Il caro energia torna a mordere e, con esso, torna a crescere la pressione sui bilanci delle famiglie italiane. Gas, elettricità e carburanti non rappresentano soltanto una spesa diretta per cittadini e imprese: gli aumenti si propagano lungo le filiere produttive e finiscono per riflettersi sui prezzi dei beni di consumo, a partire dagli alimentari.
A puntare i riflettori sulla situazione è Camilla Laureti, responsabile del Partito democratico per le Politiche agricole ed eurodeputata, che richiama i nuovi dati sui prezzi e parla di una realtà ormai ben conosciuta dalle famiglie.
Secondo i dati Istat citati dalla parlamentare europea, ad agosto il prezzo del gas sul mercato tutelato è aumentato del 31% su base annua, mentre l’elettricità sul mercato tutelato ha registrato una crescita del 9,7%. Sul fronte dei carburanti, gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy indicano prezzi medi di benzina e gasolio superiori ai 2 euro.
Il problema, sottolinea Laureti, è che il caro energia non si esaurisce davanti al contatore di casa o al distributore. Il suo effetto attraversa l’intera economia. Nell’agroalimentare, in particolare, l’energia è indispensabile in ogni fase: dalla produzione alla trasformazione, dalla refrigerazione al trasporto fino alla distribuzione. Quando aumentano i costi energetici, dunque, l’impatto può arrivare fino allo scaffale del supermercato.
È una dinamica che contribuisce a spiegare anche la crescita dei prezzi alimentari registrata negli ultimi anni. «Il costo dei generi alimentari infatti è aumentato di quasi il 30%», afferma Laureti, secondo cui per una famiglia questo significa dover modificare le proprie scelte di acquisto, rinunciando in alcuni casi non soltanto alla quantità, ma anche alla qualità dei prodotti.
La pressione riguarda però anche chi produce. Agricoltori e imprese della filiera si trovano a sostenere costi più elevati, con effetti sulla redditività e sulla capacità di mantenere margini sufficienti. Il rischio, nella lettura del Pd, è che una parte crescente di questi aumenti venga trasferita sui consumatori.
Da qui la richiesta di un cambio di approccio. Per Laureti non sono sufficienti misure temporanee, ma serve intervenire sulle ragioni strutturali dell’elevato costo dell’energia in Italia. «La nostra è fra le più care d’Europa», sostiene l’eurodeputata, chiedendo una politica energetica in grado di ridurre stabilmente i costi per famiglie e imprese.
Laureti critica inoltre l’azione dell’esecutivo, accusandolo di aver affrontato il problema senza una strategia di lungo periodo. «Non basta intervenire temporaneamente come fatto da questo governo, poco protagonista e molto fantasma sul tema», afferma, sostenendo che le proposte avanzate da mesi dal Pd siano rimaste senza risposta.
Sul tema interviene anche Debora Serracchiani, componente della segreteria nazionale del Pd, che lega il caro energia al quadro più generale dell’inflazione e alla situazione di famiglie e imprese.
«Inflazione al 3,3%, gas aumentato del 31%, elettricità su quasi del 10%, ma l’unica percentuale che interessa alla presidente Meloni è quella dei sondaggi», dichiara Serracchiani. L’esponente dem accusa inoltre il governo di non aver adottato misure sufficienti per sostenere chi deve fare i conti con l’aumento del costo della vita e con le prospettive di un inverno difficile.
Al di là dello scontro politico, il nodo resta quello del costo dell’energia e della sua capacità di propagarsi nell’economia reale. Una bolletta più cara può significare maggiori costi per un’azienda, un trasporto più oneroso, una produzione più costosa e, alla fine, un prezzo più alto per il consumatore.
È questo il punto sul quale il Pd concentra la propria iniziativa: trasformare quella che negli ultimi anni è stata affrontata soprattutto come un’emergenza in una questione strutturale di politica energetica ed economica. Perché il caro energia, quando diventa persistente, smette di essere soltanto un problema delle bollette e diventa una questione che riguarda il potere d’acquisto delle famiglie, la competitività delle imprese e il futuro delle filiere produttive italiane.
