15 Agosto 2026, sabato
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Etna, la cenere ferma anche Comiso: aeroporti siciliani ancora sotto pressione

L’attività eruttiva del vulcano continua a mettere in crisi la mobilità aerea nell’Isola. Stop ai voli in arrivo e in partenza nello scalo ragusano, mentre crescono i disagi per i passeggeri e si aggrava il conto economico per turismo e servizi.

L’emergenza Etna non accenna a mollare la presa e, con il passare delle ore, allarga il proprio raggio d’azione. Dopo giorni segnati da chiusure, riaperture intermittenti e voli dirottati, anche l’aeroporto di Comiso finisce nel vortice dei disagi provocati dalla cenere vulcanica.

La Sac, società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso, ha comunicato la sospensione delle attività di volo, sia in arrivo sia in partenza, nello scalo del Ragusano. La presenza di cenere sulla pista rende infatti impossibile garantire la normale operatività dell’aeroporto.

L’invito rivolto ai viaggiatori è dunque quello di non mettersi in viaggio senza aver prima verificato la situazione. «I passeggeri sono pregati, prima di recarsi in aeroporto, di verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree», fa sapere Sac, annunciando ulteriori aggiornamenti nelle prossime ore.

Una settimana di disagi, tra scali chiusi e voli dirottati

Il nuovo stop arriva dopo giorni particolarmente complicati per il sistema aeroportuale siciliano. L’attività dell’Etna ha costretto più volte a modificare la gestione dei voli dello scalo di Catania-Fontanarossa, con conseguenti trasferimenti e dirottamenti verso altri aeroporti dell’Isola, da Palermo a Trapani, fino allo stesso Comiso.

Una rete alternativa che, nelle ultime ore, mostra però tutti i suoi limiti: se anche Comiso deve fermarsi, le possibilità di redistribuire il traffico si riducono ulteriormente e aumenta la pressione sugli altri scali e sui servizi di trasporto.

Per migliaia di passeggeri significa una situazione difficile da prevedere: partenze rinviate, arrivi spostati, coincidenze saltate e il rischio di dover modificare all’ultimo momento trasferimenti, pernottamenti e programmi di viaggio.

Il conto dell’emergenza: turismo a rischio

A preoccupare non sono soltanto i disagi immediati. L’emergenza sta infatti iniziando a produrre anche un conto economico sempre più pesante.

Assoesercenti ha provato a tracciare una prima stima dell’impatto sul comparto turistico, ipotizzando una perdita compresa indicativamente tra 12,8 e 24 milioni di euro. L’associazione precisa che si tratta del volume di spesa potenzialmente esposto e non di una quantificazione definitiva del danno subito dalle imprese.

Per arrivare a una cifra reale sarà necessario verificare sul campo l’effetto di cancellazioni e mancati arrivi, soggiorni accorciati, rimborsi, costi di riprotezione, servizi non utilizzati e fatturato effettivamente perso. Una fotografia, quindi, che potrebbe diventare ancora più pesante quando l’emergenza sarà terminata e sarà possibile fare un bilancio completo.

I numeri del traffico aeroportuale aiutano a comprendere la portata del problema. Secondo i dati riportati nel bilancio di sostenibilità Sac, nel 2025 l’aeroporto di Catania ha movimentato oltre 12,3 milioni di passeggeri. Nel solo luglio dell’anno precedente erano stati registrati più di 1,25 milioni di passeggeri, oltre 570mila dei quali stranieri: una media di circa 40.500 viaggiatori al giorno.

Numeri che spiegano perché anche pochi giorni di operatività ridotta possano trasformarsi rapidamente in un problema economico per un territorio fortemente legato ai flussi turistici.

Auto e taxi non sono una soluzione a buon mercato

E chi pensa di aggirare il problema scegliendo l’auto rischia di trovarsi davanti a un’altra sorpresa.

Il Codacons ha infatti segnalato all’Antitrust presunti rincari nel settore dell’autonoleggio legati alla situazione di emergenza. Secondo l’associazione dei consumatori, ipotizzando un noleggio dalle 13 alle 17, la tariffa più bassa partirebbe da 141 euro, salirebbe a 181 euro riconsegnando l’auto a Trapani e arriverebbe fino a 337 euro scegliendo Comiso.

Il confronto con una situazione ordinaria renderebbe ancora più evidente l’aumento: a parità di durata e distanze, ma in assenza dell’emergenza, la spesa partirebbe da circa 91 euro. In alcuni casi, secondo il Codacons, i rincari arriverebbero dunque fino al 287%.

E non sarebbe soltanto il mercato dell’autonoleggio a risentire dell’impennata della domanda. Anche i taxi, secondo le segnalazioni raccolte in questi giorni, stanno diventando una voce di spesa tutt’altro che trascurabile per chi cerca di raggiungere uno scalo alternativo.

Trantino: «Le compagnie devono risarcire chi ha subito disagi»

Sul fronte istituzionale cresce intanto la pressione sulle compagnie aeree.

Il sindaco di Catania, Enrico Trantino, intervenendo a TgCom24, ha riconosciuto gli sforzi compiuti dalla Regione Siciliana e dalla società di gestione aeroportuale nell’assistenza ai passeggeri, ma ha chiesto un intervento dell’Enac nei confronti dei vettori.

Il nodo, secondo Trantino, riguarda soprattutto i trasferimenti dei passeggeri costretti a partire o arrivare da aeroporti diversi da Catania: «Mi auguro che intervenga l’Enac per le compagnie aeree che avrebbero dovuto predisporre i trasferimenti dall’aeroporto di Catania. Le compagnie devono risarcire chi ha subito disagi».

Nel frattempo, per i passeggeri, resta una sola certezza: la situazione è in continua evoluzione. E con la cenere dell’Etna che continua a condizionare gli scali siciliani, controllare lo stato del proprio volo prima di raggiungere l’aeroporto è ormai una precauzione indispensabile, non più una semplice raccomandazione.

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