Se la p.a. non ha pagato i suoi crediti le tasse possono aspettare. Almeno fino alla fine dell’anno e per un importo corrispondente alle fatture inevase. Le somme dovute dallo Stato per forniture e servizi potranno essere utilizzate anche per saldare il conto di accertamenti con adesione o mediazioni tributarie. Mentre il limite annuo per le compensazioni fiscali dal 2014 balzerà da 700 mila a 1 milione di euro, che saliranno a 2 milioni per le aziende con bilancio certificato da una società di revisione e a 4 per le quotate. È quanto prevede la bozza di decreto legge «Fare-bis», che, secondo quanto ha annunciato ieri il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, dovrebbe andare entro le prossime due settimane all’esame del consiglio dei ministri.
Il provvedimento (i cui contenuti, ovviamente ancora suscettibili di modifiche e integrazioni, sono sintetizzati nella tabella in pagina) porta con sé una nuova spinta allo smaltimento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni nei confronti di imprese, autonomi e professionisti.
Niente tasse se la p.a. non paga
Bilanci, avviso ai comuni
La Corte dei conti lancia un avviso per i bilanci dei comuni nel ricorrere all’esercizio provvisorio. In un contesto caratterizzato da continui rinvii del termine di approvazione del bilancio di previsione, gli enti locali dovranno vigilare sul particolare regime delle spese nella misura non superiore di un dodicesimo delle somme previste nell’ultimo bilancio approvato. Per evitare rischi della tenuta dei conti, è prudente che gli enti locali provvedano in corso d’anno a controllare e a monitorare l’intera gestione finanziaria.
È quanto ha rilevato, ieri con la delibera n. 22, la Sezione autonomie della Corte dei conti, nel rendere note le proprie indicazioni per la gestione delle risorse nel caso del protrarsi dell’esercizio provvisorio e gli indirizzi relativi al bilancio di previsione 2013. Un documento, questo, che a causa dei continui rinvii dei termini di legge, la stessa magistratura contabile ha statuito di dover ritenere sostitutivo delle consuete linee guida elaborate annualmente dopo la legge finanziaria del 2006.
Arredi, è corsa contro il tempo
Per la fruizione del «bonus mobili» del 2013, necessario aver sostenuto le spese di ristrutturazione edilizia entro l’anno. In caso contrario, la detrazione si perde. Il comma 2, dell’art. 16, dl n. 63/2013, che la bozza di legge di Stabilità modifica, estendendo l’applicazione della detrazione sugli arredi a tutto il 2014 (spese sostenute dal 6/6/2013 al 31/12/2014), collega detto bonus alla fruizione di quello sulle ristrutturazioni, di cui al comma 1, del medesimo articolo, che rinvia a sua volta alle disposizioni del comma 1, art. 11, dl 83/2012. Tale impostazione è riscontrabile anche all’interno del recente documento di prassi dell’Agenzia delle entrate (circ. 18/9/2013 n. 29/E) nel passo in cui si precisa che «i contribuenti ammessi a beneficiare della detrazione per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici sono i medesimi contribuenti che fruiscono della detrazione del 50% per aver sostenuto spese riguardanti gli interventi di recupero del patrimonio edilizio».
E ciò nonostante la legge di bilancio per il prossimo anno abbia prorogato la detrazione appena indicata, nella medesima misura (50%) di un ulteriore anno ovvero fino al 31/12/2014.
Il Lussemburgo ripensa il suo modello finanziario puntando sulla Cina
Due gruppi bancari cinesi (Bank of China e Icbc) si sono già insediati nel Granducato e altri due sono in arrivo. E saranno i benvenuti. Perché da qualche tempo il Lussemburgo ambisce a diventare una piattaforma internazionale per la gestione del renminbi, la divisa cinese, all’interno della zona euro.
Tredicesima piazza finanziaria mondiale e secondo centro internazionale, dopo gli Stati Uniti, per quanto riguarda i fondi di investimento, il Lussemburgo, dopo la scomparsa programmata del segreto bancario, all’origine della sua prosperità economica, è ora alla ricerca di un nuovo modello finanziario, per scrollarsi di dosso l’immagine di paradiso off-shore e di santuario della frode fiscale e del riciclaggio in Europa. Un’impresa non facile, anche perché, secondo i dati del Crf (Cellule de renseignement financier) del ministero della giustizia, nel 2012 sono state ben 169 (in aumento del 32% rispetto all’anno precedente) le inchieste per riciclaggio, 87 delle quali hanno portato a una condanna.
Una decisione che ha provocato uno shock nella piazza finanziaria locale e innescato la partenza massiccia dei capitali di clienti stranieri. La metà delle 120 banche del paese attive nella gestione privata potrebbe scomparire, secondo gli esperti, anche perché ora gli istituti di credito lussemburghesi conservano soltanto i clienti che hanno dichiarato alle autorità fiscali del loro paese l’esistenza dei conti in Lussemburgo.
Per sopravvivere il settore finanziario dovrà per forza di cose diversificarsi e puntare sull’internazionalizzazione. La Cina è sempre più vicina.
Eataly e Fao, accordo per sostenere l’agricoltura familiare
La Fao e Eataly collaboreranno a sostegno di piccoli proprietari terrieri in Africa e in America Latina e di progetti di agricoltura familiare, nel quadro del prossimo Anno internazionale dell’agricoltura familiare nel 2014. L’accordo fra il direttore generale dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, José Graziano da Silva, e l’amministratore delegato di Eataly, Nicola Farinetti, è stato firmato oggi a Roma. Il progetto prevede una serie di iniziative congiunte volte a migliorare la produttività e l’accesso ai mercati dei piccoli produttori.
In manette dirigente Agenzia delle entrate di Pesaro
La direzione regionale delle Marche dell’Agenzia delle Entrate «ha offerto da subito la massima collaborazione» all’autorità giudiziaria per far piena luce sulla vicenda che ha portato all’arresto di un dirigente della direzione provinciale di Pesaro e Urbino, nell’ambito di un’inchiesta in cui si ipotizza il reato di corruzione e concussione. L’amministrazione, si legge in una nota dell’Agenzia delle Entrate, «aveva già autonomamente avviato l’iter previsto dalla normativa disciplinare accertando profili di illegittimità amministrativa per i quali era stata disposta la sanzione della sospensione disciplinare dal servizio unitamente alla revoca dell’incarico dirigenziale». In questo momento, commenta il direttore regionale delle Marche Carlo Palumbo, «la priorità è accertare la verità dei fatti, assicurare piena collaborazione alle autorità inquirenti e tutelare la serenità dei nostri colleghi funzionari che operano ogni giorno con onestà e impegno». L’Agenzia delle Entrate «condanna con risolutezza qualsiasi comportamento disonesto e da anni orienta i propri sistemi di controllo interno nell’individuazione e prevenzione di ogni possibile abuso con particolare riferimento ai potenziali comportamenti fraudolenti».
I vincitori del “Premio Italia Diritti Umani 2013”
La drammaturga Doriana Vovola, il giornalista Rai Marcello Ugolini e il portale web “Frontiere news” hanno vinto il “Premio Diritti Umani 2013” organizzato dalla Free Lance International Press, in collaborazione con Amnesty Italia, presso l’aula magna della facoltà valdese di Roma, per ricordare il vice presidente dell’associazione, Antonio Russo, ucciso in Georgia nel duemila mentre indagava sulla tragedia cecena per radio radicale. Queste le motivazioni, per Doriana Vovola: “Doriana Vovola svolge da anni una preziosa operazione culturale volta a restituire al teatro la sua forza, il suo perché originario in quanto efficace amplificazione dell’ attualità, contrastando lo scollamento degli autori teatrali stessi dalle tematiche di carattere sociale, ambientale e civile, invogliandoli ad utilizzare il mezzo e la poetica teatrali per favorire l’ascolto dell’Altro ed ampliare lo sguardo, oltre i tanti strappi e le tante zone d’ombra, verso una reale consapevolezza della rete di interdipendenza di diritti e doveri di tutti gli individui e di tutti i popoli.
Particolarmente degna di nota è poi la sua ferma volontà di salvare dall’oblìo la figura e l’opera di Antonio Russo, da lei suggestivamente definito “un essere umano senza serrature”, una “gola instancabile” che “non poteva non gridare insieme ai bambini o ricordare insieme ai vecchi” o “non sperare insieme a madri e padri”. A lui Doriana ha voluto dedicare il Premio di drammaturgia Etica in Atto da lei stessa creato, giunto quest’anno alla sua quinta edizione.” Per Marcello Ugolini:” per il libro Retroscena di un inviato speciale (Fontana di Trevi edizioni) Rischiando spesso la propria vita per il suo lavoro pluridecennale di inviato, anche con questo volume Marcello Ugolini testimonia i retroscena di guerre che hanno martoriato il nostro pianeta nell’ultimo ventennio. Incontri con personalità forti come Madre Teresa di Calcutta, scuotono il lettore imponendo un momento di riflessione su ciò che veramente è accaduto e soprattutto su come, a volte superficialmente, ci viene raccontato dai mass-media.” Per il portale web Frontiere news: “Per la passione e la costanza con cui racconta ogni giorno storie di diritti umani, privilegiando il punto di vista e l’esperienza umana, di sofferenza e di lotta, di chi non ha voce, di chi non ha potere e lotta quotidianamente per la riaffermazione dei suoi diritti e della sua dignità”.
Prima della premiazione, molto attesa quest’anno, come negli altri anni, presentati da Neria De Giovanni, giornalista e Presidente dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari, presentatrice del Premio, si sono succeduti interventi sullo stato dell’informazione, sul rispetto dei diritti umani e alcuni tesi a ricordare la figura di Antonio Russo: Luigi De Salvia – Segretario generale di Religions for peace/sezione italiana, “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza pace”, 50 anni dopo la Pacem in terris; Sergio Di Cori Modigliani, giornalista e scrittore, direttore di “ libero pensiero: la casa degli italiani esuli in patria”: “Diritti civili e libertà mediatica”; Antimo della Valle: giornalista, saggista e direttore di Editorpress:“Digital Media nelle zone di guerra”; Mariano Giustino: giornalista e direttore della rivista “Diritto e Libertà”: “La ricerca della verità nel giornalismo di Antonio Russo”; Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, sezione Italia: “Raccontare il mondo dei senza voce”; Roberto Fantini, formatore EDU di Amnesty International, responsabile per i diritti umani della Flip: “I diritti umani fra passato e futuro”; Virgilio Violo, giornalista, presidente della Free Lance International Press: “Informazione e diritti umani in Italia”; Andrea D’Emilio – neo-laureato in filosofia: “Antonio Russo: un abruzzese raccontato da un abruzzese”. Dopo un ottimo rinfresco offerto dalla ditta “I genuini sapori di Puglia di Morea Domenico”, a seguire una commovente “Orazione civile per Antonio Russo” di e con Ferdinando Maddaloni. Le motivazioni del Premio sono state lette dagli attori: Giuseppe Lorin, Chiara Pavoni, Rita Gianini mentre opere d’arte sono state donate ai premiati dagli artisti Barbara Berardicurti, Silvio Parrello e Luca Baronchelli.
Partito dieci anni fa per ricordare il giornalista, il premio va acquisendo di anno in anno sempre più consenso e notorietà, nonostante Antonio Russo sia stato un giornalista scomodo per l’ordine precostituito in quanto non iscritto all’ordine dei giornalisti di cui ne contestava l’esistenza, ma solo alla Free Lance International Press di cui ne era il Vicepresidente. Lo scopo è quello di voler dare un giusto riconoscimento a coloro che, per la loro attività, si sono distinti nel campo dei diritti umani. In un mondo in cui il profitto sembra essere lo scopo ultimo di ogni intento, bisogna sostenere chi lotta veramente, sacrificando spesso gran parte (o del tutto) la propria esistenza per aiutare il prossimo.
nella foto, partendo da sinistra, il Presidente della Free Lance International Press Virgilio Violo con i vincitori del premio: la drammaturga Doriana Vovola, il giornalista Rai Marcello Ugolini e Joshua Evangelista, direttore del portale web “Frontiere news”.
LA NASCITA DEL MONDO “DE-AMERICANIZZATO” di Pepe Escobar
di PEPE ESCOBAR
Volentieri riceviamo e pubblichiamo:
Ci siamo. La Cina ne ha avuto abbastanza. La sfida (diplomatica) è aperta. È arrivato il momento di costruire un mondo “de- Americanizzato”. È arrivato il momento che una “nuova valuta di riserva internazionale” rimpiazzi il dollaro statunitense. È tutto qui, in un editoriale di Xinhua, direttamente dalla bocca del dragone. E l’anno a cui si riferisce è solo il 2013. Allacciatevi le cinture di sicurezza- specialmente voi dell’elite di Washington. Sarà un viaggio difficile.
Sono passati i giorni del basso profilo di Deng Xiaoping. L’editorale di Xinhua indica nella recente minaccia di uno shutdown statunitense il pretesto per il ritorno del dragone. Dopo la crisi finanziata causata da Wall Street, dopo la guerra in Iraq, un “mondo confuso”, e non solo la Cina, desidera un cambiamento. Il seguente paragrafo non potrebbe essere più esplicito: Piuttosto che onorare i suoi doveri da potenza leader responsabile, Washington ha abusato egoisticamente del proprio status di super potenza e ha, semmai, apportato ulteriore caos al mondo intero allargando ovunque l’incertezza finanziaria, istigando le tensioni regionali nel mezzo di dispute territoriali e combattendo guerre ingiustificate mascherate grazie a totali falsità. La soluzione, per Pechino, è “de- Americanizzare” l’attuale equilibrio geopolitico- a partire da una partecipazione più attiva al Fondo Monetario Internazione e alla Banca Mondiale per le economie emergenti e i paesi in via di sviluppo, che conduca a una “nuova valuta internazionale di riserva creata allo scopo di rimpiazzare il dollaro statunitense oggi predominante”.
Da notare come Pechino non stia promuovendo una rottura completa del sistema Bretton Woods– almeno per adesso- ma, piuttosto, reclami maggior potere decisionale. Suona ragionevole, considerando che la Cina esercita all’interno dell’Fmi un peso lievemente più alto di quello dell’Italia. La riforma dell’ FMI- più o meno- va avanti dal 2010, ma Washington, prevedibilmente, ha posto il veto su qualsiasi intervento sostanziale. Quanto all’abbandono del dollaro, esso è un processo già avviato, a diverse velocità, specie per quanto riguarda il commercio fra i paesi membri dei BRICS, gruppo di potenze emergenti (Brasile, Russia, Cina, India e Sud Africa), che si svolge oggi preponderatamente nelle rispettive valute. Il dollaro americano sarà lentamente ma sicuramente rimpiazzato da un paniere di valute.
Anche la “De-Americanizzazione” è già iniziata. Si prenda la recente offensiva diplomatica cinese nei confronti del Sud-Est asiatico, mirata a una maggiore collaborazione di tali stati con il loro principale partner commerciale, la stessa Cina. Il presidente cinese Xi Jinping ha concluso una serie di accordi con Indonesia, Malesia e anche Australia, solo poche settimane dopo averne siglati altri con gli stati dell’ Asia centrale, i cosiddetti “stans” (Kazakhistan, Kyrgyzistan, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan n.d.r.).
L’impegno cinese per il miglioramento dell’ “Iron Silk Road” (il Trans-Asian Railway, progetto finalizzato alla creazione di una rete ferroviaria tra Europa e Asia) ha ricevuto forti incoraggiamenti, grazie alla partecipazione delle compagnie ferroviare cinesi al progetto di una linea ferroviaria ad alta velocità che attraversi la Thailandia- parte integrante del piano- e che comincia, adesso, a materializzarsi. In Vietnam, con ancora più il premier cinese Li Kequiang ha siglato un’intesa che stabilisce il non intervento cinese nelle dispute fra i due paesi del Mar Cinese Meridionale con conseguenze economiche ancora più forti. Prendete nota, puntate sull’Asia.
Tutti sanno che Pechino detiene montagne, Himalaya si potrebbe dire, di bond emessi dal Ministero del Tesoro statunitense- merito dell’enorme surplus commerciale accumulato nei tre decenni passato accoppiato a una politica ufficiale di stabilità dello yuan dal lento sviluppo ma sicura.
Allo stesso tempo, Pechino ha agito. Lo yuan è diventato, gradualmente ma costantemente, più convertibile nei mercati internazionali (solo la scorsa settimana, la BCE e la People’s Bank of China hanno accettato di impostare una currency swap line (è un contratto stipulato fra due controparti che si scambiano nel tempo un flusso di pagamenti denominati in due diverse valute. Si pone quale scambio a pronti di una determinata valuta e nel contempo in uno scambio di eguale ammontare e cambio, ma di segno opposto, a una data futura prestabilita. Ndt- fonte Wikipedia) che aumenterà la forza internazionale dello yuan e ne migliorerà l’accesso al mercato finanziario dell’Euro zona.
La data ancora non ufficiale di una piena convertibilità dello yuan potrebbe cadere all’incirca fra il 2017 e il 2020; l’arresto d’accumulazione di debito americano implicherebbe, a lungo termine, l’allontanamento di Pechino da quel mercato- e con ciò l’aumento del costo del debito americano. Il processo verso una piena convertibilità dello yuan è inesorabile come quello dei BRICS verso un paniere di valute che progressivamente rimpiazzerebbero il dollaro come valuta di riserva. Fino a quando, prima o poi, non si sarà materizzata la vera catastrofe: l’avvento del petroyuan- destinato a sorpassare il petrodollaro una volte le petro-monarchie del Golfo si saranno accorte da che parte il vento soffi. Allora, si aprirà una situazione geopolitica completamente diversa.
Potrebbe volerci tempo, ma ciò che è certo è che la celebre lista di istruzioni di Deng Xiaoping verrà man mano cestinata: “Osserva tranquillamente; stabilizza la nostra posizione; fronteggia gli affari con calma; nascondi le nostre capacità e attendi gli eventi; sii bravo nel mantenere un basso profilo; non pretendere mai la leadership”. Un mix di cautela e furbizia questo era il classico Sun Tzu, ancorato alla storica fiducia in sé propria dello spirito cinese e all’alta considerazione rivolta alle ambizioni impegnative a lungo termine. Finora, Pechino si è mantenuta in disparte; lasciando che gli avversari commettessero errori fatali ( e che collezione d’errori da migliaia di miliardi di dollari) e accumulando “capitale”.
Il momento della capitalizzazione è ormai arrivato. Dal 2009, dopo la crisi finanziaria provocata da Wall Street, si sono susseguite numerose lamentele cinesi riguardo il “malfunzionamento del modello occidentale” ultimamente allargate anche alla “cultura occidentale”. Pechino ha ascoltato Dylan (con sottotitoli in mandarino?) e ha concluso che sì, i tempi sono cambiati. (The times they-are- a- changing, uno dei brani più celebri del cantautore americano, ndt). Senza progressi immediati sul piano sociale, economico e politico- lo shutdown è un ulteriore esempio della situazione, qualora qualcuno ne avesse bisogno- la decadenza degli USA è tanto inesorabile quanto l’ascesa, passo dopo passo, della Cina che finirà per spiegare le sue ali dominando la post-modernità del XXI secolo.
Nessun errore: l’elite di Washington combatterà questo processo come se fosse l’ultima piaga. Ancora, occorre ora aggiornare l’intuizione di Antonio Gramsci: il vecchio ordine è morto, e il nuovo è a un passo dal nascere.
Pepe Escobar
RAFFAELE FITTO ESPONENTE POLITICO EQUILIBRATO E SERIO di Mario Guadagnolo
di Mario Guadagnolo
Volentieri riceviamo e pubblichiamo:
Ho ascoltato Raffaele Fitto da Fazio. Mi è sembrato equilibrato e serio poichè ha argomentato le sue tesi con molta pacatezza e sobrietà. E’ stato netto nella sua lealtà nei confronti di Berlusconi ed ha preso correttamente le distanze dai guastatori quando ha detto che a prescindere dalle loro opinioni (condivisibili o meno) i rappresentanti delle istituzioni vanno rispettati (il riferimento era alle discutibili espressioni di Santanchè nei confronti di Napolitano). Persino sulla giustizia è stato chiaro e fermo nella condanna dell’anomalia rappresentata dal comportamento di questa magistratura nei confronti di Berlusconi ribadendo le tesi che sono le tesi del centro destra ma non ha mai perso la misura dell’equilibrio. Eppure egli ne avrebbe avuto la ragione per essere stato vittima di un processo e di una condanna per un contributo elettorale dichiarato ufficialmente nei bilanci della campagna elettorale a fronte di nessun favore o privilegio nei confronti di chi quel contributo aveva erogato. Una tangente a fronte di un favore o un appalto non dovuto non si mette ufficialmente nel bilancio di una campagna elettorale perchè sarebbe da cretini farlo. Io non sono un iscritto al PDL e non sono un sostenitore di Fitto che ho visto una sola volta nella mia vita per un attimo nel corso di una riunione. Per questo posso dire senza infingimenti o sospetti di nessun genere che, siano o non siano condivisibili le sue opinioni, da questa intervista emerge la fisionomia di una persona seria.
Mario Guadagnolo
L’Unione Europea farà la fine dell’Unione Sovietica? (2)
di Michele Imperio
Se la destra europea è spaccata nell’attaccare o nel difendere l’euro, questa discrasia è meno evidente nella Sinistra, dove l’euro piace di più soprattutto nei paesi del Nord, nei quali l’euro. raffreddando il valore di monete tendenzialmente forti, contribuisce ad abbattere il costo della vita, a favorire le esportazioni a mantenere l’integrità dei salari. Ma anche a Sinistra non mancano i mal di pancia perché non si può contemporaneamente difendere i sistemi di welfare e avallare le politiche di austerità dell’Unione Europea che intaccano il welfare. Ecco perché grosse quote di consenso in funzione anti-euro si stano dilatando anche nella Sinistra.
In Grecia per esempio il malcontento anti-euro si manifesta oltre che a destra con Alba Dorata, anche a sinistra, come evidenziato dall’arretramento dei partiti moderati (Nuova democrazia e Pasok) e dall’avanzare di forze più radicali sopratutto a sinistra. Syriza (Coalizione della sinistra radicale), nata nel 2004 come coalizione dei partiti politici greci di sinistra, si dichiara contraria alle politiche di austerity, patrocinate dalla Unione Europea ritenute favorevoli a banche e a grandi imprese. Benchè sull’euro le posizioni non vadano al di là di un marcato scetticismo, la coalizione ritiene necessario un cambiamento nel ruolo della Bce nella direzione del finanziamento diretto degli Stati e dei programmi di investimento pubblico. Syriza è al 26,9% dei consensi.
In Italia il Partito Democratico è decisamente a favore dell’euro. Il partito di Niky Vendola non si esprime se non attraverso un valoroso ex sindacalista Giorgio Cremaschi molto critico nei confornti dell’euro, ma recentemente Niky Vendola ha detto di voler appoggiare Matteo Renzi il baciamano dela Merkele, così sconfessando il suo valoroso economista.
Segnaliamo però al lettore le acute osservazioni di Diego Fusaro, un giovane ricercatore universitario, saggista e fondatore del sito “filosofico.net.” le cui opere già numeorse e interessanti nonostante la giovane età, mirano principalmente ad una rivalutazione ed attualizzazione del pensiero di Karl Marx. Secondo Diego Fusaro l’euro è servito a portare avanti un progetto che di fatto disarticola la forza sovrana della politica tramite la dissoluzione degli stati nazionali, contribuendo ad avviare i processi di privatizzazione selvaggia. Basti pensare che nel Trattato di Lisbona c’è scritto nero su bianco che se un’ azienda decide di delocalizzare, i lavoratori non hanno diritto a scioperare. Anche in Italia – sostiene Fusaro – abbiamo assistito ad un processo lento d questo tipo, che è partito con Mani Pulite, un colpo di Stato giudiziario. La Prima Repubblica aveva dei valori politici, pur con tutti i suoi difetti. Senz’altro c’era corruzione. Ma spazzata via la Prima Repubblica c’è stato un cedimento totale all’ideologia neoliberale, con Berlusconi, con i governi di sinistra e poi con il governo Monti, il primo governo composto interamente da economisti e non da politici. Dal mio punto di vista – dice Fusaro – uscire dall’euro non significa esaltare il nazionalismo selvaggio del ’900 che ben conosciamo. Ma se non altro poter riconquistare quella sovranità nazionale sufficiente a garantire i diritti sociali, che con euro e austerità dell’Ue sono stati cancellati. Oggi la politica italiana non decide nulla. L’Europa decide, l’Italia esegue, ed essendo l’Ue un club di burocrati, significa che la politica italiana è stabilita dai burocrati. Non sono chiaramente un berlusconiano – prosegue Fusaro – Ma non sono neppure un anti-berlusconiano. Ciò che penso è che berlusconismo e anti-berlusconismo sono stati due facce di un teatrino che ha tenuto bloccata l’Italia per 20 anni. Ma ciò che è più grave è che la sinistra ha cambiato la sua identità per l’antiberlusconismo. Il problema della sinistra era Berlusconi, di conseguenza i temi più cari alla sinistra sono diventati legalità e questione morale, anziché la questione sociale, i diritti dei lavoratori, la difesa delle classi sociali più deboli economicamente, lavoratori ed operai. Il problema della sinistra quindi non era più l’attuale sistema economico e sociale, che anzi viene accettato integralmente, ma solo Berlusconi. L’antiberlusconismo quindi ha permesso alla sinistra di abbandonare il diritto sociale a favore di altri temi come diritti civili e legalità, che possono essere lodevoli finché si vuole, ma sicuramente sono meno importanti e anche meno impellenti vista la situazione attuale. Ecco perché l’antiberlusconismo, a mio parere – conclude Fusaro – è stato un idiozia totale.
Tuttavia se la Sinistra tradizionale ha praticamente baypassato il problema dell’euro o addirittura ha assecondato la moneta unica, un forte contributo al consenso anti-euro arriva da altre aree di Sinistra e segnatamente dall’area cosiddetta Grillo. Nonostante tutte le ditorsioni che si cercano di fare del pensiero del comico passato alla politica. Benchè il giornale filoamericano “Il fatto Quotidiano” si picca di interpretare il pensiero grillino e si sforzi di dipingere il M5S come un movimento europeista (che quindi sostiene che è sbagliato vedere nelle elezioni europee un modo per combattere la Bce, che è giusto vedere nelle elezioni europee un modo di rafforzare il ruolo del Parlamento europeo; che è sbagliato vedere nelle elezioni europee un mezzo per uscire dall’euro; che è giusto vedere nelle elezioni europee un modo di rafforzare il fronte politico di chi oggi in Europa vuole vedere l’entrata in vigore di legislazioni come la Tobin Tax, una più stretta regolamentazione dei mercati finanziari, criteri più severi per la stabilità delle banche, l’emissione di obbligazione di debito comune (eurobond) e l’affermarsi di una più equa integrazione politica), nel suo blog Beppe Grillo scrive esattamente il contrario: “Quando si mette in discussione l'euro – scrive Grillo -, la reazione indignata e corale è "Non possiamo uscire dall'Europa", come se l'Europa si identificasse con l'euro. Si può rimanere tranquillamente nella UE – scrive Grillo – senza rinunciare alla propria moneta. Su 27 Stati aderenti alla UE, dieci hanno mantenuto la loro divisa, tra questi Gran Bretagna, Svezia, Polonia, Repubblica Ceca, Danimarca che non rischiano alcun default. Un altro trucco è l'utliizzo ripetitivo del termine "moneta unica", non vi è assolutamente alcuna moneta unica europea, l'euro è limitato a 17 Stati e chi è fuori si guarda bene dall'entrare nella zona euro. Chi è oggi in crisi in Europa? In assoluta prevalenza i Paesi che hanno adottato l'euro con economie cosiddette "deboli". La domanda è "Deboli rispetto a chi?", ovviamente rispetto alla Germania. Stati come Portogallo, Italia, Irlanda, Spagna, Grecia e forse in futuro Francia e Olanda non possono reggere il passo dell'economia tedesca. Una moneta dovrebbe riflettere il valore dell'economia di un Paese, ma l'euro rappresenta al più il valore del marco. E' necessario un piano B nell'eventualità che si debba tornare alla lira. Non si tratta di essere ostili in principio all'euro, ma di poterselo permettere. Per rimanere nell'euro stiamo affamando il Paese, strangolando le aziende, trasferendo la ricchezza privata a copertura degli interessi sul debito pubblico che è (purtroppo) in euro. Se fosse in lire potremmo risolvere il problema del debito con la svalutazione della nostra moneta. Da quando Rigor Montis ha deciso di applicare la sua manovra di lacrime e tasse per salvare l'Italia siamo sprofondati, hanno chiuso circa 140.000 aziende nel primo trimestre, la disoccupazione è alle stelle e gli imprenditori suicidi non si contano più, il valore degli stipendi è ritornato al 1983. L'IMU, l'IMU bis e il Super IMU sono alle porte. L'Italia boccheggia come una balena spiaggiata. Lo ha capito persino Mario Draghi che di fronte alla possibile serrata del Paese ha invocato meno tasse e forti tagli alla spesa pubblica. Se per rimanere nell’euro e pagare gli interessi sul debito alle banche, in prevalenza tedesche e francesi, dobbiamo uccidere l’economia del nostro Paese – coclude Grillo – forse è il caso di fermarsi a riflettere”.
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Sempre più isolate e deboli e non suportate da consenso appaiono quindi le voci sul tema euro della Sinistra tradizionale come quelle dell’attuale premier italiano Enrico Letta il quale dice: “Siamo pronti anche in Europa ad affrontare e combattere i movimenti populisti antieuropei, i Tea Party di casa nostra… sappiamo già che avremo di fronte partiti capaci di bucare il video con i loro messaggi antieuropeisti. Noi ci dobbiamo attrezzare ricordando a tutti che, a Washington come in Europa, questi movimenti non risolvono i problemi!”
Già. Ma a parte che bisognerebbe vederli all’opera questi movimenti, prima di giudicarli, ma lui come pensa di risolvere i problemi dell’Italia? Con l’austerità dell’Unione Europea che ha già fallito in Grecia? Con la crescita zero (nel migliore dei casi) ammesso che riesca a raggiungerla? Con l’aumento ogni anno di cento miliardi del debito pubblico? Come pensa?
Michele Imperio

