27 Luglio 2026, lunedì
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Appendino contro Meloni: «Parla di nemici, ma il primo nemico dell’Italia è il suo governo»

Scontri a Milano, polemica politica sul decreto sicurezza. La deputata pentastellata attacca Palazzo Chigi: «Propaganda, vittimismo e provvedimenti inefficaci»

Le immagini degli scontri di piazza a Milano rimbalzano da ore sui telegiornali e sui social, diventando immediatamente terreno di scontro politico. A intervenire con parole durissime è Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle, che in un lungo post sui suoi canali social accusa il governo Meloni di strumentalizzare la violenza e di rispondere alle tensioni sociali con «decreti spot, emotivi e inefficaci».

Appendino parte da una condanna netta: «Le violenze sono inaccettabili. Chi usa la forza passa sempre dalla parte del torto e fa il miglior regalo possibile alla propaganda del governo». Ma subito dopo ribalta l’impostazione dell’esecutivo, accusato di alimentare un clima di allarme permanente senza affrontare le cause profonde dell’insicurezza. «È ora di smetterla con il vittimismo – scrive – e di mettere in campo proposte serie».

Nel mirino finisce il metodo dell’esecutivo: secondo la deputata pentastellata, quello di Giorgia Meloni è un copione già visto. «Prima l’incapacità di prevenire, poi il caos, infine il decreto emergenziale per coprire il disastro», elenca Appendino, richiamando casi simbolo come il decreto anti-rave, la tragedia di Cutro, il progetto dei centri per migranti in Albania – definito «un miliardo buttato» – e ora l’ennesimo decreto sicurezza. «Il risultato è sempre lo stesso: i problemi restano, voi passate allo slogan successivo».

La critica si fa ancora più dura quando entra nel merito dei provvedimenti. I decreti del governo, sostiene Appendino citando anche «autorevoli esperti di sicurezza», sarebbero «inapplicabili e dannosi». Non solo non migliorerebbero la sicurezza, ma rischierebbero di sottrarre agenti al controllo del territorio per impiegarli in nuovi adempimenti burocratici, lasciando «campo libero a chi vuole sfasciare tutto» e comprimendo il diritto al dissenso di chi manifesta pacificamente.

Per l’ex sindaca di Torino, le soluzioni esistono e sono note agli addetti ai lavori: più risorse, un serio lavoro di intelligence, organici rafforzati e una vera certezza della pena. Un obiettivo che, secondo Appendino, non può essere raggiunto «attaccando i magistrati ogni giorno», ma affrontando nodi strutturali come l’emergenza carceraria – spesso causa reale delle scarcerazioni – e la carenza di presidi di sicurezza nelle città.

Il passaggio politicamente più esplosivo arriva quando la deputata respinge al mittente l’etichetta di «nemici dell’Italia» attribuita, a suo avviso, in modo indiscriminato a chi scende in piazza. «Non azzardarti a dare patenti di nemico a chi manifesta», scrive rivolgendosi direttamente alla premier. «Perché se c’è qualcuno che si sta comportando da nemico degli italiani, è proprio il tuo governo».

Appendino rovescia così la narrazione: «È nemico del Paese chi non protegge i manifestanti pacifici, vittime due volte, dei violenti e della repressione. È nemico chi usa le violenze per i propri comodi politici. È nemico chi non riesce a far sentire i cittadini sicuri nelle loro città». E l’accusa si allarga al terreno sociale ed economico: sanità pubblica «smantellata», salari che «crollano», famiglie lasciate sole mentre l’inflazione morde, sicurezza sociale erosa e vuoti in cui «l’illegalità attecchisce più facilmente».

La conclusione è una sentenza politica senza appello: «Il vero nemico del Paese – scrive Appendino – è la vostra cieca ideologia». Una presa di posizione che alimenta lo scontro frontale tra governo e opposizione, mentre il tema della sicurezza continua a dividere il Paese e a infiammare il dibattito pubblico.

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