3 Ottobre 2026, sabato
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La banana di Cattelan sparisce dal Pompidou di Metz: furto (e provocazione) dell’arte più discussa

Dopo essere stata mangiata, l’opera “Comedian” torna al centro delle cronache: il museo denuncia ignoti e richiama il rispetto per l’arte concettuale

Non è la prima volta che fa parlare di sé, ma stavolta la provocazione supera il confine della performance e diventa reato. “Comedian”, la celebre banana fissata al muro con nastro adesivo firmata da Maurizio Cattelan, è stata rubata dal Centre Pompidou-Metz, nel cuore della Francia orientale. Il furto è avvenuto nel pomeriggio di sabato 30 maggio ed è stato scoperto da un addetto alla sorveglianza. Il museo ha immediatamente sporto denuncia contro ignoti.

Un gesto che riapre il dibattito su una delle opere più emblematiche e divisive dell’arte contemporanea. Apparentemente fragile e deperibile — la banana viene sostituita ogni tre giorni secondo precise istruzioni — “Comedian” non è infatti l’oggetto in sé, ma il concetto che rappresenta. Il suo valore risiede nel certificato di autenticità e nel protocollo espositivo che ne definisce esistenza e significato.

Proprio per questo, il Pompidou di Metz ha condannato con fermezza l’accaduto, sottolineando come il furto «danneggi il rispetto dovuto alle opere esposte». Una presa di posizione che segna una differenza rispetto al passato recente.

Già lo scorso luglio, infatti, l’opera era stata protagonista di un episodio altrettanto clamoroso: un visitatore aveva staccato la banana dal muro e l’aveva mangiata, documentando tutto sui social. In quell’occasione il museo non aveva presentato denuncia, interpretando il gesto come una provocazione dialogica con l’opera stessa. Oggi, invece, la linea cambia: «L’autore non è stato identificato e non è possibile alcun dialogo», ha spiegato la responsabile della comunicazione, evidenziando come la reiterazione del gesto sollevi una questione più ampia di tutela e rispetto.

Del resto, “Comedian” nasce proprio come detonatore di riflessioni sul mercato dell’arte e sul suo valore simbolico. Presentata per la prima volta nel 2019 ad Art Basel Miami Beach, l’opera fece immediatamente scalpore, anche per il prezzo — 120mila dollari — e per l’intervento di un altro artista che, in segno di protesta, mangiò la banana davanti al pubblico.

Da allora, la traiettoria dell’opera non ha mai smesso di intrecciarsi con performance, provocazioni e operazioni mediatiche. Uno dei tre esemplari è stato venduto all’asta per 5,2 milioni di dollari a Justin Sun, imprenditore e fondatore della piattaforma di criptovalute Tron. Anche in quel caso, il collezionista trasformò l’acquisto in spettacolo, mangiando la banana davanti a giornalisti e influencer: «È davvero più buona delle altre», commentò ironicamente.

Oggi, però, la sottrazione dell’opera segna un passaggio ulteriore. Non più gesto dichiarato o azione artistica, ma atto anonimo che mette in discussione i confini tra provocazione e vandalismo. E mentre il museo indaga, resta una domanda sospesa, perfettamente in linea con lo spirito di Cattelan: dove finisce l’arte e dove comincia il suo abuso?

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