26 Ottobre 2026, lunedì
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Fed, la stretta sui tassi riapre il fronte con Trump: rialzo di 25 punti base

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La Federal Reserve torna ad alzare il costo del denaro e, con una decisione destinata a riaccendere il confronto con Donald Trump, aumenta i tassi di interesse di 25 punti base. La nuova fascia di riferimento passa così dal 3,50%-3,75% al 3,75%-4%.

È la prima stretta monetaria dal luglio 2023. Da allora il Federal Open Market Committee aveva imboccato la direzione opposta, procedendo con sei riduzioni consecutive per complessivi 175 punti base. La decisione arrivata oggi è stata approvata all’unanimità e rappresenta la terza riunione del board dall’insediamento di Kevin Warsh alla guida della banca centrale statunitense.

Il rialzo si inserisce in un quadro economico nel quale la Fed vede ancora una crescita sostenuta, ma anche pressioni sui prezzi che non consentono di considerare archiviata la battaglia contro l’inflazione. A pesare sulle prospettive sono inoltre gli sviluppi geopolitici e, in particolare, l’aumento dei costi dell’energia legato al conflitto in Medio Oriente.

La Fed: inflazione ancora troppo alta

Nel comunicato diffuso al termine della riunione, il Fomc sottolinea che l’attività economica continua a espandersi a un ritmo sostenuto, mentre l’incertezza resta elevata anche in ragione degli sviluppi geopolitici.

Il nodo centrale rimane tuttavia l’inflazione. Secondo Warsh, la crescita dei prezzi è rimasta «troppo alta per troppo tempo», con l’indice che per cinque anni si è mantenuto al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale.

La nuova stretta monetaria punta quindi a riportare più rapidamente l’inflazione verso il target. Una strategia che riflette il tradizionale mandato della Federal Reserve sulla stabilità dei prezzi, ma che inevitabilmente si confronta con l’altra esigenza dell’economia americana, quella di mantenere una crescita sufficientemente robusta.

La Fed conferma inoltre il proprio impegno a mantenere riserve bancarie abbondanti, mentre continua a monitorare con attenzione l’evoluzione delle condizioni finanziarie e dell’economia reale.

Crescita e inflazione, le nuove previsioni

Insieme alla decisione sui tassi, la Federal Reserve ha aggiornato le proprie proiezioni economiche. Le stime indicano una crescita leggermente più forte rispetto alle previsioni formulate a giugno.

Per il 2026 il Pil statunitense è ora atteso in aumento del 2,3%, un decimo di punto in più rispetto alla precedente previsione. Anche per il 2027 la stima sale al 2,4%, mentre resta invariata al 2,2% quella relativa al 2028.

Sul fronte dei prezzi, invece, la Fed prevede un’inflazione del 3,7% nel 2026, contro il 3,6% stimato a giugno. La previsione per il 2027 resta al 2,3%, mentre quella per il 2028 sale dal 2% al 2,1%.

Le nuove proiezioni sui tassi indicano inoltre un livello del 4,1% fino al 2027 e del 3,9% nel 2028. Il quadro che emerge è dunque quello di una politica monetaria destinata a rimanere relativamente restrittiva ancora a lungo, proprio mentre l’economia continua a mostrare una certa capacità di tenuta.

Trump all’attacco: «Tassi all’1% o meno»

La risposta di Donald Trump non si è fatta attendere. Il presidente americano ha contestato apertamente la linea scelta dalla banca centrale, sostenendo che gli Stati Uniti dovrebbero avere tassi molto più bassi.

«I tassi d’interesse negli Stati Uniti dovrebbero essere all’1% o meno», ha scritto Trump sul suo social Truth, rivendicando la solidità finanziaria del Paese e attribuendo la fase di espansione agli investimenti.

Nello stesso messaggio, il presidente è tornato a puntare il dito contro il deficit commerciale americano. Secondo Trump, l’interruzione degli scambi con i Paesi con cui gli Stati Uniti registrano un disavanzo consentirebbe al Paese di ottenere almeno 1.500 miliardi di dollari l’anno.

Una posizione che si inserisce nella più ampia impostazione commerciale dell’amministrazione, secondo la quale il deficit rappresenta una perdita per gli Stati Uniti. Trump ha quindi rivolto un appello diretto alla banca centrale: «Abbassate i tassi d’interesse per gli Stati Uniti d’America, e fatelo rapidamente».

La Casa Bianca: «Decisione infelice»

Alla critica del presidente si è aggiunta quella della Casa Bianca. Il portavoce Kush Desai, intervenendo a Fox News, ha definito «piuttosto infelice» la decisione della Federal Reserve, sostenendo che, secondo l’amministrazione, non sarebbe supportata da ragioni economiche particolarmente convincenti.

Il nuovo rialzo riporta così in primo piano il rapporto, da sempre delicato, tra politica e banca centrale. Da una parte c’è la Fed, chiamata a calibrare il costo del denaro sulla base dell’andamento di inflazione e crescita. Dall’altra un’amministrazione che punta su investimenti, espansione economica e una politica commerciale aggressiva e che considera i tassi elevati un ostacolo alla propria strategia.

Il punto di frizione è soprattutto il ritmo con cui la politica monetaria dovrebbe cambiare direzione. Trump chiede una riduzione rapida e drastica del costo del denaro. La Federal Reserve, invece, segnala che l’inflazione non è ancora sufficientemente vicina al 2% per consentire una svolta altrettanto netta.

Il rialzo di oggi non chiude dunque il confronto. Al contrario, lo riporta al centro della scena economica americana, proprio mentre la Fed cerca di tenere insieme due obiettivi che, in questa fase, viaggiano su binari non sempre coincidenti: sostenere la crescita senza lasciare che la pressione sui prezzi torni a radicarsi.

Appendino: «Meglio disertori che guerrofondai come von der Leyen»

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La polemica sul riarmo europeo torna ad accendere lo scontro politico italiano. A intervenire è la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, che prende le mosse dalle parole pronunciate dalla segretaria dei Giovani Democratici sulla possibilità di organizzare la diserzione nel caso in cui l’Europa dovesse essere trascinata in un conflitto diretto.

Una frase destinata a far discutere, ma che Appendino rivendica come un segnale di coraggio e di lucidità. «Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle guerre andateci voi: noi organizzeremo i disertori», aveva affermato la dirigente dei Giovani Democratici. Parole che, secondo la parlamentare pentastellata, hanno avuto il merito di rompere il silenzio su una questione che rischia di essere confinata dentro la sola dimensione militare.

Nel mirino di Appendino finisce soprattutto la strategia europea sul rafforzamento della difesa. La deputata contrappone quella presa di posizione al discorso della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sottolineando il dato relativo all’aumento della spesa per la difesa previsto nei prossimi anni.

La domanda posta dalla parlamentare è eminentemente politica: quale sarà il costo di questa scelta per le società europee? E soprattutto, quali risorse verranno sottratte ad altre priorità pubbliche in nome dell’incremento degli investimenti militari?

«Ma chi paga questo conto? Quanti ospedali, scuole e pensioni vale l’ingrasso delle lobby delle armi in questa folle guerra per procura?», sostiene Appendino, contestando una prospettiva nella quale l’aumento degli stanziamenti militari rischierebbe di diventare un obiettivo in sé, anziché uno strumento inserito in una più ampia strategia diplomatica.

La critica della deputata non riguarda però soltanto la guerra in Ucraina. Nel suo intervento richiama anche la posizione europea sul conflitto israelo-palestinese, denunciando quella che definisce una politica caratterizzata da contraddizioni e doppie misure. Secondo Appendino, mentre Bruxelles rafforza gli strumenti militari, continuerebbe a mostrare esitazioni sul terreno delle iniziative diplomatiche.

È proprio il tema della pace a costituire il punto centrale della sua presa di posizione. Appendino accusa le istituzioni europee di aver progressivamente relegato il linguaggio della diplomazia ai margini del dibattito, privilegiando una risposta fondata sull’escalation militare.

«A Bruxelles la parola “pace” è diventata un tabù», afferma la deputata, sostenendo che la ricerca di una soluzione diplomatica non debba essere interpretata come una rinuncia alla sicurezza europea. Al contrario, nella sua lettura, sarebbe proprio la diplomazia a rappresentare lo strumento necessario per evitare che il conflitto produca ulteriori vittime e renda ancora più difficile una soluzione politica.

Il passaggio più netto riguarda quindi la contrapposizione tra due visioni dell’Europa. Da una parte una politica estera sempre più legata al rafforzamento dell’apparato militare, dall’altra la richiesta di riportare al centro negoziati, mediazione e iniziative di pace.

«La ricerca della pace non è una debolezza: è l’unico atto di vera responsabilità per fermare un tritacarne che sta bruciando vite e futuro», afferma Appendino.

Una posizione che si inserisce nel dibattito, ormai sempre più acceso, sul ruolo che l’Unione europea intende assumere in un contesto internazionale segnato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente e dalla crescente attenzione degli Stati europei alla propria capacità di difesa.

La domanda politica sollevata dalla deputata M5S è dunque più ampia del singolo confronto parlamentare. Riguarda la direzione che l’Europa vuole imprimere alla propria politica estera e di sicurezza: se puntare soprattutto sull’aumento della capacità militare oppure affiancare a questa scelta un’iniziativa diplomatica più strutturata.

Appendino chiude il suo intervento con una contrapposizione volutamente provocatoria: «Tra l’elmetto di una leadership europea staccata dalla realtà e la scelta di disertare la logica della distruzione, gli italiani sanno già da che parte stare».

Una frase che riporta il confronto sul terreno politico italiano e che promette di alimentare il dibattito dentro e fuori dal Parlamento. Sullo sfondo resta la questione più delicata: quale equilibrio debba trovare l’Europa tra sicurezza, investimenti nella difesa e ricerca di una soluzione diplomatica ai conflitti che ne circondano i confini.

Carburanti, doppio intervento del governo: accise giù per due settimane, nel 2027 stop al bollo per le auto fino a 80 kW

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Il governo prova a intervenire su due fronti che incidono direttamente sui bilanci delle famiglie: il costo dei carburanti e quello legato alla proprietà dei veicoli. Nel decreto legge atteso in Consiglio dei ministri entrano infatti un nuovo taglio temporaneo delle accise su benzina e gasolio e l’esenzione dal bollo per una larga parte delle auto e dei motocicli a partire dal 2027.

Sul fronte dei carburanti, la misura prevede una riduzione dell’accisa sul gasolio, accompagnata dall’effetto sull’Iva, per un periodo complessivo di poco più di due settimane. Dal 18 al 25 settembre 2026 l’accisa viene fissata a 572,90 euro per mille litri, contro il livello ordinario di 672,90 euro. Il taglio, secondo quanto riportato nella bozza, si traduce in una riduzione complessiva di 12,2 centesimi al litro.

Dal 26 settembre al 5 ottobre, invece, l’accisa sale a 622,90 euro per mille litri. Il beneficio si riduce quindi a 6,1 centesimi al litro, esattamente la metà rispetto alla prima fase.

Si tratta di un intervento temporaneo, legato alla necessità di attenuare gli effetti dell’aumento dei prezzi dei carburanti. La durata limitata della misura rappresenta però anche uno degli elementi destinati ad alimentare il confronto politico sulla strategia energetica del governo.

Il nodo del caro energia

A criticare l’impostazione dell’esecutivo è Annalisa Corrado, responsabile Ambiente ed europarlamentare del Partito democratico. Secondo Corrado, l’aumento del costo dell’energia e quello dei carburanti sono manifestazioni di una medesima vulnerabilità del sistema italiano, legata anche alla dipendenza dalle fonti fossili.

La parlamentare dem richiama i dati Istat relativi ad agosto e sostiene che sul mercato tutelato il prezzo del gas sia aumentato del 31% rispetto a un anno prima, mentre quello dell’elettricità sarebbe cresciuto del 9,7%. Nel suo intervento inserisce anche il tema del gasolio, indicato a 2,246 euro al litro.

Per Corrado, il problema non può essere affrontato soltanto attraverso interventi emergenziali. La richiesta è quella di affiancare alle misure temporanee una strategia strutturale basata su rinnovabili, reti ed efficienza energetica, oltre a un rafforzamento del trasporto pubblico locale.

Il punto sollevato dal Pd riguarda quindi la durata delle soluzioni: da una parte gli interventi immediati per contenere il prezzo alla pompa, dall’altra le politiche necessarie per ridurre nel tempo l’esposizione dell’economia italiana alle oscillazioni del mercato energetico.

Nel decreto anche lo stop al bollo auto

L’altra misura di rilievo contenuta nella bozza riguarda il bollo auto. Per il 2027 è prevista l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per le persone fisiche proprietarie di determinate categorie di veicoli.

La soglia individuata è quella degli 80 kW. L’agevolazione riguarda le autovetture alimentate a benzina o gasolio, anche in combinazione con un’altra fonte di propulsione, con potenza non superiore a tale limite. L’esenzione interessa inoltre motocicli e ciclomotori, secondo condizioni specifiche indicate dal testo.

La platea complessiva stimata è di circa 14,5 milioni di veicoli, pari a oltre il 70% delle auto attualmente in circolazione, oltre alla totalità dei motocicli secondo quanto riferito da Palazzo Chigi. Il costo dell’operazione è stimato in 2,36 miliardi di euro.

La regola fondamentale è che l’agevolazione spetta per un solo veicolo per ciascun cittadino.

Come funziona l’esenzione nel 2027

Per le auto, se una persona possiede più veicoli che rientrano nei requisiti, l’esenzione viene applicata a una sola vettura. In presenza di più auto agevolabili, viene individuata quella con la potenza più bassa. A parità di potenza, viene presa in considerazione quella per cui il bollo ordinario sarebbe stato meno elevato.

La norma si applica ai versamenti la cui scadenza ordinaria cade tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027.

Per motocicli e ciclomotori la disciplina è distinta. L’esenzione per i motocicli spetta alle persone fisiche che non risultino proprietarie di un’autovettura con potenza pari o inferiore a 80 kW. Anche in questo caso, se i mezzi agevolabili sono più di uno, l’esenzione riguarda un solo motociclo, individuato sulla base della potenza e, in caso di parità, dell’importo della tassa.

Per i ciclomotori, invece, in presenza di più mezzi che soddisfano i requisiti, viene individuato quello con la data di prima immatricolazione più remota.

Il conto per le Regioni

Il bollo auto è una tassa il cui gettito interessa le Regioni e le Province autonome. Per questo la bozza prevede un trasferimento statale complessivo di 2,29 miliardi di euro per il 2027, destinato a compensare la riduzione delle entrate.

La ripartizione delle risorse tra le singole Regioni e Province autonome dovrebbe essere definita entro il 31 marzo 2027.

Nella versione della bozza esaminata, invece, la parte relativa alle disposizioni finanziarie risulta ancora da completare. È dunque un passaggio che potrà essere precisato nel corso dell’iter del provvedimento.

Meloni: «Cancellata una delle tasse più odiate»

La misura sul bollo è stata presentata dal governo come un intervento di alleggerimento fiscale rivolto soprattutto alle famiglie che utilizzano quotidianamente l’auto o la moto.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito il bollo «una delle tasse più odiate» dagli italiani, rivendicando così il significato politico dell’intervento oltre al suo effetto economico.

Anche Antonio Tajani ha salutato l’abolizione come una misura coerente con la linea storica di Forza Italia sul tema della riduzione della pressione fiscale. Il vicepremier e segretario del partito ha parlato di una tassa «ingiusta e insopportabile» e ha indicato l’esenzione come un primo passo di un percorso più ampio.

Matteo Salvini ha invece sottolineato il carattere di impegno mantenuto dalla maggioranza. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha indicato in circa 13 milioni gli automobilisti e 7 milioni i motociclisti interessati dalla misura, riferendosi all’esenzione per il 2027 relativa ai veicoli entro la soglia degli 80 kW e alle condizioni previste dalla norma.

La partita non è soltanto fiscale

Il doppio intervento mette così insieme due voci diverse ma strettamente legate alla mobilità quotidiana. Da una parte c’è il tentativo di ridurre nell’immediato il costo del carburante, con un beneficio destinato però a esaurirsi il 5 ottobre. Dall’altra c’è un alleggerimento fiscale strutturato per l’intero 2027, ma circoscritto alle categorie di veicoli e alle condizioni indicate dal decreto.

Resta inoltre aperto il tema della sostenibilità finanziaria e dei rapporti con le autonomie territoriali, considerato che l’abolizione del bollo riduce un’entrata regionale che lo Stato si impegna a compensare.

È proprio sulla distanza tra intervento emergenziale e strategia di lungo periodo che si concentra la critica dell’opposizione. Per il Pd, ridurre temporaneamente le accise può attenuare l’impatto del caro carburanti, ma non risolve le cause strutturali dell’esposizione italiana alla volatilità dei prezzi energetici.

La bozza porta quindi sul tavolo due tempi diversi della politica economica: uno immediato, fatto di accise ridotte e prezzi alla pompa da contenere, e uno più lungo, affidato all’esenzione del bollo nel 2027. Sarà l’iter del decreto a definire il testo definitivo, le coperture e l’assetto delle misure.

A Rozzano lo scontro tra due compagni durante l’ora di arte: «Uno scherzo finito male»

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Un gesto nato, secondo la ricostruzione della scuola, come uno scherzo tra compagni e conclusosi con una caduta e il trasferimento in ospedale. È accaduto a Rozzano, nel Milanese, durante una lezione di arte all’Istituto comprensivo Monte Amiata di via Arno. Protagonisti due studenti di 12 anni.

Nelle prime ore la vicenda era stata descritta come una vera e propria aggressione in aula, con un ragazzino che avrebbe stretto le mani al collo del compagno fino a provocargli una perdita di coscienza. Una ricostruzione che l’istituto ha successivamente ridimensionato, fornendo una versione diversa della dinamica.

La ricostruzione della scuola

Secondo quanto riferito dalla dirigenza scolastica e dall’amministrazione comunale, tutto sarebbe cominciato mentre i due ragazzi si trovavano in classe. Un dodicenne avrebbe afferrato da dietro, all’altezza del collo, un compagno che si era chinato per raccogliere un oggetto caduto vicino al banco.

Il movimento avrebbe fatto perdere l’equilibrio al ragazzo, che è caduto a terra battendo la testa sul pavimento. Un episodio che la scuola colloca dunque nel contesto di uno «scherzo tra compagni», e non in quello di un’aggressione premeditata.

Una distinzione rilevante, soprattutto alla luce delle prime informazioni circolate sull’accaduto, ma che non cancella la gravità del gesto e le conseguenze che ha avuto sul piano fisico e disciplinare.

I soccorsi in aula e il trasferimento in ospedale

Gli insegnanti presenti sono intervenuti immediatamente, prestando i primi soccorsi e verificando le condizioni dello studente. Nella nota diffusa dalla scuola viene precisato che il ragazzo è rimasto sempre cosciente e che, al momento dell’intervento degli adulti, appariva in buone condizioni.

Sono stati avvisati anche i genitori di entrambi gli studenti, arrivati successivamente nell’istituto. I ragazzi avrebbero quindi raccontato ai familiari la propria versione dei fatti, risultata coincidente, secondo quanto riferito dalla scuola.

Per maggiore prudenza è stato richiesto l’intervento del 118. Il dodicenne è stato quindi trasportato in ospedale in codice giallo, dove è stato sottoposto agli accertamenti necessari dopo la caduta e il colpo alla testa.

Le condizioni del ragazzo e le conseguenze per il compagno

La scuola rassicura sulle condizioni dello studente coinvolto: dopo gli accertamenti, il ragazzo risulta in buone condizioni di salute. La dirigenza ha comunque avviato l’iter previsto per valutare eventuali provvedimenti nei confronti del compagno che lo ha afferrato.

La decisione dovrà tenere conto della dinamica dell’episodio e del contesto nel quale è maturato. L’istituto ha infatti annunciato l’intenzione di individuare le misure disciplinari ed educative ritenute più appropriate.

Resta inoltre sullo sfondo un precedente riferito nelle prime ricostruzioni della vicenda. Secondo quanto riportato inizialmente dal Giorno, lo stesso dodicenne avrebbe avuto, circa un anno fa, un altro episodio di aggressione nei confronti di un compagno, circostanza che avrebbe portato a una sospensione di un giorno.

La scuola, nel chiarire l’episodio più recente, ha dunque ricondotto quanto accaduto a uno scherzo degenerato in una caduta. Una precisazione che modifica il quadro iniziale, ma lascia comunque aperta la questione educativa legata a un gesto che, in pochi secondi, avrebbe potuto avere conseguenze ben più serie.

Caro energia, il conto torna sulle famiglie: il Pd accusa il governo

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Il caro energia torna a mordere e, con esso, torna a crescere la pressione sui bilanci delle famiglie italiane. Gas, elettricità e carburanti non rappresentano soltanto una spesa diretta per cittadini e imprese: gli aumenti si propagano lungo le filiere produttive e finiscono per riflettersi sui prezzi dei beni di consumo, a partire dagli alimentari.

A puntare i riflettori sulla situazione è Camilla Laureti, responsabile del Partito democratico per le Politiche agricole ed eurodeputata, che richiama i nuovi dati sui prezzi e parla di una realtà ormai ben conosciuta dalle famiglie.

Secondo i dati Istat citati dalla parlamentare europea, ad agosto il prezzo del gas sul mercato tutelato è aumentato del 31% su base annua, mentre l’elettricità sul mercato tutelato ha registrato una crescita del 9,7%. Sul fronte dei carburanti, gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy indicano prezzi medi di benzina e gasolio superiori ai 2 euro.

Il problema, sottolinea Laureti, è che il caro energia non si esaurisce davanti al contatore di casa o al distributore. Il suo effetto attraversa l’intera economia. Nell’agroalimentare, in particolare, l’energia è indispensabile in ogni fase: dalla produzione alla trasformazione, dalla refrigerazione al trasporto fino alla distribuzione. Quando aumentano i costi energetici, dunque, l’impatto può arrivare fino allo scaffale del supermercato.

È una dinamica che contribuisce a spiegare anche la crescita dei prezzi alimentari registrata negli ultimi anni. «Il costo dei generi alimentari infatti è aumentato di quasi il 30%», afferma Laureti, secondo cui per una famiglia questo significa dover modificare le proprie scelte di acquisto, rinunciando in alcuni casi non soltanto alla quantità, ma anche alla qualità dei prodotti.

La pressione riguarda però anche chi produce. Agricoltori e imprese della filiera si trovano a sostenere costi più elevati, con effetti sulla redditività e sulla capacità di mantenere margini sufficienti. Il rischio, nella lettura del Pd, è che una parte crescente di questi aumenti venga trasferita sui consumatori.

Da qui la richiesta di un cambio di approccio. Per Laureti non sono sufficienti misure temporanee, ma serve intervenire sulle ragioni strutturali dell’elevato costo dell’energia in Italia. «La nostra è fra le più care d’Europa», sostiene l’eurodeputata, chiedendo una politica energetica in grado di ridurre stabilmente i costi per famiglie e imprese.

Laureti critica inoltre l’azione dell’esecutivo, accusandolo di aver affrontato il problema senza una strategia di lungo periodo. «Non basta intervenire temporaneamente come fatto da questo governo, poco protagonista e molto fantasma sul tema», afferma, sostenendo che le proposte avanzate da mesi dal Pd siano rimaste senza risposta.

Sul tema interviene anche Debora Serracchiani, componente della segreteria nazionale del Pd, che lega il caro energia al quadro più generale dell’inflazione e alla situazione di famiglie e imprese.

«Inflazione al 3,3%, gas aumentato del 31%, elettricità su quasi del 10%, ma l’unica percentuale che interessa alla presidente Meloni è quella dei sondaggi», dichiara Serracchiani. L’esponente dem accusa inoltre il governo di non aver adottato misure sufficienti per sostenere chi deve fare i conti con l’aumento del costo della vita e con le prospettive di un inverno difficile.

Al di là dello scontro politico, il nodo resta quello del costo dell’energia e della sua capacità di propagarsi nell’economia reale. Una bolletta più cara può significare maggiori costi per un’azienda, un trasporto più oneroso, una produzione più costosa e, alla fine, un prezzo più alto per il consumatore.

È questo il punto sul quale il Pd concentra la propria iniziativa: trasformare quella che negli ultimi anni è stata affrontata soprattutto come un’emergenza in una questione strutturale di politica energetica ed economica. Perché il caro energia, quando diventa persistente, smette di essere soltanto un problema delle bollette e diventa una questione che riguarda il potere d’acquisto delle famiglie, la competitività delle imprese e il futuro delle filiere produttive italiane.

Dalla prosa al cabaret, tra grandi classici e musica: al via la nuova stagione del Teatro Manzoni

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La stagione 2026-27 del Teatro Manzoni prende il via con una programmazione d’eccellenza che fa dell’eclettismo il suo punto di forza. La storica rassegna della Prosa, infatti, si conferma affiancata anche quest’anno da quattro percorsi tematici pensati per ogni tipo di pubblico. Con un perfetto equilibrio tra tradizione e linguaggi contemporanei, la sala di Via Manzoni si riafferma come il cuore pulsante della vita culturale cittadina, un luogo dove la qualità artistica incontra il desiderio di condivisione e partecipazione.

Il cartellone della Prosa si sviluppa come un viaggio affascinante in quel territorio universale in cui ogni spettatore può riconoscersi. Attraverso registri che spaziano dalla commedia brillante al dramma introspettivo, vengono messe in scena le dinamiche più intime dell’esistenza: famiglie che si scontrano, legami fraterni da ricostruire, amori inattesi e segreti inconfessabili. Si tratta di una proposta di altissimo livello, capace di coniugare perfettamente impegno e intrattenimento, mantenendo uno sguardo sempre attento sui temi caldi del presente.

Il sipario si alza idealmente con un evento speciale di grande suggestione: la rilettura scenica del capolavoro cinematografico di Franco Zeffirelli Fratello Sole, Sorella Luna. Proposto in occasione dell’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco, lo spettacolo mantiene un legame indissolubile con la memoria dell’opera grazie all’utilizzo delle celebri musiche originali di Riz Ortolani.

La vera e propria stagione in abbonamento prende invece il via sotto il segno della comicità partenopea con Carlo Buccirosso, protagonista della sua nuova commedia Qualcosa è andato storto! dove veste i panni di un avvocato di provincia travolto da una tragicomica guerra per un’eredità familiare. Le atmosfere cambiano radicalmente subito dopo, lasciando spazio al brivido del giallo con Claudio Gregori (Greg) che affronta un classico intramontabile della letteratura poliziesca, Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie, nell’adattamento di Ken Ludwig per la regia di Roberto Valerio.

Tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, il palco accoglie l’attualità sociale con Indovina chi viene a cena?, la celebre commedia degli anni ‘60 incentrata sul tema dei matrimoni misti, portata in scena dalla collaudata coppia artistica formata da Cesare Bocci e Vittoria Belvedere. Il periodo natalizio promette poi grandi emozioni grazie al ritorno di Vincenzo Salemme con una nuova edizione della sua storica commedia …E fuori nevica!, una messinscena straordinaria che corona i cinquant’anni di gloriosa carriera teatrale dell’attore napoletano.

Il 2027 si apre invece nel segno della tradizione locale e del trionfo al botteghino: tornano infatti I Legnanesi con il loro irresistibile teatro en travesti. La longeva compagnia dialettale lombarda sarà protagonista di ben 43 repliche con Intelligenza artigianale, uno spettacolo che affronta in modo esilarante l’impatto delle nuove tecnologie sulla nostra quotidianità.

La seconda parte della stagione continua a muoversi tra grandi firme e cast stellari. Cristina Donadio e Iaia Forte si confrontano e si scontrano nei ruoli di due sorelle alle prese con la gestione dell’anziana madre in I turni, la nuova attesissima commedia di Cristina Comencini. Subito dopo, il cinema torna a farsi teatro con Gabriele Muccino, che firma la sua prima regia teatrale adattando il suo celebre successo A casa tutti bene, a guidare sul palco i complessi conflitti della riunione familiare saranno Anna Galiena e Fabio Troiano. C’è grande attesa anche per il ritorno di Nancy Brilli, che calcherà queste scene con Il padrone, un’avvincente commedia noir di Gianni Clementi ambientata nella Roma del secondo dopoguerra, in un perfetto equilibrio tra suspense e divertimento. Le generazioni si incontrano nuovamente grazie a Fausto Brizzi, che traspone per il palcoscenico il suo cult cinematografico Notte prima degli esami, facendo rivivere i mitici anni ‘80, i primi amori e la temutissima maturità sulle note indimenticabili di Antonello Venditti. A chiudere questo ricco percorso sarà infine Contrazioni pericolose, una commedia tutta da ridere scritta e diretta da Gabriele Pignotta che, in un’insolita ambientazione come quella di una sala parto, vedrà protagonisti Rocío Muñoz Morales e Giorgio Lupano.

Accanto alla prosa, il cartellone si arricchisce di uno spazio interamente dedicato alla comicità contemporanea, al monologo e alla satira di costume. La rassegna Ridere alla Grande si conferma una colonna portante della programmazione, capace di valorizzare linguaggi moderni che sanno raccontare la quotidianità con intelligenza e leggerezza. In questo percorso, la risata non è concepita come un semplice momento di evasione, ma si trasforma in un efficace strumento per osservare la realtà e interpretare le sue continue trasformazioni, contribuendo ad avvicinare un pubblico sempre più giovane e diversificato.

Il palcoscenico vedrà alternarsi grandi maestri della comicità. Gli spettatori potranno farsi travolgere dall’ironia di Paolo Cevoli e Federico Basso, dall’energia di Paolo Ruffini e dalle riflessioni acute di Alice Mangione. A rendere la rassegna ricca di sfumature saranno anche i monologhi e le parodie di Daniele Gattano, Ubaldo Pantani, Corinna Grandi, Michele Basile e Raffaello Tullo, per un viaggio irresistibile nel meglio della comicità italiana.

Il cartellone Extra conferma la vocazione del Teatro verso una proposta culturale trasversale. Tra i grandi protagonisti figurano Raul Cremona con la serata speciale Buon Compleanno Raul, Paolo Ruffini con il format cult Il babysitter, e il giornalista Fabio Caressa con il racconto sportivo E andammo a Berlino. Spazio anche alla divulgazione con Marco Goldin, che guiderà il pubblico nel mondo di Monet, ed Enrico Vanzina, che svelerà i segreti e il fascino del cinema.

La grande musica italiana sarà rappresentata da artisti come Fabio Concato, Elio, Filippo Graziani, Chiara Galiazzo e Giordana Angi, a cui si affiancheranno gli appuntamenti con le musiche di Hans Zimmer, interpretate dal vivo da un numeroso ensemble di giovani solisti, e con lo show Kpopmania, dedicato al fenomeno pop coreano. La danza contemporanea vedrà invece in scena due produzioni di Gisella Zilembo (tra cui una rilettura in chiave moderna di A Christmas Carol), mentre il duo formato da Chiara Canzian e Sandro Cisolla proporrà un originale intreccio di musica e prosa dedicato al tema della salute mentale.

L’impegno verso le nuove generazioni si rinnova con il cartellone Family, un ricco programma di 15 appuntamenti concepito come un vero e proprio investimento educativo per avvicinare i più piccoli alla magia dello spettacolo dal vivo. La scena sarà animata dalle produzioni della compagnia Un Teatro da Favola, che trasporterà i bambini in mondi coloratissimi attraverso la rilettura di storie e leggende intramontabili, tra cui spiccano titoli amatissimi come La carica dei 101, Pinocchio, Il libro della giungla e La famiglia Transylvania. A completare l’offerta saranno il gradito ritorno di Fondazione Aida con il divertente musical de Il Gruffalò e la proposta de La Casa delle Storie, pronta a incantare il giovane pubblico con una versione interattiva dei Tre Porcellini.

Questa ricca stagione, forte di oltre 220 aperture di sipario, segna l’inizio di un capitolo storico dove, per la prima volta, il Teatro Manzoni avvia un’operazione di name sponsorship legandosi a ING, gruppo bancario europeo e pioniere del digital banking. Una partnership nata da valori condivisi e dall’attenzione alle persone, che vedrà lo sviluppo di iniziative speciali durante l’anno per coinvolgere un pubblico sempre più ampio.

A sugellare la stagione e i nuovi assetti istituzionali sono le parole dei vertici. Alessandro Arnone, Amministratore Delegato e Direttore Artistico del Teatro Manzoni, sottolinea la portata del passaggio: “È la prima volta che il nostro Teatro realizza un’operazione di name sponsorship. Questa collaborazione guarda al futuro senza modificare l’identità del Manzoni: un teatro profondamente legato alla propria storia, alla qualità artistica e al rapporto con i suoi spettatori”. L’entusiasmo è condiviso da Filippo Stefanelli, Head of Brand, Marketing e Comunicazione di ING Italia, che dichiara: “Vogliamo costruire una partnership che vada oltre la visibilità del marchio, creando occasioni di incontro attraverso le passioni delle persone. Questa collaborazione esprime perfettamente il nostro modo di essere: una banca digitale e innovativa, ma vicina al territorio e al senso di comunità”.

Nel “Tinder banking” di Mediobanca, dopo Commerzbank UniCredit può fare match con Santander

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Se il risiko bancario europeo fosse davvero Tinder, UniCredit avrebbe già superato il primo appuntamento con Commerzbank. Il secondo, secondo Mediobanca Research, potrebbe condurre molto più a Sud, fino alla Spagna di Santander.

È uno degli scenari che emergono dal report “Tinder banking, alla ricerca dei futuri campioni dell’Ue”, con cui gli analisti di Piazzetta Cuccia hanno passato al setaccio 12 grandi banche europee per misurarne il grado di compatibilità e individuare le combinazioni potenzialmente in grado di dar vita a nuovi campioni continentali.

L’idea di fondo è che all’Europa servano banche molto più grandi, diversificate e internazionali. Non soltanto per una questione di dimensioni, ma soprattutto per colmare il divario con i grandi gruppi americani e riportare sotto un maggiore controllo europeo una parte delle attività finanziarie strategiche.

Il triangolo UniCredit, Commerzbank e Santander

Tra gli incastri che, secondo l’analisi di Mediobanca, presentano il più elevato grado di compatibilità c’è quello a tre fra UniCredit, Commerzbank e Santander.

Il punto di partenza è il rafforzamento del gruppo italiano nella banca tedesca. Un eventuale passo ulteriore verso Santander allargherebbe sensibilmente il perimetro geografico del gruppo, mettendo insieme tre piattaforme con una presenza significativa in mercati europei differenti.

È proprio la complementarità, più ancora della semplice taglia, a determinare l’attrattività delle combinazioni esaminate. Per Mediobanca, le fusioni possono produrre benefici più consistenti quando mettono insieme reti retail solide ma distribuite su mercati diversi, accompagnate da attività capaci di alimentare fonti di ricavo differenti.

Al contrario, il potenziale di un’aggregazione si riduce quando le attività si sovrappongono eccessivamente oppure quando la redditività complessiva non offre margini sufficienti per sostenere i costi e la complessità dell’operazione.

Santander, possibile partner anche per la Francia

Nel “Tinder bancario” di Piazzetta Cuccia, Santander non è però soltanto il possibile terzo vertice del triangolo con UniCredit e Commerzbank. Il gruppo spagnolo compare infatti anche in altri abbinamenti ad alta compatibilità, in particolare con due protagonisti del sistema francese: BNP Paribas e Crédit Agricole.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: costruire gruppi con una scala tale da ridurre la distanza dai giganti finanziari statunitensi.

Mediobanca evoca il modello delle “JP Morgan europee”, banche sufficientemente grandi e diversificate da poter competere non soltanto nel credito a famiglie e imprese, ma anche nell’investment banking. Un terreno sul quale, dall’inizio della crisi finanziaria del 2008-2009, le banche americane hanno progressivamente rafforzato la propria posizione rispetto alle concorrenti europee.

Ma il tema non riguarda soltanto la finanza.

Per gli analisti, la creazione di grandi gruppi bancari europei si intreccia con la capacità dell’Unione di finanziare gli investimenti necessari nei prossimi anni, dall’energia alle telecomunicazioni, dalle infrastrutture alla difesa.

È qui che il consolidamento bancario assume una dimensione più ampia. Il problema, nella lettura di Mediobanca, non è semplicemente avere banche più grandi, ma disporre di intermediari europei in grado di sostenere progetti industriali che richiedono capitali ingenti e una capacità di finanziamento su scala continentale.

L’Italia può essere l’innesco del risiko europeo

E il detonatore di questo processo potrebbe arrivare proprio dall’Italia.

Secondo Mediobanca Research, le operazioni di M&A domestiche potenzialmente capaci di creare banche di dimensione europea potrebbero innescare un effetto domino oltreconfine. Il consolidamento italiano, dunque, potrebbe non essere il punto di arrivo del risiko, ma il suo possibile punto di partenza.

Sul quadro italiano, tuttavia, Mediobanca pone un’importante cautela. Piazzetta Cuccia segnala infatti di essere “restricted” e di non poter esprimere valutazioni su alcuni istituti direttamente o indirettamente coinvolti nelle operazioni in corso. Tra questi figurano Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Bpm, Banca Generali, Unipol e Bper.

Il report va quindi letto per quello che è: un esercizio di analisi delle possibili combinazioni, non la fotografia di trattative già avviate.

Dalla logica domestica alla partita continentale

Il messaggio che emerge, però, è difficile da ignorare. Dopo anni in cui il consolidamento bancario europeo si è concentrato soprattutto sui singoli mercati nazionali, il prossimo capitolo del risiko potrebbe spostarsi con maggiore decisione oltreconfine.

La partita, in altre parole, non sarebbe più soltanto quella di creare banche italiane, francesi, tedesche o spagnole più grandi. L’obiettivo diventerebbe costruire gruppi realmente europei, con dimensioni e diversificazione sufficienti per competere in un mercato finanziario sempre più dominato da operatori globali.

In questo scenario, il “Tinder banking” di Mediobanca mette sotto i riflettori un possibile triangolo: UniCredit, Commerzbank e Santander. Non è una previsione né l’annuncio di un’operazione. È, piuttosto, uno degli incastri che gli analisti considerano più interessanti quando si prova a immaginare come potrebbe evolvere il sistema bancario europeo.

E dopo il primo match tra UniCredit e Commerzbank, la prossima swipe potrebbe quindi puntare verso Madrid.

Mario Roggero: «Ogni vita merita rispetto, dovevo riflettere prima di sparare»

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«Siamo tutte gocce nel grande oceano. Tutte le vite meritano rispetto». Sono parole che segnano una riflessione personale e insieme un passaggio significativo nella vicenda giudiziaria di Mario Roggero, il gioielliere condannato per la sparatoria avvenuta nel suo negozio.

Nel corso delle dichiarazioni spontanee rese davanti al tribunale di sorveglianza di Milano, Roggero ha ripercorso idealmente quel momento, riconoscendo che avrebbe potuto agire diversamente. «Quel giorno avrei potuto avere un comportamento meno impulsivo e più riflessivo», ha detto, affidando ai giudici una considerazione che va oltre la semplice ricostruzione dei fatti e guarda alla responsabilità delle proprie scelte.

Il tribunale si è riservato di decidere sull’istanza di differimento della pena presentata dal suo difensore, l’avvocato Stefano Marcolini. La richiesta è collegata alla procedura avviata per ottenere la grazia.

Nel frattempo, la partita giudiziaria prosegue su un altro fronte. Roggero, attraverso il proprio legale, impugnerà infatti il provvedimento con cui il tribunale di sorveglianza di Torino ha rigettato l’istanza di differimento della pena. L’avvocato Marcolini ha annunciato il ricorso alla Corte di Cassazione.

Le dichiarazioni rese da Roggero davanti ai giudici assumono così un rilievo particolare all’interno di una vicenda che continua a intrecciare il piano giudiziario con quello umano. Il gioielliere, nel rivolgersi al tribunale, ha scelto di mettere al centro il valore della vita e la possibilità di una riflessione su quanto accaduto.

«Ogni vita merita rispetto» è il principio con cui ha sintetizzato il proprio intervento. Un’affermazione che accompagna la sua ammissione sull’impulsività di quel giorno e si inserisce ora nel percorso giudiziario che lo vede impegnato, attraverso il suo difensore, a chiedere un nuovo esame del provvedimento davanti alla Suprema Corte.

Miracolo di San Gennaro, Napoli si raccoglie in preghiera: Canale 21 trasmette in diretta dalla Cattedrale

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A cura di Peppe Iannicelli

Napoli torna a stringersi intorno a San Gennaro. Sabato 19 settembre, nel giorno della festa liturgica del Vescovo martire, la città rinnoverà uno dei suoi appuntamenti più identitari, sospeso tra fede, devozione, memoria e partecipazione popolare. È il giorno del Miracolo di San Gennaro, un rito che da secoli accompagna la storia della città e che continua a richiamare fedeli da ogni parte del mondo.

A raccontare in diretta l’intero appuntamento sarà ancora una volta Canale 21, con collegamento dalla Cattedrale di Napoli a partire dalle 8.40. Una diretta pensata per restituire non soltanto la cronaca del rito, ma anche l’atmosfera di una giornata nella quale la dimensione religiosa si intreccia profondamente con quella civile e culturale della città.

Telecamere e microfoni seguiranno le litanie dedicate al Santo, la narrazione del suo martirio e la preghiera con cui i fedeli invocheranno la prodigiosa liquefazione del Sangue custodito nelle ampolle.

Il momento centrale è previsto alle 10.00, quando le ampolle saranno prelevate dalla teca che le custodisce nella Cappella del Tesoro. Il prezioso reliquiario attraverserà quindi la navata centrale della Cattedrale per la solenne processione, prima della celebrazione della Santa Messa, presieduta dal cardinale Domenico Battaglia.

Sarà allora che l’attesa raggiungerà il suo punto più alto. Nella Cattedrale, così come davanti agli schermi televisivi, gli sguardi saranno rivolti verso il reliquiario. Il gesto atteso sarà quello dei fazzoletti bianchi agitati dai fedeli, tradizionale segno dell’avvenuto prodigio. Un’immagine che, ogni anno, restituisce con immediatezza la forza di una devozione profondamente radicata nella storia napoletana.

La telecronaca sarà affidata a Peppe Iannicelli, con gli interventi di Antonio Salamandra e i contributi di Alessio Barco e della redazione del VG21. Il coordinamento sarà curato da Marianna Emilio, mentre la regia sarà firmata da Stefano Traditi.

La programmazione speciale accompagnerà l’evento per l’intera mattinata, alternando i momenti della celebrazione a testimonianze, approfondimenti e riflessioni dedicate ai temi dell’attualità religiosa, spirituale e sociale. Il filo conduttore sarà il significato del martirio di San Gennaro e la sua capacità, ancora oggi, di parlare alla comunità napoletana e a un pubblico molto più ampio.

«Siamo orgogliosi di proporre in diretta uno degli appuntamenti più attesi dai telespettatori che ci seguono da tutto il mondo», sottolinea l’editore di Canale 21 Paolo Torino. «Il Miracolo di San Gennaro è uno straordinario evento di fede, cultura e partecipazione popolare. Esprime l’anima più profonda e complessa di Napoli, che Canale 21 racconta ogni giorno da 50 anni con competenza e passione».

L’appuntamento con San Gennaro sarà anche l’inizio di un percorso che proseguirà con altri grandi momenti della tradizione religiosa. Domenica 4 ottobre, a partire dalle 10.00, Canale 21 trasmetterà infatti la Santa Messa e la Supplica alla Madonna del Santo Rosario di Pompei.

La rete conferma inoltre l’appuntamento quotidiano con la celebrazione eucaristica dalla Santa Casa di Loreto: dal lunedì al sabato, alle 8.00, la Santa Messa sarà trasmessa nel corso del VG Mattina.

Per una mattina, dunque, Napoli tornerà a vivere intorno al suo Patrono. E Canale 21 porterà quella attesa nelle case dei telespettatori, trasformando la diretta televisiva in un ideale ponte tra la Cattedrale, la città e le comunità di fedeli che seguono l’evento anche da lontano.

Caporalato tra Taranto e Matera, sei arresti: «Un sistema che controllava lavoro, alloggio e trasporti»

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Un sistema nel quale il lavoro non sarebbe stato soltanto procurato, ma organizzato in ogni suo aspetto: dal viaggio per arrivare in Italia all’alloggio, dal trasporto quotidiano nei campi alla gestione delle giornate lavorative, fino alla riscossione delle retribuzioni. È questo il quadro che emerge dall’inchiesta condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto e coordinata dalla Procura della Repubblica di Taranto.

Nelle prime ore della notte, i militari, supportati nella fase esecutiva da un elicottero del Nucleo di Bari Palese e dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Taranto, hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Taranto su richiesta della Procura. Sei persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari. Il provvedimento comprende misure cautelari personali e reali e si inserisce in un’indagine più ampia su una presunta attività di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera nel settore agricolo.

Sono complessivamente 19 le persone indagate, tra datori di lavoro, intermediari e soggetti che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero svolto il ruolo di caporali. Le posizioni sono differenti e dovranno essere valutate nel prosieguo del procedimento.

Dalle campagne di Ginosa alla ricostruzione della rete

L’inchiesta è partita nel luglio del 2023. Durante alcuni servizi di osservazione e controllo nel territorio di Ginosa, i Carabinieri avevano notato la presenza di numerosi lavoratori, in gran parte stranieri, concentrati in determinati punti di raccolta. Da lì venivano caricati su furgoni e accompagnati verso aziende agricole distribuite soprattutto tra le province di Taranto e Matera.

È stato il primo tassello di un’indagine che avrebbe poi utilizzato strumenti investigativi diversi e complementari: pedinamenti, osservazioni, intercettazioni, attività tecniche, droni e analisi dei tracciati satellitari dei veicoli. Una mole di dati che avrebbe permesso agli investigatori di ricostruire gli spostamenti dei mezzi, individuare i luoghi in cui i lavoratori venivano raccolti e collegarli alle aziende agricole presso le quali venivano impiegati.

Secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe così emerso un sistema stabile e organizzato, nel quale ruoli diversi si sarebbero intrecciati per reclutare, trasportare, alloggiare e collocare al lavoro una manodopera prevalentemente straniera.

Il lavoro, ma anche il viaggio e una casa dove dormire

Uno dei principali indagati è ritenuto dagli investigatori il promotore e organizzatore dell’associazione. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe rappresentato un punto di riferimento per numerosi stranieri arrivati in Italia alla ricerca di un’occupazione.

Il suo ruolo, sempre secondo gli investigatori, non si sarebbe limitato alla ricerca di manodopera. Avrebbe organizzato i viaggi verso l’Italia, il trasporto fino ai luoghi di lavoro, la sistemazione abitativa e gli spostamenti quotidiani, mantenendo rapporti con le aziende agricole e gestendo gli aspetti economici. Tra le contestazioni figura anche la presunta sottrazione dei documenti ai lavoratori.

Un meccanismo che, in alcuni casi, sarebbe iniziato ancora prima dell’arrivo in Italia. Dalle intercettazioni sarebbe emerso che agli aspiranti braccianti venivano talvolta anticipate le somme necessarie per affrontare il viaggio e le prime spese. Il denaro sarebbe stato poi recuperato attraverso il lavoro e le successive retribuzioni.

Una forma di dipendenza che, secondo l’accusa, avrebbe finito per trasformare lo stesso intermediario nel punto di passaggio obbligato per ottenere un impiego, trovare un alloggio, spostarsi e ricevere il pagamento.

Le storie dei braccianti: dalla Libia ai campi dello Jonio

È soprattutto durante i controlli nelle aziende agricole che l’indagine avrebbe assunto un volto umano. I Carabinieri hanno ascoltato numerosi lavoratori africani, raccogliendo racconti sulle esperienze vissute prima dell’arrivo nelle campagne tarantine.

Alcuni avrebbero riferito di essere transitati dalla Libia, raccontando di essere stati privati della libertà e sottoposti a violenze e maltrattamenti. Avrebbero trascorso periodi anche molto lunghi in condizioni di estrema vulnerabilità, prima di riuscire a proseguire il viaggio verso il Mediterraneo.

Poi la traversata, compiuta su imbarcazioni precarie, e infine l’arrivo in Italia.

Per alcuni di loro, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la ricerca di una vita più stabile sarebbe però sfociata in una nuova condizione di dipendenza. La necessità urgente di lavorare e trovare un tetto, la difficoltà linguistica e l’assenza di una rete familiare avrebbero rappresentato fattori di particolare fragilità, sui quali il sistema di intermediazione avrebbe potuto fare leva.

I dormitori nei seminterrati e le baracche di lamiera

A rendere ancora più pesante il quadro investigativo sarebbero state le condizioni abitative.

Una parte dei lavoratori sarebbe stata ospitata all’interno di un complesso immobiliare utilizzato per accogliere numerosi braccianti. Alcuni avrebbero dormito in locali seminterrati, in condizioni di promiscuità e condividendo spazi ristretti.

Gli ambienti, secondo gli accertamenti, avrebbero presentato criticità sotto il profilo della sicurezza e della salubrità, anche per la presenza di collegamenti elettrici precari e fili volanti.

Altri lavoratori sarebbero stati invece sistemati all’interno di strutture prefabbricate in lamiera, trasformate in alloggi e spazi comuni. Soluzioni abitative particolarmente difficili, anche per le caratteristiche degli stessi manufatti, che durante i mesi estivi avrebbero raggiunto temperature elevate e nei periodi freddi avrebbero offerto una protezione limitata.

Il tema dell’alloggio, nella ricostruzione degli investigatori, non sarebbe dunque rimasto separato da quello del lavoro. Casa, trasporto e occupazione avrebbero costituito parti dello stesso circuito.

La «flotta» dei furgoni e la contabilità delle giornate

Anche il trasporto dei braccianti sarebbe stato organizzato internamente al sistema. Diversi furgoni, alcuni direttamente nella disponibilità degli indagati, sarebbero stati utilizzati per accompagnare quotidianamente i lavoratori nei campi.

Gli intermediari avrebbero quindi fornito alle aziende non soltanto la manodopera, ma anche i mezzi necessari per raggiungere i luoghi di lavoro. In alcuni casi avrebbero inoltre curato la registrazione delle giornate lavorate e la materiale corresponsione delle retribuzioni.

Il principale indagato, secondo gli investigatori, avrebbe avuto a disposizione una vera e propria flotta di veicoli.

Le intercettazioni avrebbero inoltre documentato l’attività di una delle indagate, che avrebbe tenuto una sorta di contabilità dei lavoratori, annotando presenze, giornate e somme dovute e facendo da collegamento tra aziende e braccianti.

Proprio attraverso quelle conversazioni sarebbe emerso anche il disagio economico di alcuni lavoratori, che avrebbero lamentato ritardi o mancati pagamenti. In alcune circostanze, gli operai avrebbero riferito di non riuscire neppure a garantire il necessario alle proprie famiglie.

Contratti irregolari, paghe inferiori e controlli sul lavoro

Secondo l’impostazione accusatoria, alcuni braccianti sarebbero stati impiegati senza un regolare contratto o con modalità diverse da quelle formalmente dichiarate. Le somme effettivamente corrisposte sarebbero state, in diversi casi, inferiori a quelle previste dalla contrattazione collettiva.

L’indagine avrebbe inoltre evidenziato orari particolarmente pesanti, una rigida organizzazione delle pause e un controllo costante sui tempi di lavoro.

In una delle aziende sarebbe stato installato anche un sistema di videosorveglianza che avrebbe consentito di monitorare a distanza la presenza e l’attività dei lavoratori.

A questo si sarebbe aggiunta, secondo gli investigatori, una carenza sul fronte della sicurezza. I lavoratori sarebbero stati impiegati senza un’adeguata formazione, senza preventiva visita medica e senza dispositivi di protezione individuale idonei.

Alcuni avrebbero raccontato di essersi procurati autonomamente guanti e altri strumenti necessari per lavorare. In un caso, un imprenditore indagato avrebbe imposto ai dipendenti di acquistare personalmente i dispositivi di protezione, prospettando ritorsioni in caso di mancato adempimento.

L’infortunio e quella frase finita nelle intercettazioni

Tra gli episodi esaminati dagli investigatori ci sono anche alcuni infortuni sul lavoro.

In uno dei casi ricostruiti, un operaio straniero impegnato nella raccolta degli agrumi sarebbe caduto da una scala, riportando lesioni a un braccio. Dalle intercettazioni sarebbe emerso che l’uomo non aveva un regolare contratto di lavoro.

La preoccupazione, secondo l’accusa, avrebbe riguardato non soltanto le condizioni dell’infortunato, ma anche le possibili conseguenze di un controllo.

È in questo contesto che sarebbe stata captata una frase attribuita al soggetto ritenuto dagli investigatori promotore dell’associazione. Informato della situazione del lavoratore, avrebbe detto: «Finché arrivo là quello è morto, (…), buttatelo da qualche parte».

Una frase che gli investigatori considerano particolarmente significativa nell’ambito della ricostruzione accusatoria, ma il cui effettivo significato e peso giuridico dovranno essere valutati nelle successive fasi del procedimento.

Anche un ex carabiniere tra gli indagati

Nell’inchiesta figura anche un ex appartenente all’Arma dei Carabinieri, oggi in congedo. Nei suoi confronti vengono contestate, secondo la ricostruzione investigativa, condotte legate ai rapporti personali con uno dei principali indagati, ritenuto intraneo all’associazione.

L’ex militare avrebbe mantenuto rapporti con il principale indagato e, in alcune circostanze, gli avrebbe fornito informazioni riguardanti controlli o attività d’interesse, sfruttando, secondo l’ipotesi accusatoria, le conoscenze legate alla propria precedente posizione professionale.

Anche queste contestazioni dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria nelle successive fasi processuali.

Il capitolo patrimoniale: immobili, terreni e furgoni

L’inchiesta non si è fermata alla ricostruzione dei rapporti di lavoro. Una parte importante degli accertamenti ha riguardato il patrimonio di uno dei principali indagati.

Secondo gli investigatori, nel tempo sarebbe stata accumulata una disponibilità economica non coerente con i redditi ufficialmente dichiarati. Gli approfondimenti patrimoniali avrebbero evidenziato una significativa sproporzione tra i beni e le risorse riconducibili all’indagato e le fonti reddituali formalmente risultanti.

Gli investigatori avrebbero inoltre ricostruito alcune operazioni finalizzate, secondo l’ipotesi accusatoria, a schermare la reale titolarità di determinati beni attraverso intestazioni a terzi.

Tra le operazioni esaminate figura anche la cessione di alcuni immobili a un familiare. Per modalità, rapporti tra le parti e disponibilità concreta dei beni anche dopo il trasferimento formale, l’operazione sarebbe stata interpretata dagli investigatori come una possibile attribuzione fittizia della titolarità.

Il provvedimento di sequestro ha quindi interessato un patrimonio articolato composto da immobili, terreni, strutture utilizzate per ospitare i lavoratori, veicoli e attività imprenditoriali ritenute direttamente o indirettamente riconducibili agli indagati.

Tra i beni sottoposti a vincolo figura anche il complesso immobiliare destinato all’alloggio dei braccianti.

Sulla base della consistenza dei beni interessati, il valore complessivo è stimato, in via prudenziale, in oltre un milione di euro, fermo restando che la quantificazione definitiva dovrà essere determinata nelle sedi competenti.

Un circuito nel quale tutto passa dallo stesso intermediario

È questo, in definitiva, il punto centrale dell’inchiesta. Secondo la Procura, non si sarebbe trattato di episodi isolati, ma di un sistema nel quale funzioni diverse avrebbero operato in modo coordinato.

C’era chi si occupava del reclutamento, chi dell’alloggio, chi dei trasporti e chi dei rapporti con le aziende. Altri soggetti avrebbero gestito le presenze, le giornate di lavoro e i pagamenti.

Per alcuni braccianti, secondo la ricostruzione investigativa, la dipendenza sarebbe diventata quasi totale. Lo stesso circuito avrebbe procurato il viaggio per arrivare in Italia, anticipato il denaro necessario, trovato un posto dove dormire, organizzato il trasferimento nei campi, individuato il datore di lavoro e, in alcuni casi, gestito persino la retribuzione.

È proprio nella sovrapposizione di queste funzioni che gli investigatori individuano uno degli elementi caratterizzanti del presunto sistema di sfruttamento.

All’inchiesta si aggiungono infine ulteriori ipotesi di reato contestate, a vario titolo, ad alcuni indagati. Tra queste figurano anche accuse di corruzione, falso e truffa, collegate, secondo la Procura, alla presunta formazione di certificati medici falsi e al conseguente tentativo di ottenere erogazioni di denaro pubblico.

Le accuse dovranno ora reggere al vaglio del processo

Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni formulate dalla Procura rappresentano dunque ipotesi accusatorie che dovranno essere sottoposte al vaglio delle successive fasi processuali.

La responsabilità penale degli indagati potrà essere affermata soltanto con una sentenza definitiva. Fino a quel momento, tutte le persone coinvolte devono essere considerate presunte innocenti.

L’inchiesta, intanto, consegna alla magistratura un quadro complesso nel quale il tema del caporalato si intreccia con quello della sicurezza sul lavoro, delle condizioni abitative, della vulnerabilità dei lavoratori stranieri e della gestione economica della manodopera.

E proprio la ricostruzione di eventuali responsabilità individuali sarà ora il passaggio decisivo. Anche per l’Arma dei Carabinieri, chiamata a verificare le condotte dei propri appartenenti, l’accertamento dei fatti rappresenta un passaggio essenziale: da una parte per perseguire eventuali responsabilità, dall’altra per tutelare l’Istituzione e la stragrande maggioranza dei suoi militari, impegnati quotidianamente nell’esercizio delle proprie funzioni nel rispetto della legge.