28 Ottobre 2026, mercoledì
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Alimentazione: Giunte in Parlamento la battaglia per un’informazione immediata e completa sui prodotti ritirati

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AlimentazioneIl deputato del M5S Giuseppe L’Abbate della Commissione Agricoltura ha presentato un’interrogazione parlamentare alla Ministro Lorenzin e alla Ministro De Girolamo per dare pubblicità ai prodotti alimentari ritirati dai supermercati.

Pollo alla diossina, mozzarelle blu, pesto al botulino. Un elenco interminabile quello delle sempre più frequenti emergenze che si registrano in campo alimentare che evidenziano le difficoltà dell’industria e delle autorità pubbliche a garantire ai consumatori la sicurezza dei generi alimentari. Da qui, la battaglia portata avanti dal “Fatto Alimentare” che ora sbarca in Parlamento grazie ad un’interrogazione presentata dal deputato del MoVimento 5 Stelle Giuseppe L’Abbate alla Ministro della salute Beatrice Lorenzin e al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Nunzia De Girolamo.

“Non potevamo che accogliere l’appello lanciato dal Fatto Alimentare – dichiara L’Abbate – “L’uomo è ciò che mangia” diceva Feuerbach. Non possiamo, quindi, permetterci di consumare prodotti non sicuri e l’unica freccia che il consumatore ha nella sua faretra è l’informazione, da cui non si può trascendere. Ecco, dunque, che chiediamo ai ministeri competenti in materia se non ritengano opportuno assumere iniziative per diffondere con regolarità sul sito del Ministero della Salute, nonché attraverso i media, le foto e le schede di tutti i prodotti alimentari richiamati dal mercato perché ritenuti pericolosi per la salute, affiancando a queste notizie l’elenco dei punti vendita in cui sono stati commercializzati. E di fare in modo che queste procedure vengano messe in atto anche dalla grande distribuzione organizzata. Una battaglia – conclude L’Abbate – nel solco della proposta di legge già depositata dal nostro gruppo sull’etichettatura”.

In molti Paesi europei, quando si verifica un caso di prodotto alimentare che presenta problemi di qualità, sicurezza o comunque non conformità agli standard previsti, sia la catena di supermercati, sia l’azienda produttrice sia il Ministero competente si attivano per darne massima informazione ai cittadini, anche attraverso la diffusione della notizia tramite gli organi di stampa e via web. I punti vendita, poi, sono obbligati a segnalare nel modo più visibile il prodotto in questione. In Italia, invece, raramente i punti vendita mettono in rete la lista dei cibi “richiamati”, ad eccezione di alcune note catene che solo di recente hanno deciso di dedicare una sezione del loro sito internet alla segnalazione degli alimenti ritirati e difettosi. Il Ministero della Salute, poi, non sempre diffonde adeguatamente i comunicati relativi al ritiro dei prodotti alimentari dal mercato e, tranne per alcuni sporadici casi, non fornisce mai le relative immagini che invece aiuterebbero il consumatore ad identificare immediatamente il prodotto che potrebbe risultare dannoso per la salute. Ma il Regolamento CE 178/2002 parla chiaro: se un operatore del settore alimentare ritiene o ha motivo di ritenere che un alimento da lui importato, prodotto, trasformato, lavorato o distribuito non sia conforme ai requisiti di sicurezza degli alimenti, e l’alimento non si trova pi ù sotto il suo controllo immediato, esso è tenuto ad avviare immediatamente procedure per ritirarlo e informarne le autorità competenti. Qualora il prodotto dovesse essere già arrivato al consumatore, l’operatore informa i consumatori, in maniera efficace e accurata, del motivo del ritiro e, se necessario, richiama i prodotti già forniti ai consumatori quando altre misure siano insufficienti a conseguire un livello elevato di tutela della salute.

Trasmesso e pubblicato

Ufficio Stampa

On. Giuseppe L’Abbate

Quanto sono attendibili le commissioni d’esame?

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esame1Ogni anno a dicembre c’è un evento che stravolge la vita di molte persone.

Il Natale? No! L’esame di avvocato che si svolge presso ogni Corte di Appello ed affrontato da decine di migliaia di candidati illusi.

La domanda sorge spontanea: c’è da fidarsi delle commissioni dei concorsi pubblici o degli esami di Stato?

«Dai dati emersi da uno studio effettuato: per nulla!». Così opina Antonio Giangrande, lo scrittore, saggista e sociologo storico, che sul tema ha scritto un libro “CONCORSOPOLI ED ESAMOPOLI. L’Italia dei concorsi e degli esami pubblici truccati” tratto dalla collana editoriale “L’ITALIA DEL TRUCCO, L’ITALIA CHE SIAMO”.

E proprio dalle tracce delle prove di esame che si inizia. Appunto. Sbagliano anche le tracce della Maturità. “Le parole sono importanti”, urlava Nanni Moretti nel film Palombella Rossa alla giornalista che, senza successo, provava a intervistarlo. E’ proprio dalla commissione dell’esame di giornalismo partiamo e dalle tracce da queste predisposte. Giusto per saggiare la sua preparazione. La commissione è quella ad avere elaborato le tracce d’esame. In particolare due magistrati (scelti dalla corte d’appello di Roma) e cinque giornalisti professionisti. Ne dà conto il sito de l’Espresso, che pubblica sia i documenti originali consegnati ai candidati, sia la versione degli stessi per come appare sul sito dell’Ordine, cioè con le correzioni (a penna) degli errori. Ossia: “Il pubblico ministero deciderà se convalidare o meno il fermo”. Uno strafalcione: compito che spetta al giudice delle indagini preliminari. Seguono altre inesattezze come il cognome del pm (che passa da Galese a Galesi) e una citazione del regista Carlo Lizzani, in cui “stacco la chiave” diventa “stacco la spina”.

Sarà per questo che Indro Montanelli decise di non affrontare l’esame e Milena Gabanelli di non riaffrontarlo? Sarà per questo che Paolo Mieli è stato bocciato? E che dire di Aldo Busi il cui compito respinto era considerato un capolavoro e ricercato a suon di moneta? È in buona compagnia la signora Gabanelli & Company. Infatti si racconta che anche Alberto Moravia fu bocciato all’esame da giornalista professionista. Poco male. Sono le eccezioni che confermano la regola. Non sono gli esami giudicate da siffatte commissioni che possono attribuire patenti di eccellenza. Se non è la meritocrazia ha fare leva in Italia, sono i mediocri allora a giudicare. Ed a un lettore poco importa sapere se chi scrive ha superato o meno l’esame di giornalismo. Peccato che per esercitare una professione bisogna abilitarsi ed anche se eccelsi non è facile che i mediocri intendano l’eccellenza. L’esperienza e il buon senso, come sempre, sono le qualità fondamentali che nessuno (pochi) può trasmettere o sa insegnare. Del resto, si dice che anche Giuseppe Verdi fu bocciato al Conservatorio e che Benedetto Croce e Gabriele D’Annunzio non si erano mai laureati.

Che dire delle Commissioni di esame di avvocato. Parliamo della sessione 2012. Potremmo parlarne per le sessioni passate, ma anche per quelle future: tanto in questa Italia le cose nefaste sono destinate a durare in eterno.

A Lecce sarebbero solo 440 su 1258 i compiti ritenuti validi. Questo il responso della Commissione di Catania, presieduta dall’Avvocato Antonio Vitale, addetta alla correzione degli elaborati. Più di cento scritti finiscono sul tavolo della Procura della Repubblica con l’accusa di plagio, per poi, magari, scoprire che è tutta una bufala. Copioni a parte, sarebbe, comunque, il 65% a non superare l’esame: troppi per definirli asini, tenuto conto che, per esperienza personale, so che alla fase di correzione non si dedicano oltre i 5 minuti, rispetto ai 15/20 minuti occorrenti. Troppo pochi per esprimere giudizi fondati. Oltretutto l’arbitrio non si motiva nemmeno rilasciando i compiti corretti immacolati.

Prescindendo dalla caccia mirata alle streghe, c’è forse di più?

Eppure c’è chi queste commissioni li sputtana. TAR Lecce: esame forense, parti estratte da un sito? Legittimo se presenti in un codice commentato. È illegittimo l’annullamento dell’elaborato dell’esame di abilitazione forense per essere alcune parti estratte da un sito, se tali parti sono presenti all’interno di un codice commentato. (Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia – Lecce – Sezione Prima, Ordinanza 19 settembre 2013, n. 465).

E’ lo stesso Tar Catania che bacchetta la Commissione d’esame di Avvocato della stessa città Esame di avvocato…Copiare non sempre fa rima con annullare – TAR CATANIA ordinanza n. 1300/2010. Esame avvocato: Qualora in sede di correzione dell’elaborato si accerta che il lavoro sia in tutto o in parte copiato da altro elaborato  o da qualche manuale, per condurre all’annullamento della prova, deve essere esatto e rigoroso. Tale principio di diritto è desumibile dall’ordinanza in rassegna n. 1300/2010 del TAR Catania che ha accolto l’istanza cautelare connessa al ricorso principale avanzata avverso la mancata ammissione del ricorrente alla prova orale dell’esame di avvocato. In particolare, per il Tar etneo “il ricorso appare fondato, in quanto la Commissione si è limitata ad affermare apoditticamente che il compito di diritto penale della ricorrente conteneva “ampi passi del tutto identici all’elaborato di penale contenuto” in altra busta recante il n. 459 senza alcuna specificazione, anche sul compito, che consenta di appurare che questa presunta “identità” vada oltre la semplice preparazione sui medesimi testi, o la consultazione dei medesimi codici”. Per il TAR siciliano, inoltre, “l’elaborato di penale del candidato contraddistinto dal n. 459 era stato corretto da una diversa sottocommissione durante la seduta del 19 marzo 2010, e tale elaborato non risulta essere stato parimenti annullato”.

E a sua volta è la stessa Commissione d’esame di Avvocato di Lecce ad essere sgamata. Esami di avvocato. Il Tar di Salerno accoglie i ricorsi dei bocciati. I ricorsi accolti sono già decine, più di trenta soltanto nella seduta di giovedì 24 ottobre 2013, presentati da aspiranti avvocati bocciati alle ultime prove scritte da un giudizio che il Tar ha ritenuto illegittimo in quanto non indica i criteri sui cui si è fondato. Il Tribunale amministrativo sta quindi accogliendo le domande cautelari, rinviando al maggio del 2014 il giudizio di merito ma indicando, per sanare il vizio, una nuova procedura da affidare a una commissione diversa da quella di Lecce che ha deciso le bocciature. Il numero dei bocciati, reso noto lo scorso giugno 2013, fu altissimo. Soltanto 366 candidati, su un totale di 1.125, passarono le forche caudine dello scritto e furono ammessi alle prove orali. Una percentuale del 32,53: quasi 17 punti in meno del 49,16 registrato alla sessione dell’anno precedente. Numeri, questi ultimi, in linea con una media che, poco più o poco meno, si è attestata negli ultimi anni sull’ammissione della metà dei partecipanti. Nel 2012, invece, la ghigliottina è caduta sul 64,09 per cento degli esaminandi. In numeri assoluti i bocciati furono 721, a cui vanno aggiunti i 38 compiti (3,38 per cento) annullati per irregolarità come il rinvenimento di svolgimenti uguali. Adesso una parte di quelle persone ha visto accogliere dal Tar i propri ricorsi. I criteri usati dai commissari per l’attribuzione del punteggio, hanno spiegato i giudici, «non si rinvengono né nei criteri generali fissati dalla Commissione centrale né nelle ulteriori determinazioni di recepimento e di specificazione della Sottocommissione locale». La valutazione, quindi, «deve ritenersi l’illegittima».

Che ne sarà di tutti coloro che quel ricorso non lo hanno presentato. Riproveranno l’esame e, forse, saranno più fortunati. Anche perché vatti a fidare dei Tar.

Ci si deve chiedere: se il sistema permette da sempre questo stato di cose con il libero arbitrio in tema di stroncature dei candidati, come mai solo il Tar di Salerno, su decine di istituzioni simili, vi ha posto rimedio?

Esami di Stato: forche caudine, giochi di prestigio o giochi di azzardo? Certo non attestazione di merito.

Sicuramente nell’affrontare l’esame di Stato di giornalismo sarei stato bocciato per aver, questo articolo, superato le 45 righe da 60 caratteri, ciascuna per un totale di 2.700 battute, compresi gli spazi. Così come previsto dalle norme.

Certamente, però, si leggerà qualcosa che proprio i giornalisti professionisti preferiscono non dire: tutte le commissioni di esame sono inaffidabili, proprio perché sono i mediocri a giudicare, in quanto in Italia sono i mediocri a vincere ed a fare carriera!

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Dr Antonio Giangrande

Arrestati gli autori di 36 rapine nel barese

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I carabinieri del comando provinciale di Bari hanno arrestato all’alba i presunti appartenenti ad una banda di rapinatori che aveva terrorizzato i commercianti dell’area del nord barese commettendo ben 36 rapine a mano armata ai danni di una ventina di supermercati, alcuni distributori di benzina, rivendite di tabacchi, negozi di abbigliamento e bar.

Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Trani. Particolarmente cruente le modalità esecutive delle rapine, come hanno dimostrato le immagini riprese dai sistemi di sorveglianza; pistole in pugno i malviventi aggredivano le inermi cassiere sotto gli occhi terrorizzati dei clienti, tra cui anziani e bambini.

L’operazione è ancora in corso con l’impiego di 80 carabinieri, supportati da un velivolo del 6 Nucleo Elicotteri di Bari da unità cinofile e dalle squadre della Compagnia d’Intervento Speciale dell’11° Battaglione Carabinieri “Puglia”.

I dettagli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza Stampa che si terrà alle 10 a Trani, presieduta dal Procuratore Capo, Carlo Maria Capristo e con la presenza del Comandante Provinciale Carabinieri di Bari, Col. Rosario Castello.

Nick O ‘mericano torna in libertà

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Dal carcere ai domiciliari, infine la libertà. E’ stata questa la parabola dell’ex sottosegretario del Pdl Nicola Cosentino, arrestato e condotto in prigione a Secondigliano nel marzo scorso, dove rimase131 giorni con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, per aver favorito il clan dei Casalesi.
Nel luglio scorso, poi, la scarcerazione: “Nick O’ Mericano” poté tornare a casa, a Caserta. Ma era un esito prevedibile: già a giugno, infatti, la Cassazione aveva agito in suo favore, annullando con rinvio la decisione del Riesame di Napoli. Per i giudici, infatti, i pm non avevano motivato adeguatamente l’arresto e non avevano tenuto sufficientemente conto della dismissione dalle cariche politiche.
Ora, l’epilogo: il collegio del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduto da Orazio Rossi, davanti al quale Cosentino è imputato nel processo conosciuto come “Il principe e la ballerina”, ha accolto l’istanza di revoca dei domiciliari presentata qualche giorno fa dagli avvocati dell’uomo, ex deputato. Tale provvedimento restrittivo era ancora l’unico efficace per l’uomo accusato di aver reimpiegato capitali illeciti, favorendo la mafia, in relazione alla costruzione, mai avvenuta, di un centro commerciale a Casal di Principe.

Costa Concordia, quattro sub denunciati per tentato furto a bordo del relitto

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A smascherarli sono state le telecamere di bordo. Che li hanno filmati, poco dopo le tre di notte, mentre torce alla mano si aggiravano sul relitto in una zona assolutamente off-limits, in cerca di qualcosa. Quattro sub di Titan Micoperi, il consorzio che ha raddrizzato la Concordia e ora sta lavorando alla sua rimozione dalle acque dell’Isola del Giglio, sono stati denunciati dai carabinieri per tentato furto ma non si escludono altri addebiti.

«SOLO QUALCHE PICCOLO SOUVENIR» – I quattro, due sudafricani, un inglese e un irlandese, si sono giustificati dicendo che erano saliti sul relitto (operazione vietata senza autorizzazioni) per recuperare qualche piccolo souvenir, ma che non volevano rubare nulla né tantomeno creare problemi ai periti che ancora stanno indagando sulle cause del disastro. Il consorzio Titan-Micoperi, che per primo aveva denunciato l’accaduto, ha sospeso i quattro dipendenti e li ha allontanati dall’Isola. Sul relitto si sono verificati alcuni furti, tra i quali quello della campana di bordo.

IL TRIBUNALE: SI’ A RECUPERO CASSEFORTI – Intanto il tribunale di Grosseto ha accolto le richieste del Codacons e ha disposto, modificando una precedente ordinanza, il recupero delle casseforti presenti sulla Costa Concordia. In una nota l’associazione spiega che «molti naufraghi a tutt’oggi non sono ancora rientrati in possesso dei propri beni personali e oggetti di valore contenuti all’interno delle casseforti presenti sulla nave» e la prima ordinanza del tribunale era limitata alle sole casseforti presenti nella parte emersa del relitto (per un totale di settecento, collocate ai ponti 7,8,9,10 e 11), rimandando l’eventuale rimozione delle altre ad un successivo intervento. «Ora – scrive ancora il Codacons – il contenuto delle stesse potrà finalmente essere restituito ai legittimi proprietari, che da quasi 2 anni attendono di tornare in possesso dei propri oggetti di valore». Il Codacons, conclude la nota, accoglie con soddisfazione l’ordinanza del tribunale, che «dovrà ora pronunciarsi anche sull’altra importante istanza presentata dall’associazione, con la quale si chiede di accedere al relitto della Concordia finalmente raddrizzato».

Belluno. Manca la pedana, disabile blocca treno per 40 minuti: denunciato

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Un turista svedese, costretto su una carrozzina, non è riuscito a salire su un treno perché privo dell’accessibilità ai disabili e di fronte al segnale di partenza dato dal capotreno, si è aggrappato ad una maniglia impedendo al convoglio di partire. Il treno è rimasto così fermo per una quarantina di minuti alla stazione ferroviaria di Calalzo (Belluno).
La situazione si è sbloccata solo per l’intervento della Polfer che non ha potuto far altro che denunciare il turista per interruzione di pubblico servizio. Quando è arrivato il convoglio, lo svedese era già da tempo in attesa sulla banchina ferroviaria, ma si è trovato di fronte ad un “muro” visto che non poteva salire con la carrozzina. Col capotreno ha avuto un’accesa discussione per una decina di minuti. Poi, di colpo le porte del treno si sono chiuse e il capotreno ha dato il via libera.
Ma il disabile ha raggiunto con la carrozzina la testa del convoglio, ha agganciato una maniglia del portellone di un vagone, e non l’ha più mollata, costringendo il capotreno, come riferiscono i giornali locali, ad un rapido stop. La protesta è proseguita per un po’, seguita dai viaggiatori che, pare, non si siano adirati per il forte ritardo. E’ dovuta intervenire la Polfer che ha avviato un dialogo con lo svedese convincendolo, infine, a desistere nell’azione. A malincuore, come atto dovuto, gli agenti hanno dovuto segnalare il fatto all’autorità giudiziaria.

Dicembre, ingorgo fiscale: Iva, acconti, Imu…

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Il 18 novembre si inizia con i versamenti Iva mensili e trimestrali. Il 2 dicembre è tempo di acconti Irpef, Ires, addizionali e Irap. Poi c’è l’Imu non “superata”, ovvero non riferita alla prima casa, di dicembre. Senza contare che a gennaio si comincia l’anno con la nuova Trise. Dicembre 2013 si annuncia come il mese dell’ingorgo fiscale, un calendario di appuntamenti da capogiro. Li riassume il Sole 24 Ore:
Le danze si aprono fra otto giorni, il 18 novembre, quando sarà tempo dei versamenti Iva mensili o trimestrali e della Tobin Tax sulle transazioni di ottobre. Il nostro Fisco bulimico, però, non si accontenta più dei confini nazionali, e ha cominciato a volgere gli occhi anche all’estero: sempre il 18 novembre, quindi, i proprietari di case fuori dall’Italia dovranno versare l’acconto Ivie, la cugina “straniera” (ma italianissima nell’incasso) dell’Imu, mentre per chi all’estero ha partecipazioni, titoli oppure «ogni altra attività da cui possono derivare redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria» deve pagare il saldo dell’Ivafe (imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero).
Giusto un paio di settimane di pausa, poi arriva il vero D-day del Fisco 2013. Il 2 dicembre è tempo di acconti (perché il 30 novembre è sabato) per Ires, Irpef, addizionali e Irap, qui l’incertezza domina. Gli acconti di dicembre sono infatti l’ancora di salvezza di tutte le manovre messe in campo nel tentativo affannoso di «superare» l’Imu sull’abitazione principale e in quello fallito di bloccare l’aumento dell’Iva. La rata su Irpef e Ires è già cresciuta di un punto, portando al 100% l’acconto delle persone fisiche e al 101% quello delle imprese, per rimandare da luglio a ottobre l’appuntamento con l’Iva maggiorata, che si rifletterà sull’acconto da pagare il 27 dicembre. Le aliquote degli acconti potrebbero però crescere ancora, agendo in particolare sul «prestito forzoso» chiesto alle imprese e agli istituti di credito.
Dopo il trionfo delle tasse erariali del 2 dicembre, è giusto che il 16 arrivi la festa di quelle locali, di nome o di fatto. Questa volta è il turno dell’Imu non «superata», cioè quella che grava su seconde case, negozi, capannoni e così via. Per tutti ci sarà da fare i conti con le aliquote decise dai Comuni nel corso di quest’anno, che a giugno erano in larga parte sconosciute con la conseguenza che l’acconto è stato basato sui valori del 2012. Non che ora il quadro sia più chiaro: i sindaci vivono nell’incertezza (si veda l’altro articolo in pagina), e comunque hanno tempo fino al 30 novembre per chiudere i bilanci “preventivi” e fissare le aliquote.

Partite Iva, un popolo che non c’è più: in 5 anni persi 400mila autonomi

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In 5 anni è crollato il popolo delle partite Iva: dal 2008 al giugno del 2013, secondo la Cgia di Mestre, hanno cessato l’attività 400 mila lavoratori indipendenti con una contrazione del 6,7%. Sempre nello stesso periodo di tempo, ogni 100 lavoratori autonomi, ben 7,2 hanno cessato l’attività. Al 30 giugno di quest’anno il cosiddetto popolo delle partite Iva ammontava a 5.559.000 lavoratori. Dati che si potrebbero definire allarmanti, ma anche non del tutto inaspettati. Dopo la guerra dell’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero, al popolo delle partite Iva infatti, un calo e un abbandono da parte di molti lavoratori autonomi c’era da aspettarselo.
La riforma Fornero, per arginare il fenomeno delle false partite Iva infatti ha stabilito tre divieti per il lavoratore a partita Iva:
-La collaborazione non deve durare oltre 8 mesi in un anno.
– Il corrispettivo per la collaborazione con il singolo committente non deve superare l’80% dei compensi percepiti nell’arco dell’anno solare.
– Il collaboratore non deve avere una postazione fissa di lavoro presso il committente.
Ma tornando al calo delle partite Iva, “a differenza dei lavoratori dipendenti – rileva il segretario Cgia Giuseppe Bortolussi – quando un autonomo chiude l’attività non dispone di nessuna misura di sostegno al reddito. Tranne i collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, le partite Iva non usufruiscono dell’indennità di disoccupazione, di nessuna forma di cassa integrazione o di mobilità lunga o corta. Spesso si ritrovano solo con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare”.
Una situazione di difficoltà, ricorda la Cgia, che, purtroppo, ha spinto in questi ultimi anni molti piccoli imprenditori a compiere dei gesti estremi dettati dalla disperazione. “In proporzione – prosegue Bortolussi – la crisi ha colpito in maniera più evidente il mondo delle partite Iva rispetto a quello del lavoro dipendente. Se in termini assoluti la platea dei subordinati ha perso ben 583.000 lavoratori, la variazione percentuale, invece, è diminuita solo del 3,3 per cento, mentre l’incidenza percentuale della perdita dei posti di lavoro sul totale della categoria si è fermata al 3,5 per cento. Tassi, questi ultimi, che sono meno della metà di quelli registrati dai lavoratori indipendenti”.

Porto di Brindisi : Trasparenza e meritocrazia all’attenzione del ministro Lupi

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Porto-di-Brindisi1-1024x644I deputati L’Abbate e De Lorenzis (M5S) interrogano il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sulla critica situazione dell’Autorità Portuale del capoluogo brindisino.

Scomparsa del traffico nobile e dei veicoli in favore di altri porti vicini, diminuzione delle merci fatto salvo quelle obbligate e perdita di competitività. Ma anche ricorsi al Tar, dimissioni e polemiche che giungono sino alla Corte di Giustizia dell’Unione europea. È la situazione in cui verte l’Autorità Portuale di Brindisi che, dall’entrata in vigore della legge 84/1994, ha iniziato la sua fase di declino, culminata lo scorso settembre nella mancata approvazione del rendiconto consuntivo 2012. La causa principale è ufficialmente attribuibile ad alcune poste di bilancio relative alle premialità ai dipendenti (oltre 700.00 euro), elargite saltando il parere dell’organo collegiale e non prevedendo alcun tipo di trasparenza nel conferimento di queste somme, come ribadito da alcuni membri del Comitato portuale stesso. Intanto, è stata rinviata la nomina del nuovo segretario generale dopo le dimissioni dello scorso febbraio di Nicola Del Nobile. Nell’occhio del ciclone, poi, l’incarico conferito al Presidente, il greco Hercules Haralambides. Una situazione non più trascurabile e che, dopo la petizione cittadina “Trasparenza degli atti dell’Autorità Portuale”, approda ora sul tavolo del Ministero dell’infrastrutture e dei trasporti grazie ad un’interrogazione parlamentare dei deputati pugliesi del MoVimento 5 Stelle L’Abbate e De Lorenzis e cofirmata da altri 11 colleghi.

“Il Porto di Brindisi è una risorsa per l’intera comunità locale – dichiarano Giuseppe L’Abbate e Diego De Lorenzis (M5S) – Non possiamo più permettere che sia gestita secondo uno stile oramai decotto, fatto di accordi sottobanco, di spartizione di poltrone e di totale assenza di trasparenza. I cittadini devono essere a conoscenza delle scelte relative alla gestione e alla programmazione dell’Autorità Portuale per poter, non solo controllare, ma magari incidere e suggerire in un confronto aperto e teso al bene comune. Per questo – continuano i due deputati del M5S – abbiamo accolto l’istanza del comitato che, dallo scorso maggio, si è fatto promotore della petizione e chiediamo al Ministro Lupi quali misure intenda adottare alla luce del protrarsi dello stato di non trasparenza dell’ente e se ritenga opportuno che le nomine relative al presidente e agli organici dell’autorità portuale sino stabilite dopo una selezione basata sul merito e sulle competenze. Perché sono queste le qualità che, a maggior ragione in questo periodo di crisi, devono essere premiate. Qualità che, unite ad un livello di trasparenza sinonimo di una gestione che non ha nulla da nascondere, potranno permettere il vero progresso economico del territorio brindisino – concludono L’Abbate e De Lorenzis – Dobbiamo uscire, una volta per tutte, dalle logiche partitiche e dobbiamo puntare all’eccellenza”.

La questione della trasparenza inizia il 18 marzo scorso, quando alcuni membri del Comitato portuale presentano una richiesta di “trasparenza amministrativa”, lamentando “un’eccessiva riservatezza dell’ente, con particolare riferimento ai Decreti Presidenziali”. Dopo pochi giorni, Haralambides risponde affermando che l’accesso agli atti amministrativi, per verificarne la legittimità, da chiunque richiesto (sia esso cittadino, associazione o impresa), deve essere dettato dalla legge n. 241 del 1990, per possibili profili di riservatezza. Ed è qui che intervengono i cittadini con una petizione dal titolo “Trasparenza degli atti dell’Autorità Portuale di Brindisi”, con la quale richiedono di rendere pubblici gli atti passati e futuri (decreti presidenziali, preventivi di spesa, consuntivi di spesa, elenco fornitori) nonché la creazione di un albo pretorio, consultabile on-line, con lo scopo di rendere pubblici tutti gli atti dello stesso ente. Richieste non ancora accolte, nonostante la trasparenza per la pubblica amministrazione sia prevista dal decreto legislativo n. 33 del 14 marzo 2013 che all’articolo 1, comma 2, recita “La trasparenza, nel rispetto delle disposizioni in materia di segreto di Stato, di segreto d’ufficio, di segreto statistico e di protezione dei dati personali, concorre ad attuare il principio democratico e i principi costituzionali di eguaglianza, di imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza nell’utilizzo di risorse pubbliche, integrità e lealtà nel servizio alla nazione. Essa è condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive, nonché dei diritti civili, politici e sociali, integra il diritto ad una buona amministrazione e concorre alla realizzazione di una amministrazione aperta, al servizio del cittadino”. La parola, ora, spetterà al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi.

Trasmesso e pubblicato

Ufficio Stampa

On. Giuseppe L’Abbate

LE GUERRE INUTILI DI PD E PDL AUMENTANO IL DISCREDITO DEI PARTITI. QUANDO SARANNO SPAZZATI VIA BISOGNA EVITARE LA DERIVA POPULISTA

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La cronaca politica è riempita esclusivamente dalle diatribe interne a Pd e Pdl. A volte sovrastano quelle relative al sanguinoso percorso dei Democratici verso le primarie per la segreteria, altre volte predominano quelle che riguardano Berlusconi e lo scontro tra berlusconiani doc e diversamente berlusconiani. In entrambi i casi si tratta di guerre fratricide, senza alcuna esclusione di colpi, che hanno per obiettivo il controllo dei rispettivi partiti, o per meglio dire quel che di loro rimane. Fanno da contorno, ma si integrano perfettamente nel contesto, gli scontri dentro Scelta Civica, che hanno già portato il suo fondatore, Mario Monti, a lasciare, e dentro la Lega, con il possibile ritorno di Bossi, la ancor più probabile uscita di Tosi e la segreteria messa in palio da Maroni, che preferisce restare asserragliato nel fortino della Regione Lombardia. Persino i pentastellari di Grillo faticano a tenere insieme i cocci. In questo quadro spicca la debolezza del governo, sovrastato da guai interni ai suoi tre azionisti che finiscono per brandire come clave i temi relativi all’esecutivo, dalle scelte economiche (prima Imu e Iva, ora la legge di Stabilità) alle insorgenti emergenze (ultimo il caso Cancellieri), al solo scopo di regolare i propri conti interni.
Peccato, però, che siano guerre inutili. Il discredito di cui godono la politica e i suoi attori – tutti, senza eccezione alcuna, accomunati da un giudizio che inevitabilmente appare generico e qualunquista, ma che purtroppo è più che fondato – come pure le istituzioni, discredito rafforzato proprio dallo spettacolo indecoroso di queste guerre intestine fini a se stesse, fa si che la conquista della leadership dei partiti risulti, e sempre più risulterà, del tutto ininfluente ai fini della conquista del consenso popolare. La nostra stima è che gli attuali partiti alla prossima occasione elettorale, specie se sarà quella europea, che da sempre induce l’elettorato a maggiore libertà, saranno investiti da uno tsunami di proporzioni gigantesche, che finirà per spazzarli via. Sia chiaro, non è un auspicio il nostro, ma una previsione. Noi desideriamo il cambiamento, anche radicale, ma naturalmente ci poniamo il problema di verso quale lido s’indirizzeranno i voti in fuga e della conseguente governabilità. Non siamo per il tanto peggio tanto meglio, ma condividiamo le ragioni per cui gli italiani non ne possono più. E vorremmo che i partiti, o quel che resta di loro, capissero – ammesso e non concesso che siano ancora in tempo – quel che gli aspetta e ciò che può succedere al Paese. Ma, appunto, è difficile credere che possano averne la capacità, visto lo spettacolo cui ci fanno assistere.
Si dice che molto dipenderà dalla legge elettorale. È stato vero per molti anni e fino a qualche tempo fa. Ora è tema relativamente indifferente: non sarà una tecnicalità di conteggio dei voti o l’altra a indurre maggiore o minore disponibilità degli italiani verso questa offerta politica. Né sarà questa o quella legge elettorale a determinare il quadro politico successivo alle elezioni. Noi restiamo fermamente convinti che sia meglio una legge di forte ancoraggio europeo, e che le uniche due esperienze copiabili – a patto che vengano importati anche i rispettivi sistemi istituzionali – siano la tedesca e la francese. Preferiamo il sistema tedesco, ma piuttosto che un qualche pasticcio all’italiana, ben venga quello transalpino. Tuttavia, salvo adottare un maggioritario ancor più sfacciato di quello in vigore, il tema vero sarà quello che il basso consenso costringerà nuovamente a riunire le forze residue in larghe coalizioni. Ed è per questo che se ciascuno degli attori in campo avesse un briciolo di cervello residuo, si affiderebbe ad un sistema di tipo proporzionale, correggendo la dispersività con una robusta sogli di sbarramento (non meno del 5%), a sua volta corretta dal diritto di tribuna.
Ma in tutti i casi il nodo da sciogliere è un altro: chi eredità il voto in uscita dai vecchi recinti della sinistra, del centro e della destra. Che accada prima delle prossime elezioni – ripetiamo, con tutta probabilità quelle europee, considerato che riteniamo improbabile una caduta del governo anche dopo la decadenza da senatore di Berlusconi – perché nel frattempo avverrà l’implosione di Pdl e Pd, o che avvenga dopo le urne per effetto del “voto contro” degli italiani, la questione delle questioni è la nascita di nuovi soggetti politici – avulsi rispetto agli attuali – capaci di incanalare la protesta. La nostra speranza e il nostro impegno è che ciò avvenga a favore di soggetti alternativi ma non protestatari e populisti (massimalisti di sinistra, qualunquisti di destra, genericamente agnostici). Ma è dura. Perché all’orizzonte non c’è ancora niente, e il tempo stringe. Maledettamente