La decisione del governo spagnolo di chiudere i social network agli under 16 accende uno scontro politico e culturale che travalica i confini iberici e arriva fino alla Silicon Valley. A incendiare il dibattito è Elon Musk che, dal suo social X, ha lanciato un durissimo attacco al premier Pedro Sánchez, definendolo senza mezzi termini “un tiranno e un traditore del popolo spagnolo”. Parole che fotografano la crescente tensione tra i governi europei e i giganti della tecnologia sul terreno, sempre più sensibile, della regolazione del mondo digitale.
L’annuncio di Madrid è arrivato dal palcoscenico internazionale del World Government Summit di Dubai, dove Sánchez ha motivato la scelta con toni allarmati: «I nostri figli sono esposti a uno spazio di dipendenza, abusi, violenza, pornografia e manipolazione. È un far west digitale che non possiamo più tollerare». Da qui la linea dura: vietare l’accesso ai social ai minori di 16 anni e obbligare le piattaforme a dotarsi di sistemi di verifica dell’età realmente efficaci, chiamando in causa direttamente colossi come Meta, TikTok, Google e la stessa X.
Una stretta che inserisce la Spagna in un filone normativo già avviato in altri Paesi. In Europa, la Francia ha fissato a 15 anni l’età minima per l’uso dei social, subordinandolo al consenso dei genitori. Fuori dall’Unione, l’Australia ha fatto da apripista con una normativa ancora più severa: accesso vietato agli under 16 e obblighi stringenti per le piattaforme, pena sanzioni che possono arrivare a decine di migliaia di dollari. Anche il Portogallo osserva con attenzione e valuta misure analoghe, segno di una tendenza destinata a rafforzarsi.

È proprio questo fronte regolatorio a irritare Musk, che da tempo denuncia quella che considera una deriva censoria europea. Per il fondatore di Tesla e SpaceX, il controllo pubblico sugli algoritmi e sull’accesso alle piattaforme rappresenta una minaccia alla libertà di espressione. Ma l’Europa, e ora anche la Spagna, sembrano sempre meno disposte a lasciare campo libero alle Big Tech, soprattutto quando in gioco c’è la tutela dei minori.
Il clima si fa ancora più teso sul versante giudiziario. In Francia, la procura di Parigi ha perquisito la sede di X France nell’ambito di un’inchiesta aperta all’inizio del 2025. L’operazione, condotta dalla sezione per la lotta al cybercrimine con il supporto di Europol, punta a fare luce sul funzionamento degli algoritmi della piattaforma e sull’uso dei deepfake generati da Grok, l’intelligenza artificiale sviluppata dal gruppo. Musk è stato convocato dagli inquirenti, mentre X precisa che la sua sede legale resta in Irlanda e che la filiale francese si occupa solo di comunicazione e relazioni pubbliche.
Tra accuse incrociate, indagini e nuove leggi, lo scontro tra politica e tecnologia entra così in una fase decisiva. Da una parte i governi, determinati a imporre regole e responsabilità; dall’altra i giganti del web, pronti a difendere la propria visione di un cyberspazio libero. In mezzo, i minori e le famiglie, terreno di battaglia di una guerra che va ben oltre un tweet al vetriolo.
