A cura di Gilberto Borzini
Nei giorni in cui una nota azienda produttrice di terminali elettronici annuncia l’apertura della prima fabbrica “al buio” – un impianto completamente automatizzato, in cui la produzione è interamente affidata ai robot e l’illuminazione non è più necessaria – cresce, comprensibilmente, l’inquietudine di molte categorie di lavoratori. La sostituzione dell’attività umana, sia nella produzione materiale sia nei servizi, non è più percepita come un’ipotesi remota, ma come una prospettiva prossima, se non addirittura imminente.
D’altra parte Jeremy Rifkin, il noto economista statunitense, lo aveva annunciato già negli anni Novanta nel suo La fine del lavoro (pubblicato in Italia nel 1995). A chi presti attenzione non sfuggono oggi i continui disimpegni occupazionali che interessano tanto industrie prestigiose quanto – e forse soprattutto – i settori del terziario avanzato.
Gli sviluppi tecnologici, siano essi robotici, meccatronici o informatici, sono quotidiani, rapidi e di portata gigantesca, e investono ogni segmento dell’attività umana, senza eccezioni. Modificandosi la struttura tecnologica della produzione, mutano inevitabilmente anche i termini dell’occupazione e quella che potremmo definire la “geografia sociale” che da essa deriva.
La nuova forma che va assumendo la società umana – quella che altrove ho definito Società Ludica – prevede un imponente trasferimento delle attività remunerative dalla produzione di beni e servizi essenziali verso servizi superflui, se possibile addirittura incorporei ed eterei.
Un primo segnale, facilmente osservabile, è rappresentato dallo sviluppo dei flussi turistici globali e dai fenomeni del turismo dei selfie, dell’overcrowding e dell’overtourism. Il turismo, servizio superfluo per eccellenza, registra tassi di crescita tali da saturare interi territori, sottoposti a una pressione antropica insostenibile. Al tempo stesso emerge una deriva narcisistico-esibizionista: il turista non visita più un luogo per soddisfare un piacere culturale, ma vi sovrappone la propria immagine, comunicando attraverso la fotografia il proprio status di consumatore di esperienze. È il cosiddetto turismo “instagrammabile”, o Instaturismo.
Cambio di paradigma
Scriveva Herbert Marcuse, nell’introduzione di Eros e civiltà: «La libera soddisfazione dei bisogni istintuali dell’uomo è incompatibile con la società civile. La rinuncia e il differimento della soddisfazione sono i prerequisiti del progresso».
Questa affermazione ha retto fino al sopravvento tecnologico attuale. Oggi il paradigma si è ribaltato: sono proprio le pulsioni istintuali a diventare il motore primario della creazione di valore, soprattutto attraverso piattaforme e siti online.
È difficile non notare le “pose volanti” delle studentesse – talvolta persino delle scuole medie – che all’uscita da scuola si immortalano in selfie destinati ad accrescere visibilità e popolarità. Le piattaforme digitali non solo intercettano l’aumento di narcisismo delle giovani generazioni, ma lo richiedono e lo incentivano. Narcisismo ed esibizionismo diventano così parte integrante delle nuove modalità di produzione di valore, un valore generato da servizi superflui ma perfettamente coerenti con una istintualità liberalizzata e messa a profitto.
Lusso, sesso e quattrini
Gran parte dei riferimenti erotici e sessuali che fino a ieri erano considerati tabù – a partire dall’omosessualità – sono stati sdoganati o lo sono in corso d’opera. L’apparizione televisiva di personaggi che rivendicano apertamente preferenze e stili di vita sessuali non va letta come semplice provocazione o volgarità, bensì come un nuovo indirizzo economico: la creazione di valore attraverso la moltiplicazione delle “sfumature” dell’eros. È, in definitiva, marketing.
Le piattaforme digitali hanno reso possibili nuove professioni. Le stime sui guadagni degli influencer su Instagram, ad esempio, indicano compensi che vanno dai 10–100 euro a post per i nano-influencer fino a oltre 20-40 mila euro a post per i mega-influencer con più di un milione di follower. Moda, bellezza e lusso sono gli ambiti a maggiore redditività.
Su OnlyFans, i guadagni rilevanti si concentrano nell’1% dei top creator, ma la piattaforma garantisce entrate interessanti a chi vi opera con continuità, competenze di marketing e abnegazione, trattenendo il 20% dei proventi (più una porn-tax del 25% per i contenuti espliciti).
Il principale influencer miliardario italiano resta Gianluca Vacchi, imprenditore bolognese e azionista di multinazionali, che ha trasformato l’ostentazione di uno stile di vita lussuoso in un business basato su balletti e video tra ville, yacht e jet privati. Khaby Lame, invece, il content creator italiano più famoso al mondo, ha ceduto la sua società Step Distinctive per una valutazione complessiva vicina al miliardo di dollari.
Scendendo di qualche gradino, i numeri restano comunque significativi. Secondo La Stampa, in Italia si promuovono online circa 43 mila professioniste dell’eros tra escort e mistress, con Milano in testa. I guadagni medi oscillano tra i 5 e gli 8 mila euro mensili, cifre paragonabili a quelle delle creator più esplicite di OnlyFans, con il vantaggio – per queste ultime – di operare in ambito virtuale, senza relazioni fisiche con estranei.
Il futuro è intrattenimento
Dovremmo averlo compreso da tempo, anche osservando i palinsesti televisivi: il futuro delle attività economiche e delle professioni è nell’intrattenimento, in qualunque forma esso si declini. È la chiave di lettura della Società Ludica, moderna riedizione del romano panem et circenses, utile a creare consenso e a prevenire tensioni sociali.
Turismo dei selfie, ristorazione spettacolarizzata (più cara che buona), pay-tv, divertimento e sesso online sono gli ingredienti del mondo – già presente – del “dopo lavoro”. A ciò si aggiungerà una crescente domanda di avvocati capaci di muoversi tra mercati internazionali, contratti digitali e transazioni online, ambito in cui la formazione accademica italiana appare ancora carente. Si tratterà però di una minoranza.
Tutti gli altri farebbero bene a interrogarsi su quali professioni non siano aggredibili da robot e intelligenza artificiale: solo quelle, probabilmente, garantiranno una relativa serenità futura.
Per chi volesse approfondire questi temi, si segnalano alcuni volumi disponibili su Amazon: Etica della sobrietà e società ludica e BDSM, da devianza a role-play gender fluid.
