28 Luglio 2026, martedì
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Comunali, il centrodestra tiene e conquista Venezia: Venturini sindaco. Reggio Calabria vira a destra, il centrosinistra resiste ma arretra

Nessun “effetto referendum”: Meloni esulta per la tenuta della coalizione. Il campo largo perde terreno nei capoluoghi simbolo ma si difende in Toscana. Ballottaggi decisivi ad Arezzo e in altre città chiave

Nessun terremoto politico, nessuna onda lunga capace di ribaltare gli equilibri nazionali. Le elezioni comunali restituiscono un quadro complessivamente stabile, nel quale il centrodestra consolida le proprie posizioni e strappa vittorie simboliche, mentre il centrosinistra limita i danni ma non riesce a imprimere la svolta attesa.

Il dato più rilevante arriva da Venezia, unico capoluogo di regione al voto: qui il centrodestra smentisce i pronostici della vigilia e porta a casa una vittoria netta al primo turno. Simone Venturini, già assessore al Turismo, raccoglie l’eredità del lungo ciclo amministrativo di Luigi Brugnaro e conquista la guida della città lagunare con una percentuale attorno al 51%. Decisivo il peso della sua lista civica, che supera il 30% e traina una coalizione in cui Fratelli d’Italia e Lega restano più defilate.

Una vittoria tutt’altro che scontata, maturata nonostante le tensioni che negli ultimi mesi avevano attraversato il contesto veneziano, tra polemiche culturali e scontri politici. Ed è proprio su questo risultato che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni costruisce la sua lettura politica: “Il crollo del centrodestra è rimandato”, sottolinea, rivendicando la solidità della coalizione.

Se Venezia rappresenta la conferma, Reggio Calabria è la sorpresa più significativa. Dopo dodici anni di amministrazioni di centrosinistra, la città cambia colore politico: Francesco Cannizzaro, esponente di Forza Italia e vicino al governatore calabrese Roberto Occhiuto, trionfa al primo turno con oltre il 68% dei consensi. Un risultato netto, che certifica la difficoltà del campo progressista nel Mezzogiorno urbano.

Il centrosinistra, tuttavia, non esce sconfitto su tutta la linea. In Toscana riesce a difendere e in parte riconquistare terreno: Pistoia torna nell’orbita progressista con l’elezione di Giovanni Capecchi, mentre vengono confermate le amministrazioni di Mantova e Prato, nonostante le ombre delle recenti vicende giudiziarie che avevano coinvolto esponenti locali. Segnali di tenuta, ma non sufficienti a compensare le perdite più pesanti.

Restano aperte diverse partite decisive. Ad Arezzo si andrà al ballottaggio, con il candidato del centrodestra Marcello Comanducci in vantaggio intorno al 45% e lo sfidante del campo largo Vincenzo Ceccarelli fermo poco sopra il 30%. Situazione incerta anche ad Agrigento, dove il candidato progressista Michele Sodano sfiora la soglia del 40% necessaria, nel sistema elettorale siciliano, per l’elezione diretta al primo turno.

Tra i risultati più singolari spiccano alcune vittorie “senza simbolo”. A Salerno l’ex governatore campano Vincenzo De Luca torna sindaco per la quinta volta, confermando il proprio radicamento personale più che di partito. Dinamica simile a Enna, dove Vladimiro Crisafulli ottiene un largo consenso scegliendo di correre senza il marchio del Partito democratico, rivendicando apertamente la propria autonomia politica.

Caso a parte Messina, dove Federico Basile, sostenuto dal movimento Sud chiama Nord, viene rieletto con oltre il 55% dei voti dopo le dimissioni strategiche che avevano riaperto la competizione. Un risultato che conferma la forza delle realtà civiche e territoriali in alcuni contesti locali.

Sul piano politico nazionale, il centrodestra legge il voto come una conferma della propria compattezza. “La realtà smentisce i sogni della sinistra”, attacca Giovanni Donzelli, mentre Matteo Salvini parla di una coalizione che continua ad avanzare.

Più cauta la reazione del Partito democratico. Il responsabile organizzazione Igor Taruffi invita a non generalizzare: “Le elezioni politiche restano una partita aperta”, sottolinea, evidenziando come ogni realtà locale faccia storia a sé. Anche dal Movimento 5 Stelle arriva una lettura prudente: risultati “in chiaroscuro”, dice Paola Taverna, ribadendo la necessità di costruire un’alternativa su base programmatica.

Il verdetto delle urne, dunque, non ridisegna la mappa politica del Paese ma conferma gli equilibri esistenti: un centrodestra solido nei territori chiave e un centrosinistra che, pur competitivo in alcune aree, fatica ancora a trasformare l’unità in vittoria diffusa. I ballottaggi diranno se questo quadro potrà essere ritoccato o resterà, sostanzialmente, immutato.

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