15 Agosto 2026, sabato
HomeItaliaPoliticaTorino, l’amore diventa lotta: in piazza per salvare l’automotive e il futuro...

Torino, l’amore diventa lotta: in piazza per salvare l’automotive e il futuro industriale

Nel giorno di San Valentino il corteo “Innamorati di Torino” attraversa il centro cittadino: sindacati, lavoratori e forze politiche chiedono investimenti, responsabilità sociale e un piano strategico per il rilancio di Mirafiori e dell’intera filiera.

Nel giorno in cui si celebrano promesse e legami, Torino sceglie di dichiarare un amore diverso: quello per il lavoro, per la propria storia industriale, per un’identità che affonda le radici nell’acciaio e nella catena di montaggio. “Innamorati di Torino” non è stato soltanto uno slogan suggestivo, ma una mobilitazione partecipata che ha trasformato il centro del capoluogo piemontese in un’agorà civile. Lavoratori, rappresentanti sindacali, amministratori locali, cittadini: un fronte ampio e trasversale per richiamare l’attenzione sul destino dell’automotive e, più in generale, sul futuro economico della città.

Il corteo ha attraversato le vie simbolo di Torino con uno spirito che univa preoccupazione e determinazione. La posta in gioco non è solo occupazionale, ma sistemica: la transizione tecnologica ed energetica dell’industria automobilistica impone scelte strategiche rapide e lungimiranti. E il timore, condiviso da molti, è che la riconversione si traduca in una progressiva marginalizzazione del territorio, senza un piano industriale solido e senza garanzie per le competenze costruite in decenni di lavoro.

In piazza le principali sigle del comparto metalmeccanico, insieme a delegazioni provenienti dalla provincia e dall’intera regione. La richiesta è netta: investimenti strutturali, programmazione di lungo periodo, responsabilità sociale. Il segretario generale della Fiom torinese, Edi Lazzi, non usa mezzi termini: «Chiediamo a Stellantis investimenti a Torino. È troppo semplice scappare via come sta facendo Elkann». Il riferimento è al gruppo guidato dalla famiglia Agnelli e oggi al centro di una ridefinizione globale delle strategie produttive.

Sulla stessa linea Domenico Ficco, che invoca «azioni di sistema» da parte delle istituzioni e una politica industriale che non lasci sole le imprese dell’indotto. «A Stellantis chiediamo responsabilità sociale verso il territorio nel dare commesse alle aziende torinesi», sottolinea. Per Rocco Cutrì, della Fim torinese, la mobilitazione è parte di un percorso avviato due anni fa: «Un cammino che ha coinvolto associazioni datoriali, istituzioni, società civile». Un percorso che, ricorda Lillo Taormina della Fismic Confsal, ha già prodotto un primo risultato con l’avvio della 500 ibrida, ma «non può e non deve fermarsi».

Al centro della protesta resta lo storico Stabilimento Fiat Mirafiori, cuore simbolico della produzione automobilistica nazionale. Oggi il sito, legato alle attività di Stellantis, attraversa una fase di ridefinizione industriale che alimenta incertezza tra lavoratori diretti e aziende dell’indotto. Mirafiori non è soltanto un impianto produttivo: è un pezzo di identità collettiva, un presidio che per generazioni ha garantito occupazione e crescita. La sua parabola racconta quella dell’intera città.

La transizione verso l’elettrico, la competizione internazionale, la ridefinizione delle catene del valore: fattori che impongono scelte radicali. Ma proprio qui si concentra il nodo politico. I sindacati denunciano il rischio di una riduzione strutturale della produzione italiana e di un progressivo spostamento di attività e commesse all’estero. Il timore è che Torino diventi periferia di un sistema globale che altrove concentra investimenti e innovazione.

Alla manifestazione hanno aderito anche esponenti del Movimento 5 Stelle. Sarah Disabato, Chiara Appendino, Elisa Pirro e Tea Castiglione hanno parlato di «atto d’amore verso la città» e di necessità di «non chinare il capo di fronte alla crisi». La richiesta è duplice: alla proprietà e ai vertici aziendali si chiede di coniugare interesse economico e responsabilità sociale; alla politica si domanda capacità di governo e visione strategica. In questo quadro, il M5S attende l’avvio dell’indagine conoscitiva sullo sviluppo industriale in Piemonte, già oggetto di un atto di indirizzo approvato in Consiglio regionale.

Il caso Mirafiori, sostengono le esponenti pentastellate, è emblematico: «I continui proclami sul rilancio si sono tradotti in politiche che hanno ridotto la produzione italiana, in delocalizzazioni e tagli occupazionali». Un giudizio severo, che fotografa la distanza tra annunci e realtà percepita.

Torino, città-fabbrica per eccellenza, si trova davanti a un bivio storico. Difendere il lavoro non significa opporsi al cambiamento, ma governarlo. La manifestazione di San Valentino ha lanciato un messaggio chiaro: la transizione industriale non può essere subita. Va guidata, condivisa, pianificata. Perché l’amore per una città, oggi, passa anche dalla capacità di garantirle un futuro produttivo all’altezza della sua storia.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti