1 Ottobre 2026, giovedì
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Caso Nessy Guerra, la minaccia dell’ex marito: «Se non torni con me, chiederò che tu venga lapidata»

La 27enne sanremese è bloccata in Egitto da tre mesi con la figlia di tre anni e attende il giudizio della Cassazione dopo la condanna a sei mesi per presunto adulterio. «Sono murata in casa, sorvegliata da tre agenti armati. E ora scopro che questo periodo non verrà nemmeno sottratto alla pena»

Tre mesi senza sole, senza passeggiate, senza una vita normale per una bambina di tre anni. Tre mesi trascorsi dentro casa, con tre agenti armati a sorvegliare l’abitazione giorno e notte. E adesso, come se il paradosso non fosse già abbastanza surreale, la minaccia dell’ex marito: se Nessy Guerra non tornerà con lui, sostiene la donna, lui avrebbe annunciato sui social l’intenzione di chiedere che venga lapidata pubblicamente.

La vicenda della 27enne di Sanremo, bloccata in Egitto insieme alla figlia, torna così al centro dell’attenzione con un nuovo capitolo che aggiunge tensione a una storia giudiziaria e familiare già estremamente complessa.

«Oggi sono tre mesi che sono bloccata in casa. Non esco, non vedo la luce del sole, non posso portare mia figlia a fare una passeggiata», racconta Guerra. La donna è stata condannata in appello a sei mesi di carcere nell’ambito di un procedimento per presunto adulterio, accusa che ha sempre respinto. Ora attende il terzo grado di giudizio, mentre sulla sua libertà personale pesa una situazione che, nei fatti, assomiglia a una detenzione domiciliare, anche se, come sottolinea la sua legale Agata Armanetti, in Egitto non esisterebbe un istituto giuridico corrispondente ai domiciliari italiani.

La questione non è soltanto semantica. Perché proprio nelle ultime ore Guerra avrebbe appreso che i tre mesi trascorsi chiusa in casa non saranno conteggiati nel caso in cui la condanna a sei mesi dovesse essere confermata.

«Speravamo che questa che è a tutti gli effetti una detenzione domiciliare venisse detratta. Invece abbiamo saputo ieri che non sto scontando la pena. Non ci era stato riferito da nessuno», dice la donna.

Il calendario giudiziario, insomma, sembra procedere su un binario e quello della vita quotidiana su un altro. Il primo attende una decisione della Cassazione egiziana, i cui tempi restano incerti. Il secondo è già scandito da una quotidianità fatta di porte chiuse e sorveglianza armata.

La nuova minaccia

A rendere ancora più pesante la situazione sono le dichiarazioni attribuite all’ex marito, Tamer Hamouda.

Secondo il racconto di Guerra, dopo una lettera inviata alla sua legale nella quale l’uomo avrebbe intimato alla donna di risposarlo, prospettando in caso contrario una richiesta di carcerazione, sarebbe arrivato anche un video pubblicato sui social.

Nel filmato, sempre secondo quanto riferito dalla 27enne, Hamouda avrebbe parlato della possibilità di chiedere la lapidazione della donna qualora non accettasse di tornare con lui.

Un’escalation che, se confermata nei contenuti e nelle intenzioni, porta il conflitto familiare su un terreno ancora più grave. Guerra sostiene infatti di essere sottoposta a pressioni per ricostruire il rapporto con l’ex marito e di trovarsi, contemporaneamente, al centro di un procedimento penale dal quale potrebbe dipendere la sua possibilità di lasciare l’Egitto.

Tre agenti armati davanti casa

La scena descritta dalla donna è quella di una vita sospesa. Fuori dall’abitazione, racconta, stazionerebbero tre poliziotti armati incaricati di sorvegliarla.

Guerra ricorda un episodio avvenuto pochi giorni fa. Il proprietario della casa l’avrebbe invitata a cena insieme alla figlia e ai suoi genitori. Tutti sarebbero scesi al piano inferiore dell’edificio, dove l’ingresso affaccia su un giardino.

«I poliziotti si sono avvicinati vedendomi. Uno ha messo mano sulla pistola davanti a mia figlia», racconta. A quel punto sarebbe intervenuto il proprietario dell’abitazione per calmare gli agenti.

Un episodio che la donna descrive come particolarmente inquietante, soprattutto per la presenza della bambina. La figlia di tre anni, infatti, si trova coinvolta in una vicenda che non ha scelto e che, giorno dopo giorno, determina anche la sua libertà di movimento.

Sul caso sono già arrivati diversi appelli al governo italiano affinché intervenga a tutela della donna e della minore. A complicare ulteriormente il quadro c’è anche il divieto di espatrio che impedisce a Guerra e alla figlia di lasciare il Paese.

«Il procedimento era stato archiviato due volte»

Guerra contesta anche l’origine stessa del procedimento giudiziario.

«Nel 2024 l’accusa era stata archiviata due volte. Nel 2025 il nuovo procuratore ha riaperto il caso, fuori tempo massimo e senza le nuove prove necessarie», sostiene la donna.

La 27enne continua a negare di avere commesso il reato contestato e contesta anche la ricostruzione probatoria.

«Un reato che io non ho compiuto, con tre testimoni che dicono che io ho commesso adulterio», afferma. Tra questi, aggiunge, ci sarebbe anche un amico italiano dell’ex marito, persona che Guerra sostiene di non avere mai conosciuto e che sarebbe arrivata appositamente in Egitto per testimoniare contro di lei.

Sono affermazioni della donna e della sua difesa che dovranno essere valutate nelle sedi competenti, così come spetterà alla giustizia egiziana stabilire definitivamente gli esiti del procedimento.

Nel frattempo, però, la questione resta drammaticamente concreta. Una madre è chiusa in casa da tre mesi, una bambina di tre anni vive dentro una vicenda giudiziaria e familiare che non può comprendere, tre agenti armati sorvegliano l’abitazione e una decisione della Cassazione resta ancora da attendere.

Il tempo, in questa storia, non è però neutrale. Perché mentre il procedimento giudiziario aspetta il suo epilogo, quei tre mesi di vita sospesa sono già trascorsi. E, secondo quanto riferito da Guerra, potrebbero non valere nemmeno come pena già scontata.

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