A cura di Gilberto Borzini
Il gioco è chiaro: presentare un poco alla volta, disgiuntamente, elementi di riforma in modo che sfugga ai più il disegno complessivo. E presentare ogni progetto come se riguardasse la libertà dei cittadini, notevole acrobazia dialettica generosamente praticata da un Governo assai più abile nella Narrazione che nell’attività caratteristica.
Allora mettiamoli in fila questi elementi e proviamo a valutarli nella loco organicità:
Riforma della Magistratura, un referendum per ridurre l’autonomia della Magistratura e delle relative correnti interne attribuendo al Governo un controllo più che formale, di indirizzo;
Decreti Sicurezza: maggiore indipendenza operativa degli organi di Polizia con facilitazione di attività repressive, anche violente, e relativo “scudo penale” a favore dei poliziotti più violenti che si riterranno così potenzialmente al di sopra della Legge, non diversamente dall’esecrabile azione dell’ICE statunitense;
Elezione diretta del Premier: formula plebiscitaria per acquisire il mandato di Governo con relativa riduzione dei poteri in capo al Presidente della Repubblica in quanto garante della Costituzione;
Elezione diretta del Presidente della Repubblica: con conseguente controllo totale, esclusivo e verticale, insieme con il premierato di cui al paragrafo precedente, della politic.
Se mettiamo gli elementi nel giusto ordine vediamo l’esatta riproduzione, aggiornata, del modello di governo che fu del fascismo, del franchismo, del nazismo e del peronismo, governi eletti con le regole della democrazia che poi fecero strame della democrazia stessa.
Si tratta, né più né meno, dall’acquisizione dei Pieni Poteri che da sempre caratterizzano i totalitarismi sotto ogni bandiera.
Si tratta, osservando bene, del medesimo modello che l’amministrazione Trump sta sviluppando minando di volta in volta l’attività e la credibilità di Istituti democratici e Istituzioni di Diritto internazionale.
Si tratta di un gioco pericolosissimo per la Democrazia, una democrazia talmente indebolita dalla pochezza dei suoi attori e interpreti da essere vacillante e facilmente aggredibile anche da una masnada di avventurieri quali si potrebbero definire non pochi personaggi che calcano il teatro politico attuale.
In ballo non c’è la nostra Sicurezza attuale, come viene propagandato dalla comunicazione governativa, ma la nostra e di chi verrà Libertà Futura.
Le maglie della libertà possibile si vanno già restringendo oggi: il controllo preventivo avviene sui post che si pubblicano nei vari social e quando si sfugge al controllo preventivo ecco il fact-checker che ci silenzia facendo cancellare le nostre idee; il divieto di assembramento e di raduno, che ricorda quei divieti contro la Mafia che furono del prefetto Mori a Palermo, definendo adunata sediziosa l’incontro di tre persone; il divieto di protestare e di manifestare spontaneamente, ammettendo esclusivamente le manifestazioni autorizzate da questura e prefettura all’interno di aree predeterminate.
Formule di limitazione della Libertà, spacciate per sviluppo della Sicurezza, che forse prese singolarmente possono apparire irrilevanti ma che aggregate definiscono un quadro dalle tinte fosche se non in orbace.
Proviamo a ricordarcene quando tra un paio di mesi ci recheremo a votare.
