Il Marocco alza il livello di allerta in vista del 15 agosto, data indicata sui social come possibile momento per un nuovo tentativo di attraversamento di massa verso Ceuta, l’enclave spagnola sulla costa nordafricana. Il ministero dell’Interno di Rabat ha annunciato l’arresto di un gruppo di persone sospettate di aver promosso e alimentato online gli appelli alla mobilitazione.
La notizia, rilanciata dai media marocchini tra cui Assahifa, arriva dopo giorni di monitoraggio delle piattaforme social da parte delle autorità. Nel mirino sono finiti soprattutto post e messaggi diffusi da account di origine non identificata, attraverso i quali sarebbe stata sollecitata l’organizzazione di tentativi collettivi di attraversamento illegale della frontiera.
L’allerta corre sui social
A fare il punto sulla situazione è stato Rachid El Khalfi, portavoce del ministero dell’Interno marocchino. Secondo quanto riferito, le autorità hanno seguito con particolare attenzione la circolazione di contenuti online che invitavano a raggiungere in massa Ceuta e Melilla.
Per Rabat, il fenomeno non rappresenta soltanto una questione legata al controllo delle frontiere. Gli appelli, ha spiegato El Khalfi, possono trasformarsi in un fattore di rischio concreto per l’incolumità delle persone coinvolte nei tentativi di attraversamento. Da qui la decisione di rafforzare la sorveglianza e intervenire nei confronti di chi viene ritenuto responsabile della diffusione degli inviti alla mobilitazione.
Le indagini, ha precisato il portavoce, sono ancora in corso. Le autorità stanno cercando di ricostruire la provenienza dei messaggi, le modalità con cui sono stati diffusi e l’eventuale presenza di una rete organizzata dietro gli appelli.
La memoria degli assalti alla frontiera
L’allarme di Rabat si inserisce in un contesto particolarmente sensibile. Ceuta e Melilla, territori spagnoli circondati dal Marocco, rappresentano da anni uno dei punti più delicati della frontiera tra Europa e Africa. In queste aree si sono ripetuti tentativi di ingresso collettivo, spesso organizzati o alimentati attraverso il passaparola e, più recentemente, attraverso le piattaforme digitali.
L’utilizzo dei social introduce un elemento nuovo nella gestione dell’emergenza: la mobilitazione può essere annunciata e amplificata rapidamente, rendendo più difficile per le autorità distinguere tra iniziative spontanee, campagne coordinate e contenuti costruiti deliberatamente per provocare un afflusso massiccio.
Rabat prepara la risposta
Il ministero dell’Interno marocchino ha assicurato di aver predisposto “tutte le misure necessarie” per impedire tentativi di attraversamento illegale delle frontiere di Ceuta e Melilla. Una posizione che segnala la volontà di prevenire l’emergenza prima che possa materializzarsi sul terreno.
Il nodo, ora, è capire se gli appelli circolati online riusciranno effettivamente a tradursi in una mobilitazione il 15 agosto. Per il momento, Rabat punta sulla prevenzione: controllo dei contenuti digitali, individuazione dei presunti promotori e rafforzamento delle misure di sicurezza lungo le aree di confine.
La partita, dunque, si gioca su due fronti: online, dove gli appelli possono raggiungere rapidamente migliaia di persone, e sul terreno, dove le autorità marocchine cercano di impedire che una mobilitazione virtuale si trasformi in un nuovo esodo verso le frontiere spagnole.
