28 Ottobre 2026, mercoledì
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Ghetti dorati e periferie-ghetto: la civiltà della segregazione

Dai ghetti alle riserve, dalle periferie abbandonate alle comunità esclusive dei ricchi: cambia il nome, ma resta la stessa logica di potere. Isolare, contenere e controllare i poveri, reprimere il disagio invece di rimuoverne le cause e trasformare la proprietà in un diritto superiore alla libertà. Fino a chiamare tutto questo “civiltà”.

A cura di Gilberto Borzini

Davide era un ragazzino che tirava sassi con la fionda: era il prototipo dei ragazzini dell’Intifada che colpivano a sassate i Golia del Potere. I Bambini Soldato sono un’antica invenzione, come i Ghetti in cui i diversi venivano rinchiusi salvo autorizzarne l’uscita a quella forza lavoro necessaria al potere che viveva liberamente al di fuori.

La storia dei Ghetti in Europa incrocia la storia economica, i flussi marittimi delle merci e dei denari, la costituzione degli Imperi, ma lasciamo per ora la Storia al suo posto.

Quando i ghetti non bastarono più si inventarono le “riserve”, limitando il movimento e la possibilità di lavoro a chi vi veniva rinchiuso e sfruttando, all’occorrenza, le leggi speciali che le governavano per avviare modesti affari petroliferi e minerari a tutto vantaggio dell’Uomo Bianco inventore delle Riserve.

Oggi Ghetti e Riserve si chiamano Periferie, ma il significato e lo scopo è il medesimo.

Isolare, Contenere, Controllare

Servono, le Periferie, a gestire (isolare, controllare e contenere) quei pericolosi soggetti che sono i poveri di ogni categoria: poveri che generalmente tendono a scannarsi e a competere tra di loro ma a volte si ricordano che se sono parcheggiati in periferia senza prospettive di vita decente i loro avversari naturali non sono i poveri ma quelli che sulla loro povertà costruiscono le proprie ricchezze. Sono i ricchi e i servitori dei ricchi che si comportano spesso peggio dei ricchi nei confronti dei poveri trasformando la loro piaggeria e il servilismo in superbia e arroganza.

Così a volte capita che da quelle periferie ghetto, da quelle cementificazioni orrende prive di servizi, da quei parchi trasformati in centri commerciali per tossicodipendenti, da quelle aree a un’ora di mezzo pubblico da un centro civilizzato, si materializzino i bambini soldato, quelli che un futuro non ce l’hanno ma si accontentano di rubare un simbolo di quella ricchezza che gli viene gettata in faccia ad ogni istante dalla pubblicità e dalle vetrine scintillanti del centro, perchè anche l’accaparrarsi e il disporre di un simbolo assume senso e significato agli occhi di chi al massimo dispone di speranza e sogni.

Reprimere, reprimere, reprimere!

Sorprende il fatto che ancora i maggiorenti nn abbiano fermato metropolitane e mezzi pubblici per impedire ai bambini di lasciare le periferie. Basterebbe affermare la necessità di ridurre le corse per risparmiare sui costi energetici per far accettare l’ipotesi a servi e vassalli, basterebbe limitare le corse agli orari utili agli uffici, e il resto che si arrangi come può: bisogna proteggere la proprietà che viene prima del diritto alla mobilità di selvaggi e barbari brutti, sporchi e cattivi.

Bisogna reprimere rispolverando leggi vecchie vestendole di rinnovata alterigia.

Bisogna punire, arrestare, giudicare e incarcerare, dove non si sa visto che la capienza delle carceri è oltre ogni saturazione immaginabile.

Bisogna prendere piccoli delinquenti in erba e farli diventare grandi delinquenti in carcere, così da poter tenere alto il livello di paura, di tensione, di pubblica sicurezza e repressione quando il bambino sarà adolescente e l’adolescente uomo.

Servi, vassalli, maggiordomi e valvassori plaudono la repressione mentre sotto di loro il terreno va franando, la città si deforma, si trasforma e trascina le loro case e i loro redditi verso la periferia, gradualmente, lentamente, quasi inavvertitamente, in un precipitare di piccoli eventi crescenti che trasformano la classe media in periferica, il colletto bianco in collare sporco, il diplomato in servo di scena utile alla bisogna, da assumersi secondo necessità.

Ghetti Resort

Così mentre le Periferie assumono sempre più il ruolo e l’aspetto delle Riserve Indiane, i veri ricchi costruiscono per sé ghetti dorati, comunità recintate governate dalla domotica e dall’AI, resort ricchi di ogni servizio, nuove Polis in cui i residenti si distinguono per azzimazione e stile, per eleganza e parure. E la tradizione si inverte lasciando la moltitudine dei Poveri fuori dal Ghetto Esclusivo, definendo Isole Urbane riservate agli abbienti da cui cacciare, e tenere ben lontani, i musi neri, scuri o giallastri dai capelli crespi e dai gesti ineducati, gente che chissà perché ha attraversato il mondo per finire in un pattume come questo.

E il quartiere diventa Isola a l’Isola crea un fossato difensivo e prima o poi alzerà bastioni e cinta difensiva a protezione dell’Ordine e della Proprietà, e fermerà metropolitane e tram per impedire accessi non graditi.

Il fatto curioso è che chiamiamo tutto questo “civiltà”.

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