25 Ottobre 2026, domenica
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Udienza rinviata al 3 ottobre per il processo Mps

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E’ stata aggiornata al 3 ottobre prossimo l’udienza del processo nei confronti dell’ex presidente di Monte Paschi, Giuseppe Mussari, dell’ex responsabile dell’area finanza, Gianluca Baldassarri e dell’ex direttore generale Antonio Vigni, iniziato stamattinaa Siena. Lo ha deciso il presidente del tribunale, Leonardo Grassi, per esaminare le richieste di costituzione di parte civile presentate da Bankitalia, Monte Paschi, azionisti e associazioni di consumatori.

Anche la Germania perde pezzi di “casa”. I rubinetti Grohe diventano giapponesi

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Non è solo il made in Italy a finire in avide mani straniere. Anche la Germania di Angela Merkel comincia a perdere pezzi. E che pezzi. Grohe, società tedesca specializzata nella produzione di rubinetti e accessori per il  bagno e leader europeo del settore, passerà nelle mani del concorrente giapponese Lixil. L’operazione è la più grande acquisizione mai conclusa da un gruppo giapponese in Germania. Nel 2011 Grohe, che nel 2004 era passata sotto il controllo di due fondi di investimento, aveva conquistato il leader cinese degli accessori per il bagno, Joyou, rampa di lancio per una crescita spettacolare nell’ex Celeste impero. Nei mesi scorsi i due fondi hanno però deciso di mettere sul mercato Grohe. Anche la svizzera Geberit aveva studiato il dossier, ma alla fine l’hanno avuta vinta i giapponesi. Lixil, fresco dell’acquisizione, la scorsa primavera, di un altro grande nome del settore, la statunitense American Standard, controllerà l’87,5% di Grohe.

Trattativa mafia-stato, i pm insistono: Napolitano deponga

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Giorgio Napolitano chiamato a testimoniare nell’ambito del processo sulla presunta trattativa stato-mafia. ” “La testimonianza del presidente sella Repubblica, Giorgio Napolitano, in questo processo appare pertinente e rilevante proprio per i riferimenti sollevati dal suo consulente, il dottore Loris D’Ambrosio, nella missiva che quest’ultimo scrisse al Capo dello Stato e relativo ai fatti avvenuti tra il 1989 e il 1993”. Lo ha detto il pm Nino Di Matteo che ha proseguito con il collega Roberto Tartaglia la relazione introduttiva nel processo nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. Sarà la Corte d’Assise a decidere in merito.

Il pm Di Matteo è tornato a chiedere l’audizione del presidente della Repubblica, dopo che lo scorso maggio la Corte d’Assise di Palermo, presieduta dal giudice Alfredo Montalto, aveva definito “legittima” l’audizione di Napolitano su temi relativi al processo, ma non sui contenuti delle telefonate intercettate tra lui e il consigliere giuridico del Quirinale, Loris D’Ambrosio, e distrutte su ordine della Corte Costituzionale.

Il pm palermitano ritiene dunque necessario ascoltare Napolitano per fare luce sulle preoccupazioni di D’Ambrosio, morto il 26 luglio 2012, ed espresse in una lettera del 18 giugno 2012, in cui D’Ambrosio esprimeva il timore di essere diventato uno scudo per “indicibili accordi”.

L’Ue formalizza l’avvio della procedura contro l’Italia per l’Ilva

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La Commissione europea ha formalizzato oggi l’avvio di una procedura di infrazione contro l’Italia per ridurre l’impatto ambientale dell’acciaieria Ilva di Taranto. Nel dettaglio, in seguito a diverse denunce provenienti da cittadini e ong, la Commissione ha accertato che l’Italia non garantisce che l’Ilva rispetti le prescrizioni dell’Ue relative alle emissioni industriali, con gravi conseguenze per la salute umana e l’ambiente. La Commissione «è pronta ad aiutare le autorità italiane nei loro sforzi per risolvere queste questioni gravi».

Catapano Giuseppe: il morale degli Italiani ?

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Il processo di disperazione purtroppo si va aggravando. Un anno fa infatti i disperati erano il 20%, adesso sono il 30%. Il 73% degli interpellati dice di non riuscire più a governare la sua vita. La barchetta della sua famiglia non solo è in mezzo ai marosi ma è anche immersa nella nebbia più fitta. Il pessimismo dilaga dato che il 56% degli italiani, pur essendo già molto depresso, prevede un ulteriore peggioramento della sua condizione di vita da qui all’anno prossimo. E questo dato è confermato anche dal bassissimo tasso di italiani che, nonostante tutto, nutrono ancora speranza nel futuro. Infatti solo il 18% degli interpellati crede in una imminente possibilità di ripresa economica.

Di fronte a questo quadro desolante, i partiti fanno finta che ci sia ancora tempo da perdere. Se il pessimismo è così diffuso non c’è manovra economica che tenga. Ci vogliono pochi ma potenti e visibilissimi interventi che dimostrino agli italiani che, in Parlamento, c’è la voglia di scuotere l’Italia. Il paese è in attesa di elettrochoc mentre la classe politica sta distribuendo delle tisane. Bisognerebbe, ad esempio, retrocedere il patrimonio immobiliare pubblico ceduto agli enti locali. E che ci vuole a privatizzare delle caserme nei centri delle città con licenze edilizie generose, da realizzare in tempi ristretti, concesse direttamente dallo stato, scavalcando tutti i livelli di governo intermedi? In tempo di guerra si fa la guerra, con strumenti di guerra. Ed ora siamo in tempo di guerra. Senza bombe ma con tutto il resto.

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Catapano Giuseppe: L’Europa” il maggiordomo è sicuramente più colto del padrone”

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Ormai è certo che la tecnologia del provocare microfratture negli strati geologici profondi, in cui sono all’avanguardia, permette loro di liberare lo shale gas, il metano imprigionato nel sottosuolo americano, ove sono stati scoperti immensi giacimenti. Il prezzo previsto per i prossimi vent’anni sarà di 4-5 dollari per 1000 piedi cubici, contro quello europeo di 10-13, in Asia 15-20. Già oggi alcune aziende, specie di processo, come la chimica, la metallurgica, notoriamente a grande impatto energetico, hanno ricuperato costi competitivi, e gli Stati Uniti stanno facendo insourcing di lavoro, con buona pace di coloro che considerano gli imprenditori degli idioti che trasferiscono il lavoro altrove solo per fare un dispetto ai sindacati.

Prima opzione. Non esportare il surplus, quindi mantenere alti i prezzo internazionali dell’energia, favorire indirettamente le rinnovabili (osservare gli europei che nel frattempo si dissanguano per mantenerle). Gli Usa ricupererebbero grande competitività, avrebbero crescita, piena occupazione. Di certo la Cina si comporterebbe nello stesso modo con le cosiddette terre rare, cioè i materiali indispensabili per l’altissima tecnologia dei nuovi prodotti, unica che li possiede, soprattutto l’unica che accetta di estrarli, pagando in termini di inquinamento ambientale.

Seconda opzione. Esportare il gas facendolo diventare uno strumento di potere, da un lato favorendo gli alleati europei (Ue) e asiatici (Giappone, Sud Corea, Sud-Est), dall’altro trovare un compromesso con la Cina (gas in cambio di terre rare), riducendo anche l’attuale pesante deficit commerciale. E mettendo nel contempo a cuccia le miserabili dittature arabe o di stampo chavista (sarà forse l’occasione buona per cui questi popoli ricomincino anche loro a lavorare per campare?). e così pure il ricatto psicologico dei produttori delle costose rinnovabili. Il ruolo degli Stati Uniti tornerebbe centrale nel mondo, e Dio sa quanto abbiamo bisogno di una leadership forte dell’Occidente, visto che come europei ci siamo ridotti a tanti miserabili bottegai tedesco-scandinavi.

La seconda opzione ,  avrebbe due vantaggi: a) fermerebbe lo scivolamento culturale degli Stati Uniti verso lo scialbo modello di vita centro-nord europeo; b) confermerebbe un mondo tripolare, governato da Stati Uniti – Cina – Russia, lì relegando l’Europa in zona servitù, dove il maggiordomo è sì più colto del padrone, ma sempre servo è.

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Catapano Giuseppe: la novità del libero investimento “ crowdfounding”

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Allargare i possibili investitori nelle start up innovative ai clienti professionali <su richiesta>, semplificare le modalità di iscrizione nel registro dei gestori dei portali online, ridurre i tempi per avere la conferma dell’iscrizione, sono questi alcuni dei suggerimenti di Assonime per rendere più appetibile lo strumento dell’equity crowdfunding. Se verranno recepiti i suggerimenti anche gli investitori non professionali potranno investire i propri risparmi in progetti lanciati da start up innovative tramite un portalo online, come introdotto dall’art. 30 del cosiddetto decreto crescita-bis. I suggerimenti di Assonime, riportati sulla circolare n. 3 del 2013 sono riferiti al documento di consultazione Consob sul regolamento in materia di <Raccolta di capitali di rischio da parte di start up innovative tramite portali online. Una volta che le disposizioni Consob entreranno in vigore, lo strumento finanziario diverrà operativo.

I clienti professionali su richiesta. L’inserimento tra gli investitori qualificati dei clienti professionali <su richiesta> è sicuramente uno dei suggerimenti più significativi fra quelli proposti da Assonime. Secondo Assonime è opportuno allargare la platea dei possibili investitori anche ai clienti professionali <su richiesta>, che si dovrebbero aggiungere agli investitori professionali, questo consentirebbe ai progetti innovativi delle start up di avere un bacino di investitori più ampio. I clienti professionali su richiesta sono coloro che non rientrano nella definizione di clienti professionali privati di diritto prevista dal paragrafo I, Allegato 2 del regolamento Intermediari finanziari della Consob, ma che possono diventarlo se rispettano determinati requisiti e se presentano apposita richiesta. I clienti professionali di diritto, che sono attualmente ammessi, presenti nel Regolamento della Consob sono le banche, le imprese di investimento, le imprese di assicurazione e imprese di grandi dimensioni. Il cliente può essere annoverato tra quelli professionali quando una volta che ha avanzato una richiesta, questa viene accettata. Quindi l’esaminatore ritiene che il cliente richiedente, sia in grado adottare consapevolmente le proprie decisioni in materia di investimenti e di comprendere i rischi che assume. Per l’ammissibilità devono essere soddisfatti almeno due dei seguenti requisiti: il cliente deve aver effettuato operazioni di dimensioni significative sul mercato in questione con una frequenza media di dieci operazioni al trimestre nei quattro trimestri precedenti, e il valore del portafoglio di strumenti finanziari del cliente, inclusi i depositi in contante, deve superare 500 mila euro. Inoltre il cliente deve lavorare o aver lavorato nel settore finanziario per almeno un anno, in una posizione professionale che presupponga la conoscenza delle operazioni o dei servizi previsti. In caso di persone giuridiche, la valutazione di cui sopra è condotta con riguardo alla persona autorizzata ad effettuare operazioni per loro conto e/o alla persona giuridica medesima.

La procedura per diventare clienti professionali. I clienti devono comunicare per iscritto all’intermediario che desiderano essere trattati come clienti professionali, a titolo generale o rispetto a un particolare servizio o operazione di investimento o tipo di operazione o di prodotto. L’intermediario deve avvertire i clienti, in una comunicazione scritta e chiara, di quali sono le protezioni e i diritti di indennizzo che potrebbero perdere. I clienti devono dichiarare per iscritto, in un documento separato dal contratto, di essere a conoscenza delle conseguenze derivanti dalla perdita di tali protezioni. Gli intermediari, comunque, devono adottare per iscritto misure interne appropriate per classificare i clienti. Spetta ai clienti professionali informare il prestatore del servizio di eventuali cambiamenti che potrebbero influenzare la classificazione raggiunta. Se l’intermediario constata che il cliente non soddisfa più le condizioni necessarie per ottenere il trattamento riservato ai clienti professionali, deve adottare provvedimenti appropriati.

A cura del Prof. Giuseppe Catapano

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I dipendenti dalla droga monetaria

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L’impressione è quella che il Qe abbia dato vita a una sorta di nuova economia, una new economy nella quale non sono più le nuove tecnologie a produrre la crescita economica ma dove la quantità di massa monetaria disponibile è una variabile chiave per il modello di sviluppo economico. Pil, quindi, irreversibilmente agganciato anche nel post crisi a strategie di politica monetaria che nel ‘900 non erano mai state pensate o adottate. Una sorta di prigione monetaria nella quale le economie di questo scorcio iniziale del ventunesimo secolo devono navigare per poter evitare che, con meno quantità di moneta a disposizione, il livello della disoccupazione o la tenuta della finanza pubblica raggiungano livelli di non sostenibilità. Una trappola della liquidità molto originale, perché senza il Qe il cavallo non beve e non beve a sufficienza.

I recenti interventi in materia di Qe della BoJ in attuazione della cosiddetta Abenomics dalla dimensione quantitativa ancora più espansiva in termini di concentrazione temporale dell’intervento di quelli Usa e la decisione della BoE di estendere gli aiuti britannici anche all’acquisto di titoli emessi da imprese private, segnalano quanto la via di uscita dal Qe sia tutt’altro che scontata in termini di timing e di possibili effetti collaterali.

Dalle ceneri della peggiore crisi post secondo dopoguerra è nata  una new economy? Sono emersi nuovi squilibri e condotte di politica economica destinate a perdurare ben oltre il ciclo successivo? Domande più che legittime alla luce della comprovata dipendenza dei mercati dalle politiche monetarie non convenzionali che vanno sotto l’acronimo di quantitative easing, cioè produzione di nuova massa monetaria tramite l’acquisto di titoli di stato o di altri asset. Le borse e gli investitori sono appesi alle mosse del numero uno della Fed, Ben Bernanke, proprio in materia di Qe. Una interruzione della politica di iniezione mensile di moneta da parte della Banca centrale Usa sarebbe interpretata oggi male dai trader e sicuramente indici azionari e prezzi dei bond ne risentirebbero non poco. È come se, senza la spinta e il supporto del Qe, i mercati non siano più in grado di avere sufficiente fiducia per decidere investimenti più o meno rischiosi. Si tratta di una evidente distorsione creata dalle politiche pubbliche sulle normali funzioni decisionali dei privati: oggi gli investitori per sentirsi al sicuro <pretendono> che una parte del rischio del loro investimento sia implicitamente assicurato dalle banche centrali con i loro Qe. Si è prodotta, quindi, dopo quasi cinque anni di politica monetaria ultra espansiva una originale attitudine alla socializzazione di parte dei rischi sistemici dei mercati finanziari.

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Tortora, i martiri delle nuove democrazie

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Sono passati trent’anni e ancora oggi, forse ancor più di prima, è bene interrogarsi sui perché un <uomo perbene venga crocifisso da un’Italia perbenista>. E nessuno, se non Tortora, abbia poi pagato alcun prezzo. <Nel caso Tortora>, <fecero una brutta figura i magistrati che non vollero guardare alle tesi della difesa, ma dobbiamo riconoscere che neanche la stampa fece un buon lavoro. Col senno di poi tutti si sono scoperti garantisti, ma il libro mette in rilievo che il 90 per cento della stampa fu indifferente, sciatta e colpevolista in un primo lungo momento. Poi si rese conto della gravità della cosa, ebbe un sussulto>. Per il presidente di Rcs libri <sul caso Tortora ha pesato anche il fatto che fosse un uomo di destra. E in Italia equivale ad avere un trattamento giudiziario diverso da quelli di sinistra. In questi anni non esistono intercettazioni di quelli di sinistra, è curioso>. Come Tortora anche Lelio Luttazzi ebbe lo stesso trattamento per lo stesso motivo, <solo perché non era dichiaratamente di sinistra>. Pochi anni dopo, scoppiò Tangentopoli e i magistrati continuarono a utilizzare procedure al limite e sono stati guardati in maniera benevola. Il risultato è che, 30 anni dopo Tortora e 20 anni dopo Mani Pulite, la situazione della giustizia in questo Paese è imbarazzante: ci sono magistrati meritevoli ma ci sono carceri sovraffollati, la nostra giustizia è condannata dall’Unione Europea e tutto questo senza che la classe politica sappia affrontare questa situazione>. L’ipergarantista, anzi <innocentista>, senatore Luigi Compagna ha ricordato come il caso Tortora sia arrivato sulla scia <di una legislazione premiale del pentitismo nata all’indomani del terrorismo. A me non interessa accusare la magistratura di allora ma è chiaro che la legislazione premiale porta inevitabilmente alla batteria dei pentiti.

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Catapano Giuseppe: Equitalia dilazione sdoppiata

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Restano fuori dai benefici della dilazione  i contribuenti in stato di insolvenza. Per tutti gli altri il decreto del fare prevede due distinte tipologie di piani di rateazione delle imposte iscritte a ruolo, a seconda del più o meno grave stato di difficoltà finanziaria. Accanto a quelli ordinari di durata massima fino a 72 rate, concedibili ai debitori in temporanea difficoltà di adempiere ai versamenti, il decreto legge varato dall’esecutivo prevede, infatti, anche i piani di dilazione straordinaria, con durata massima fino a 120 rate, concedibili in caso di grave difficoltà del debitore.

La decisione di ricorrere a un piano ordinario o straordinario di dilazione delle imposte iscritte a ruolo dipende dunque dalla situazione più o meno grave di crisi in cui si trova il debitore al momento della domanda originaria di rateazione o della richiesta di proroga di una dilazione già in atto. Il decreto del fare individua, dunque, una ulteriore e più grave situazione di difficoltà del debitore che può comunque ancora consentire la concessione di una dilazione di pagamento su un arco temporale ben più ampio. Dopo la grave situazione di difficoltà c’è evidentemente l’insolvenza e il dissesto finanziario, situazioni nelle quali il concessionario non può concedere al debitore alcun tipo di dilazione.

La necessità di introdurre un ulteriore e più pesante presupposto per la concessione delle rateazioni da parte dei concessionari è un chiaro segnale dello stato di difficoltà attraversato dall’economia italiana. La norma introdotta prevede la necessità di un vero e proprio accertamento in ordine al presupposto della grave situazione di difficoltà del debitore, che con molta probabilità verrà regolato attraverso una specifica direttiva da parte della società capogruppo dei concessionari della riscossione. Accertamento che, tuttavia, la norma individua già almeno nei suoi tratti principali. Dopo aver precisato, infatti, che lo stato di grave difficoltà che consente la richiesta di un piano straordinario di dilazione deve avere ragioni estranee alla volontà del debitore ed essere collegato alla congiuntura economica (circostanze che di per sé appaiono difficilmente dimostrabili, se non in astratto), il nuovo comma 1-quinques dell’articolo 19 del dpr 602/73, specifica quali sono le due condizioni al verificarsi delle quali sussiste tale stato di grave difficoltà.

La prima delle due è rappresentata dall’accertata impossibilità per il debitore di assolvere il pagamento del credito tributario secondo un piano di rateazione ordinario. Il concessionario deve cioè verificare che l’importo del debito spalmato sul numero massimo di 72 rate concedibili con le rateazioni ordinarie sia finanziariamente sopportabile dal debitore. Se tali esborsi sono insostenibili per il debitore allora il concessionario può valutare l’ipotesi di ridurre l’importo su base annuale aumentando il piano fino ai dieci anni previsti dalla norma.

Il piano straordinario di dilazione potrà tuttavia essere concesso soltanto nell’ipotesi in cui sia ulteriormente verificata la solvibilità del contribuente in relazione agli importi e alla durata delle rate concedibili. Solo se entrambe le verifiche richieste dalla norma verranno superate il debitore potrà accedere a un piano di dilazione originario o in proroga, con durata temporale fino a dieci anni. Uno dei parametri per valutare la sostenibilità o meno di un piano ordinario o straordinario potrebbe essere costituito dai volumi d’affari o dai redditi conseguiti dal debitore.

In assenza del nuovo presupposto normativo della grave difficoltà del debitore la giurisprudenza di merito non aveva esitato nel considerare legittimo il diniego di Equitalia alla dilazione nei confronti di un contribuente il cui valore della produzione era inferiore all’importo su base annua del debito esattoriale complessivo spalmato sulle 72 rate del piano (Ctp Cremona, sentenza n.14/2/12 del 6 febbraio 2012). In una situazione del genere i giudici tributari, avallando l’operato del concessionario, avevano affermato, infatti, che il debitore non era in una temporanea situazione di obiettiva difficoltà, come prevede il summenzionato articolo 19 per ottenere la dilazione del pagamento delle imposte a ruolo, ma in una situazione ben più grave e duratura.

A cura del Prof. Giuseppe CatapanoImmagine