16 Agosto 2026, domenica
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Petrolio alle stelle, il primo conto lo paga chi vola: rincari sui biglietti aerei

La guerra in Iran spinge il greggio fino a 200 dollari al barile. Le compagnie adeguano le tariffe, soprattutto sulle rotte intercontinentali. A pesare sono carburante e deviazioni dei voli nel Golfo

La guerra in Iran inizia a produrre i suoi effetti sull’economia globale e, come spesso accade nelle fasi di shock energetico, uno dei primi settori a reagire è quello del trasporto aereo. L’impennata del prezzo del petrolio ha già iniziato a riflettersi sui costi dei voli, con i primi aumenti dei biglietti annunciati da diverse compagnie internazionali.

Per ora i rincari riguardano soprattutto le tratte a lungo raggio, quelle più sensibili alle oscillazioni del prezzo del carburante. Ma il segnale è chiaro: la tensione geopolitica nel Golfo Persico rischia di trasformarsi rapidamente in un nuovo capitolo di inflazione nei trasporti, con ricadute dirette sui viaggiatori.

Le rotte cambiano e i voli costano di più

Negli ultimi giorni volare è diventato più caro. Non si tratta soltanto dell’effetto diretto del caro-carburante: la guerra sta costringendo alcune compagnie a ripensare le rotte tra Europa e Asia orientale, allungando i percorsi e aumentando i consumi.

Gli scali mediorientali, tradizionalmente snodi strategici del traffico euroasiatico, sono infatti diventati più delicati sotto il profilo della sicurezza. Hub fondamentali come quelli di Dubai International Airport e Hamad International Airport — per anni centrali nei collegamenti tra Europa, Estremo Oriente e Oceania — oggi sono considerati aree potenzialmente esposte alle conseguenze della rappresaglia iraniana e all’allargamento del conflitto nella regione.

La necessità di evitare alcune zone di spazio aereo comporta deviazioni di rotta, tempi di volo più lunghi e, inevitabilmente, un aumento dei costi operativi.

Le compagnie annunciano i primi rincari

Il primo segnale concreto è arrivato dal gruppo formato da Air France e KLM, entrambe parte dell’alleanza SkyTeam. Le due compagnie hanno comunicato che, per i biglietti emessi a partire dall’11 marzo, sarà applicato un aumento sulle rotte a lungo raggio: per la classe economy il rincaro sarà di circa 50 euro per un viaggio andata e ritorno.

Ma non sono le sole. Anche altri vettori hanno già iniziato ad adeguare i listini. La compagnia di Hong Kong Cathay Pacific ha deciso di raddoppiare il supplemento carburante su gran parte delle sue rotte.

Simile la scelta di Aerolíneas Argentinas, che introdurrà un aumento temporaneo compreso tra 10 e 50 dollari per tratta sui voli nazionali e internazionali.

Sul fronte dell’Oceania si muovono anche Qantas e Air New Zealand, che hanno già annunciato un rialzo delle tariffe per compensare l’esplosione dei costi energetici.

Il nodo petrolio: il prezzo del carburante raddoppia

All’origine dei rincari c’è la brusca impennata del prezzo del carburante per l’aviazione. Secondo le rilevazioni diffuse dall’agenzia Reuters, dopo gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il prezzo del greggio è schizzato da una fascia compresa tra 85 e 90 dollari fino a valori tra 150 e 200 dollari al barile.

A spingere le quotazioni è soprattutto il rischio di blocco dello strategico passaggio marittimo dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una quota significativa del petrolio mondiale. Il coinvolgimento diretto o indiretto di grandi produttori della regione — come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar e Bahrein — amplifica le tensioni sui mercati energetici.

Le compagnie cercano di contenere l’impatto

Non tutte le compagnie stanno trasferendo immediatamente l’aumento dei costi sui passeggeri. Alcuni vettori dispongono infatti di contratti di copertura sul carburante — le cosiddette strategie di hedging — che permettono di acquistare il jet fuel a prezzi fissati in precedenza.

È il caso di Lufthansa e Ryanair, che stanno attingendo alle scorte acquistate a prezzo bloccato proprio per attenuare l’impatto immediato del caro-petrolio sulle tariffe.

Si tratta però di una soluzione temporanea. Se la crisi energetica dovesse protrarsi e il prezzo del greggio restare su livelli così elevati, anche queste compagnie potrebbero essere costrette ad adeguare i listini.

Il risultato, avvertono gli analisti del settore, potrebbe essere l’inizio di una nuova stagione di rincari nel trasporto aereo globale — con effetti destinati a estendersi ben oltre i voli intercontinentali.

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