3 Ottobre 2026, sabato
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Il lavoro rallenta ad agosto: più occupati in un anno, ma tornano a salire i disoccupati

L’Istat fotografa un mercato del lavoro a due velocità: 291mila occupati in più in dodici mesi, ma 48mila persone in più cercano un impiego in un solo mese. Il tasso di disoccupazione sale al 6,2%, quello giovanile al 20,3%. Intanto l’inattività tra i 15 e i 64 anni scende al minimo storico dal 2004

Il mercato del lavoro italiano ad agosto manda un segnale tutt’altro che univoco. Da una parte gli occupati restano oltre quota 24 milioni e, rispetto a un anno fa, sono 291mila in più. Dall’altra, però, la fotografia mensile si fa meno rassicurante: gli occupati diminuiscono di 5mila unità e le persone in cerca di lavoro aumentano di 48mila. Risultato: il tasso di disoccupazione sale al 6,2%, due decimi di punto in più rispetto a luglio.

È una sorta di paradosso statistico, ma non di quelli che si risolvono con una battuta. Il lavoro, nel complesso, continua a crescere su base annua, mentre nel breve periodo mostra qualche segnale di affaticamento. E mentre diminuisce il numero degli inattivi, cioè di chi non lavora e non cerca un impiego, aumenta quello di chi torna a bussare alla porta del mercato del lavoro.

Secondo i dati diffusi dall’Istat, ad agosto gli occupati sono 24 milioni e 352mila, mentre i disoccupati raggiungono quota 1 milione e 591mila. Il tasso di occupazione scende al 63%, con una flessione di 0,1 punti sul mese. Il dato annuale, però, racconta ancora una storia diversa: rispetto ad agosto 2025 gli occupati sono aumentati dell’1,2%, pari a 291mila unità, e il tasso di occupazione è cresciuto di 0,6 punti.

Più persone cercano lavoro

La novità più evidente è proprio l’aumento dei disoccupati. In agosto le persone in cerca di occupazione sono cresciute del 3,1%, con 48mila unità in più rispetto a luglio. Su base annua l’incremento è ancora più consistente: 129mila persone in più, pari all’8,8%.

L’aumento riguarda uomini e donne e coinvolge tutte le fasce d’età. Anche il mercato del lavoro giovanile presenta un conto poco incoraggiante: il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni sale al 20,3%, con un incremento di 0,6 punti in un solo mese.

Il dato suggerisce una dinamica da leggere con attenzione. Una parte della popolazione che in precedenza non partecipava al mercato del lavoro sembra infatti tornare a cercare un impiego. Ed è qui che entra in scena il numero apparentemente più virtuoso dell’intera rilevazione: quello degli inattivi.

L’inattività scende al minimo storico

Tra i 15 e i 64 anni gli inattivi diminuiscono di 21mila unità rispetto a luglio e di ben 381mila rispetto ad agosto dello scorso anno. Il tasso di inattività scende così al 32,7%, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche dell’Istat, nel 2004.

In questa fascia d’età gli inattivi sono ora 12 milioni e 124mila. Il tasso diminuisce di 0,1 punti sul mese e di 0,9 punti sull’anno.

È un dato che merita di essere affiancato a quello sulla disoccupazione. Se diminuiscono gli inattivi e contemporaneamente aumentano le persone in cerca di lavoro, una parte di chi prima era fuori dal mercato sembra essersi rimessa in gioco. Il risultato statistico, nel breve periodo, può quindi apparire meno brillante sul fronte della disoccupazione proprio mentre segnala una maggiore partecipazione al mercato del lavoro.

Gli over 50 trainano l’occupazione

A sostenere la crescita degli occupati sono soprattutto i lavoratori più anziani. Ad agosto gli occupati con almeno 50 anni aumentano di 48mila unità rispetto a luglio e di 367mila rispetto allo stesso mese del 2025.

La loro consistenza supera così quota 10 milioni e mezzo, arrivando a 10 milioni e 520mila persone. Rappresentano ormai il 43,2% degli occupati complessivi.

La fotografia anagrafica, dunque, è tutt’altro che omogenea. Nel mese crescono gli occupati over 50 e aumentano i dipendenti permanenti, mentre diminuiscono i lavoratori a termine e gli autonomi. Scendono anche gli occupati tra i 25 e i 34 anni e nella fascia 35-49 anni. Tra i più giovani, dai 15 ai 24 anni, il numero degli occupati resta invece invariato.

Il posto fisso cresce, il tempo determinato arretra

È proprio la composizione dell’occupazione a raccontare un altro pezzo della storia.

I dipendenti a tempo indeterminato raggiungono 16 milioni e 669mila unità, 48mila in più rispetto a luglio e 370mila in più rispetto ad agosto 2025. Al contrario, i dipendenti a termine scendono a 2 milioni e 391mila, con una diminuzione di 48mila unità sul mese e di 157mila sull’anno.

Gli autonomi calano di 5mila unità rispetto a luglio, ma nell’arco dei dodici mesi aumentano di 78mila, arrivando a 5 milioni e 292mila.

Nel complesso, dunque, la crescita annuale dell’occupazione è accompagnata da una ricomposizione interna: aumentano soprattutto i dipendenti permanenti, mentre arretrano quelli a termine. Una trasformazione che rende il dato complessivo più articolato del semplice +291mila.

Il trimestre conferma la crescita, ma anche la pressione sulla disoccupazione

Allargando l’obiettivo, il quadro appare leggermente più stabile. Nel trimestre giugno-agosto 2026 gli occupati sono aumentati di 40mila unità rispetto al trimestre precedente, pari allo 0,2%.

Nello stesso periodo, però, le persone in cerca di lavoro sono aumentate dell’8,5%, cioè di 123mila unità. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono invece diminuiti di 164mila, pari all’1,3%.

Ancora una volta, le tre grandezze si muovono contemporaneamente: più occupati, meno inattivi e più persone alla ricerca di un posto. È il segnale di un mercato del lavoro che continua ad assorbire forza lavoro, ma che non riesce a trasformare ogni nuovo ingresso in un’occupazione.

La fotografia di agosto

Il bilancio dell’Istat, insomma, non è quello di un mercato del lavoro fermo, ma nemmeno di una marcia trionfale. In un anno gli occupati sono aumentati di 291mila unità, il tasso di occupazione è salito di 0,6 punti e l’inattività ha raggiunto il livello più basso mai registrato dal 2004.

Ma agosto porta con sé anche una frenata: 5mila occupati in meno rispetto a luglio, 48mila disoccupati in più e un tasso di disoccupazione salito al 6,2%. Per i giovani, il quadro è ancora più severo, con il tasso di disoccupazione al 20,3%.

La fotografia, quindi, ha più di un piano. L’occupazione cresce se si guarda indietro di dodici mesi, mentre la disoccupazione aumenta se si guarda al mese appena trascorso. E il dato sull’inattività, apparentemente laterale, è forse quello che aiuta più di tutti a capire cosa sta succedendo: sempre meno persone restano fuori dal mercato del lavoro. Il problema, semmai, è capire quanto rapidamente il mercato riuscirà a trasformare questa maggiore disponibilità in posti di lavoro.

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