L’economia europea torna a mettere a segno una crescita più convincente nel secondo trimestre del 2026, ma il quadro resta tutt’altro che omogeneo. Secondo la stima preliminare diffusa da Eurostat, il Pil destagionalizzato è aumentato dello 0,4% nell’area euro rispetto ai primi tre mesi dell’anno e dello 0,5% nell’intera Unione europea. Un’accelerazione significativa dopo un primo trimestre praticamente fermo: tra gennaio e marzo, infatti, il prodotto interno lordo era rimasto invariato nell’Eurozona ed era cresciuto appena dello 0,1% nell’Ue.
Nel mosaico europeo, tuttavia, l’Italia non riesce a cambiare marcia. Il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% su base congiunturale, rallentando rispetto al +0,3% del primo trimestre. Un risultato che colloca il nostro Paese nella parte bassa della classifica dei 14 Stati membri per i quali sono già disponibili i dati, al pari di Germania, Francia e Slovacchia. Solo Austria e Romania risultano ferme.
Il confronto con gli altri grandi Paesi europei restituisce un quadro particolarmente indicativo. La Spagna continua a correre più delle altre principali economie, con una crescita dello 0,7%, mentre Francia e Germania si fermano entrambe al +0,2%. In cima alla graduatoria complessiva spicca invece l’Irlanda, che registra un robusto +3,9%, un dato che conferma ancora una volta la particolare volatilità della sua economia rispetto alla media europea.
La ripresa c’è, ma procede a velocità diverse
La fotografia di Eurostat racconta dunque un’Europa che nel secondo trimestre ha recuperato slancio, ma con differenze marcate tra Paesi. Il dato aggregato dell’Eurozona è positivo e indica una capacità di tenuta superiore a quella evidenziata all’inizio dell’anno. Il problema, soprattutto per l’Italia, è che la ripartenza appare ancora debole rispetto a quella di alcune economie partner.
Su base annua, infatti, il Pil del secondo trimestre risulta in crescita dell’1% nell’area euro e dell’1,2% nell’Ue. Anche in questo caso si tratta di un miglioramento rispetto al trimestre precedente, quando l’incremento annuo era stato rispettivamente dello 0,5% e dello 0,8%.
L’Europa, insomma, sembra aver ritrovato un po’ di ossigeno, ma non una velocità uniforme. E per l’Italia il +0,2% rappresenta un segnale di continuità più che di vera accelerazione.
Occupazione ancora in crescita
Sul fronte del lavoro arriva comunque un’indicazione positiva. Nel secondo trimestre il numero degli occupati è aumentato dello 0,1% sia nell’area euro sia nell’Ue, replicando nell’Eurozona il ritmo già registrato nei primi tre mesi dell’anno. Nell’Ue, invece, si passa dalla precedente stabilità a una moderata crescita.
Il confronto con lo stesso periodo del 2025 conferma la tenuta del mercato del lavoro: l’occupazione è salita dello 0,5% su base annua sia nell’Eurozona sia nell’Unione, dopo il +0,5% nell’area euro e il +0,6% nell’Ue registrati nel primo trimestre.
È un dato che introduce un elemento di maggiore solidità nel quadro economico: la crescita del Pil, pur modesta in diversi Paesi, continua ad accompagnarsi a un mercato del lavoro sostanzialmente resiliente.
Le cifre diffuse oggi da Eurostat sono preliminari e si basano sui dati trasmessi dagli Stati membri relativi all’andamento del Pil e dell’occupazione nel secondo trimestre. Saranno quindi le prossime revisioni e, soprattutto, la composizione della crescita a chiarire quanto sia robusta la ripresa europea.
Per l’Italia, intanto, il messaggio è netto: la crescita non si è fermata, ma resta troppo lenta per parlare di vera accelerazione. Con un +0,2% trimestrale, il Paese rimane agganciato alla ripresa europea, ma senza ancora riuscire a sfruttarne pienamente il maggiore slancio.

