15 Agosto 2026, sabato
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Iran, Conte incalza il governo: «Il confronto sì, ma in Parlamento. No a passerelle a Palazzo Chigi»

Il leader del M5S chiede trasparenza e aggiornamenti sulla crisi internazionale, ma respinge l’ipotesi di un tavolo politico a Palazzo Chigi. «Serve uno sforzo unitario delle opposizioni, ma la sede istituzionale resta il Parlamento».

Nel pieno delle tensioni internazionali legate alla crisi iraniana, il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, rilancia la richiesta di un confronto istituzionale con il governo ma pone una condizione netta: il dialogo deve svolgersi nelle sedi parlamentari e non trasformarsi in una «passerella» politica a Palazzo Chigi.

L’ex presidente del Consiglio interviene nel dibattito apertosi dopo l’ipotesi avanzata dall’esecutivo di convocare un tavolo di confronto con le opposizioni sulle evoluzioni del conflitto e sulle ricadute geopolitiche della crisi in Medio Oriente. Per Conte, il principio del dialogo non è in discussione. «Il confronto con il governo e lo scambio di informazioni sono assolutamente necessari», afferma, sottolineando tuttavia come il luogo naturale di questo confronto debba restare il Parlamento.

Secondo il presidente del M5S, in una fase internazionale così delicata è «necessario e doveroso» che l’esecutivo mantenga un filo diretto con le forze di opposizione, garantendo aggiornamenti costanti sugli sviluppi della situazione. Un dovere istituzionale che riguarda in particolare gli scenari di guerra e le crisi globali, che inevitabilmente coinvolgono anche l’Italia sul piano politico e diplomatico.

Allo stesso tempo, Conte chiarisce che il Movimento non è disposto a partecipare a iniziative che possano apparire come semplici operazioni di immagine. «Non siamo disponibili a una passerella a Palazzo Chigi», ribadisce, precisando che la disponibilità al dialogo resta piena ma solo all’interno del perimetro istituzionale previsto dall’ordinamento democratico. «Per lo scambio vero, quello istituzionale, la sede è il Parlamento», insiste il leader pentastellato.

L’appello all’unità delle opposizioni

Nel suo intervento, Conte richiama anche la necessità di una maggiore coesione tra le forze di opposizione davanti a uno scenario internazionale che definisce «drammatico» e potenzialmente «esplosivo». Proprio per questo, racconta, nei giorni scorsi ha preso l’iniziativa di contattare gli altri leader del fronte alternativo alla maggioranza.

L’obiettivo era tentare di costruire una posizione comune su uno dei dossier più delicati della politica estera. «Ho avvertito l’esigenza di chiamare i leader delle opposizioni e dire che, in questo momento, dobbiamo fare uno sforzo unitario», spiega.

Da questo tentativo era nata una proposta di risoluzione condivisa, pensata per individuare almeno alcuni punti di convergenza anche tra posizioni inizialmente distanti. L’idea, nelle intenzioni del presidente del M5S, era quella di trovare «un minimo comun denominatore» capace di raccogliere il sostegno di tutte le forze di opposizione.

La risoluzione rimasta senza firma comune

Il percorso, tuttavia, non si è concluso come sperato. «Alla fine il cerchio non si è chiuso», ammette Conte. Nonostante il lavoro preparatorio, l’intesa finale tra i partiti non è stata raggiunta e il documento non ha ottenuto la sottoscrizione congiunta.

Il Movimento 5 Stelle ha comunque deciso di presentare la risoluzione, pur consapevole che il progetto iniziale era quello di un testo unitario. Una scelta che, precisa Conte, non nasce dalla volontà di rivendicare una bandiera politica. «Non lo abbiamo fatto per avere la bandiera del Movimento Cinque Stelle», chiarisce.

Piuttosto, l’iniziativa vuole indicare quella che, a suo giudizio, dovrebbe essere la direzione del confronto politico nelle prossime settimane: una linea condivisa, capace di rafforzare la posizione italiana di fronte a una crisi internazionale destinata a pesare sugli equilibri globali.

«Questa è la direzione in cui dovremmo andare», conclude il leader pentastellato, rilanciando l’appello a costruire una risposta politica più compatta di fronte alle tensioni che attraversano lo scenario internazionale.

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