L’adesione dell’Italia come membro osservatore al nuovo organismo internazionale promosso da Donald Trump per la gestione della crisi di Gaza accende lo scontro politico. Le opposizioni parlano di “subalternità”, di violazione dello spirito costituzionale e di una scelta che metterebbe il Paese ai margini dell’Europa, allineandolo invece alla strategia dell’ex presidente americano.
La miccia la accende Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino, che attacca frontalmente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’ingresso italiano come osservatore nel cosiddetto “Board per Gaza” – struttura che, secondo le critiche, nascerebbe per ridefinire gli equilibri politici e finanziari nella Striscia – viene definito dall’esponente pentastellata «un fondo speculativo sulla pelle dei palestinesi».
Appendino non usa mezzi termini. «È inaccettabile che l’Italia partecipi a un’iniziativa che ignora la stabilità per puntare alla demolizione del diritto internazionale e delle legittime aspirazioni del popolo palestinese», afferma in una nota. Il riferimento è al conflitto in corso a Gaza Strip, che da mesi rappresenta uno dei fronti più drammatici e divisivi della geopolitica globale.
Nel mirino c’è soprattutto l’impostazione politica del progetto, percepita come alternativa e competitiva rispetto alle Nazioni Unite. Per Appendino si tratta di «un progetto neocolonialista che nega ogni prospettiva di pace» e che rischia di rendere l’Italia «complice di uno scempio». L’accusa più pesante riguarda la coerenza costituzionale: la partecipazione al board, secondo l’esponente del M5S, tradirebbe lo spirito dell’Articolo 11 della Carta, che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.
La polemica non si ferma ai Cinque Stelle. Anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein interviene con toni durissimi, collegando la scelta italiana a una più ampia linea di allineamento a Washington. Nel suo affondo, Schlein parla di «subalternità politica a Trump ormai insostenibile per il nostro Paese e contraria agli interessi nazionali».
Nel mirino c’è l’idea stessa del nuovo organismo, definito «club a pagamento voluto da Trump per rimpiazzare l’ONU». Il riferimento è alle United Nations, che secondo le opposizioni verrebbero di fatto bypassate da una struttura parallela, con regole e pesi politici differenti. Per Schlein, entrare in un organismo sovranazionale «senza condizioni di parità» significherebbe tentare di aggirare la Costituzione italiana, alterando l’equilibrio tra sovranità nazionale e impegni internazionali.
Il quadro che emerge dalle dichiarazioni dell’opposizione è quello di un’Italia che, invece di rafforzare l’asse europeo, inseguirebbe l’agenda dell’ex presidente americano Donald Trump. «Altro che guida», incalza Schlein, «Meloni si colloca ai margini del progetto europeo», scegliendo di non puntare su strumenti come il superamento dell’unanimità in sede Ue o il rilancio degli eurobond.
Il tema, dunque, non è soltanto Gaza. È la collocazione internazionale dell’Italia, il suo rapporto con gli Stati Uniti e la sua posizione dentro l’Unione europea. La scelta di aderire come osservatore a un organismo percepito come alternativo alle Nazioni Unite apre una frattura politica che intreccia diritto costituzionale, strategia diplomatica e identità europea.
Dal governo, per ora, nessuna replica formale alle accuse. Ma la partita è destinata a proseguire nelle aule parlamentari, dove l’opposizione promette battaglia. «Ci opporremo con tutta la nostra forza», assicura Appendino. La crisi di Gaza, intanto, continua a fare da sfondo a uno scontro che travalica i confini mediorientali e si riverbera nel cuore del dibattito politico italiano.
