C’è un cantiere fermo da mesi e una data che continua a spostarsi in avanti. È la storia della linea ferroviaria destinata a collegare Orbassano e il polo ospedaliero San Luigi con Torino Porta Susa, diventata negli anni uno dei simboli delle difficoltà nel trasformare un progetto sulla carta in un’infrastruttura realmente utilizzabile.
L’ultimo capitolo è arrivato il 15 settembre, quasi in sordina, attraverso una risposta in Consiglio regionale. Rfi ha sospeso le lavorazioni per rivedere la cantierizzazione e le soluzioni viabilistiche legate alla chiusura della strada provinciale 174. Per farlo, sono stati avviati approfondimenti con gli enti locali e con i servizi di emergenza.
Una decisione tecnica, almeno formalmente. Ma dalle conseguenze molto concrete: la fermata e l’avvio del servizio vengono ora collocati nella seconda metà del 2027. Almeno altri sei mesi di attesa rispetto alle ultime scadenze ipotizzate, mentre il progetto continua ad accumulare ritardi.
La sequenza delle date racconta più di qualsiasi dichiarazione. L’accordo di programma è del 12 febbraio 2014 e il completamento era inizialmente previsto per il 2017. Poi il 2021, quindi il 2024, il 2026 e ora la seconda metà del 2027. Ogni volta una nuova scadenza, ogni volta un nuovo rinvio. Il risultato è che un’opera concepita oltre dieci anni fa non è ancora entrata in funzione.
E il conto potrebbe non fermarsi al calendario.
La revisione della viabilità, necessaria alla luce delle criticità emerse attorno alla chiusura della Sp 174, comporterà infatti una variante progettuale. Questo significa aggiornare i quadri contrattuali e mettere sul tavolo nuove risorse finanziarie. In altre parole, oltre al tempo si rischia di pagare anche un prezzo più alto.
È qui che la vicenda diventa una questione politica. Non soltanto per il nuovo rinvio, ma per il modo in cui l’informazione è arrivata ai cittadini. Il blocco del cantiere era visibile da mesi, ma le amministrazioni del territorio non avrebbero fornito un quadro pubblico aggiornato sulle ragioni dello stop, sui tempi effettivi e sulle possibili conseguenze economiche.
A sollevare il caso sono la senatrice M5S Elisa Pirro e il consigliere comunale M5S di Orbassano Andrea Suriani, che contestano proprio la mancanza di comunicazioni tempestive e chiedono alle amministrazioni locali di rendere pubblici cronoprogramma e coperture finanziarie.
«È inaccettabile che i cittadini, che attendono da anni un’infrastruttura che ridurrebbe il traffico veicolare verso Torino e migliorerebbe la qualità della vita, debbano apprendere solo dalle sedi regionali la notizia di nuovi slittamenti e costi lievitati», dichiarano Pirro e Suriani.
La posta in gioco, però, va oltre la vicenda di un singolo cantiere. Il collegamento dovrebbe offrire un accesso diretto a Torino Porta Susa e al polo ospedaliero San Luigi, intercettando una domanda di mobilità che riguarda lavoratori, studenti, pazienti e accompagnatori. È un’infrastruttura pensata per spostare una parte degli spostamenti dalla strada alla ferrovia e alleggerire il traffico verso il capoluogo.
Per chi vive nell’area, dunque, non si tratta semplicemente di aspettare qualche mese in più. Ogni rinvio significa continuare a utilizzare l’auto o servizi alternativi, con costi individuali e ricadute sulla viabilità locale. E significa rinviare ancora una delle promesse centrali legate al progetto: rendere più semplice e sostenibile il collegamento con Torino.
Adesso il nodo è soprattutto uno: capire se la seconda metà del 2027 sarà davvero la scadenza definitiva oppure soltanto l’ultima data di una lunga serie. Perché dopo il 2017, il 2021, il 2024 e il 2026, il problema non è più soltanto quando arriverà il treno.
È sapere se questa volta esiste finalmente un percorso certo per farlo partire.










