A cura di Salvatore Guerriero, Presidente Nazionale ed Internazionale della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL
La visione europea è un vero progetto economico e politico per procurare il rinascimento del nostro continente.
Intervenire in merito ad un tema tremendamente attuale significa dare voce non soltanto a un ideale politico, ma soprattutto alla dimensione concreta e quotidiana dei cittadini, nonché di chi muove l’economia reale, crea lavoro, investe, rischia e costruisce sviluppo.
Il dibattito sugli Stati Uniti d’Europa non può più essere relegato a un esercizio accademico. È diventato una necessità strutturale. L’ispirazione offerta da Mario Draghi nel suo discorso di Lovanio – con il richiamo a una sovranità europea condivisa per evitare l’irrilevanza economica – rappresenta oggi il ponte ideale tra la nostra eredità costituzionale e il mercato globale.
1. L’eredità costituzionale e la nuova frontiera
La nostra Costituzione ci ha insegnato che la libertà è partecipazione. Oggi quella partecipazione non può fermarsi ai confini nazionali.
Viviamo in un’epoca in cui i grandi blocchi geopolitici – Stati Uniti e Cina in primis – agiscono come sistemi integrati, con politiche industriali coordinate, strumenti fiscali unificati, strategie tecnologiche comuni e una difesa degli interessi economici compatta.
L’Europa, frammentata in 27 sistemi fiscali, regolatori e amministrativi differenti, rischia di trasformarsi in spettatrice della storia. Non possiamo permetterlo.
Gli Stati Uniti d’Europa non sono una fuga in avanti ideologica, ma una risposta razionale alla nuova scala della competizione globale.
2. Il ruolo delle imprese: il cuore pulsante dell’Unione
Le Piccole e Medie Imprese rappresentano la vera struttura portante dell’economia europea.
In Europa le PMI costituiscono circa il 99% delle imprese attive, impiegano oltre 90 milioni di persone e generano più della metà del valore aggiunto complessivo del settore privato. Sono il tessuto connettivo del continente, la spina dorsale della produzione, dell’innovazione diffusa, dell’occupazione.
Eppure, proprio queste imprese sono le più penalizzate dalla frammentazione normativa, fiscale e burocratica.
L’Europa non può essere per le imprese
un insieme di vincoli regolatori,
una sommatoria di adempimenti,
un sistema disomogeneo che complica l’internazionalizzazione.
L’Europa deve aspirare a diventare, al più presto:
Uno spazio comune di crescita.
Un mercato unico realmente completato, con armonizzazione fiscale progressiva, digitalizzazione uniforme, semplificazione amministrativa e riconoscimento reciproco pieno delle normative;
Una potenza contrattuale globale.
Solo un’Europa integrata può garantire un “level playing field” nei confronti di Stati Uniti e Cina, proteggendo le proprie filiere industriali e tecnologiche;
Un sistema di stabilità e investimenti.
Le imprese investono dove esiste prevedibilità. E la prevedibilità oggi si chiama integrazione politica.
3. Le riforme necessarie: dalla visione all’azione.
Se vogliamo che la sovranità europea diventi concreta, occorrono strumenti strutturali:
Integrazione fiscale graduale.
Una base imponibile comune europea per le imprese, capace di ridurre dumping interno e competizione al ribasso tra Stati membri;
Politica industriale europea coordinata.
Investimenti comuni su
tecnologia e intelligenza artificiale
energia e transizione sostenibile
difesa e sicurezza strategica
infrastrutture digitali e logistiche; Difesa comune.
Non solo per motivi geopolitici, ma per proteggere supply chain, energia, commercio e stabilità economica;
Mercato dei capitali europeo integrato;
Le PMI devono poter accedere a finanziamenti in modo uniforme in tutta l’Unione, senza dipendere esclusivamente dal credito bancario nazionale;
Semplificazione normativa
Riduzione della stratificazione burocratica e creazione di uno “Statuto Europeo dell’Impresa” valido in tutti i Paesi membri.
Noi della Confederazione PMI siamo pronti a fare la nostra parte. Le imprese sono pronte a investire, innovare e crescere. Ma chiedono una cornice politica chiara, stabile e coraggiosa.
Non una via d’uscita, ma una prospettiva.
Dobbiamo cambiare narrazione.
L’Europa non è il “male minore”. Non è una scialuppa di salvataggio. È l’unica piattaforma possibile per competere su scala globale.
Quando guardiamo ai giovani che entrano oggi nelle nostre aziende o che sognano di fondarne di nuove, dobbiamo chiederci
in quale scala di grandezza vogliamo che competano?
Un imprenditore europeo deve poter pensare in termini continentali fin dal primo giorno.
Il talento deve poter circolare senza barriere.
L’innovazione deve trovare capitale senza confini.
Le imprese devono crescere senza essere intrappolate in 27 sistemi differenti;
Il bivio storico del declino o del Rinascimento
Siamo a un passaggio decisivo.
Possiamo scegliere di gestire un lento declino, difendendo frammentazioni e sovranismi economici che ci indeboliscono.
Oppure possiamo progettare un nuovo Rinascimento europeo.
Il cambiamento non è mai indolore. Ma l’inerzia è fatale.
Riprendendo il monito di Draghi sulla necessità di investimenti massicci e riforme strutturali, l’Europa deve compiere un salto di qualità politico. Non basta il coordinamento, ma serve l’integrazione.
Non vogliamo essere ricordati come la generazione che ha avuto paura di osare.
Vogliamo essere la generazione che ha posto la prima pietra degli Stati Uniti d’Europa.
Perché difendere il nostro modello sociale, economico e democratico significa dargli la forza politica necessaria per sopravvivere nel mondo che cambia.
Le imprese sono pronte. La società civile è pronta.
Ora deve esserlo anche la politica.
