28 Ottobre 2026, mercoledì
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Eni Taranto: M5S deluso dalle risposte del Ministro sull’incidente di luglio

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img_2480-1Per il deputato Diego De Lorenzis (M5S), che ha presentato una interrogazione sulla vicenda, il Governo ha dato risposte tardive, incoerenti e carenti. Alcuni quesiti rimangono ancora inevasi

A quattro mesi di distanza, il Governo cerca di fare chiarezza sull’incidente della raffineria ENI di Taranto. Il Sottosegretario all’Ambiente Marco Flavio Cirillo ha, infatti, risposto all’interrogazione presentata dal parlamentare pugliese Diego De Lorenzis e controfirma da 12 deputati del MoVimento 5 Stelle. L’8 luglio scorso, in seguito ad un blackout, un quantitativo di materiale liquido si è riversato nel Mar Grande attraverso il canale A della raffineria ENI e, contestualmente, dalle torce si sono sviluppate imponenti fiammate che hanno prodotto grandi scie di fumo nero visibili a chilometri di distanza dagli impianti, rendendo l’aria della zona antistante la raffineria e del vicino quartiere Tamburi irrespirabile. Tra le richieste del deputato a 5 Stelle De Lorenzis: conoscere le cause dell’incidente, i danni accertati alla popolazione, ai lavoratori e all’ambiente nonché quali iniziative i ministri dell’ambiente, dello sviluppo economico e della salute volessero intraprendere per non permettere più il ripetersi di incidenti analoghi. Infine, il deputato salentino ha richiesto di verificare se la raffineria ENI di Taranto rispettasse l’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale.

“La risposta del sottosegretario Cirillo ci lascia basiti: le risposte sono tardive, incoerenti, contrastanti e carenti – dichiara il deputato Diego De Lorenzis (M5S) – e ci dimostra che a Taranto, con dolo o a causa di incidenti, l ’ambiente e la salute sono aspetti secondari rispetto ai profitti industriali. Dopo quattro mesi circa dall’incidente – continua De Lorenzis – veniamo a scoprire che le valutazioni sono ancora in corso, e solo al termine si procederà all’adozione delle necessarie misure di prevenzione”, Nonostante ciò, dal Ministero tengono a precisare che “sulla base delle informazioni disponibili al momento non sono previsti effetti a medio-lungo termine dell’evento in oggetto”. “Ciò ci lascia pensare che non ci sia certezza dell’informazione – prosegue il deputato M5S – Viene confermato che l’incidente è stato causato dall’arresto di una centrale termoelettrica provocando “un’improvvisa interruzione dell’alimentazione elettrica degli stabilimenti con modalità e tempi mai considerati in via previsionale”. Ovvero che è accaduto quello che mai nessuno aveva previsto e pertanto non si può escludere che riaccada nuovamente!” La risposta che arriva dal Ministero vorrebbe forse essere rassicurante, ma ciò viene fatto senza avere elementi obbiettivi e certi. Dell’ambiente e della salute delle persone, non si evince nulla e vorrei ricordare che in quei giorni diverse persone furono ricoverate in ospedale a causa  DELLE emissioni tossiche e nauseabonde provenienti dalla zona industriale”.

Notizie emblematiche per una città come Taranto arrivano in merito all’AIA della raffineria ENI. I primi controlli per l’attuazione AIA sono iniziati nel 2010 e, da allora sino ad oggi, sono state riscontrate diverse “difformit à” e “incongruenze” rispetto alle condizioni dettate. “Quel che non riusciamo a comprendere – dichiara De Lorenzis – è perché il Sottosegretario Cirillo parla di “difformità” e “incongruenze” e non esplica chiaramente che si tratta di “inosservanze delle prescrizioni”, visto che in merito, è lo stesso Ministero dell’Ambiente ad aver effettuato una diffida e segnalazione all’autorità giudiziaria”. L ’AIA rilasciata allo stabilimento ENI, infatti, riporta che “si considera, in particolare, una violazione di prescrizione autorizzativa il ripetersi di rilasci incontrollati di sostanze inquinanti nell’ambiente secondo sequenze di eventi incidentali, e di conseguenti malfunzionamenti, già sperimentati in passato ed ai quali non si è posta la necessaria attenzione, in forma preventiva, con interventi strutturali e gestionali”. Nonché viene specificato che “per eventi che determinano potenzialmente il rilascio di sostanze pericolose nell’ambiente, il Gestore ha l’obbligo di comunicazione immediata scritta (per fax e nel minor tempo tecnicamente possibile) all’Autorità Competente e all’Ente di Controllo”.

“ È d’obbligo ricordare che, ai sensi dell’articolo 29-decies comma 10, in caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie – denuncia Diego De Lorenzis – l’autorità competente, ove si manifestino situazioni di pericolo o di danno per la salute, ne dà comunicazione al sindaco ai fini dell’assunzione delle eventuali misure, ma non risulta che questo sia avvenuto. Risulta quasi inutile sottolineare come non sia la prima volta che eventi simili accadono, soprattutto negli ultimi anni. Questo avvenimento – conclude il deputato salentino M5S – legato alle attività industriali testimonia, ancora una volta, che per Taranto non esiste una “vocazione industriale” e che questa industrializzazione selvaggia, è figlia di una visione distorta della realtà che solo i politici impreparati e farabutti, hanno potuto accettare. A pagare è ancora la città di Taranto, alla quale spetta sempre più di diritto pretendere ed ottenere un futuro diverso da quello imposto”.

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On. Giuseppe L’Abbate

Manfredonia: Il parco eolico off-shore pagina triste per il futuro dell’intero Golfo Sipontino

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downloadUn progetto inutile e non pianificato, come ha ammesso lo stesso Ministro Orlando rispondendo all’interpellanza urgente dei deputati M5S Cariello e L’Abbate, ma che vedrà comunque la luce. A cambiare, per i 5 Stelle, deve essere il modo di fare politica e prendere tali decisioni

Non si placa la polemica tra i comitati garganici e foggiani riunitisi nel “Coordinamento delle Associazioni Provinciali per la tutela del mare del Golfo di Manfredonia e del Gargano” e le amministrazioni locali sui parchi eolici off-shore che sorgeranno nel Golfo di Manfredonia. Una storia fatta di mancata programmazione energetica, assenza di una mappatura della distribuzione dei parchi eolici off-shore su tutto il territorio nazionale e una normativa del settore con tante lacune, come lo stesso Ministro dell’Ambiente Orlando ha ammesso, a metà settembre scorso, durante la risposta all ’interpellanza urgente presentata dai deputati Francesco Cariello e Giuseppe L’Abbate del MoVimento 5 Stelle. E la provincia di Foggia così, dopo esser divenuta la “Terra degli Spilli” con le oltre 2000 pale eoliche installate tra la Puglia e la Campania, vedrà trasformare il proprio panorama anche in mare, dinanzi agli occhi attoniti ed impotenti dei cittadini sipontini e garganici.

“Abbiamo semplicemente accolto le sacrosante istanze del comitato Mare Nostrum a difesa del Golfo di Manfredonia e della sua vocazione economica fatta di pesca e turismo, il cui futuro è ora incerto – dichiarano Francesco Cariello e Giuseppe L’Abbate (M5S). Siamo intervenuti per tempo, collaborando alla stesura delle osservazioni alla VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale, ndr) a cui anche il sindaco di Manfredonia ha preso parte su sollecito del comitato “Mare Nostrum”. Purtroppo il Governo ha atteso la fine dell’estate per risponderci e anticipando l’approvazione della VIA. Insomma, il parco eolico off-shore nel golfo sipontino, nonostante la mancanza di logica e raziocinio, ammessa dal Ministro Orlando stesso, si farà. Ciò che ci insegna, questa ulteriore triste pagina del martoriato territorio foggiano, è che non si potranno più prendere decisioni in barba ai cittadini. Le associazioni lo hanno ben compreso e, difatti, hanno unito le forze – continuano i due deputati pugliesi del MoVimento 5 Stelle  – per essere pronti a fronteggiare nuove emergenze. Alle amministrazioni locali, invece, notiamo purtroppo che questo messaggio non è ancora arrivato. Male, perché la politica del III millennio prevede partecipazione, condivisione e coinvolgimento nelle scelte che non possono più essere calate dall’alto. Gli elettori, di qualsiasi tipo, hanno oramai capito che ogni decisione errata influisce direttamente, o al massimo indirettamente, sul proprio futuro e su quello dei propri figli. È tempo di una nuova politica che, ancora per poco ci auguriamo, non preveda la realizzazione di parchi eolici off-shore che deturpano il nostro mare, non metta a repentaglio l’economia locale nonché le attività che da sempre hanno permesso ai sipontini un lavoro ed uno stipendio onesto. La Puglia produce già il triplo dell’energia che consuma e – concludono i parlamentari 5 Stelle – questi impianti risultano totalmente inutili se non per chi fa leva sui lauti incentivi alle energie rinnovabili: una delle peggiori vicende di malgoverno, come afferma l’economista Giorgio Ragazzi, di cui nessuno vuole parlare, probabilmente perché la responsabilità è condivisa da destra e sinistra”.

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On. Giuseppe L’Abbate

Zanin: Al voto un ordine del giorno per evitare il trasferimento del “Battaglione Ariete” di Maniago

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kossovoNegli ultimi mesi ho collaborato con il sindaco di Maniago Andrea Carli per difendere la situazione attuale e futura del BattaglioneLogistico “Ariete” di Maniago. Dal momento che pare ci sia l’intenzione di spostare/smembrare il Battaglione, sul cui destino era lecito attendersi un diverso impegno da parte del ministro Mauro in occasione della sua visita estiva a Maniago, ho provveduto a depositare un ordine del giorno, sottoscritto anche dai colleghi Rosato e Blazina, (che allego e che è iscritto al voto in questi giorni) per proporre in modo chiaro il mantenimento del Battaglione nella sede di Maniago.
Questo sia per evitare le conseguenze di non poco conto sul tessuto socio-economico del maniaghese, sia per evitare lo spreco dei costi connessi con l’eventuale spostamento, che a quanto si mormora avrebbe per destinazione Remanzacco. Tale spostamento infatti andrebbe a vanificare anche i recenti investimenti per l’ammodernamento della attale struttura che ospita il Battaglione, oltre al lievitare dei costi di gestione militare, ivi comprese le eventuali nuove opere di bonfica dall’amianto. Tutte scelte antieconomiche fuori luogo, soprattutto in tempo di crisi.

Un dato preoccupante dell’eventuale trasferimento sarebbe certamente anche l’impoverimento del tessuto socio-economico  legato alla fornitura di beni e servizi alla caserma, e più in generale al commercio e al settore immobiliare, a fronte dei quali restano i vincoli delle servitù militari che limitano lo sviluppo delle attività produttive (in particolare dell’agricoltura).

Inoltre, come ha ricordato qualche giorno fa il presidente della sezione Anai di Maniago Savatore Parisi, «E’ difficile dimostrare che la soluzione sia economica e vantaggiosa per esercito ed economia nazionale. Non rientra nella politica della spending review in quanto il reparto di Maniago sarà sostituito dall’8° reggimento trasporti a Remanzacco, ubicato a circa 60 chilometri da Pordenone, sede della brigata Ariete. Inoltre, non si capisce come mai, il 24° reggimento di manovra in Merano, distante oltre 400 chilometri da Udine, sia stato destinato a diventare il supporto logistico della brigata alpina Julia al posto del Reggimento di Remanzacco, che dista soli 5 chilometri da Udine».

Mi auguro perciò che il Parlamento, approvando il mio ordine del giorno, possa impegnare il ministero a stabilire strategie di revisione delle forze armate coerenti con il rispetto dei valori di risparmio effettivo e del rispetto dei valori e delle risorse del territorio.

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on. Giorgio Zanin

Taranto, la città in cui una parte della Magistratura si è ribellata totalmente al Potere Politico (3)

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ilva genova 2L’Ilva di Taranto è strettamente connessa all’Ilva di Genova nel senso che a Taranto si produce l’acciaio a caldo che serve anche alle produzioni a freddo di Genova. Se si ferma l’Ilva di Taranto si ferma acnhe l’Ilva di Genova. Né si possono differenziare le due proprietà nel senso di attribuire a una famiglia la proprietà dello stabilimento di Taranto e ad altra famiglia la proprietà dello stabilimento di Genova.
Questa è la principale ragione per cui è in atto un incredibile scontro fra Magistratura e Potere Politico. Da una parte infatti quella fetta di Magistratura tarantina di fede o di impronta signoriliana (diciamo così ) fa il tifo per la soluzione Gavio-Signorile. Dall’altra parte il Potere Politico ligure ma anche quello nazionale semplicemente aborriscono all’idea che le maestranze liguri possano finire sotto le grinfie di un Signorile e si comportano di conseguenza.

vignolaSecondo il Procuratore generale della Corte di Appello di Lecce Giuseppe Vignola, Magistrato integerrimo e universalemnte stimato, la mossa di minacciare la chiusura totale e definitiva dell’Ilva adottata dal dott. Franco Sebastio Procuratore Capo della Republica di Taranto il 12 luglio 2012 era una mossa tendente in realtà a sollecitare il Governo a revisionare l’Aia concessa all’Ilva. Infatti un un’intervista a “Repubblica” del 18 agosto u.s. il dott. Giuseppe Vignola ha così dichiarato: “Questa (la revisione dell’Aia n.d.r.) è proprio una bella notizia. Leggo che i ministri hanno sostanzialmente recepito tutte le nostre indicazioni, facendole proprie e inserendole come diktat nell’Aia, l’autorizzazione governativa che permette all’Ilva di lavorare. Se non le rispettano, devono chiudere. È lo stesso concetto che sostenevamo noi. Significa quindi che quello che era stato fatto andava nella direzione giusta, e soprattutto che non eravamo impazziti. Ordinare la chiusura di una produzione industriale è stato un provvedimento assai sofferto, ma secondo noi era l’unica strada percorribile. Il punto principale è che l’Ilva rispetti le prescrizioni. Se lo può fare, continuando a produrre per noi non ci sono problemi. La risposta in questo senso la potranno dare i tecnici che sono stati nominati custodi, ma credo che sia assolutamente possibile. Fermo restando la legge, deve prevalere il buon senso………… Il sequestro era inevitabile. Siamo di fronte a un lavoro davvero ineccepibile che non ci lasciava altre strade, visto anche l’atteggiamento tenuto fino a quel momento dell’Ilva. L’azienda, lo dissi subito dopo il sequestro, di giorno rispettava le prescrizioni imposte e di notte le violava come confermano i rilievi fotografici che abbiamo eseguito per più di un mese nel corso dell’inchiesta. Non era un atteggiamento collaborativo e la maggior parte delle volte nascondeva i problemi con interventi di facciata. Sono davvero contento dell’intervento del governo. Mai come in questo momento sono contento della sintonia tra pezzi dello Stato proprio nel momento in cui sembrava riprodursi un braccio di ferro tra politica e magistratura. Mi dà tranquillità, non volevamo sentirci soli in una battaglia così importante. Una battaglia che stiamo vincendo”.

Quindi un conflitto Magistratura- Potere Politico – secondo Vignola – solo apparente e momentaneo e rivolto a fin di bene.

Però i Magistrati tarantini, che fino a un certo punto si sono coordinati con lui, non sono sembrati poi del suo stesso parere. Infatti subito dopo l’emissione dell’AIA la Procura di Taranto ha abbandonato questo coordinamneto (dicamo così) con la Procura Genrale di Lecce e ha imbastito invece una strana alleanza con la Procura della Rpubblica di Milano. Infatti Procura di Taranto e Procura di Milano in sinergia fra loro dopo la revisione dell’Aia e al fine di far fallire ogni possibile accordo fra Stato e impresa, hanno caricato l’Ilva di due sequestri non a caso notificati a Riva lo stesso giorno. uno del valore di otto miliardi e mezzo di euro proveniente dalla Procura della Repubblica di Taranto , l’altro del valore di un miliardo e mezzo di euro proveniente dalla Procura della Repubblica di Milano per frode fiscale, proveddimenti che – peraltro – hanno inibito Riva dal presentare e dal finanziare il piano industriale per il risanamento, che dovevfa essere presentato il giorno dopo.riva emilio

Come si sipega allora questa mossa, particolarmente aggressiva, con le parole rassicuranti del Procuratore Generale della Corte di Appello di Lecce?

francesco-di maggio- Il tempestivo intervento della Procura dela Republica di Milano in questa vicenda fa pensare invece all’ennesimo tentativo di qeusto Ufficio Giudiziario di voler condizionare al massimo livello possibile tutte le vicende politiche di questo paese nel terrore che possa salire al Potere un giorno una coalizione di governo che faccia finalmenmte luce sia sulle odiose reponsabilità di questa Procura nelle stragi di Palermo del 1992 (ne era sicuramente coinvolto il suo giudice Francesco Di Maggio e i suoi due agenti segreti a lui più vicini gli ordinovisti neofascisti Rosario Cataffi e Giuseppe Gullotti) sia sulle sue altrettanto odiose responsabilità nella cosiddetta trattativa Stato-Magistratura-Mafia, che cominciò proprio a Milano nel 1994 quando alcuni Magistrati della Procura della Republica di Milano (e segnatamente – secondo la denuncia di Pierluigi Vigna Armando Spataro, Francesco Di Maggio e Alberto Nobili, marito di Ilda Boccassini) decisero di coprire i miliardari traffici illeciti dell’Autoparco Milanese di Cosa Nostra in cambio di indicibili contropartite politiche.

Quali odiose manovre politiche si nascondono dunque dietro lo smarcamento dala Procura Generale di Lecce sotto questa nuova sinergia fra Procura della Repubblica di Taranto e Procura dela Repubblica di Milano?

Otto miliardi di euro di cui si vorrebbe il sequestro in danno dei Riva sarebbe il costo delle opere di risanamento ambientale che Riva in qeusti anni non avrebbe fatto per ambientalizzare lo stabilimento. Si tratta chiaramente di una cifra esagerata, cui si è giunti sulla base della stima di uan semplice impiegata dell’Arpa Puglia Barbara Valenzano. Peraltro Riva ha acquistato l’impianto sedici anni fa (1996) e il massimo dell’utile netto di esercizio è stato di 800 milioni di euro. Poi ci sono stati anche gli anni in cui l’utile è stato sensibilmente inferiore.
Riva – peraltro – ha già investito in mabintalizzazioni quattro miliardi e mezzo di euro. Dunque quelle somme non le ha mai guadagnate. Come si può pretendre da un imprenditore che debba spendere più di quanto incassa? Ad imposibilia nemo tenetur – dicevano i latini.

I tecnici del Ministero dell’Ambiente che hanno revisinato l’AIA hanno invece quantificato il valore delle opere di ambientalizzazione in un milardo e ottocento milioni di euro. Naturalmente nessuno dice la verità. La verità è che l’Ilva di Taranto guadagna in modo esponenziale in funzione della produzione ed è congengnata nel senso che se produce sette milioni di tonnalleta d’acciaio pareggia i costi, se produce otto milioni di tonelate d’acciaio guadagna se produce nove milioni di tonnellate di acciaio guadagna bene se produce dai dieci milioni di tonnellate in su straguadaga. Fino al 2002 Riva è stato autorizzato a produrre fino a otto milioni di tonnellate di acciaio. Dopo il 2002 con la concentrazione su Taranto delle produzioni a caldo di Taranto e di Genova Riva è stato autoirzzato a produrre fino a dodici milioni di acciaio a caldo con l’intesa però che il superguadagno sarebbe stato destinato anche al risanamento ambientale, risanamento che, fino a oggi, con le violazioni che denunciava Vignola, aveva fatto solo parzialmente.

Gli aneliti affaristici e i giochi di potere di cui abbiamo parlato nelle puntate scorse, confermati da questa sinergia fra Procura di Taranto e Procura di Milano (i due Uffici fanno anche riunioni congiunte per meglio coordinarsi) hanno fatto sì che tutte le regole codiscistiche che ripartiscono funzioni e ruoli dei vari uffici giudiziari in questo processo siano saltate.
Soprattutto è mancata la figura del giudice terzo fra accusa e difesa ruolo totalemnte obliterato dalla dott.sa Patrizia Todisco. Com’è noto il legislatore isitutì la figura del g.i.p. come giudice terzo che doveva verficare se l’attività istrutoria dei P.M. fosse eccessivamente sbilnacita ripsetto alle posizioni dell’accusa e nel caso attenuarla. Invece in questo processo il g.i.p. Patrizia Todisco si è spesso affiancata all’azione dei pubblci ministeri a volte sacavalcondali come qaundo ad esempio copn un’ordinanza di 500 pagine ha sollecitato l’incriminazione del governatore della Puglia Niky Vendola (per molto meno la dot.sa Clementina Forleo fu trasferita su due piedei da Milano a Cremona) oppure (caso ancora più clamoroso) quando ha sequestrato al liquidità delle aziende dei Riva a Brescia e a Verona contro la volontà dichiarata anche alle stanmpe del Procuratore capo della Repubblica di Taranto Franco Sebastio.

orlando Avendo capito che identificandosi ancora in Riva la titolarità dell’azienda ogni mossa della magistratura tarantina (e milanese) provocava il paluso frarogoroso del popolo ambientalista e grillino schizzato a Taranto a percentuali vicine al 33% dei consensi, il Potere Politico ligure abilmente gestito dal valoroso eponente del P.D. Andrea Orlando attuale ministro dell’ambiente e quello nazionale a un certo punto hanno sotituito Riva con due figure neutre i commissari Sandro Bondi e Edo Ronchi ma l’aggressione giudiziaria contro l’Ilva al di là dei buoni intendimenti del Procuratore generale di lecce Giuseppe Vignola è continuata lo stesso.

Quattro mesi fa invocando l’ottemperanza di una legge salva-ilva il commissario Bondi aveva cheisto lo sblocco di 230 milioni di euro sequetrati ai Riva per destinarli al risanamento dell’impianto. Per quattro mesi la dott.sa Patrizia Todisco non ha risposto. Dopo quattro mesi ha rsipsoto: rigetto pechè il lavori si stanno svolgendo con ritardo. In realtà le opere sono state tutte applatate ma sono ferme perchè i sindacati nazionali vorrebbero il coinvolgimento delle imprese locali.
E mentre l’Ilva rischia di fermarsi di nuovo, l’impresa Marcegaglia (pannelli fotovoltaici) ha annunciato la cessazione delle attività della sua azienda a Taranto, con la conseguente chiusura e il licenziamento di 134 dipendenti, dal prossimo 31 dicembre. Vestas (turbine eoliche) ha confermato la indisponibilita’ a riaprire l’attivita’ di produzione delle turbine eoliche nel sito di Taranto e conseguentemente ha confermato l’esubero di 120 unita’ lavorative (solo parte dei quali saranno rissorbiti in un altro sito industriale dedlla stessa azienda sul posto). A giorni anche Evergrin (trasporti marittimi) annuncerà il proprio disimpegno da Taranto per trasferirsi in un porto istriano, con il licenaziamnto di altre migliai di lavoratori. Poi sarà la volta dell’Ilva stessa che annuncerà che a Taranto continuerà solo la produzione a freddo perché la produzione a caldo sarà trasferita almeno momentaneamente in Brasile (il che significherà il licenziamento di altri 5.000 dipendenti).

Certo, ognuno ha le sue buone ragioni ufficiali, ma perchè tutti assieme? Quanto avrà inciso alla fine su questa devastazione occupazionale di Taranto il conflitto – che c’è, nessuno lo può negare – tra una parte della Magistratura tarantina e il Potere Politico Nazionale?

Michele Imperio 3. Fine

Interferenze tra parchi eolici e aeroporti: prevale la massima sicurezza della navigazione aerea

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In merito alla possibilità di costruzione di parchi eolici in prossimità di aeroporti deve essere perseguito il primario obiettivo di garantire il massimo livello di sicurezza e impedire la realizzazione di potenziali pericoli per la navigazione aerea.
In applicazione di questo principio il Consiglio di Stato, sez. VI, con sentenza n. 5291 del 4.11.2013 ha riconosciuto la legittimità del diniego di autorizzazione rilasciato dall’ENAC (Ente nazionale per l’aviazione civile) in relazione alla costruzione di un parco eolico in prossimità di un aeroporto.
In particolare, nella vicenda in oggetto, la società costruttrice aveva chiesto il rilascio dell’autorizzazione unica per la realizzazione di un parco eolico composto da otto generatori aventi altezze comprese fra 107 e 125 mt..
L’ENAC aveva negato la propria autorizzazione poiché vi era il rischio che gli aerogeneratori potessero incidere con le traiettorie di decollo e atterraggio da e per il vicino aeroporto di Crotone (che dista circa 5 chilometri dal progettato impianto) e che inoltre l’ubicazione degli aerogeneratori risultasse all’interno dell’area ATZ (‘zona di traffico aeroportuale’), nel cui ambito sussistono “condizioni di incompatibilità assoluta” per l’edificazione di parchi eolici in forza della circolare Enac del 25 febbraio 2010.
Avverso queste decisioni la società proponeva ricorso il quale veniva rigettato dal T.A.R. di primo grado e per l’effetto proponeva appello al Consiglio di Stato.
In particolare la società contestava i poteri attraverso i quali l’Enac aveva negato l’installazione degli aerogeneratori.
Prima di entrare nel merito della decisione dei giudici d’Appello sembra opportuno richiamare il contenuto della disposizione di cui all’articolo 707 del codice della navigazione.
Quest’articolo denominato “Determinazione delle zone soggette a limitazioni” prevede, in particolare, che:
“[I]. Al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea, l’ENAC individua le zone da sottoporre vincolo nelle aree limitrofe agli aeroporti e stabilisce le limitazioni relative agli ostacoli per la navigazione aerea ed ai potenziali pericoli per la stessa, conformemente alla normativa tecnica internazionale. Gli enti locali, nell’esercizio delle proprie competenze in ordine alla programmazione ed al governo del territorio, adeguano i propri strumenti di pianificazione alle prescrizioni dell’ENAC.[…]
[III]. Le zone di cui al primo comma e le relative limitazioni sono indicate dall’ENAC su apposite mappe pubblicate mediante deposito nell’ufficio del comune interessato.[…]
[V]. Nelle direzioni di atterraggio e decollo possono essere autorizzate opere o attività compatibili con gli appositi piani di rischio, che i comuni territorialmente competenti adottano, anche sulla base delle eventuali direttive regionali, nel rispetto del regolamento dell’ENAC sulla costruzione e gestione degli aeroporti, di attuazione dell’Annesso XIV ICAO”.
In merito ai poteri esercitati dall’Enac i giudici del Consiglio di Stato hanno precisato “le pertinenti disposizioni del codice della navigazione (e, in particolare, gli articoli 707 e seguenti, nel testo risultante dall’articolo 3 del decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96), se per un verso annettono valenza costitutiva alla predisposizione, da parte dell’ENAC, di apposite mappe volte ad individuare le zone da sottoporre a vincolo nelle aree limitrofe agli aeroporti, per altro verso non impediscono per ciò stesso all’Ente in questione di individuare in via generale ulteriori tipologie di aree in relazione alle quali imporre vincoli e limitazioni in relazione ai possibili ostacoli alla navigazione aerea e ai potenziali pericoli per la stessa, conformemente alla normativa tecnica internazionale (e ciò, in coerenza con le previsioni di cui al primo comma del rinnovellato articolo 707 cod. nav.).[…] Ebbene, dal quadro normativo dinanzi sinteticamente richiamato emerge che il potere per l’ENAC di imporre vincoli e limitazioni relativi agli ostacoli che possono costituire pericoli per la navigazione aerea non risulta limitato alla sola predisposizione delle mappe di cui è menzione al terzo comma del richiamato articolo 707 cod. nav., ma si traduce nella possibilità di esercitare ulteriori e diversi poteri – anche autorizzativi – nella medesima materia e per le medesime finalità”.

In conclusione, il Consiglio di Stato ha riconosciuto come l’Enac abbia correttamente esercitato i poteri che gli derivano dalle disposizioni del codice della navigazione e che in materia di costruzione di impianti produttivi in prossimità di aeroporti, deve essere eliminato qualsiasi rischio per la sicurezza della navigazione aerea sino a ridurlo pressoché a zero.

Trend & The City sito di mode e tendenze

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Trend & The City è un sito che nasce come focalizzatore di mode e tendenze, con un’occhio particolare sulle icone di stile nate sul web e lo street style, oltre a dar spazio a designer ed artisti emergenti che promettono di far parlare di sè.

Lavoratori Mega Service s.p.a. – Comunicato Stampa

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megaservice-5080274d800fbI lavoratori di Mega Service intervenuti con una loro rappresentanza ai lavori precongressuali del SEL a Trapani presso la sede del Circolo Danilo Dolci su invito del Coordinatore provinciale Massimo CANDELA e dell’Avv. Valentina VILLABUONA

Nel ringraziare Sinistra Ecologia e Libertà per l’attenzione da sempre riservata all’ attività della  società ed oggi per la sensibilità nei confronti della inquietante quanto drammatica vertenza che si protrae senza  alcun riscontro di propositi di natura sociale e politica da parte delle forze istituzionali del Governo Regionale  e più in generale delle forze politiche del territorio operanti all’interno delle istituzioni medesime; in data 10/11/2013 alla presenza di un variegato numero d’intervenuti tra esponenti politici, intellettuali, giornalisti, è stato possibile all’interno di un dibattito democratico e fattivo  riproporre la drammatica condizione dei lavoratori, unici a subire le conseguenze di palesi  inadempienze di natura gestionale – amministrativa in epoca  pre-commissariale con le gravi conseguenze attuali e  certamente non certo con  spirito  retorico o dietrologico.

I lavoratori, dopo quasi sette mesi di attesa e dopo reiterati solleciti alla convocazione da parte della Presidenza della Regione di un tavolo tecnico per pianificare ed attivare le procedure relative alle Politiche Attive e quindi di sostegno al reddito che comunque avranno bisogno di tempi di sviluppo prima di una concreta attivazione; ribadiscono che a distanza di  tanto tempo  il senso primario del tavolo fissato per Mercoledì p.v. alle ore 12,00 a Palermo,  sia oggi irrimediabilmente  cambiato – assume infatti connotazioni essenziali,  il raggiungimento in quella sede di un accordo quadro controfirmato da Regione – Provincia- Commissari liquidatori e Parti Sociali,  nel quale venga sancita inequivocabilmente la garanzia di continuità della liquidazione della società oltre il 31 Dicembre 2013 con la ricerca di soluzioni alternative di lavoro  e comunque sino all’ entrata in vigore dei Liberi Consorzi dei Comuni a garanzia della continuità occupazionale.

Tale circostanza per i lavoratori è assolutamente condizione imprescindibile, così come le aspettative concrete oggetto delle risultanze del tavolo.

                                               Trasmesso e pubblicato

I lavoratori della Mega Service S.p.a.

Approvato il progetto della E45, l’On. Giulietti: “Bene,maserve un intervento urgente di messa in sicurezza”

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autostradaL’on. Giampiero Giulietti esprime soddisfazione per l’approvazione da parte del Cipe del progetto preliminare per l’adeguamento e ammodernamento della E45 che vedrà la più importante arteria della regione Umbria trasformarsi in autostrada.

“Il via libera alla trasformazione della E45 in autostrada è una notizia positiva per l’Umbria e i suoi cittadini – ha affermato il deputato Pd – Quest’opera consentirà finalmente di collegare la nostra regione con le più importanti direttrici europee, dando vita ad un moderno ed efficiente sistema viario. Ciò non deve però farci dimenticare le condizioni in cui versa oggi l’arteria il cui manto stradale è in stato di grave deterioramento. Urge al più presto un intervento per la messa in sicurezza di una strada fondamentale per la regione, che costituisce la naturale spina dorsale del nostro sistema infrastrutturale.

A questo proposito nei mesi scorsi avevo già invitato il Governo, attraverso un’interrogazione alla Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici, a mettere in atto i provvedimenti necessari per garantire standard manutentivi adeguati lungo l’intero tracciato, sollecitando al contempo il progetto di riqualificazione della E 45 che finalmente con la decisione di oggi del Cipe è uscito da una pericolosa fase di stallo”.

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On. Gianpiero Giulietti

L’On. Giulietti in visita all’ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino : “Ricchezza per l’Umbria a tutela del diritto alla salute dei cittadini”

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Il-sindaco-Giampiero-Giulietti_mediumVenerdì mattina l’on. Giampiero Giulietti ha fatto visita insieme al neo comandante della Compagnia carabinieri di Gubbio ten. Pier Giuseppe Zago, all’ospedale comprensoriale di Gubbio- Gualdo Tadino. Accompagnato dal direttore di presidio dott.ssa Teresa Tedesco e dal direttore sanitario dott. Diamante Pacchiarini, il deputato ha visitato i vari reparti del noscomio, nato nel 2008 dalla fusione degli ospedali cittadini di Gubbio e di Gualdo Tadino. 

“L’ospedale comprensoriale di Branca si inserisce perfettamente nel sistema sanitario dell’Alta Umbria che contribuisce ad arricchire con servizi d’eccellenza come il Centro regionale fibrosi cistica e il Centro Ictus – ha dichiarato l’on. Giulietti – E’ una struttura che si è potenziata anno dopo anno e che oggi riesce ad offrire ai tanti pazienti provenienti dall’Alto Chiascio e non solo servizi di qualità grazie all’impegno e alla dedizione del personale medico e paramedico e alla stretta collaborazione delle associazioni di volontariato che costituiscono un valore aggiunto per la sanità locale. 

Inoltre il nosocomio di Gubbio- Gualdo Tadino è caratterizzato da una profonda umanità che consente a chi vi accede per un intervento chirurgico o per una visita specialistica di sentirsi prima di tutto una persona, con i suoi bisogni e le sue esigenze, e non semplicemente un paziente. Credo quindi che il presidio comprensoriale di Gubbio-Gualdo Tadino, insieme a quello di Città di Castello – Umbertide, costituisca una grande ricchezza per l’Alta Umbria, a garanzia del diritto alla salute dei cittadini, diritto che va tutelato e sostenuto”.