1 Giugno 2026, lunedì
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Bottiglie incendiarie contro casa di un cronista: nel mirino Adriano Cappellari

Escalation intimidatoria nel Vicentino: dopo le minacce, attacco notturno con ordigni artigianali e bombole di gas

Un salto di qualità inquietante, che porta le minacce dal piano verbale a quello dell’azione violenta. Nella notte, poco dopo la mezzanotte, l’abitazione di Adriano Cappellari, giovane giornalista vicentino, è stata presa di mira da ignoti con un attacco incendiario a Enego, sull’Altopiano.

Secondo una prima ricostruzione, una o più bottiglie incendiarie sono state scagliate contro la casa del cronista. Non solo: davanti all’edificio sono state lasciate anche alcune bombole di gas, un dettaglio che conferisce all’episodio una connotazione ancora più grave, potenzialmente devastante. Sul posto sono intervenuti tempestivamente i carabinieri della stazione locale e i vigili del fuoco, impegnati nella messa in sicurezza dell’area e nel disinnesco di alcune bombolette rimaste inesplose.

Cappellari, collaboratore del quindicinale L’Altopiano e de Il Giornale di Vicenza, è noto per il suo impegno nel raccontare realtà complesse e delicate, in particolare la situazione di Caivano, nel Napoletano, e l’attività pastorale e civile di don Maurizio Patriciello, da anni simbolo della lotta alla criminalità e al degrado.

L’attentato non arriva inaspettato. Già nei mesi scorsi il cronista era stato destinatario di una serie di minacce esplicite. A novembre 2025 una lettera anonima, contenente toni intimidatori, era stata recapitata insieme alla copia di un suo articolo dedicato a un episodio intimidatorio contro lo stesso sacerdote. Cappellari, tuttavia, aveva scelto di non arretrare, ribadendo pubblicamente la volontà di proseguire il proprio lavoro giornalistico.

Una seconda intimidazione era giunta nel febbraio 2026, questa volta indirizzata direttamente alla redazione: “Se non fate tacere Cappellari, lo faremo noi”, si leggeva nel messaggio. Parole che oggi assumono un peso ancora più drammatico alla luce dell’attacco notturno.

La vicenda ha immediatamente suscitato reazioni istituzionali. Il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, ha espresso solidarietà al giornalista: “Colpire un cronista per il suo lavoro significa colpire la libertà di informazione, presidio essenziale della democrazia”. Un richiamo netto, che sottolinea la dimensione non solo personale ma pubblica dell’accaduto.

Resta ora il lavoro degli investigatori per individuare i responsabili e chiarire matrice e movente dell’attentato. Sullo sfondo, però, emerge con forza una questione più ampia: la crescente esposizione dei giornalisti che raccontano territori difficili e interessi opachi, spesso lasciati soli davanti a minacce sempre più concrete.

Enego si risveglia così con un episodio che rompe la quiete dell’Altopiano e riporta al centro una domanda cruciale: quanto costa, oggi, raccontare la verità.

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