La cassaforte della dinastia Del Vecchio potrebbe aprirsi ai mercati. Delfin, la holding che raccoglie il patrimonio finanziario costruito da Leonardo Del Vecchio, starebbe valutando un possibile approdo in Borsa. L’indiscrezione, rilanciata da Il Sole 24 Ore, parla di un progetto ancora in fase esplorativa, ma non privo di implicazioni strategiche per uno dei principali azionisti privati del capitalismo italiano.
Delfin non è una holding qualsiasi. È il baricentro finanziario attraverso cui gli eredi del fondatore di Luxottica esercitano il controllo di EssilorLuxottica, il colosso mondiale dell’occhialeria nato dalla fusione tra Luxottica ed Essilor. Ma il raggio d’azione si estende ben oltre l’industria degli occhiali: la società detiene partecipazioni rilevanti in Generali, in Banca Monte dei Paschi di Siena e in UniCredit, snodi cruciali della finanza nazionale.
In altre parole, una quotazione di Delfin significherebbe portare sul mercato uno dei più importanti crocevia azionari del Paese.
La partita sull’eredità
L’ipotesi di un debutto in Borsa si inserisce in una fase di riassetto interno che, negli ultimi mesi, aveva conosciuto momenti di tensione. Dopo la scomparsa di Leonardo Del Vecchio, la gestione dell’eredità e degli equilibri tra i diversi rami familiari aveva attraversato una fase di stallo.
Un primo segnale di distensione è arrivato con l’accettazione, da parte di Luca e Paola Del Vecchio, della prelazione esercitata dal fratello Leonardo Maria Del Vecchio. Una mossa che ha ricomposto almeno in parte il quadro delle partecipazioni interne, aprendo la strada a un possibile ripensamento dell’assetto complessivo della holding.
È in questo contesto che maturerebbe la riflessione su una quotazione: non solo come operazione finanziaria, ma come strumento di stabilizzazione e razionalizzazione della governance, con regole di mercato capaci di cristallizzare pesi e ruoli.
Le opzioni sul tavolo
Le ipotesi allo studio sarebbero plurime. Una delle più accreditate prevede la creazione di una struttura “gemella” di Delfin, destinata ad accogliere esclusivamente le partecipazioni finanziarie – dunque le quote in banche e assicurazioni – lasciando fuori EssilorLuxottica. Questo nuovo veicolo verrebbe poi avviato verso la quotazione, offrendo agli investitori un’esposizione diretta al portafoglio finanziario della famiglia.
Un’alternativa, più radicale, consisterebbe invece nel portare in Borsa l’intera Delfin, inclusa la partecipazione di controllo in EssilorLuxottica. In questo scenario, il mercato si troverebbe davanti a una holding mista, con una forte componente industriale e un altrettanto rilevante presidio finanziario.
Entrambe le soluzioni presentano vantaggi e criticità: la prima consentirebbe una maggiore trasparenza e leggibilità del valore delle singole partecipazioni; la seconda rafforzerebbe la dimensione sistemica dell’operazione, ma richiederebbe una complessa ridefinizione degli equilibri di controllo.
Implicazioni per il sistema
Qualunque sia la strada prescelta, la quotazione di Delfin avrebbe un impatto che va oltre la famiglia Del Vecchio. Il mercato si troverebbe infatti a valutare un portafoglio che incrocia alcuni dei dossier più sensibili del capitalismo italiano: dalle partite bancarie alle dinamiche assicurative, fino alla governance di uno dei maggiori gruppi industriali europei.
Resta però il nodo delle tempistiche. Al momento non vi sono indicazioni ufficiali né sulle modalità operative né sull’orizzonte temporale dell’eventuale Ipo. Le indiscrezioni parlano di una riflessione ancora allo stadio preliminare, più strategica che esecutiva.
Ma il solo fatto che l’ipotesi venga presa in considerazione segnala un passaggio di fase: dalla gestione difensiva dell’eredità a una possibile apertura verso il mercato. Per la holding che custodisce il lascito di Leonardo Del Vecchio, la Borsa potrebbe diventare non solo un’opzione finanziaria, ma la leva per inaugurare una nuova stagione.
