«Siamo tutte gocce nel grande oceano. Tutte le vite meritano rispetto». Sono parole che segnano una riflessione personale e insieme un passaggio significativo nella vicenda giudiziaria di Mario Roggero, il gioielliere condannato per la sparatoria avvenuta nel suo negozio.
Nel corso delle dichiarazioni spontanee rese davanti al tribunale di sorveglianza di Milano, Roggero ha ripercorso idealmente quel momento, riconoscendo che avrebbe potuto agire diversamente. «Quel giorno avrei potuto avere un comportamento meno impulsivo e più riflessivo», ha detto, affidando ai giudici una considerazione che va oltre la semplice ricostruzione dei fatti e guarda alla responsabilità delle proprie scelte.
Il tribunale si è riservato di decidere sull’istanza di differimento della pena presentata dal suo difensore, l’avvocato Stefano Marcolini. La richiesta è collegata alla procedura avviata per ottenere la grazia.
Nel frattempo, la partita giudiziaria prosegue su un altro fronte. Roggero, attraverso il proprio legale, impugnerà infatti il provvedimento con cui il tribunale di sorveglianza di Torino ha rigettato l’istanza di differimento della pena. L’avvocato Marcolini ha annunciato il ricorso alla Corte di Cassazione.
Le dichiarazioni rese da Roggero davanti ai giudici assumono così un rilievo particolare all’interno di una vicenda che continua a intrecciare il piano giudiziario con quello umano. Il gioielliere, nel rivolgersi al tribunale, ha scelto di mettere al centro il valore della vita e la possibilità di una riflessione su quanto accaduto.
«Ogni vita merita rispetto» è il principio con cui ha sintetizzato il proprio intervento. Un’affermazione che accompagna la sua ammissione sull’impulsività di quel giorno e si inserisce ora nel percorso giudiziario che lo vede impegnato, attraverso il suo difensore, a chiedere un nuovo esame del provvedimento davanti alla Suprema Corte.
