15 Agosto 2026, sabato
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Crisi Iran-Golfo, l’Italia alza lo scudo: difesa aerea rafforzata e sostegno ai partner strategici

Alla Camera le comunicazioni di Antonio Tajani e Guido Crosetto: «Rispetto degli accordi con gli Usa». Massimo livello di allerta per la difesa aerea nazionale. Quasi 10mila italiani già evacuati dall’area della crisi.

L’Italia si muove su un crinale sottile: sostenere gli alleati, proteggere i propri interessi strategici e, al tempo stesso, tenere aperto ogni spiraglio per la de-escalation. Nelle comunicazioni alla Camera sulla crisi innescata dall’operazione israelo-americana contro l’Iran e dalla successiva rappresaglia di Teheran, il governo ha delineato una linea di fermezza difensiva e prudenza diplomatica.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito di un colloquio avuto nelle ore precedenti con il segretario di Stato americano Marco Rubio. Da Washington, ha spiegato, è arrivata «una valutazione positiva sull’andamento dell’operazione»: secondo Rubio, le forze statunitensi starebbero raggiungendo «rapidamente ed efficacemente i loro obiettivi». Ma la durata e l’intensità della crisi – è il ragionamento condiviso – dipenderanno dalle decisioni che matureranno a Teheran e dalle dinamiche interne al regime iraniano.

Tajani ha ribadito «il rispetto degli accordi bilaterali esistenti tra Italia e Stati Uniti», un passaggio non formale in una fase in cui il quadro internazionale rischia di allargarsi oltre il perimetro regionale. L’asse con Washington resta un caposaldo, ma la “stella polare” evocata dal ministro è la de-escalation: evitare che il conflitto si trasformi in una guerra aperta capace di incendiare l’intero Medio Oriente.

Allerta massima sui cieli italiani

Sul fronte militare, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato l’innalzamento «al massimo livello» della protezione della difesa aerea e antibalistica nazionale, in coordinamento con gli alleati e con la Nato. La decisione arriva dopo episodi registrati in Turchia e a Cipro, segnali di un conflitto che può produrre effetti collaterali ben oltre l’epicentro iraniano.

«Di fronte a una reazione sconsiderata possiamo aspettarci di tutto», ha avvertito Crosetto, tracciando uno scenario in cui l’imprevedibilità è la variabile dominante. L’Italia intende inoltre «rivalutare i propri assetti nella regione» e rispondere alle richieste di assistenza dei Paesi amici, con il dispiegamento di un dispositivo multidominio in Medio Oriente, dotato di sistemi di difesa aerea anti-drone e antimissilistici.

In collaborazione con Francia e Spagna, Roma fornirà un aiuto a Cipro, Paese dell’Unione europea esposto direttamente alle ricadute della crisi.

Ridislocazioni e piano evacuazioni

Prima dell’escalation, erano 2.576 i militari italiani presenti nell’area interessata. Ora è in corso una rimodulazione delle presenze: dal Kuwait 239 militari sono in movimento verso l’Arabia Saudita (ne resteranno 82 su 321); in Qatar 7 militari su 10 stanno raggiungendo lo stesso Paese; in Bahrein è stato disposto il ritiro del personale. In Libano la situazione è «attentamente valutata», con la disponibilità di unità navali per eventuali evacuazioni.

Il capitolo più delicato riguarda però i civili. «Sono quasi 10mila gli italiani aiutati a lasciare le aree a rischio», ha riferito Tajani. Solo nelle ultime ore sono rientrati circa 200 connazionali fragili. La task force attivata alla Farnesina ha gestito 14mila telefonate e migliaia di email. Complessivamente, ha spiegato il ministro, sono circa 100mila gli italiani coinvolti direttamente o indirettamente nell’area della crisi.

«La sicurezza dei connazionali è la priorità assoluta», ha ribadito il titolare della Farnesina.

Sostegno ai Paesi del Golfo

Il governo ha inoltre accolto le richieste formali di alcuni partner strategici del Golfo per rafforzare le capacità di difesa aerea. «Si tratta di nazioni dove sono presenti decine di migliaia di italiani, civili e militari, che abbiamo il dovere di proteggere», ha spiegato Tajani. Le modalità operative saranno definite dal ministero della Difesa, ma la scelta politica è stata condivisa con il Parlamento.

Da qui l’appello all’unità: «Il confronto è legittimo, ma in passaggi così delicati è fondamentale essere uniti».

Il messaggio politico è duplice: sostegno agli alleati sotto attacco, ma nessuna ambiguità sulla linea di principio. «L’Iran non può dotarsi di armi nucleari e di sistemi missilistici in grado di rappresentare una minaccia esistenziale per Israele, per la regione e per l’Europa», ha scandito Tajani.

Il nodo Hormuz e l’onda economica

A preoccupare è anche l’ipotesi di un blocco dello Stretto di Hormuz, snodo vitale per il traffico energetico globale. I primi effetti si sono già visti: aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, tensioni sui mercati agricoli. Il governo sta lavorando per sostenere i Paesi più vulnerabili, consapevole che il rincaro del grano può tradursi in instabilità sociale.

Il rischio, ha ammesso Tajani, è «concreto»: un allargamento del conflitto è uno scenario da scongiurare con ogni sforzo diplomatico. Ma intanto l’Italia alza lo scudo, rafforza la propria postura difensiva e si prepara a navigare una delle crisi più insidiose degli ultimi anni, con un equilibrio difficile tra deterrenza e dialogo.

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