16 Agosto 2026, domenica
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Migranti, fondi pubblici dirottati su viaggi e lusso: buco da 1,3 milioni nel Beneventano

Dalla gestione dell’accoglienza alle spese personali: nel mirino della Corte dei conti otto persone, tra cui ex funzionari della Prefettura. Nei centri carenze gravi e standard disattesi.

I fondi destinati all’accoglienza dei migranti trasformati, secondo l’accusa, in un bancomat per spese private: viaggi, soggiorni e acquisti di lusso. È il quadro che emerge dall’inchiesta della Procura regionale della Corte dei conti per la Campania, che ha portato alla contestazione di un danno erariale pari a 1,3 milioni di euro.

Al centro della vicenda la gestione dei centri di accoglienza riconducibili al consorzio “Maleventum”, attivo nel territorio beneventano tra il 2014 e il 2018. Secondo gli accertamenti, parte delle risorse pubbliche – destinate all’ospitalità dei richiedenti protezione internazionale – sarebbe stata sistematicamente sottratta alla loro finalità originaria.

Le irregolarità contestate coinvolgono otto persone, tra cui figurano anche ex funzionari e dipendenti della Prefettura di Benevento. La Guardia di Finanza, attraverso il Nucleo di polizia economico-finanziaria, ha notificato agli indagati gli inviti a dedurre: un passaggio procedurale che consente agli interessati di presentare le proprie difese prima dell’eventuale citazione in giudizio davanti alla magistratura contabile.

L’indagine contabile affonda le sue radici in un procedimento penale trasmesso nel dicembre 2018 e conclusosi, il 21 aprile scorso, con una sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Benevento. Nel periodo oggetto di indagine, al consorzio sarebbero affluiti oltre 20 milioni di euro, erogati dal Ministero dell’Interno tramite la Prefettura, per garantire servizi di accoglienza.

Ma secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, una parte significativa di queste risorse avrebbe preso tutt’altra strada. I controlli eseguiti dalle Fiamme gialle nei centri gestiti dal consorzio hanno evidenziato un quadro allarmante: gravi carenze igienico-sanitarie, sovraffollamento, insufficienza di beni essenziali, standard di sicurezza non rispettati. In sostanza, servizi ridotti al minimo, ben al di sotto di quanto previsto dai capitolati d’appalto.

Il risparmio ottenuto tagliando sulle condizioni di vita degli ospiti – sostiene la Procura contabile – sarebbe stato poi reindirizzato verso finalità personali: acquisti presso boutique di alta moda, viaggi e soggiorni, trasferimenti di denaro a familiari del gestore di fatto e altre operazioni ritenute estranee alla missione pubblica dei finanziamenti.

Una gestione distorta delle risorse che, oltre al danno economico per lo Stato, solleva interrogativi profondi sull’efficacia dei controlli e sulla vulnerabilità del sistema di accoglienza, soprattutto nei territori dove ingenti flussi di denaro pubblico si intrecciano con la gestione privata dei servizi.

Ora la partita si sposta davanti alla Corte dei conti, chiamata a stabilire responsabilità e eventuali risarcimenti. Sullo sfondo, resta una vicenda che riaccende il dibattito sull’uso dei fondi destinati ai migranti e sulla necessità di rafforzare i meccanismi di vigilanza.

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