15 Agosto 2026, sabato
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Giustizia e referendum, nuova tempesta politica su Bartolozzi: Cirielli la difende, il Pd attacca

Il coordinatore della Direzione nazionale di Fratelli d’Italia parla di “parole estrapolate e strumentalizzate”. Ruotolo replica: “Dichiarazioni gravissime, in un Paese normale sarebbero arrivate le dimissioni”.

Lo scontro sulla riforma della giustizia e sul referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati si accende di nuovo, trasformandosi in un duro confronto politico tra maggioranza e opposizione. Al centro della polemica finiscono le parole di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, finite nel mirino delle opposizioni e difese invece dal governo e da Fratelli d’Italia.

Dopo l’intervento dello stesso ministro Nordio, a prendere posizione è anche Edmondo Cirielli, coordinatore della Direzione nazionale di Fratelli d’Italia, che respinge con decisione le accuse e parla di una polemica costruita ad arte.

Secondo Cirielli, le frasi attribuite a Bartolozzi sarebbero state estrapolate dal contesto e utilizzate in modo strumentale nel dibattito politico. “Le parole del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi – afferma – sono state chiaramente estrapolate e strumentalizzate. Si trattava di un’intervista puntuale e precisa, nella quale il suo pensiero era espresso con chiarezza all’interno di un discorso più ampio”.

Il dirigente di Fratelli d’Italia accusa l’opposizione di evitare il confronto sul merito della riforma della giustizia e sul referendum confermativo, preferendo invece concentrarsi su polemiche mediatiche. “Assistiamo ancora una volta al solito copione di una certa sinistra – sostiene – che invece di confrontarsi nel merito della riforma e del voto referendario si aggrappa a interpretazioni forzate”.

Cirielli ricorda inoltre il profilo istituzionale e politico di Bartolozzi, già parlamentare e componente della Commissione Giustizia nella scorsa legislatura, sottolineando come le sue parole vadano lette anche alla luce di quell’esperienza. “C’è un referendum in corso – osserva – e la dottoressa Bartolozzi, che è stata un’importante parlamentare in Commissione Giustizia, esprimeva le sue opinioni come ha il diritto di fare ogni cittadino”.

Per il coordinatore di Fratelli d’Italia, le richieste di dimissioni avanzate dalle opposizioni rappresentano l’ennesimo capitolo di uno scontro politico ormai sistematico. “Da tre anni – attacca – le sinistre chiedono le dimissioni di chiunque sia legato al governo. Non è un buon modo di fare opposizione”.

Dietro l’intensità dello scontro, secondo Cirielli, ci sarebbe anche il timore dell’opposizione per l’esito della consultazione popolare. “La verità – conclude – è che iniziano a pensare di perdere e, dopo aver politicizzato poco istituzionalmente questo referendum, temono contraccolpi. Il referendum confermativo è una cosa seria e bisognerebbe discutere nel merito, anche perché – come ha chiarito la presidente del Consiglio – non avrà effetti sull’esecutivo”.

Di tutt’altro tenore la replica del Partito democratico, che torna a chiedere un passo indietro da parte della capo di gabinetto del ministero della Giustizia.

Sandro Ruotolo, europarlamentare e componente della segreteria nazionale del Pd, definisce le parole di Bartolozzi “gravissime” e incompatibili con il ruolo istituzionale ricoperto.

“In un Paese normale – afferma – dopo dichiarazioni come quelle pronunciate da Giusi Bartolozzi sarebbero arrivate dimissioni immediate. Ma il punto è proprio questo: l’Italia, purtroppo, non è un Paese normale”.

Ruotolo richiama il contesto politico in cui è maturata la polemica, a due settimane dal voto sul referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Secondo l’esponente democratico, la presenza di esponenti del governo e della maggioranza nella campagna referendaria rappresenterebbe un intervento diretto su un terreno che dovrebbe restare istituzionalmente neutrale.

L’europarlamentare cita inoltre la frase pronunciata da Bartolozzi durante una trasmissione televisiva – “Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione” – considerandola incompatibile con il ruolo ricoperto al ministero della Giustizia.

“Non è un’opinione qualsiasi – sostiene Ruotolo – ma l’affermazione di una funzionaria pubblica che occupa uno dei ruoli più delicati dello Stato”.

Il Pd lega inoltre la vicenda al merito della riforma costituzionale, sostenendo che la separazione delle carriere, nella forma proposta, metterebbe in discussione l’equilibrio tra i poteri dello Stato. “Qui il punto è far rispettare la Costituzione – aggiunge – perché una riforma accompagnata da parole come ‘togliere di mezzo la magistratura’ solleva un problema serio per la democrazia”.

Da qui la conclusione politica: “Chi ricopre un ruolo istituzionale così delicato dovrebbe essere, come si dice, la moglie di Cesare: al di sopra di ogni sospetto. In un Paese normale – ribadisce Ruotolo – Giusi Bartolozzi si sarebbe già dimessa. In Italia, purtroppo, accade il contrario”.

La vicenda riaccende così il clima già teso attorno alla riforma della giustizia e al referendum confermativo, destinato a diventare uno dei terreni di scontro più aspri della stagione politica delle prossime settimane.

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