La conferenza stampa non si farà. E, a cascata, non se ne farà nessun’altra. A Montecitorio la giornata si chiude con una decisione drastica: tutte le conferenze stampa previste vengono annullate “per ragioni di ordine pubblico”, come comunicato ufficialmente dalla Presidenza della Camera. Una scelta maturata dopo ore di tensione culminate nell’occupazione della sala stampa da parte dei deputati delle opposizioni, determinati a impedire lo svolgimento dell’iniziativa promossa dal deputato leghista Domenico Furgiuele insieme a esponenti di Casapound e di altre sigle dell’ultradestra.
Poco prima della nota ufficiale, i giornalisti in attesa erano stati fatti uscire. All’interno, invece, si consumava un vero e proprio blitz parlamentare: i banchi occupati, copie della Costituzione sventolate, i canti della Resistenza — da “Bella ciao” a “Fischia il vento” — intonati dai parlamentari mentre alle spalle di Furgiuele si stringeva il fronte delle opposizioni.
La protesta: “Questa non è libertà di opinione”
Al centro della contestazione, la conferenza stampa convocata per le 11.30 per lanciare la raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Remigrazione e riconquista”, sostenuta — tra gli altri — da Casapound, Fronte Skinheads, Rete dei Patrioti e Brescia ai Bresciani.
Un’iniziativa giudicata incompatibile con i valori costituzionali dalle opposizioni. A scandire il senso politico della protesta è stato il deputato dem Gianni Cuperlo, che ha dato lettura della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista.
“L’occupazione continuerà finché, anche per tempi tecnici, la conferenza non potrà svolgersi”, ha chiarito il deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri, rivendicando l’azione come atto di tutela delle istituzioni repubblicane.
La replica di Casapound: “Atto mafioso”
Dall’altra parte, durissima la reazione di Casapound. Il portavoce Luca Marsella, rimasto fuori da Montecitorio mentre tentava di accedere dall’ingresso laterale di via della Missione, ha parlato senza mezzi termini di “vergogna”.
“Vogliamo presentare una legge, non una provocazione. Siamo liberi cittadini e possiamo entrare in Parlamento”, ha dichiarato, definendo l’occupazione della sala stampa un “atto mafioso” e spingendosi a sostenere che “oggi l’antifascismo è mafia”. Il gruppo promotore della proposta ha poi intonato l’inno di Mameli, accusando direttamente i parlamentari di aver impedito un legittimo esercizio politico.
La Lega rilancia
Non arretra la Lega. Furgiuele, incalzato dai cronisti, ha confermato l’intenzione di organizzare una nuova conferenza stampa, nonostante lo stop imposto dalla Presidenza della Camera. Un segnale che lascia presagire nuovi attriti parlamentari su un tema destinato a restare incandescente.
Il Pd: “La Costituzione antifascista è un principio vivo”
A difendere apertamente l’azione delle opposizioni è intervenuta Annalisa Corrado, componente della segreteria nazionale del Partito democratico. In una nota, Corrado ha espresso “plauso, appoggio e supporto” ai colleghi che hanno impedito — ha scritto — “che le istituzioni venissero sfregiate dalla presenza di forze politiche che promuovono teorie antidemocratiche, anticostituzionali e intrise di violenza e odio”.
“La nostra Costituzione antifascista non è carta morta, ma un principio vivo”, ha aggiunto, richiamando la necessità di distinguere “tra un’opinione e un crimine, come fu il fascismo”.
Inciso costituzionale
La Costituzione italiana è esplicita: la XII disposizione transitoria e finale vieta la riorganizzazione del partito fascista “sotto qualsiasi forma”. Inoltre, la giurisprudenza costituzionale e le leggi di attuazione — a partire dalla legge Scelba e dalla legge Mancino — stabiliscono che organizzazioni che si richiamano esplicitamente all’ideologia fascista, ne esaltano i metodi o ne ripropongono i simboli e le finalità, possono configurarsi come illegali. È su questo terreno giuridico, oltre che politico, che si innesta lo scontro esploso a Montecitorio.
