1 Giugno 2026, lunedì
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Bimba morta a Bordighera, arrestato il compagno della madre: accuse di maltrattamenti aggravati

La piccola, due anni, fu trovata senza vita lo scorso 9 febbraio. In carcere anche la madre. Decisive le incongruenze nei racconti e i riscontri investigativi

Svolta nell’inchiesta sulla morte della bambina di due anni trovata senza vita lo scorso 9 febbraio a Bordighera, in provincia di Imperia. I carabinieri hanno arrestato Manuel Iannuzzi, compagno della madre della piccola, con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. La donna, Emanuela A., si trova già detenuta nel carcere di Genova Pontedecimo nell’ambito dello stesso procedimento.

La tragedia si era consumata all’interno dell’abitazione della madre, dove la bambina era stata rinvenuta priva di vita dai soccorritori, allertati dalla donna nella mattinata del 9 febbraio. Secondo quanto riferito inizialmente, la piccola avrebbe manifestato difficoltà respiratorie. Tuttavia, fin dai primi momenti, il quadro apparve tutt’altro che chiaro.

Gli operatori sanitari intervenuti sul posto notarono infatti segni sospetti sul corpo della bambina: lividi e macchie che non sembravano compatibili con un malore improvviso. La situazione indusse a richiedere l’immediato intervento dei carabinieri e del medico legale. Il primo esame esterno del corpo portò a una conclusione preliminare destinata a orientare l’intera indagine: il decesso sarebbe avvenuto diverse ore prima, verosimilmente durante la notte.

Portata in caserma per essere ascoltata, la madre fornì una versione dei fatti che sin da subito presentò elementi di fragilità. I segni sul corpo della figlia vennero attribuiti a una caduta dalle scale avvenuta nei giorni precedenti. La donna dichiarò inoltre di aver trascorso la notte tra l’8 e il 9 febbraio insieme alle tre figlie presso l’abitazione del nuovo compagno, a Perinaldo, per poi fare ritorno a casa al mattino.

Un racconto che, sottoposto a verifiche, ha iniziato a mostrare crepe sempre più evidenti. Le immagini delle telecamere di sorveglianza e le testimonianze raccolte dagli investigatori hanno restituito una ricostruzione incompatibile con quanto dichiarato dalla donna, facendo emergere contraddizioni ritenute rilevanti dagli inquirenti.

In un primo momento, proprio alla luce di queste incongruenze, i carabinieri avevano proceduto all’arresto della madre. Il provvedimento non era stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari, che tuttavia aveva successivamente disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza.

L’arresto di Manuel Iannuzzi rappresenta ora un ulteriore sviluppo investigativo che amplia il perimetro delle responsabilità ipotizzate. Gli inquirenti stanno cercando di chiarire il contesto in cui la bambina viveva e le eventuali condotte reiterate di maltrattamento che, secondo l’accusa, avrebbero portato al tragico epilogo.

Un’indagine complessa, che si muove tra accertamenti medico-legali, analisi tecniche e testimonianze, con l’obiettivo di ricostruire con precisione le ultime ore di vita della piccola e stabilire eventuali responsabilità penali. Nel frattempo, resta lo sgomento per una vicenda che ha profondamente colpito la comunità locale e riacceso l’attenzione sul tema della tutela dei minori in contesti familiari fragili.

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