L’Europa rischia di smarrire se stessa inseguendo la logica dei confini nazionali. Non è più solo una questione di politiche migratorie, ma il riflesso di una trasformazione più profonda: da progetto condiviso a campo di tensioni incrociate. “Uno contro l’altro, un Paese contro l’altro, tutti contro tutti”: è questa, secondo l’europarlamentare Sandro Ruotolo, la traiettoria che nazionalismi e sovranismi stanno imprimendo all’Unione.
Il banco di prova è l’immigrazione. L’Italia guidata da Giorgia Meloni ha reintrodotto controlli per chi arriva dalla Spagna, provocando una risposta speculare da parte di Madrid. Nel frattempo, la Germania del cancelliere Friedrich Merz valuta la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia dei migranti considerati di competenza italiana, mentre Roma oppone resistenza. Un cortocircuito politico che mette in luce una contraddizione evidente: ieri lo scontro era con il socialista Pedro Sánchez, oggi la tensione si sposta su un alleato conservatore come Merz, con cui il governo italiano rivendica affinità proprio sul tema migratorio.
Il quadro si complica ulteriormente guardando agli equilibri interni dei singoli Paesi. In Germania, l’ascesa dell’estrema destra di AfD nei sondaggi spinge la CDU/CSU a irrigidire le proprie posizioni, in una rincorsa che rischia di ridefinire l’intero spettro politico. Una dinamica che non si limita ai confini tedeschi. Anche la dichiarazione congiunta tra Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen — improntata al rifiuto di un’immigrazione “incontrollata” e alla rivendicazione di politiche più severe — segnala quanto la pressione delle destre stia spostando il baricentro europeo, coinvolgendo persino forze socialdemocratiche.
È qui che si gioca la partita più delicata. L’estrema destra, osserva Ruotolo, non vince solo quando conquista consenso diretto, ma soprattutto quando impone il proprio linguaggio, le proprie priorità e le proprie soluzioni all’intero sistema politico. Il rischio è che l’immigrazione venga trattata esclusivamente come somma di interessi nazionali contrapposti, alimentando una spirale di conflitti tra Stati membri.
Eppure, proprio il fenomeno migratorio dimostra il contrario: nessun Paese può affrontarlo da solo. La risposta, sostiene Ruotolo, non può che essere europea: condivisione delle responsabilità, solidarietà tra Stati, gestione comune delle frontiere, apertura di canali legali di ingresso e tutela dei diritti umani. In altre parole, più integrazione, non meno.
Continuare a inseguire le ricette sovraniste nella speranza di arginare l’estrema destra rischia di produrre l’effetto opposto. Perché, mentre promette Stati più forti, il sovranismo finisce per costruire un’Europa più fragile, frammentata e incapace di affrontare le sfide globali.
