperta la megadiscarica di Contrada Martucci a Conversano nonostante le indagini della Magistratura e nonostante le prove emerse in 30 anni di mala gestione del ciclo dei rifiuti in quel sito, vera e propria ferita inferta tutt’oggi alla Terra di Bari”.

Trasmesso e pubblicato

Ufficio Stampa

On. Giuseppe L’Abbate

Istituzione del codice tributo per il versamento, mediante il modello F24 Accise, delle somme dovute a titolo di sanzione di cui all’articolo 1, comma 541, della legge 24 dicembre 2012, n. 228

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Il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 18 luglio 2003 consente la
riscossione delle entrate tributarie ed extratributarie, incluse quelle a titolo di sanzione, di
pertinenza dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, (ora Agenzia delle
Dogane e dei Monopoli – Area Monopoli) con le modalità stabilite dall’articolo 17 del
decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
L’articolo 1, comma 537 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, dispone che “… gli enti
e le società incaricate per la riscossione dei tributi, di seguito denominati «concessionari
per la riscossione», sono tenuti a sospendere immediatamente ogni ulteriore iniziativa
finalizzata alla riscossione delle somme iscritte a ruolo o affidate, su presentazione di una
dichiarazione da parte del debitore, limitatamente alle partite relative agli atti
espressamente indicati dal debitore, effettuata ai sensi del comma 538”.
Il successivo comma 541, prevede che “Ferma restando la responsabilità penale, nel
caso in cui il contribuente, ai sensi del comma 538, produca documentazione falsa, si
applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell’ammontare delle somme
dovute, con un importo minimo di 258 euro”.
Per consentire il versamento, mediante il modello F24 Accise, della sanzione in parola,
si istituisce il seguente codice tributo:

“5347” denominato “Sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’art. 1,
comma 541, della legge 24 dicembre 2012, n. 228”

In sede di compilazione del modello di versamento F24 Accise, il suddetto codice
tributo è esposto nella “Sezione Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in
compensazione” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito
versati”, indicando:

– nel campo “ente”, la lettera “M”;
– nel campo “provincia”, la sigla della provincia ove ha sede l’ufficio dell’Agenzia che
ha emesso il provvedimento di ordinanza-ingiunzione;

– nel campo “codice identificativo”, il codice concessione (ad esempio 123456 o, nel
caso non sia presente, 999999);
– nel campo “rateazione”, il numero della rata nel formato “NNRR”, dove “NN”
rappresenta il numero della rata in pagamento e “RR” indica il numero complessivo
delle rate (in caso di pagamento in un’unica soluzione il suddetto campo è
valorizzato con “0101”);

– nel campo “anno di riferimento”, l’anno in cui è emesso il provvedimento di
ordinanza-ingiunzione, nel formato, “AAAA”.

 

Soppressione dei codici tributo 6703, 6713, 6714, 6717, 6718

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La legge 27 dicembre 1997, n. 449 (articolo 11), la legge 5 ottobre 1991,
n. 317 (articoli 5, 6 e 8), la legge 25 marzo 1997, n. 77 (articolo 1), la legge 25 febbraio
1992, n. 215 (articolo 5) hanno previsto agevolazioni e incentivi fiscali a favore di
determinate categorie d’impresa, fruibili anche mediante l’utilizzo di un credito
d’imposta.
Per consentire la fruizione di tali crediti d’imposta attraverso l’istituto della
compensazione, di cui all’art. 17 del decreto legge 9 luglio 1997 n. 241, nel tempo sono
stati istituiti appositi codici tributo (6703, 6713, 6714, 6717 e 6718).
Tenuto conto dei periodi ammessi ai benefici e delle modifiche normative
intervenute, il Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento per lo Sviluppo e la
Coesione Economica, con specifica nota, ha richiesto la soppressione dei suddetti codici
tributo, denominati come di seguito:

• “6703” denominato “Credito d’imposta incentivi fiscali per il commercio –
Art. 11 della L. 449/1997”;

• “6713” denominato “Credito d’imposta agevolazione per investimenti
innovativi – Artt. 5 e 6 della L. 317/1991 ”;

• “6714” denominato “Credito d’imposta agevolazione per spese di ricerca
– Art. 8 della L. 317/1991”;

• “6717” denominato “Credito d’imposta agevolazione per l’acquisto di
strumenti di pesatura – Art. 1 della L. 77/1997”;

• “6718” denominato “Credito d’imposta agevolazione per la promozione
dell’imprenditoria femminile – Art. 5 della L. 215/1992”.

Si precisa che l’efficacia operativa della soppressione di tali codici tributo
decorre dal quinto giorno lavorativo successivo alla data di pubblicazione della presente
risoluzione.

Rivalutazione dei beni immobili delle imprese che non adottano i principi contabili internazionali

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Sono pervenute richieste di chiarimento in merito alle modalità di
versamento delle imposte sostitutive di cui all’articolo 15, commi 19 e 20, del
decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla
legge 28 gennaio 2009, n. 2.
In particolare le problematiche segnalate riguardano:
a) la misura del tasso di interesse da applicare in caso di pagamento rateale
delle anzidette imposte sostitutive;
b) l’applicabilità alle stesse della modalità di versamento rateale prevista
dall’articolo 20 del decreto legislativo n. 241 del 1997.
a) Misura del tasso di interesse
Il secondo periodo del comma 22 dell’articolo 15 del citato decreto legge n.
185, prevede che in caso di versamento rateale delle imposte sostitutive di cui ai
commi 19 e 20 “sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi legali
con la misura del 3 per cento annuo da versarsi contestualmente al versamento
di ciascuna rata”.

In sede di controllo della congruità e tempestività dei versamenti relativi
alle anzidette imposte sostitutive, è stata più volte riscontrata l’applicazione degli
interessi sulle rate successive alla prima, anziché nella misura del 3 per cento
indicata nella norma, nella misura (inferiore) del saggio legale di cui all’articolo
1284 c.c., vigente alla data di scadenza dei predetti versamenti.
In proposito si osserva che la norma in esame, pur facendo riferimento agli
“interessi legali”, ne fissa la misura al 3 per cento. Tale misura coincide con
quella del saggio degli interessi legali in vigore dal 1° gennaio 2008 al 31
dicembre 20091
, ma non con la misura del predetto saggio vigente negli anni
successivi2
.
Al riguardo si ritiene che, con l’espressa indicazione della “misura del 3
per cento”, il legislatore abbia voluto prevedere l’utilizzo di un tasso fisso per
tutte le rate delle imposte sostitutive.
Infatti, la misura del saggio degli interessi legali, per sua natura variabile,
mal si concilia con l’indicazione di uno specifico tasso di interesse. Pertanto, ove
il legislatore avesse voluto far riferimento al saggio degli interessi legali, non ne
avrebbe indicato l’esatta misura.
Per quanto sopra, si ritiene che gli interessi previsti dall’articolo 15, comma
22, del decreto-legge n. 185 del 2008, siano dovuti, per entrambe le rate
successive alla prima, nella misura fissa del 3 per cento annuo, a prescindere
dalle diverse misure del saggio degli interessi legali in vigore alle date di
scadenza delle predette rate.

Considerato che l’ambigua formulazione della norma può aver indotto
dubbi interpretativi circa la corretta misura degli interessi da corrispondere, si
ritiene che sussistano le condizioni per escludere l’applicazione della sanzione
relativa ai maggiori interessi dovuti al tasso del 3 per cento rispetto alle misure

inferiori del saggio legale in vigore alle scadenze della seconda e terza rata. Ciò,
in ossequio al principio di tutela dell’affidamento e della buona fede del
contribuente, sancito dall’articolo 10 della legge n. 212 del 2000 (Statuto dei
diritti del contribuente).
b) Modalità di versamento rateale
Il primo periodo del comma 22 dell’articolo 15 del citato decreto legge n.
185, prevede che le imposte sostitutive in argomento devono essere versate, a
scelta del contribuente“in un’unica soluzione entro il termine di versamento del
saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta con riferimento al
quale la rivalutazione è eseguita ovvero in tre rate di cui la prima con la
medesima scadenza di cui sopra e le altre con scadenza entro il termine
rispettivamente previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi
relative ai periodi d’imposta successivi”.

La norma in commento disciplina in sostanza una specifica modalità di
rateazione applicabile per il versamento delle imposte sostitutive disciplinate
dallo stesso articolo 15.
E’ stato tuttavia riscontrato che alcuni contribuenti hanno provveduto al
pagamento delle somme dovute avvalendosi anche dell’ulteriore modalità di
versamento rateale prevista dall’articolo 20 del decreto legislativo n. 241 del
1997. La disposizione richiamata stabilisce che le somme dovute a titolo di saldo
e di acconto delle imposte possono essere versate in rate mensili di uguale
importo, con la maggiorazione degli interessi nella misura del 4 per cento annuo3
.
Ciò premesso, si osserva che l’articolo 15 dispone espressamente che il
pagamento delle anzidette imposte sostitutive deve avvenire “in unica soluzione”
oppure, in alternativa, “in tre rate” aventi cadenza annuale, senza richiamare –
neanche indirettamente – le disposizioni dell’articolo 20 del citato decreto
legislativo n. 241 del 1997.

Si rileva, inoltre, che come già precisato in passato (cfr. circolare n. 50 del
16 giugno 2002) le imposte sostitutive non sono rateizzabili ai sensi dell’articolo
20 del decreto legislativo n. 241 del 1997, relativo alle sole somme dovute a
titolo di saldo e di acconto delle imposte scaturenti dalle dichiarazioni, ma tali
imposte possono essere dilazionate “qualora sia previsto dalle singole leggi
istitutive e con le modalità da esse stabilite”.
Ne consegue, pertanto, che i versamenti delle imposte sostitutive in
argomento, effettuati in rate mensili ai sensi del citato articolo 20 del d.lgs. n.
241 del 1997, sono eseguiti in ritardo rispetto alle scadenze previste dalla norma.
Tutto ciò precisato, occorre considerare che la citata circolare n. 50 risale al
2002 e che l’adozione di anomale modalità di versamento potrebbe essere stata
indotta da indicazioni suscettibili di essere interpretate in maniera non univoca.
Per quanto sopra esposto, in ossequio al richiamato principio di tutela
dell’affidamento e della buona fede, si ritiene che sussistano le condizioni per
escludere l’applicazione delle sanzioni per tardivo versamento nei confronti dei
contribuenti che si sono avvalsi della modalità di pagamento rateale di cui
all’articolo 20 del decreto legislativo n. 241 del 1997.

Casa, rallenta il calo di mutui e compravendite

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Rallenta nel primo semestre del 2013 il calo delle compravendite e dei mutui nel settore immobiliare. Lo rileva l’Istat, spiegando che nei primi sei mesi dell’anno le compravendite hanno registrato una variazione tendenziale negativa dell’8,3% rispetto allo stesso periodo del 2012, quando la contrazione era stata del -20,6%. Complessivamente, le convenzioni registrate per compravendite di immobili sono state 295.785, di cui 275.437 nel settore residenziale (il 93,1% delle convenzioni), 18.146 nel settore economico (il 6,1% delle convenzioni) e ulteriori 2.202 per trasferimenti di unità immobiliari a uso speciale e per multiproprietà (lo 0,8% delle convenzioni). Un rallentamento dell’andamento negativo si registra per entrambi i primi due trimestri dell’anno e per tutti i comparti. Andamenti simili sono riscontrabili anche per i trasferimenti di unità immobiliari a uso economico; le convenzioni rogate sono state 8.722 nel primo trimestre e 9.424 nel secondo trimestre rispettivamente con un decremento del -10,1% e del -4%. Analizzando i dati relativi alle macro aree del paese si evince che la dinamica recessiva è in rallentamento in tutte le ripartizioni geografiche, sia nel primo che nel secondo trimestre. Sempre nel primo semestre, continua l’Istat, si rileva una generale attenuazione dell’entità delle variazioni tendenziali negative anche per le convenzioni notarili rogate per la concessione di mutui, finanziamenti e obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare, che si attestano a -4,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel periodo considerato, le convenzioni per concessione di mutui e finanziamenti hanno subito una diminuzione rispettivamente pari a -6,3% nel primo trimestre e a -2,4% nel secondo.