26 Ottobre 2026, lunedì
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Piccoli creditori senza tutela

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Giustizia sempre più lontana, tanto che un credito di poche migliaia di euro non ha più nessuna possibilità di essere tutelato. E ‘uno degli effetti della manovra di stabilità che inizia in questi giorni il suo percorso parlamentare. Infatti una delle misure della manovra sarà quello di render molto più oneroso il costo dell’accesso al servizio giustizia: a tal punto da non rendere più conveniente avviare un’azione giudiziaria per importi di cinque o diecimila euro.

Infatti l’anticipazione forfettaria per le spese di notifica a carico degli uffici che viene più che triplicata, passando da 8 a 25 euro. Oltretutto il contributo in misura fissa incide in misura proporzionalmente più forte per le cause di importo inferiore. A questo si deve aggiungere la cancellazione dei tribunali minori che ha accentrato in quelli di maggiori dimensioni le sedi degli ufficiali giudiziari che devono fare le notifiche e curare le esecuzioni. Una delle conseguenze è che l’indennità di trasferta degli ufficiali giudiziari costerà in di più in molti casi a causa del rimborso chilometrico che è proporzionale alla distanza che deve essere percorsa.

Questo nuovo balzello si aggiunge all’incremento del contributo unificato per le spese di giustizia che negli ultimi 10 anni è si è quintuplicato. Basti pensare che per un ricorso al Tar alcuni anni fa si spendevano 340 euro e ora siamo a quota 650, ma nel caso di appalti oltre 1 milione di euro si arriva fino a 6mila euro. Oppure che le cause di valore  fino a 1033 euro erano esenti e ora si pagano 62 euro tra contributo unificato e anticipazione delle spese di notifica.

Stuprata dal maniaco: “È concorso di colpa, gli ha aperto la porta”

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Ha aperto la porta all’uomo che poi l’avrebbe violentata? Non ha diritto al risarcimento: ha contribuito allo stupro. Insomma, come dire, che quasi sarebbe stata «consenziente».

Nel 2007 aveva 74 anni. Una donna che non si è mai sposata, molto religiosa. Ma a casa sua un giorno arrivò il «diavolo».
Un uomo, poi dichiarato seminfermo di mente, che bussa. Lei apre. Lui la strattona, la picchia, la violenta. A processo il maniaco sceglie il rito abbreviato e se la cava con quattro anni. Oggi è libero. La vittima, invece, è ancora prigioniera: la depressione non l’ha più abbandonata. E ora ha un nuovo nemico: la Repubblica italiana. Il suo violentatore avrebbe dovuto risarcirla, come sentenziato dal Tribunale, con 30.000 euro. Ma quello, squattrinato, s’è ben guardato dal farlo. I legali dell’anziana hanno allora citato in giudizio la Presidenza del consiglio dei ministri, fidando su una direttiva europea del 2004 che in caso di insolvenza del responsabile impone al Paese di residenza di garantire un indennizzo a chi abbia subito un crimine violento. Deciderà il giudice. Intanto, l’Avvocatura di Stato s’è opposta, come logico nel gioco delle parti, sollevando mille eccezioni. Tra tutte una risalta. Suona più o meno così: «La parte attrice ha aperto consapevolmente e incautamente ad uno sconosciuto: pertanto deve rispondere a titolo di concorso di colpa di quanto accaduto».

Insomma: non aprite quella porta. E più che il titolo d’un vecchio film horror è l’orrore che trasuda da un atto giudiziario che s’inserisce nel solco della triste giurisprudenza statale sui crimini del sesso. Favorisce il suo stupratore chi, ignara, socchiude l’uscio al trillo del campanello così come agevolava il suo aggressore la ragazza che indossava jeans così stretti da lasciar presumere che se non ci fosse stata «la sua fattiva collaborazione mai alcuna violenza intima avrebbe potuto esserle usata»: era il 1999, e la Terza sezione della Cassazione il suo convincimento lo affidava a una sentenza prontamente messa in naftalina tanto era assurda. Eppure, è stato necessario attendere il 2008 perché la Suprema Corte, sempre attraverso la Terza sezione, riconoscesse che «i jeans non sono paragonabili ad una cintura di castità» e che dunque, a ben considerare, non sono d’ostacolo alla violenza sessuale.

Caserta, scandalo all’Asl: 400 medici assistevano 6mila pazienti «fantasma»

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Una commistione tra medici che avevano in lista pazienti morti o trasferiti all’estero e dirigenti apicali dell’Asl di Caserta il cui comportamento viene definito “negligente e poco attento”, dalla Guardia di Finanza del comando provinciale di Caserta. Tutto questo ha portato alla scoperta di 400 medici dei 104 comuni casertani che avevano in “carico” 6000 pazienti che non avevano dirittto e per i quali percepivano rimborsi, con un danno erariale di oltre 1,5 milioni di euro.

E’ clamoroso l’esito dell’indagine svolta dalla Guardia di Finanza di Caserta, guidata dal colonnello Giuseppe Verrocchi, che è iniziata alla fine del 2012, e che è andata avanti analizzando e incrociando i dati acquisiti presso i comuni della provincia e incrociandoli con quelli contenuti nell’anagrafetributaria e nel «database» in uso al servizio di gestione e sistema informativo dell’Asl di Caserta.

Le cifre danno la misura del fenomeno: i 400 medici di base, per l’assistenza sanitaria, percepivano l’indennità per 1.215 persone morte, 2.010 emigrati all’estero e 2.763 emigrate fuori provincia. Il danno erariale, come detto, è stato di oltre 1,5 milioni di euro.

Maradona va da Fazio e fa il gesto dell’ombrello al Fisco

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Diego Maradonaospite di Fabio Fazio aChe tempo che fa. Si parla di calcio? No, di fisco. Il Pibe de Oro parla dei suo contenzioso con Equitalia e sfodera in diretta il gesto dell’ombrello per il fisco. Fazio rimane in silenzio attonito e guarda il suo “amico Diego” che sulla Rai si prende gioco del fisco italiano. Maradona affronterà il fisco, per questo, dice, di essere tornato in Italia. “Io non sono mai stato un evasore. Io non ho mai firmato contratto. Chi li ha firmati può andare in giro in Italia tranquillamente. Tanti volevano transare per me con fisco per farsi pubblicità, ma io ho detto no, io non sono un evasore, voglio andare in fondo”. Le polemiche per quel gesto contro Equitalia le apre subito Matteo Salvini.

“Quanto ha preso?” – Il leghista su facebook scrive: “Il povero Maradona ospite di Fazio, stasera su Rai 3. Uno schifo – ha scritto sulla sua pagina Facebook il vicesegretario della Lega Nord Matteo Salvini – Che ci vada gratis è una barzelletta, a cui non crede nessuno. Scommettiamo che la RAI (cioè noi) sborserà un sacco di quattrini per questa intervista?!? Che occupi un servizio pubblico è una presa per il culo. Ma licenziare il milionario Fazio, non si può?”. Poi arriva anche la critica del viceministro dell’Economia Stefano Fassina: “Maradona fa il gesto dell’ombrello a Equitalia? È un gesto da miserabile e credo che vada perseguito con grande determinazione”.  Maradona però viene accolto da Fazio come un intellettuale. Così l’ex giocatore del Napoli dice la sua sulla politica: “La cosa che ho capito nella vita è che gli Stati Uniti credono di comandare il mondo ma non siamo tutti americani”. Infine arriva il passato.

BLITZ ANTIDROGA DEI ROS, 71 ARRESTI TRA ITALIA E BALCANI

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È scattata questa mattina, all’alba, l’operazione ‘Ellenika’ dei carabinieri del Ros contro il traffico internazionale di stupefacenti. Il blitz, ancora in corso tra Italia, Albania, Bosnia e Kosovo, ha portato all’arresto di 71 persone, disposto dalla Procura distrettuale antimafia dell’Aquila.
L’accusa a carico degli arrestati è quella di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Sequestrati oltre due quintali di eroina afgana e 5 quintali di marijuana. Nel mirino del Ros una organizzazione ramificata in diversi paesi e regioni, ritenuta responsabile del traffico di centinaia di chili di eroina e marijuana. Le indagini, spiegano gli investigatori, sono state sviluppate nell’ambito di un progetto europeo di contrasto alla criminalità balcanica, con il supporto di Europol e della Dcsa, in stretta collaborazione con la polizia albanese, bosniaca, slovena, croata e kosovara.
Gli oltre due quintali di eroina e i cinque quintali di marijuana sequestrati erano destinati ad una organizzazione radicata in Abruzzo, che commercializzava la droga sul mercato locale e su quelli delle Marche e della Puglia.

Camorra: morto il boss Nuvoletta

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Angelo Nuvoletta, boss della camorra condannato all’ergastolo per l’omicidio del giornalista del Mattino Giancarlo Siani, è morto domenica nell’ospedale di Parma, dove era ricoverato. Nuvoletta, 71 anni, capo della camorra a Marano, arrestato nel maggio 2001 dopo 17 anni di latitanza, era detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Spoleto e poi in ospedale a Parma. Fra gli omicidi contestatigli, vi sono quelli di cinque affiliati del clan Alfieri, strangolati e poi sciolti nell’acido, oltre a traffico di stupefacenti, estorsione, possesso di armi ed esplosivo, intimidazione, controllo degli appalti pubblici.

Nuvoletta era considerato uno dei grandi capi della camorra, a lungo nell’elenco dei trenta latitanti di massima pericolosità. La sua «famiglia» da decenni aveva allacciato stretti rapporti di collaborazione con la mafia.

Il clan era governato da i tre fratelli: Lorenzo, Ciro e Angelo. Il primo, morto in carcere , era considerato il capo; Ciro, ucciso in un agguato nella guerra di camorra fra i Nuvoletta-Gionta e i Bardellino-Alfieri-Galasso-Verde, era considerato il più sanguinario del gruppo; Angelo era invece la «mente» del clan ed era lui che ne gestiva gli affari economici e che teneva i contatti con Cosa Nostra e, in particolare, con la cosca dei Corleonesi di Riina e Provenzano.

Commerciante svuotava le slot e simulava furto per debiti

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Era in completo dissesto finanziario a causa dell’uso smodato di sostanza stupefacenti come la cocaina così un esercente di Merano in provincia di Bolzano ha pensato di far cassa a modo suo svaligiando le slot dei videopoker che aveva nel locale commerciale. Dopo aver prelevato il contante nelle macchinette per la prima volta e denunciato un finto furto, l’uomo ha pensato di poter ritentare l’impresa una seconda volta con la stessa tecnica ma è stato scoperto dai carabinieri. I militari dell’arma infatti insospettiti dalle troppe incongruenze nel racconto del commerciante e dai continui furti hanno avviato un’inchiesta sul caso che ha portato alla luce il finto furto e all’arresto di quattro persone. In breve tempo, infatti l’indagine dei carabinieri, coordinata dal Pm di Bolzano Igor Secco, ha scoperto che l’uomo era un abituale assuntore di cocaina e che frequentava personaggi poco raccomandabili del mondo della droga. A questo punto sono scattati ulteriori controlli che hanno scoperto un traffico di droga tra Milano, Novara e Bolzano. Questa mattina su disposizione del gip di Bolzano, Silvia Monaco, sono state così eseguite quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere e numerose perquisizioni nei confronti di una quindicina di indagati accusati avari titolo di detenzione ai fini di spaccio e furto aggravato.

Modena, rischiano 6 anni gli stupratori della sedicenne

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Sono cinque ragazzi appartenenti ad altrettante famiglie della Modena “bene”, hanno 17 e 18 anni. Sono accusati di avere stuprato una loro compagna di 16 anni, in casa, durante una festa tra amici.
A denunciarli la ragazzina, che ai carabinieri ha raccontato che, dopo averla indotta a bere alcuni drink, i cinque l’hanno trascinata in bagno e costretta, a turno, ad avere con loro rapporti sessuali completi.
I ragazzi ora rischiano dai 6 ai 12 anni di carcere.
La giovane si è recata in caserma con sua madre e ai militari ha raccontato, come si legge nella nota dell’Arma, che “dopo averla indotta a bere svariati drink alcolici, i cinque ragazzi l’avrebbero trascinata e chiusa in bagno dove, alternandosi tra di loro, mentre uno faceva il palo alla porta, l’avrebbero costretta ad atti e rapporti sessuali completi”. Dopo la violenza, spiegano i carabinieri, i giovani si sarebbero comportati come nulla fosse. Anzi i cinque avrebbero mostrato “un atteggiamento di scherno nei confronti della ragazza e si sarebbero vantati dell’“impresa” con gli altri amici”.

Terra dei Fuochi: arrestata nomade che bruciava quintali di elettrodomestici e plastica

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Nella Terra dei Fuochi, c’è ancora chi accende i roghi tossici. Oggi pomeriggio, un’alta colonna di denso fumo nero, che si alzava nella zona di via san Salvatore a Casoria, ha fatto scattare l’allarme.

I carabinieri hanno fermato ed arrestato Lubiuka Javanovic, 57 anni, residente nel campo nomadi di via san Salvatore, mentre alimentava con plastica, vecchi copertoni e materiale di scarto un enorme falò nel quale bruciavano componenti di elettrodomestici, batterie esauste e anche sacchetti dei rifiuti urbani, per circa una decina di quintali di materiale altamente tossico.

I carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di Casoria, diretta dal capitano Pierangelo Iannicca, hanno fatto intervenire due squadre dei vigili del fuoco che hanno impiagato diverse ore per spegnere il rogo. La donna è stata rinchiusa in una camera di sicurezza in attesa di essere processata per direttissima.

PADOVA, COMUNE E PROVINCIA NELLA BUFERA: ARRESTATI FUNZIONARI

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I carabinieri e i finanzieri dei comandi provinciali di Padova hanno dato esecuzione a sette provvedimenti di custodia cautelare a carico di altrettanti funzionari pubblici e imprenditori. L’operazione è stata denominata “Pantano”. L’ipotesi di reato è associazione a delinquere finalizzata a numerosi reati contro la Pubblica amministrazione. Le amministrazioni interessate sono Comune, Provincia, Ater ed Esercito italiano. Nella bufera anche l’ex deputato pdl, Filippo Ascierto. In manette sono finiti 5 dipendenti pubblici e 3 imprenditori per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Indagato anche l’ex deputato del Pdl Filippo Ascierto, la sua compagna, e il sindaco di Villafranca Padovana Luciano Salvò (ex assessore provinciale di Padova) e funzionari del Comune, della Provincia, dell’Ater, un ufficiale dell’Esercito e numerosi imprenditori edili. Sono oltre 100 i finanzieri e carabinieri impiegati nelle 40 perquisizioni a carico dei 30 indagati.
Gli imprenditori sono: Roberto Unizzi, Andrea Caporello, Manuel Marcon. Ai domiciliari sono finiti Aldo Marcon (direttore Ater di Venezia), Nazario Borina, Massimo Berto, Simonetta Liviero e il ten col. Roberto Lasalvia. L’operazione “Pantano” è stata condotta all’alba di oggi tesa a scoprire un sistema di mala amministrazione della cosa pubblica. Da quanto si è appreso l’organizzazione si sarebbe basata su un accordo tra dirigenti e funzionari pubblici infedeli ed imprenditori senza scrupoli. Le forze dell’ordine hanno dato esecuzione a sette provvedimenti restrittivi della libertà personale emessi dal gip di Padova nei confronti di altrettanti soggetti, responsabili, a vario titolo, di «associazione a delinquere finalizzata a commettere un numero indeterminato di reati contro la Pubblica Amministrazione, tra i quali turbativa di asta, abuso di ufficio e corruzione».

Contestualmente sono state eseguite 38 perquisizioni a domicilio ed uffici nonché notificati ulteriori 22 avvisi di garanzia ad altrettanti indagati. Le misure cautelari sono la conclusione di una complessa attività investigativa avviata nel gennaio 2011, condotta con ausilio attività tecniche e riscontri sul campo e terminata nel settembre 2012.