La polemica sul riarmo europeo torna ad accendere lo scontro politico italiano. A intervenire è la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, che prende le mosse dalle parole pronunciate dalla segretaria dei Giovani Democratici sulla possibilità di organizzare la diserzione nel caso in cui l’Europa dovesse essere trascinata in un conflitto diretto.
Una frase destinata a far discutere, ma che Appendino rivendica come un segnale di coraggio e di lucidità. «Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle guerre andateci voi: noi organizzeremo i disertori», aveva affermato la dirigente dei Giovani Democratici. Parole che, secondo la parlamentare pentastellata, hanno avuto il merito di rompere il silenzio su una questione che rischia di essere confinata dentro la sola dimensione militare.
Nel mirino di Appendino finisce soprattutto la strategia europea sul rafforzamento della difesa. La deputata contrappone quella presa di posizione al discorso della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sottolineando il dato relativo all’aumento della spesa per la difesa previsto nei prossimi anni.
La domanda posta dalla parlamentare è eminentemente politica: quale sarà il costo di questa scelta per le società europee? E soprattutto, quali risorse verranno sottratte ad altre priorità pubbliche in nome dell’incremento degli investimenti militari?
«Ma chi paga questo conto? Quanti ospedali, scuole e pensioni vale l’ingrasso delle lobby delle armi in questa folle guerra per procura?», sostiene Appendino, contestando una prospettiva nella quale l’aumento degli stanziamenti militari rischierebbe di diventare un obiettivo in sé, anziché uno strumento inserito in una più ampia strategia diplomatica.
La critica della deputata non riguarda però soltanto la guerra in Ucraina. Nel suo intervento richiama anche la posizione europea sul conflitto israelo-palestinese, denunciando quella che definisce una politica caratterizzata da contraddizioni e doppie misure. Secondo Appendino, mentre Bruxelles rafforza gli strumenti militari, continuerebbe a mostrare esitazioni sul terreno delle iniziative diplomatiche.
È proprio il tema della pace a costituire il punto centrale della sua presa di posizione. Appendino accusa le istituzioni europee di aver progressivamente relegato il linguaggio della diplomazia ai margini del dibattito, privilegiando una risposta fondata sull’escalation militare.
«A Bruxelles la parola “pace” è diventata un tabù», afferma la deputata, sostenendo che la ricerca di una soluzione diplomatica non debba essere interpretata come una rinuncia alla sicurezza europea. Al contrario, nella sua lettura, sarebbe proprio la diplomazia a rappresentare lo strumento necessario per evitare che il conflitto produca ulteriori vittime e renda ancora più difficile una soluzione politica.
Il passaggio più netto riguarda quindi la contrapposizione tra due visioni dell’Europa. Da una parte una politica estera sempre più legata al rafforzamento dell’apparato militare, dall’altra la richiesta di riportare al centro negoziati, mediazione e iniziative di pace.
«La ricerca della pace non è una debolezza: è l’unico atto di vera responsabilità per fermare un tritacarne che sta bruciando vite e futuro», afferma Appendino.
Una posizione che si inserisce nel dibattito, ormai sempre più acceso, sul ruolo che l’Unione europea intende assumere in un contesto internazionale segnato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente e dalla crescente attenzione degli Stati europei alla propria capacità di difesa.
La domanda politica sollevata dalla deputata M5S è dunque più ampia del singolo confronto parlamentare. Riguarda la direzione che l’Europa vuole imprimere alla propria politica estera e di sicurezza: se puntare soprattutto sull’aumento della capacità militare oppure affiancare a questa scelta un’iniziativa diplomatica più strutturata.
Appendino chiude il suo intervento con una contrapposizione volutamente provocatoria: «Tra l’elmetto di una leadership europea staccata dalla realtà e la scelta di disertare la logica della distruzione, gli italiani sanno già da che parte stare».
Una frase che riporta il confronto sul terreno politico italiano e che promette di alimentare il dibattito dentro e fuori dal Parlamento. Sullo sfondo resta la questione più delicata: quale equilibrio debba trovare l’Europa tra sicurezza, investimenti nella difesa e ricerca di una soluzione diplomatica ai conflitti che ne circondano i confini.
