Cala del 4,5% (a 1,526 miliardi di euro) il fatturato in Italia di Ikea, che ha però visto aumentare al 9,3% la quota di mercato nel settore arredo. Non solo: il colosso svedese rivendica di essere il più grande acquirente mondiale di mobili italiani, che rappresentano l’8,1% delle merci vendute nei 338 punti vendita di tutto il mondo. Il 67 per cento del personale poi ha contratti part-time, con una media di 24 ore settimanali. Nell’ultimo anno fiscale i visitatori ai venti punti vendita italiani di Ikea sono stati 44,8 milioni, in calo del 2%. E nel 2012-2013 anche le vendite realizzate da ristoranti e bar (Ikea Food) nei punti vendita in Italia sono calate del 6,4%.
Berlusconi ai “domiciliari” a Roma. Caos nel Pdl
Il passaggio a Forza Italia si sta rivelando un grattacapo e la mancata elezione di Daniela Santanchè alla vice presidenza della Camera, andata al pidiellino Simone Baldelli con 274 voti a favore, potrebbe scatenare molto più di un mal di pancia. Berlusconi che cosa fa? Trasferisce la sua residenza a Roma e i maligni, come il sito “il portaborse” che per primo ha riportato la notizia, si scatenano associando la scelta del cavaliere alla probabile decisione di scontare ai domiciliari la pena inflitta al processo mediaset. Troppe cose bollono nel pentolone del Pdl. Silvio Berlusconi ha tenuto all’ora di pranzo a palazzo Grazioli un vertice con lo stato maggiore del partito. Una riunione necessaria per preparare quella che si terrà alle 19 con i gruppi parlamentari di Camera e Senato. Aria tesa che si aggiunge a quella che si respirava ieri sera a palazzo Grazioli nella riunione tra Silvio Berlusconi e lo stato maggiore del partito per discutere, tra l’altro, della questione del nuovo assetto organizzativo da dare a Forza Italia. Ma il nodo è quello dei ruoli da assegnare. Inizialmente si è ipotizzato un organismo ristretto a cinque persone (Angelino Alfano, Denis Verdini, Sandro Bondi e i due capigruppo Renato Brunetta e Renato Schifani) da affiancare alla presidenza di Silvio Berlusconi. Risultava dunque esclusa Daniela Santanché, che attualmente ricopre il ruolo di responsabile propaganda del Pdl, e che già ha dovuto accettare di farsi da parte nell’elezione a vice presidente della Camera che poi è andata a Simone Baldelli.
Letta a Wall Street: bisogna investite in Italia
L’Italia è un Paese “giovane, virtuoso e affidabile” e malgrado abbia superato il tetto del 3% del deficit/pil metterà in atto “gli aggiustamenti” necessari per rispettare gli impegni con l’Europa. Ma per intercettare la ripresa e attrarre capitali dall’estero è necessaria la stabilità politica. Enrico Letta parla a Wall Street, di fronte agli operatori della piazza finanziaria più importante del mondo, e ripete che “l’obiettivo del governo è puntare alla crescita e raggiungere la stabilità politica per far abbassare i tassi di interesse sul debito pubblico, oggi al 4,5%, ma che l’anno prossimo vogliamo portare al 2%. L’obiettivo, dice il premier, “è realizzare dodici mesi consecutivi di crescita, e per farlo dobbiamo continuare sulla strada del consolidamento fiscale”. Il capo del governo ha annunciato che l’esecutivo interverrà sulla spesa pubblica e ha anticipato la nomina di un commissario per la spending review. Sulle continue liti di Pd e Pdl sulle sulle misure fiscali, in particolare sulla cancellazione dell’Imu sulle prime case, Letta ha smentito che “la riforma dell’Imu che abbiamo fatto” sia stata “una concessione a Berlusconi”. “Sta nel mio programma di governo “, ha osservato, “e sono convinto che di questa riforma ne abbiamo bisogno. Un buon compromesso tra le posizioni di tutti nella coalizione, perché abbiamo bisogno di cambiare la legge sugli immobili che crea problemi al mercato interno, che è crollato, e alle famiglie”. Quanto a Destinazione Italia e alla capacità del paese di attrarre investimenti esteri, Letta ha detto: “Noi non siamo bravi a presentare la forza della nostra economia, ma siamo una potenza nel settore manifatturiero e abbiamo molti importanti asset. L’Italia si aprirà al mondo anche con l’imminente Expo di Milano del 2015, che per noi è un appuntamento cruciale”.
Dura lex sed lex, altrimenti è disordine
di Michele Imperio
Dicevano i romani: dura lex sed lex. Tradotto: la legge va applicata secondo la sua giusta interpretazione che piaccia o no altrimenti si crea disordine.
E infatti la legge Severino non è stata applicata secondo la sua retta interpretazione e puntualmente arriva il disordine.
A Berlusconi non interessa più nulla di questo governo se il Pd voterà la sua illegittima decadenza e non crede più a nessuno. Non si fida più nemmeno di Giorgio Napolitano il quale, a suo dire, gli avrebbe promesso un ammorbidimento dei senatori in giunta, lo avrebbe difeso contro le «toghe rosse» e i magistrati della Cassazione, ma poi – di fatto – non ha mosso un dito per lui.
In effetti l’atteggiamento di Giorgio Napolitano in questa vicenda come in altre vicende del passato (stragi e trattativa) è stato molto ambiguo.
Come questo giornale ha più volte detto e come i fatti di questi giorni stanno confermando, è in atto una vendetta dei Poteri Forti Internazionali più atalantisti contro Silvio Belrusconi (come politico) e contro Emilio Riva (come imprenditore) per aver aderito a un progetto di un grande gasdotto russo favorevole agli interessi russi ma contrario agli interessi americani e quindi per aver i due (Berlusconi e Riva) manifestato indaffidibilità internazionale sotto l’aspetto del filoatlantismo, nudo e puro. Vedi: http://lanotteonline.com/2013/09/14/la-vera-storia-dellilva-di-taranto-quella-che-sta-facendo-crollare-il-comparto-italiano-dellacciaio/
Napolitano ha detto di voler prendere le difese sia di Berlusconi che di Riva (“non mi fate dimettere perchè ci sono quelli che vi vogliono asfaltare”). Però mentre per Riva Napolitano si è effettivamente speso un po’ per Berlusconi non ha mosso un dito. Solo ammonimenti, reprimende, minacce e da ultimo perfino insulti (eversivo).
Ma quando mai si è visto che un capo dello stato chiama eversivo un ex capo del governo e tuttora leader del secondo partito di magioranza!
L’attuale premier Enrico Letta, a conferma della sua bassa statura politica e della sua appartenenza ai settori più ambigui e più giustizialisti del suo partito, dice di condividere le parole di Napolitano continua a esternare la sua assurda tesi per cui il PDL deve tenere distinte le vicende di Silvio Berlusconi da quelle del partito e quindi mette ancora più carne al fuoco. Decisamente un minus habens!
Silvio Berlusconi non spera più in un ravvedimento degli alleati/nemici che vogliono cacciarlo dal Parlamento e teme che qualche P.M. voglia arrestarlo come ha già fatto per Riva e per Ligresti.
Ecco quindi il disordine sotto le forme di “muoia Sansone con tutti i filistei”. Parlamento paralizzato, dimissioni di tutti i senatori e i deputati del PDL, elezioni anticipate con un sistema elettorale non ancora riformato, che potrebbe riproporre maggioranze diverse nei due rami del Parlamento.
Tutta questa situazione è anche la conseguenza della assenza ai vertici dello Stato di un soggetto che sappia essere al di sopra delle parti e sappia rappresentare l’unità nazionale. D’altra parte a quella età……………….Se oggi presidente della repubblica fosse stato per esempio un Franco Marini o un Luciano Violante, tutto questo non sarebbe successo.
Le cronache dicono che proprio lo sproloquio di Napolitano nell’ultima sua nota ha irritato ancor di più Silvio Berlusconi il quale ora considera l’inquilino del Quirinale un uomo di parte, «scorretto, inaffidabile» e che “non ha voluto muovere un dito a suo favore”.
Il disordine che si sta creando in questi giorni si ritorcerà sicuramente a danno di chi l’ha provocato, ossia il P.D. E’ inutile dire – come fanno gli esponenti del P.D. – che loro non hanno fatto altro che applicare la legge nello Stato di diritto perché quelli che sanno un po’ di legge capiscono benissimo che dal punto di vista giuridico la legge Severino non era retroattiva e quindi non era applicabile al caso Berlusconi oltre ad avere forti profili di incostituzionalità che andavano mandati al vaglio della Corte Costituzionale. Eppoi anche dal punto di vista politico che senso per un partito schierarsi su una questione giuridicamente controversa con il partito di opposizione M5S pur di far decadere da senatore il leader del partito alleato di governo che li aiuta a sostenere il governo?.
Il P.D. ha quindi mostrato ancora una volta di essere un partito schizofrenico, inaffidabile, incapace di dominare le proprie istanze giustizialiste e di gestire la scena politica e che non sa valutare nemmeno le conseguenze delle proprie iniziative politiche.
Ah dimenticavo! E che non conosce nemmeno il principio basilare proposto dai romani agli antipodi della politica: dura lex sed lex.
Michele Imperio
Delega, Rete imprese ha seri dubbi sui tempi
Buoni propositi ma attuabili in tempi troppo lunghi. Questa la posizione di Rete imprese Italia in merito al testo della delega fiscale che, oggi, ha ricevuto il via libera dall’Aula di Montecitorio. “La delega fiscale contiene indirizzi importanti, ma non crea le condizioni per una riduzione della pressione fiscale in tempi brevi, ragion per cui”, ha dichiarato Rete imprese, “le aspettative che aveva legittimamente generato, rimangono in parte deluse, soprattutto perché si è deciso di destinare le risorse recuperate dall’evasione fiscale, in via prioritaria, alla riduzione del debito pubblico e non alla riduzione della pressione fiscale, così come sarebbe necessario.
Il testo, che tra le altre misure prevede l’incremento dell’utilizzo della fatturazione elettronica insieme ad una rivisitazione della tassazione nel caso di cessione d’impresa a titolo oneroso per ridurre un eccessivo carico fiscale, ha dovuto subire in corso d’opera in Aula, qualche modifica per quanto di carattere formale. Tra queste, proprio quella che prevede la devoluzione al del ricavato derivante dalla lotta all’evasione fiscale al Fondo per la riduzione della pressione fiscale, solo al netto di quanto utile per il mantenimento degli equilibri di bilancio.
Intel punta sul mobile. 1,5 mld in pubblicità per i nuovi processori
Intel lancia la quarta generazione di processori IntelCore e scommette sui dispositivi mobili del futuro, caratterizzati da design accattivante, tecnologie percettive per governarli con un gesto o la voce, basso consumo e prestazioni sempre più vicine a quelle dei computer da tavolo. A sostegno di questa nuova generazione di Ultrabook e tablet, un investimento in comunicazione complessivo nell’ordine di 2 miliardi di dollari (1,47 mld di euro), compresa la pubblicità pagata a metà da Intel con i partner tecnologici che realizzano pc, computer portatili e dispositivi mobili, e una strategia di marketing improntata al contatto diretto con i clienti in negozio, durante eventi dedicati e in azienda. La multinazionale californiana ha scelto infatti di far provare i propri Ultrabook anche a un ristretto gruppo di società che facessero da testimonial delle innovazioni sul campo.
Il redditometro si può contraddire
La Cassazione infligge un duro colpo al redditometro. Infatti, è illegittimo l’accertamento sintetico basato sull’alto tenore di vita se il contribuente dimostra che è frutto di risparmi accumulati negli anni.
Lo ha sancito la Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 21994 del 25 settembre 2013, ha accolto il ricorso di una coppia, moglie e marito, destinatari di un accertamento Irpef per l’alto tenore di vita tenuto, fra acquisti di auto, immobili e viaggi compiuti.
L’atto impositivo era stato subito impugnato di fronte alla Ctp di Napoli che però aveva respinto il ricorso dei contribuenti. La Ctr partenopea aveva confermato. Ora la Cassazione ha completamente ribaltato la decisione: «Non può negarsi, infatti, che il giudice di merito, a fronte della documentazione fornita dai contribuenti, analiticamente indicata nel ricorso in ossequio al principio di autosufficienza, dalla quale, in tesi, sarebbe derivata la prova che il maggior reddito accertato per l’anno 1992 sulla base di indici di capacità contributiva rilevati dall’Ufficio (come il possesso di autovetture e abitazioni) era giustificato dalla disponibilità di capitale accumulato in anni precedenti, si è limitato a negare la produzione di qualsiasi idonea prova contraria».
Per la cultura un fisco soft
Fisco «soft» sulle donazioni dei privati (fino a 10 mila euro) per sovvenzionare manifestazioni culturali.Il senato accende il semaforo verde sul decreto 91/2013 («Valore cultura», come lo ha chiamato il ministro Massimo Bray) col voto unanime della maggioranza, l’astensione del M5S e il «no» della Lega; il testo, che dovrà essere convertito in legge entro l’8 ottobre, sbarcherà nell’aula di Montecitorio il prossimo martedì. Il provvedimento cancella la norma prevista dalla spending review (legge 135/2012) che imponeva un contenimento delle spese nel comparto: gli enti culturali vigilati dal dicastero di via del Collegio romano e i teatri stabili pubblici non dovranno, infatti, più eseguire i tagli orizzontali sulle spese relative a pubblicità e tournée. Meno sacrifici, dunque, e maggiori opportunità di ottenere finanziamenti dai soggetti privati, cui si dà la possibilità di elargire fino a 10 mila euro senza essere gravati da oneri amministrativi, mentre riceve 20 milioni in più (dai 90 previsti dal governo ai 110 aggiunti da palazzo Madama) il fondo per il «tax credit» in favore dell’industria cinematografica, introdotto dalla finanziaria 2008; misura, quest’ultima, caldeggiata da parlamentari bipartisan e da numerosi produttori perché, sostengono, il credito d’imposta è in grado di attrarre ulteriormente gli investimenti stranieri per la realizzazione di film.
Ai raggi X le università
Corsi di laurea privi di standard di sostenibilità finanziaria? Chiusi. Sedi accademiche decentrate senza i requisiti di docenza previsti? Soppresse. L’attività accademica passa sotto i raggi X e, d’ora in poi, dai corsi di studio attivati, agli interventi per il sostegno agli studenti, tutto dovrà essere pianificato secondo la linea dettata dal nuovo Piano di programmazione triennale delle università 2013-2015 firmato ieri dal ministro dell’istruzione e università. Una nuova stretta che definisce obiettivi e regole che le università dovranno seguire per i prossimi tre anni su didattica, ricerca, studenti e fabbisogno del personale. Regole ferree da seguire alla lettera, perché solo chi raggiungerà gli obiettivi «di promozione della qualità e dimensionamento sostenibile del sistema universitario», potrà ricevere finanziamenti aggiuntivi dal ministero, sia attraverso la quota premiale, sia attraverso ulteriori fondi triennali messi a disposizione. Infine bisogna fare in modo che le spese per il reclutamento per il personale siano preventivate nelle programmazioni pluriennali per garantirne la sostenibilità nel medio periodo. Nel nuovo calendario, le università dovranno approvare entro il 31 dicembre di ogni anno il preventivo annuale e entro il 30 giugno adottare il programma triennale.
Pdl all’attacco. Napolitano sorveglia
Sarà un’altra giornata che la politica vivrà trattenendo il respito. In attesa di verificare se la notte ha portato consiglio o meno. Il Pdl è in assetto di guerra. Nel corso della riunione di ieri sera dei gruppi parlamentari del Pdl un lungo applauso ha accolto la proposta del capogruppo al Senato Renato, Schifani, quando ha proposto ai presenti di considerarsi decaduti quando la Giunta voterà quella di Berlusconi nella riunione 4 ottobre. Un Berlusconi che non ha usato certo toni tranquilli nel corso della riunione. “E’ in corso un’operazione eversiva che sovverte lo stato di diritto ad opera di magistratura democratica”, ha affermato, aggiungendo che “sono i giorni più brutti della mia vita. Essere stato buttato fuori per un’accusa così infamante. Sono 55 giorni che non dormo”. Dunque, il Pdl fa quadrato intorno al proprio leader. “Questo è un partito che non si dividerà, è unito e compatto e resterà tale. Perché è stretto intorno al suo leader al quale è legato dall’affetto, dalla stima e dalla forza degli ideali comuni”, le parole del segretario del Pdl Angelino Alfano parlando all’assembla dei gruppi.Ovvi i timori nel governo. “Mentre il presidente del consiglio parla all’Onu e lavora per rafforzare la credibilità internazionale del nostro Paese, mentre affrontiamo emergenze di ogni tipo ci troviamo di fronte a parole e gesti di una gravita assoluta. Se qualcuno pensa che siano forme di pressione. sappia che sono pressioni a vuoto”, così Dario Franceschini prova a fare scudo all’esecutivo. E proprio dalle sponde americane Enrico Letta ha deciso di passare al contrattacco. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il presidente del consiglio avrebbe contattato il suo vice, Angelino Alfano, per annunciargli di essere pronto a lasciare in caso di rotture. Quella del Pdl è “l’ennesima prova di irresponsabilità nei confronti del Paese” per il segretario del Pd, Guglielmo Epifani che ha aggiunto: “Il Pdl pensa a sfasciare tutto, a rendere instabile l’azione del governo volta a risolvere i problemi degli italiani”.
