25 Ottobre 2026, domenica
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Strada spianata al privacy officer

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Strada spianata al privacy officer. In Italia per la sicurezza informatica, poi, c’è un mercato potenziale pari a 590 milioni di euro/anno, considerato che si registra una disponibilità di spesa per difendere la propria privacy online, rapportata ai cittadini italiani utenti di Internet, di 19,20 euro pro-capite/anno. Gli utenti hanno raggiunto una buona consapevolezza dei pericoli che provengono dalla rete e cercano misure di protezione sia tecniche sia attraverso l’intervento del garante della privacy. Lo spiega la ricerca Censis su «Il valore della privacy nell’epoca della personalizzazione dei media», presentata ieri a Roma.

C’è disponibilità a spendere per difendere la propria privacy online. Rapportata ai cittadini italiani utenti di Internet (19,20 euro pro-capite/anno), la cifra complessiva è pari a 590 milioni di euro all’anno. Già ora le imprese operanti nel settore destinano a investimenti in ricerca e sviluppo in media al 15% del loro fatturato complessivo, a fronte di una spesa del 5% che si può evidenziare per le 250 più importanti realtà Ict oggi attive. Crescono i marchi attinenti a questo settore che annualmente vengono depositati. Rispetto all’intero settore dell’information technology, essi rappresentano circa il 7%, con un incremento di 3 punti percentuali nell’arco del decennio.

Ue-Italia, sull’Iva c’è conflitto tra norme

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La fatturazione differita della cessione intracomunitaria influenza l’aliquota Iva applicabile all’acquisto. Questo, almeno, in base alle norme comunitarie, che però, sul punto, non trovano puntuale riscontro nelle norme nazionali: per queste ultime, infatti, occorre rapportarsi al momento di effettuazione dell’operazione (o «fatto generatore»), mentre le prime attribuiscono rilievo al momento di esigibilità dell’imposta.

In relazione alla variazione dell’aliquota scattata il 1° ottobre 2013, la conseguenza della discrasia è che l’acquisto di beni partiti dalla Danimarca a settembre 2013, ma arrivati in Italia e fatturati a ottobre, va tassato con l’aliquota del 21% in base alle regole interne e con quella del 22% secondo le regole dell’Ue.

Azienda in crisi, processo stop

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La crisi di liquidità e la forte esposizione debitoria di una società giustificano la sospensione della sentenza d’appello in attesa del giudizio di Cassazione.

Per i giudici capitolini, la sentenza d’appello deve essere sospesa se la condizione economico-finanziaria della società istante è critica. Il periculum in mora derivante dall’esecutività della sentenza può essere provato da una notevole perdita di esercizio risultante dal bilancio e da una forte esposizione debitoria, che generano mancanza di liquidità e un’elevata percentuale di utilizzo delle linee di fido bancarie. «Situazione aggravata dalla crisi congiunturale che attualmente colpisce l’economia». Naturalmente, deve essere valutata anche la non manifesta inammissibilità e infondatezza del ricorso per Cassazione proposto in relazione alla natura del vizio della sentenza d’appello. Quindi, il giudice tributario ha concesso il provvedimento di sospensione senza richiedere alcuna garanzia al contribuente nelle more del giudizio.

Irap, non basta un dipendente

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Il piccolo professionista è infatti tenuto al pagamento del tributo solo nel caso in cui la sua organizzazione sia un «elemento potenziatore ai fini della produzione di reddito». A fare questa complessa valutazione sarà il giudice tributario, ha sancito la Corte di cassazione con le sentenze n. 22020 e 22022 del 25 settembre 2013, che dovrà accertare, caso per caso, quanto la struttura incida sulla produzione del reddito dello studio. La sezione tributaria del Palazzaccio non è nuova a questa linea interpretativa. In diverse occasione aveva già affermato in passato che, per esempio, un solo dipendente part-time non fa scattare l’obbligo del versamento Irap (per esempio sent. 6440 del 2009). Anche in questo caso la Suprema corte richiama a figure professionali a tempo parziale. Di sicuro c’è che, d’ora in poi, il contratto di lavoro subordinato non sarà più una garanzia assoluta per far ottenere al fisco il versamento di uno dei tributi più discussi degli ultimi anni

La “manovrina” arriverà il 15 ottobre

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La ‘manovrina’ per riportare il rapporto deficit/Pil al 3% nel rispetto degli impegni con l’Europa dovrebbe arrivare sul tavolo del consiglio dei ministri il 15 ottobre, in concomitanza con la Legge di stabilità. Sarebbe questo al momento l’orientamento del governo, secondo quanto riferiscono fonti ben informate. La correzione per riportare il deficit/Pil dal 3,1% tendenziale al 3% vale circa 1,6 miliardi e dovrebbe essere coperta con tagli di spesa ai ministeri e una prima tranche di dismissioni di immobili pubblici. Non è escluso, che l’aumento degli acconti Ires e Irap entro il mese di novembre, previsto inizialmente dal Tesoro a copertura dello stop Iva, possa rimanere come clausola di salvaguardia mentre sembra tramontare l’ipotesi di un ricorso all’aumento delle accise, alla luce dell’aumento dell’aliquota Iva dal 21 al 22% scattato il 1 ottobre scorso.

Visco: alle banche richiesto un netto cambio di passo

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Anche alle banche è oggi richiesto «un netto cambio di passo». Lo ha detto il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nel suo intervento in occasione della presentazione del rapporto sul sistema finanziario italiano della Fondazione Rosselli. Secondo il governatore, «non c’è una soluzione immediata, semplice, per far sì che le banche tornino a svolgere pienamente il loro ruolo di sostegno all’attività economica. Occorre proseguire nell’azione volta a recuperare redditività e a rafforzare il patrimonio, ad adeguare le strategie aziendali alle mutate condizioni tecnologiche e di mercato». Visco ha inoltre affermato che per le banche popolari «di grandi dimensioni e ad ampia operatività, anche territoriale, la forma giuridica più adeguata è quella della società per azioni», mentre le fondazioni devono «diversificare i propri portafogli per ridurre la dipendenza dai risultati della banca di riferimento; soprattutto, devono evitare di interferire nella governance e nelle scelte imprenditoriali degli intermediari».

Blitz contro gang ‘latinos’ a Milano, 25 arresti

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E’ in corso da stamattina all’alba una vasta operazione della Squadra Mobile di Milano contro la ‘MS13′, una nota e pericolosa gang di strada composta perlopiu’da latinoamericani. La polizia sta eseguendo ordinanze di custodia cautelare nei confronti 25 persone di eta’ compresa tra i 17 e i 36 anni, in maggioranza salvadoregni, accusati di associazione a delinquere, rapina, lesioni, detenzione e porto di armi da taglio. Si procede per fatti che vanno da ottobre 2010 a settembre 2012. I gip che hanno emesso le ordinanze sono Andrea Antonio Salemme (tribunale ordinario) e Rosanna Calzolari (tribunale dei minori). In particolare le investigazioni hanno evidenziato che il gruppo si era strutturato in modo gerarchico, attribuendo a ciascun partecipe ruoli ben definiti in relazione alle attivita’ da realizzare. Ulteriori dettagli saranno forniti in conferenza stampaalle 11 in questura.

Prima casa: l’acconto Imu reintrodotto dall’emendamento Pd costerebbe 1,2 miliardi

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Vale 1,25 miliardi di euro l’emendamento di matrice Pd al Dl 102/2013 che punta a far pagare l’acconto dell’Imu ai proprietari di abitazioni principali con una rendita catastale superiore a 750 euro. Se poi si considera anche il pagamento del saldo del 16 dicembre – che non è ancora stato abolito – l’importo da versare sale a quasi 2,5 miliardi di euro. A pagare, però, non saranno tutti i contribuenti, ma solo coloro che possiedono le prime case dal valore catastale più elevato: in pratica, 4,7 milioni di prime case su 19,7 milioni.

Il meccanismo. A questi numeri si può arrivare partendo dalle ipotesi presentate lo scorso 7 agosto dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, per la revisione della tassazione immobiliare. Una delle nove soluzioni prospettate dai tecnici di Via XX Settembre – la 3.1 – prevedeva proprio di esentare le abitazioni principali con un valore catastale sotto una certa soglia.

Le cifre. La scelta di legare l’eliminazione dell’Imu alla rendita catastale deriva dal fatto che non si può fare affidamento solo sulla categoria catastale per discriminare il valore delle abitazioni. Gli immobili di pregio accatastati nelle classi di lusso, infatti, sono solo 73mila in tutta Italia, mentre più del 70% delle case ricade nelle due categorie intermedie, le A/3 (abitazioni economiche) e A/2 (abitazioni civili). Se l’emendamento del Pd dovesse diventare legge, in pratica, lo Stato spenderebbe 1,5 miliardi per esentare i tre quarti delle prime case, facendo pagare 2,5 miliardi ai proprietari del 25% di abitazioni più ricche.

Mps: maxi aumento da 2,5 miliardi. Tetto di 500mila euro a stipendi

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Cura più drastica e tempi stretti per eseguirla. Nel nuovo piano industriale di Banca Monte dei Paschi, approvato oggi dopo la lunga trattativa con il Mef e soprattutto con la Commissione europea (che ha chiesto di agire con mano più pesante rispetto alla versione presentata tre mesi fa) c’è la chiusura di 150 sportelli (oltre ai 400 già previsti dal piano 2012/2015), una riduzione di altri 3.300 dipendenti (oltre ai 4.700 già in uscita) e un’ulteriore spinta all’efficienza, con un rapporto costi/ricavi che al 2017 dovrà essere al 50%, anziché il 58% cui si puntava per il 2015.

Un cambio di pelle e di passo anche per la struttura manageriale, con l’impegno a ridurre di 440 milioni le spese amministrative, compreso un tetto di 500mila euro per lo stipendio di consiglieri e top manager entro l’aumento di capitale o il rimborso integrale dei Monti bond. Grazie a una struttura più leggera, la banca punta ad accelerare sensibilmente sulla redditività: inizialmente si puntava a 600 milioni di utile netto per il 2015, ora l’obiettivo è farne 900 nel 2017. Il mercato, intanto, sembra ottimista: oggi in borsa il titolo ha chiuso in forte rialzo, a +6,26%.

Atene ora presenta il conto alla rieletta Merkel: 220 miliardi per i danni di guerra

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Tra Grecia e Germania torna la polemica sulla tormentata questione dei danni di guerra perpetrati da nazisti nel corso della Seconda Guerra mondiale. Dopo sei anni di economia in recessione il New York Times ha reso noto l’esistenza di un rapporto di una commissione di esperti del governo di Antonis Samaras di ben 80 pagine che elenca i danni alle infrastrutture, i furti di reperti archeologici e i prestiti forzosi che la Germania nazista avrebbe causato e imposto alla Grecia dal 1941 al 1945.

Tutto questo mentre ad Atene è tornata prepotente la voglia di chiedere i danni di guerra alla Germania di Angela Merkel, che qui non è molto popolare, come rivalsa per le dure politiche di austerità che Berlino avrebbe imposto, insieme alla troika, in cambio degli aiuti, pari a 240 miliardi di euro.

Ma Atene dovette rinunciare alle sue pretese di vedersi ripagare i danni di guerra nell’entità voluta. Insomma per tutti questi motivi i danni di guerra provocati dalla Germania nazista è una ferita ancora aperta in Grecia e non solo per le numerose stragi perpetrate dai soldati del Terzo Reich come rappresaglie sulla popolazione civile ma per l’intervento di Washington e Londra che avevano messo a tacere le pretese elleniche.

Anche la cifra relativo al prestito bancario forzoso è un tema molto dibattuto e controverso. Il prestito è stato fatto in dracme in un momento di iperinflazione oltre 70 anni fa. Traducendo questo prestito in moneta attuale è una operazione molto complessa e la questione di quanto dovrebbe essere valutato l’interesse da applicare è oggetto di aspro dibattito tra gli esperti. Una stima prudente fatta da un ex ministro delle finanze greco, ha considerato il valore del prestito forzoso a soli 24 miliardi di dollari ma altri contestano queste cifre.

Pochi ad Atene credono che l’uscita del rapporto governativo sia stato un incidente di percorso visto che i dettagli del rapporto sono stati fatti trapelare dal giornale greco Real News il 22 settembre scorso, il giorno che i tedeschi sono andati alle urne ed eletto per la terza volta come cancelliere, Angela Merkel.