15 Agosto 2026, sabato
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Dublinanti, Berlino non arretra: «I trasferimenti verso l’Italia si faranno»

Dopo le proteste di Roma, il governo tedesco ribadisce la propria linea sul sistema di Dublino: con l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sull’asilo, i trasferimenti verso l’Italia sono destinati a riprendere. Tajani prova a smorzare i toni: «Non credo ci sia un problema, si troverà un equilibrio».

La Germania non intende fare marcia indietro sui cosiddetti dublinanti. E, dopo le prese di posizione arrivate dall’Italia, Berlino sceglie di mettere nero su bianco la propria interpretazione delle nuove regole europee sull’asilo, sostenendo che i trasferimenti verso l’Italia continueranno a essere effettuati.

A chiarirlo è stata la portavoce del ministero federale dell’Interno tedesco, che ha definito «un po’ sorprendente» l’agitazione registrata nelle ultime ore e le divergenze emerse con Roma. Secondo Berlino, infatti, non ci sarebbe alcuna rottura nei rapporti bilaterali sulla gestione dei migranti, ma piuttosto l’applicazione di intese già raggiunte.

«Germania e Italia collaborano bene da tempo» sulla politica migratoria e sull’attuazione del sistema europeo comune di asilo, ha ricordato la portavoce. Il riferimento è agli accordi bilaterali conclusi nell’autunno del 2025 con Italia e Grecia, attraverso i quali i due Paesi avrebbero concordato il ritorno all’applicazione delle norme di Dublino con l’entrata in vigore del nuovo sistema europeo comune di asilo, avvenuta nel giugno 2026.

La conseguenza, nella lettura tedesca, è precisa: i trasferimenti previsti dal regolamento di Dublino verso l’Italia torneranno a essere eseguiti.

Il nodo delle date

È proprio sulla dimensione temporale della norma che si concentra il principale punto di attrito tra Roma e Berlino.

La portavoce tedesca ha spiegato che, in questa fase, i trasferimenti riguardano soprattutto i casi successivi all’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sull’asilo. Più prudente, invece, la risposta sulla possibilità di applicare la stessa disciplina alle pratiche precedenti: sulla questione, ha precisato, sarà necessario effettuare ulteriori verifiche prima di fornire una risposta definitiva.

Un passaggio tutt’altro che secondario, perché si intreccia direttamente con la posizione assunta dal Viminale. L’Italia ritiene infatti che i casi relativi ai migranti arrivati in Europa prima del 12 giugno debbano considerarsi sostanzialmente azzerati rispetto al nuovo meccanismo.

È dunque su questa linea temporale che potrebbe giocarsi una parte importante del confronto tra i due governi: non tanto sull’esistenza del sistema di Dublino, quanto sulla sua concreta applicazione e, soprattutto, sulla platea dei migranti ai quali trasferimenti e procedure possano essere applicati.

Berlino: «Dublino è un pilastro»

Il governo tedesco, però, non sembra intenzionato a lasciare spazio a interpretazioni sulla propria posizione di fondo.

Per Berlino, un sistema di Dublino realmente funzionante rappresenta una condizione indispensabile per rendere efficace l’intero sistema europeo comune di asilo. La Germania rivendica inoltre di essersi impegnata a livello Ue affinché le regole tornassero operative, compresi meccanismi di trasferimento che siano, nelle parole della portavoce, «vincolanti e praticabili» per tutti gli Stati membri.

L’obiettivo dichiarato è quello di evitare che il nuovo sistema europeo resti sulla carta: responsabilità chiare, procedure applicabili e trasferimenti effettivi dovrebbero costituire, secondo Berlino, uno dei cardini della gestione comune delle richieste d’asilo.

Una linea che inevitabilmente coinvolge l’Italia, primo Paese di arrivo per una parte significativa dei migranti che attraversano il Mediterraneo e, proprio per questo, uno degli Stati più esposti agli effetti del meccanismo di Dublino.

Tajani prova a raffreddare lo scontro

A ridimensionare la portata politica della contrapposizione ci ha pensato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto a Sant’Anna di Stazzema.

«Non credo ci sia un problema», ha detto, richiamando anche la questione delle navi delle Ong battenti bandiera tedesca che hanno effettuato sbarchi in Italia. Secondo Tajani, proprio questo insieme di elementi potrebbe contribuire a trovare un punto di equilibrio tra le esigenze dei due Paesi.

Il ministro ha quindi escluso, almeno per il momento, l’ipotesi di uno scontro aperto con Berlino e ha lasciato intendere che la questione possa essere ricomposta attraverso una soluzione condivisa.

Il punto, tuttavia, resta delicato. Dietro la disputa sui dublinanti si nasconde infatti una questione più ampia: quanto debba essere realmente vincolante la responsabilità del primo Paese di ingresso nel nuovo sistema europeo dell’asilo e come distribuire, nella pratica, il peso dell’accoglienza tra gli Stati membri.

La Germania chiede che le regole tornino a funzionare. L’Italia, alle prese da anni con la pressione degli arrivi via Mediterraneo, punta invece a evitare che il principio di responsabilità del Paese di primo ingresso si traduca in un meccanismo di trasferimenti automatici verso il nostro territorio.

Il confronto, dunque, non sembra destinato a chiudersi con una semplice dichiarazione diplomatica. La partita sui dublinanti è appena entrata nella sua fase più concreta: quella in cui le nuove regole europee dovranno misurarsi con i confini, le responsabilità e gli interessi dei singoli Stati.

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