3 Ottobre 2026, sabato
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America’s Cup 2027, Napoli apre la porta sul mondo: la sfida è far navigare la Campania oltre il Golfo

La Coppa rappresenta un’occasione irripetibile di visibilità internazionale per Napoli, la Campania e il Made in Italy. Turismo, imprese, nautica, cultura e territori interni: la vera partita sarà trasformare il grande evento sportivo in una strategia capace di generare relazioni, investimenti e opportunità anche dopo l’ultima regata.

A cura di Salvatore Guerriero, Presidente nazionale e internazionale della Confederazione delle Imprese nel Mondo – PMI INTERNATIONAL

L’America’s Cup che nel 2027 porterà Napoli e il Golfo sotto gli occhi del mondo rappresenta molto più di un grande appuntamento sportivo. Per la prima volta nella storia, la Louis Vuitton Cup e l’America’s Cup Match si disputeranno in Italia e Napoli sarà la città ospitante della 38ª edizione della competizione. Le regate principali inizieranno il 22 maggio 2027, mentre la fase finale del Match prenderà il via il 10 luglio. È un passaggio di grande rilievo per Napoli, per la Campania e per l’intero Paese, perché offre all’Italia l’opportunità di presentarsi sulla scena internazionale attraverso uno degli eventi sportivi più prestigiosi e conosciuti al mondo.

La vera sfida sarà trasformare questa attenzione in una leva di sviluppo capace di andare oltre il perimetro della città. Napoli può diventare la porta d’ingresso attraverso la quale visitatori, operatori economici e imprese internazionali potranno scoprire una Campania molto più ampia di quella conosciuta attraverso le immagini del suo mare e delle sue città d’arte.

Questa regione possiede infatti una ricchezza straordinaria. Accanto alle isole del Golfo, al Vesuvio, alla Costiera Amalfitana, a quella Sorrentina e al Cilento, esiste un patrimonio meno conosciuto fatto di borghi, montagne, paesaggi, tradizioni, agricoltura, artigianato, cultura ed enogastronomia. Sono territori che possono trovare nell’America’s Cup un’occasione irripetibile di visibilità, a condizione che siano inseriti in una strategia comune. Il turista che arriverà a Napoli per assistere alle regate dovrebbe poter conoscere anche gli altri territori campani, scoprendone i prodotti, le aziende, i luoghi della cultura, i percorsi naturalistici e le eccellenze gastronomiche. Non si tratta semplicemente di distribuire i flussi turistici, ma di costruire un’offerta integrata nella quale mare ed entroterra diventino parti di un’unica esperienza.

Per raggiungere questo obiettivo sarà necessario mettere in rete istituzioni, imprese, operatori turistici, ristorazione, agricoltura, artigianato, cultura e servizi. È questa capacità di fare sistema che può trasformare un grande evento sportivo in una concreta occasione economica per il territorio.

La dimensione dell’appuntamento lascia intravedere le potenzialità. La regata preliminare disputata a Napoli dal 24 al 27 settembre 2026 ha rappresentato una prima tappa del percorso verso il 2027, mentre la città aveva già sperimentato l’attrattività della competizione con le America’s Cup World Series del 2012 e del 2013. In quelle occasioni, secondo le stime degli organizzatori riportate dall’America’s Cup, oltre un milione di persone assistette alle regate dal lungomare nel corso delle due settimane di eventi.

Un precedente ancora più significativo arriva da Barcellona, sede della 37ª America’s Cup nel 2024. Lo studio realizzato dall’Università di Barcellona e dalla Barcelona Capital Nàutica Foundation ha stimato un impatto economico positivo di 1,034 miliardi di euro, 1,8 milioni di visitatori nei siti dell’evento e un equivalente di 12.872 posti di lavoro generati a Barcellona. Sono risultati legati a uno specifico territorio e a una particolare edizione e non possono essere automaticamente trasferiti a Napoli, ma mostrano quanto una manifestazione di questo livello possa produrre effetti che vanno ben oltre la competizione sportiva. Ed è proprio qui che emerge la dimensione nazionale dell’appuntamento. L’America’s Cup può diventare una vetrina per il Made in Italy e per un sistema produttivo che nella nautica esprime competenze riconosciute a livello internazionale. Secondo Confindustria Nautica, la filiera della nautica italiana genera oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 168 mila occupati. Nel 2025 l’export della cantieristica nautica italiana ha sfiorato i 4,4 miliardi di euro.

Dietro una grande imbarcazione da competizione non ci sono soltanto sport e spettacolo. Ci sono ricerca, progettazione, materiali, elettronica, meccanica, software, design, energia, formazione e una rete di imprese altamente specializzate. È un patrimonio industriale che l’Italia deve avere la capacità di raccontare e mettere in relazione con nuovi mercati.

La Campania dispone di competenze industriali, università, centri di ricerca, imprese tecnologiche, cantieristica, porti e una posizione strategica nel Mediterraneo. L’America’s Cup può diventare un punto di incontro tra queste realtà e il mondo, favorendo relazioni economiche, innovazione, blue economy, sostenibilità e nuove collaborazioni internazionali.

In questo quadro anche le aree interne possono assumere un ruolo nuovo. Molti territori possiedono qualità straordinarie, ma spesso non hanno la visibilità necessaria per raggiungere mercati più ampi. La Coppa può offrire un’occasione per raccontare queste realtà e collegarle ai grandi flussi internazionali che arriveranno in Campania.

Il tema, dunque, non riguarda soltanto il turismo. Riguarda la capacità di utilizzare un evento globale per rafforzare l’intero ecosistema economico, produttivo e culturale. La Campania può diventare il luogo nel quale questa strategia prende forma, mentre l’Italia può presentarsi attraverso le proprie eccellenze industriali, tecnologiche, culturali e imprenditoriali.

Per questo l’America’s Cup non dovrebbe essere considerata semplicemente un appuntamento del 2027. Il vero obiettivo è costruire ciò che resterà dopo l’ultima regata. Le relazioni internazionali, i nuovi mercati, le competenze, la promozione dei territori e la reputazione conquistata possono continuare a produrre valore negli anni successivi.

La responsabilità è quindi trasformare la visibilità in progettualità. Napoli può essere il punto di partenza, la Campania il grande territorio da raccontare e l’Italia il sistema da presentare al mondo.

Questa regione deve avere l’ambizione di mostrarsi non soltanto attraverso ciò che il mondo già conosce, ma anche attraverso tutto ciò che ancora deve scoprire. Perché il valore di un grande evento non si misura soltanto nei giorni in cui le barche scendono in acqua, ma nella capacità di trasformare quell’attenzione in relazioni, investimenti, lavoro e nuove opportunità.

Il mare può essere la nostra grande porta verso il mondo. La sfida è fare in modo che, attraverso quella porta, il mondo possa entrare nel cuore della Campania e, da qui, conoscere e apprezzare una parte importante dell’Italia.

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