25 Ottobre 2026, domenica
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Catapano Giuseppe: lo stato vende!

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Lo stato mette in vendita i suoi «gioielli»: nei prossimi mesi, infatti, finiranno sul mercato ben 350 immobili, per un valore complessivo di un miliardo di euro. E la lista dei beni da dismettere, tutti individuati nel corso del 2012, sarà presto divulgata, per poi conferire le proprietà, «potenzialmente, ai fondi di investimento» che cureranno le cessioni. Ad annunciarlo è Stefano Scalera, direttore dell’Agenzia del demanio, nel corso di un’audizione tenutasi ieri, in commissione finanze, a Montecitorio. Selezionate per il mercato, inoltre, 22 strutture non più utili per le finalità istituzionali del ministero della difesa .

Stessa procedura (di ricognizione) è stata effettuata per i terreni, tuttavia la messa in vendita in questo caso, sottolinea, è «condizionata dall’emanazione», da parte del dicastero dell’agricoltura, di un decreto ministeriale che deve determinare, oltre ai beni coinvolti (dello stato e degli enti pubblici nazionali), anche i meccanismi con cui saranno concretizzati il trasferimento e la locazione. Il patrimonio immobiliare pubblico, riferisce, è stimabile in 320 miliardi: riconducibile agli enti territoriali è l’80%, mentre nel caso dei terreni si tratta della quasi totalità (il 98%). La fetta di beni amministrata dall’Agenzia è pari al 15% (e ammonta a 56,7 milioni), scenario da cui si desume come l’amministrazione e l’ottimizzazione dei beni attualmente siano, dice il direttore, «caratterizzate da una elevata frammentazione di ruoli e di responsabilità».

Eppure, Scalera vanta un’attività in crescita di contenimento della spesa per locazioni passive, nell’ambito della razionalizzazione degli spazi in uso alla pubblica amministrazione: nel 2010, il risparmio cumulato era stato di 10 milioni, salito a 22,5 l’anno successivo e giunto a 37,5 nel 2012; un trend che potrebbe fruttare ulteriori, migliori risultati di taglio ai costi, poiché si stanno portando avanti altre iniziative «mediante l’acquisizione in favore dello stato, tramite permuta, di immobili di proprietà di terzi condotti in locazione dalle amministrazioni statali per le esigenze istituzionali», considerato che con la recente la conversione del decreto 35/2013 (sul pagamento dei debiti della p.a. divenuto legge 64/2013) «le operazioni di permuta sono state sottratte al divieto di acquisto di immobili da parte delle amministrazioni pubbliche» previsto per l’anno in corso dall’ultima legge di stabilità (228/2012). Per ciò che concerne, inoltre, la manutenzione degli stabili (esclusi, ministero della difesa, beni culturali, esteri per gli immobili situati in paesi stranieri, ed istituti penitenziari) per il 2013, a fronte di esigenze per circa 600 milioni, «risultano stanziati fondi per circa 107».

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Catapano Giuseppe: Mediazione obbligatoria

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La mediazione ritorna a essere obbligatoria, con qualche sorpresa. Il c.d. decreto Fare approvato sabato scorso dal governo non si è limitato a sanare i vizi di delega denunciati dalla famosa sentenza della Corte costituzionale del 24 ottobre 2012, ma ha aggiunto delle significative novità. È stato infatti previsto che per ottenere l’esecutività dell’accordo di conciliazione serva anche la sottoscrizione degli avvocati che assistono le parti e la c.d. mediazione delegata dal giudice da volontaria è diventata obbligatoria. La mediazione obbligatoria non sarà poi più tale per le cause per danni derivanti dalla circolazione di veicoli e natanti e per i procedimenti di consulenza tecnica preventiva di cui all’art. 696-bis c.p.c. e durerà molto meno (è stato infatti diminuito da quattro a tre mesi il termine massimo oltre il quale si può depositare la domanda giudiziale).

È stato quindi introdotto una sorta di incontro preliminare in cui il mediatore è chiamato a verificare con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione e, qualora ciò non avvenga, il costo del procedimento è stato diminuito considerevolmente. Da ultimo, occorre evidenziare come sia stata estesa la qualifica di mediatore a tutti gli avvocati iscritti nel relativo albo professionale, a prescindere o meno dalla frequenza di uno specifico corso abilitante.

Le novità, come visto, sono davvero tante e sembrano seguire due sostanziali fili conduttori. Da una parte, infatti, si è voluto reintrodurre uno strumento sul quale da tempo si è scommesso per stabilire una sorta di filtro all’accesso di nuovo contenzioso nelle aule dei tribunali (unitamente ad altre misure, quali ad esempio l’aumento del contributo unificato) e che, adesso, con il passaggio della c.d. mediazione delegata dal giudice da semplice invito a vera e propria condizione di procedibilità per il prosieguo della causa, potrebbe diventare anche un modo per eliminare parte del contenzioso giudiziario già in essere (parallelamente si è però deciso di lasciare fuori da detto ambito il gran numero di cause derivanti dalla circolazione stradale e nautica, nelle quali la mediazione ha sostanzialmente fallito per l’ostilità delle compagnie di assicurazione).

Dall’altra si è forse voluto ricucire lo strappo con l’avvocatura, che ha sempre denunciato i limiti dell’obbligatorietà della mediazione, ma le nuove disposizioni non sembrano colpire nel segno e forse rischiano di creare nuovi problemi. Non è infatti del tutto chiaro il portato della disposizione che sembra subordinare l’efficacia esecutiva dell’accordo di conciliazione alla sottoscrizione del medesimo «dagli avvocati che assistono tutte le parti». La norma sembra infatti niente altro che uno escamotage per fare in modo che le parti vadano in mediazione accompagnanti dai legali, pur senza l’espressa introduzione dell’obbligo del relativo patrocinio (conferma di ciò si trae dalla lettura della relazione di accompagnamento al c.d. decreto Fare).

Davvero poco utile e discutibile appare poi la norma che parifica di diritto gli avvocati ai mediatori e che sembra sposare il luogo comune per cui i legali sarebbero già di per sé mediatori, senza bisogno alcuno di prendere parte a corsi sulle tecniche di mediazione. D’altra parte non si sentiva certo la necessità di un aumento del numero dei mediatori, visto che quelli a oggi formati sono di molto superiori al numero dei procedimenti di mediazione, tanto che molti di essi hanno fatto davvero fatica a seguire il numero minimo di procedure imposte dalla legge al fine della continuità dell’iscrizione al relativo registro.

Molto positiva, invece, l’introduzione di un incontro preliminare in cui il mediatore è chiamato a verificare con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione, che evita alle stesse di perdere tempo, ove non siano interessate alla procedura, fissando un tetto massimo di spesa (80 euro per le liti fino a mille euro, 120 fino a 10 mila euro, 200 fino a 50 mila euro, 250 per le liti di valore superiore), per non aggravare i costi che le stesse dovranno sostenere per il futuro processo.

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SACRO il diritto alla difesa

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I colloqui con i propri difensori dei detenuti in regime speciale è sacro e non va limitato . E’ infatti costituzionalmente illegittimo l’articolo 41-bis, comma 2-quater, lettera b), della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui pone limitazioni al diritto ai colloqui con i difensori nei confronti dei detenuti sottoposti alla sospensione delle regole di trattamento, in particolare prevedendo che detti detenuti possono avere con i difensori, «fino a un massimo di tre volte alla settimana, una telefonata o un colloquio della stessa durata di quelli previsti con i familiari» (pari, rispettivamente, a dieci minuti e a un’ora). Lo ha affermato ieri la Corte costituzionale con la sentenza n. 143, ricordando innanzitutto come la legge n. 94 del 2009 abbia irrigidito il regime speciale del 41 bis prevedendo tra l’altro che con i difensori possano effettuarsi, fino ad un massimo di tre volte alla settimana, una telefonata o un colloquio della stessa durata di quelli previsti con i familiari, ossia della durata massima di un’ora, quanto ai colloqui visivi e di dieci minuti, quanto ai colloqui telefonici.

Ma secondo la Corte le restrizioni in questione, per il modo in cui sono congegnate, “si traducono in un vulnus del diritto di difesa”. Questo, dicono i giudici, è sì suscettibile di bilanciamento con altre esigenze di rango costituzionale, così che il suo esercizio può essere variamente limitato dal legislatore ma non compromesso, in modo particolare quando incida sul diritto alla difesa tecnica delle persone ristrette in ambito penitenziario.

Non è insomma possibile presumere, in termini assoluti, che tre colloqui visivi settimanali di un’ora, o telefonici di dieci minuti, consentano in qualunque circostanza una adeguata ed efficace predisposizione delle attività difensive. Né si può presumere che l’avvocato difensore si presti a fungere da tramite fra il detenuto e gli altri membri dell’organizzazione criminale, il che richiederebbe una limitazione dei contatti tra i due. In sintesi, dunque, alla compressione – per la Corte indiscutibile – del diritto di difesa indotta dalla norma del 41 bis “non corrisponde, prima facie, un paragonabile incremento della tutela del contrapposto interesse alla salvaguardia dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini”. Di qui la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 41-bis, comma 2-quater, lettera b), ultimo periodo, della legge n. 354 del 1975, limitatamente alle parole «con i quali potrà effettuarsi, fino ad un massimo di tre volte alla settimana, una telefonata o un colloquio della stessa durata di quelli previsti con i familiari».

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Le proteste sono ritenute inutili

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«La pressione fiscale sta massacrando le imprese- il 75 % del ricavo se ne va in tasse, servono 280 giorni l’anno per pagare il fisco. E la burocrazia fa da padrona : ogni tre giorni c’è una scadenza fiscale a cui far fronte».

Tutto inutile organizzare incontri,convegni,dibattiti : il trend del prelievo fiscale cresce inesorabile.

Secondo recenti dati , la pressione fiscale media nazionale per un piccolo imprenditore è al 69,48 %, e chi si trova vicino al dato medio deve pure essere contento. Perché a Bologna, solo per fare un esempio, il carico fiscale è arrivato al 77,23 %, Rimini è a ruota mentre Roma è al 76,54 % e Bari al 74,91 %.

Il governo ha stanziato un contributo per aiutare chi ha avuto il capannone distrutto dal sisma. Ebbene chi non aveva l’assicurazione sul capannone ritira il contributo e ringrazia, chi aveva firmato (e pagato) una polizza assicurativa (era stato cioè previdente) riceve l’indennizzo (anziché il contributo statale)  ma su di esso deve pagare le tasse.

Un fisco troppo vorace, che in tempo di crisi è diventato insostenibile. Un laboratorio artigianale con tre dipendenti deve adempiere, adempimenti divisi in 70 scadenze tributarie in un anno: autocertificazioni Iva, fatturazioni differite, Tares, Irap, presentazioni modelli di studi di settore, ritenute alla fonte dei redditi, Imu, libro degli inventari, e così via. «Sì, una scadenza ogni tre giorni – Il fatto è che non c’è consapevolezza del danno che questa situazione provoca all’economia. Qualcuno dice: sì, ma c’è l’evasione. Bene, colpiamola l’evasione, tutti dobbiamo remare in questa direzione, ma non si può distruggere chi non evade perché c’è chi evade».

Il fatto è, che si sta aprendo un contenzioso abnorme tra i contribuenti e il fisco. Si  calcola che un’azienda su dieci non pagherà l’acconto Irpef di luglio perché non ha i soldi, e così sarà per l’Imu .E gli insoluti aumentano in maniera piramidale: «delle due l’una   se l’azienda non ha i soldi, o paga le tasse o paga i dipendenti e i fornitori».

Tra il 20% e il 30% delle aziende non sarà in grado di saldare l’acconto Irpef 2013 e il conguaglio 2012.  Un altro dato che fa riflettere . «Si muore  di fisco- e c’è pure chi si accanisce, mi riferisco a un sistema bancario che ha costi sempre più elevati e per di più non eroga credito».

«I piccoli imprenditori sono con l’acqua alla gola ma attenzione: se non si salvano le piccole imprese va tutto a rotoli».

A cura del Prof. Giuseppe Catapano

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Le staminali salvano dei bambini

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ssssssssssssssssssssssssss

Il virus dell’Aids potrebbe essere usato per trattare due gravi malattie ereditarie, e sei bambini dopo tre anni di trattamento hanno mo

strato benefici. Come si legge su ‘Science’, la ricerca di un gruppo di scienziati dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica di Milano (Tiget) guidato da Luigi Naldini, ha dimostrato che la terapia genica con vettori derivati dal virus dell’Hiv ha funzionato contro due gravi malattie genetiche, la sindrome di Wiskott-Aldrich e la leucodistrofia metacromatica, la malattia da cui e’ affetta Sofia, la bimba diventata il simbolo della lotta delle associazioni per la libertà di cura con cellule staminali e a favore del metodo Stamina.

 “Tre anni dopo l’inizio del trial clinic, i risultati ottenuti dai primi sei pazienti sono molto incoraggianti”, ha commentato Naldini, “la terapia non e’ solo sicura, e’ efficace e cambia la storia clinica di queste severe patologie. E’ il coronamento di 15 anni di studi”. In particolare due studi – uno di Alessandra Biffi e colleghi, l’altro di Alessandro Aiuti e colleghi – hanno indicato che i vettori lentivirali derivati dall’Hiv , sviluppati a partire dal 1996 grazie a un lavoro di Naldini, sono piu’ efficaci degli altri vettori, oltre che piu’ sicuri, n

A distanza di due anni, la terapia ha fermato il progresso della malattia. Nel secondo studio, una terapia genica simile e’ stata usata contro la sindrome di Wiskot-Aldrich, raro disordine che causa immunodeficienza, dovuto a mutazioni nel gene WAS. Anche in questo caso sono state usate staminali ematopietiche e un vettore lentivirale, i sintomi della malattia, come infezioni ed eczema, si sono attenuati o sono spariti da 20 a 32 mesi dopo la terapia genica.ella terapia genica. I ricercatori hanno rimosso cellule staminali ematopoietiche dai pazienti e usato un vettore lentivirale per introdurre un gene terapeutico. Successivamente, hanno infuso le staminali di nuovo nei pazienti. Biffi e colleghi si sono occupati di tre piccoli pazienti con leucodistrofia metacromatica, causata dalla mutazione del gene ARS; le staminali geneticamente modificate hanno espresso enzimi funzionali ARSA molto presto dopo l’infusione e le cellule hanno espresso questo enzima ad alti livelli.

E’ anche stato escluso l’incremento di rischio leucemia.

Catapano Giuseppe: Lotta all’evasione in Europa

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E il commissario Ue alla fiscalità, Algirdas Semeta, intende avvalersi da subito del mandato ricevuto dal Consiglio affari economici e finanziari (Ecofin) a maggio, per negoziare lo scambio di informazioni fiscali con la Confederazione elvetica, San Marino, Lichtenstein, Andorra e Monaco. Scambio di informazioni automatico tra le amministrazioni fiscali degli stati membri dell’Ue sarà esteso dal 2015 anche a dividendi, plusvalenze, tutte le altre forme di reddito finanziario e i saldi dei conti,  direttiva sulla cooperazione amministrativa  2011/16/Ue entrata in vigore lo scorso gennaio, e che già consente, a partire dal 2015, lo scambio automatico di informazioni tra le amministrazioni fiscali europee su redditi da lavoro, compensi per dirigenti, prodotti di assicurazione sulla vita, pensioni e beni immobili.

Un aggiornamento delle norme è previsto per il 2017, per coprire altre categorie di reddito e patrimonio. A differenza del testo già approvato, che prevede lo scambio automatico sulle categorie succitate quando l’informazione è disponibile, per quanto riguarda le nuove, l’integrazione proposta dall’Esecutivo comunitario dispone l’obbligatorietà.

Il clima internazionale è quanto mai favorevole a questo tipo di iniziative. Bruxelles sta raccogliendo spunti che vengono sia dalle realtà nazionali, sia fuori dai confini europei. L’individuazione di uno standard globale per lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale è una delle priorità del prossimo summit del G8, in programma il 17 e 18 giugno in Nord Irlanda, sotto la presidenza della Gran Bretagna. Nel febbraio 2013 i ministri delle finanze del G20 si sono impegnati a lavorare verso il raggiungimento dello standard globale, che sarà quindi uno dei temi principali di discussione anche al summit del G20, in calendario per il prossimo settembre in Russia. Tornando all’Europa, al Consiglio Ue del maggio 2013 gli stati membri si sono impegnati a adottare la revisione della direttiva Ue sulla tassazione dei redditi da risparmio entro il 2013.

Una decisione che sblocca uno stallo che durava dal 2008, quando la Commissione aveva proposto di aggiornare le norme in vigore dal 2005 (direttiva 2003/48/Ce). Anche paesi inizialmente contrari all’adozione delle nuove norme, come il Lussemburgo, hanno di recente annunciato che inizieranno ad applicare lo scambio automatico di informazioni dal 2015.

La necessità di uniformare le categorie di reddito e patrimonio coperte dal Fatca e quelle previste in Europa è stato un altro criterio che ha spinto la commissione ad avanzare la proposta di integrazione della direttiva sulla cooperazione amministrativa.

A cura del Prof. Giuseppe Catapano

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Catapano Giuseppe: Lavorare in gruppo conviene

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Le imprese che aderiscono a un contratto di rete riconosciuto possono godere della  sospensione d’imposta sugli utili accantonati per l’anno 2012 e destinati agli investimenti comuni, è pari all’83,0423% di quanto richiesto.. Attuazione al beneficio introdotto dall’art. 42 del dl 78/2010.

Tale disposizione, al comma 2-quater, ha infatti previsto la sospensione d’imposta, sulla quota di utili conseguiti dalle imprese che aderiscono a un contratto di rete riconosciuto e destinata ad apposite riserve, per realizzare, entro l’anno successivo, gli investimenti previsti dalle intese associative. I profitti congelati diventano tassabili al momento del loro utilizzo o quando viene meno l’adesione alla rete o si scioglie il contratto stesso. Diversi i paletti fissati dalla legge per accedere all’incentivo. Il programma comune di rete deve essere preventivamente asseverato da appositi organismi delle associazioni di categoria.

La quota di utili temporaneamente detassabile non può inoltre superare il tetto di un milione di euro. E devono infine essere seguite le regole operative fissate dalle Entrate con provvedimento del 14 aprile 2011, avvalendosi del modello Reti per comunicare al fisco i dati del risparmio d’imposta. Annualmente l’Agenzia, determina la percentuale massima del risparmio d’imposta ottenibile, che scaturisce dal confronto tra domanda e offerta. Il dl 78/2010 ha destinato all’incentivazione delle reti, 48 milioni di euro: 20 milioni per il 2011 e 14 milioni per gli anni 2012 e 2013. Ai sensi dell’art. 42 del dl  78/2010, l’aiuto spetta fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012. Al momento, quindi, quella interessata dal provvedimento di ieri rappresenta l’ultima annualità agevolabile.

La percentuale dell’83% «significa che le risorse pubbliche assegnate si sono mostrate capaci di soddisfare le richieste dei beneficiari», sottolinea una nota delle Entrate. Lo scorso anno l’importo della detassazione complessivamente richiesta superava di poco i 16 milioni di euro. Si ricorda che l’aiuto può essere fruito esclusivamente in sede di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per l’esercizio cui si riferiscono gli utili. L’acconto delle imposte dirette per l’anno successivo, invece, va calcolato senza tener conto dell’agevolazione.

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L’assurdità di sperare nella coperta che si allunga

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Letta-Saccomanni1Imu e Iva da rinviare – si badi bene, da rinviare di qualche mese, non da ridurre – e pazienza se non c’è più capienza per finanziare la cassa integrazione straordinaria.

Non si ferma mettendo qualche toppa o affidandosi a piccole riforme, magari anche preziose ma di fatto ininfluenti, bensì con una cura choc, un grande piano Marshall per la riconversione economica e produttiva dell’Italia.

Con l’ansia dello Spread dimentichiamo le grandi emergenze .Incoscienza resa ancor più accentuata dall’abitudine, ormai diffusa anche nei bar, di dare la colpa all’Europa dei “tedeschi cattivi”: cosa che pure ha un suo fondo di verità, ma che come spesso ci capita noi usiamo per scaricarci la coscienza e deresponsabilizzarci rispetto a quello che c’è da fare a prescindere dall’eurosistema. I segnali di allarme non mancano. Per esempio, il pil nel primo trimestre di quest’anno è andato peggio delle già negative previsioni, con un calo dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% rispetto al primo trimestre 2012. La variazione negativa già acquisita per l’anno in corso è dell’1,6%, percentuale che supera le stime sia del governo che di molti organismi nazionali e internazionali. Ora, è vero che le percentuali mensili e trimestrali della produzione di ricchezza non sono così facilmente leggibili come il quotidiano bollettino di guerra dello spread, ma non dovrebbe essere troppo complicato capire che se l’economia retrocede da otto trimestri consecutivi (compreso quello attuale, di cui non abbiamo ancora dati ufficiali ma è certo che porta anch’esso il segno meno), che si aggiungono ai sei trimestri di recessione del 2008-2009 per un totale di tre anni e mezzo (che diventeranno 4 a fine 2013 per un totale di una decina di punti di pil perduti), vuol dire che stiamo parlando di una catastrofe di proporzioni gigantesche. Di fronte alla quale è assurdo – e criminale – sia aspettare che la soluzioni ci arrivi dall’Europa, sia mettere mano a pannicelli tiepidi. Perché finora, di questo si è trattato: il nulla.
Di fronte all’allarme della Bce che ci dice chiaramente che non possiamo diluire alcuno degli impegni presi in sede Ue, noi che facciamo? Pratichiamo il gioco della “coperta corta”. E quando si battono i denti, è la cosa più stupida che si possa fare: testa o gambe che restino scoperte, sempre di freddo si muore. Abbiamo miracolosamente partorito un governo di grande coalizione, cioè esattamente quello che ci vuole in situazioni di emergenza, ma stiamo buttando via l’occasione – probabilmente non a caso, visto che il patto di maggioranza è nato per sfinimento, senza alcuna convinzione (specie a sinistra) e soprattutto senza la necessaria consapevolezza – proprio perché anziché provare a fare le cose fino a ieri impossibili, i partiti e gli stessi ministri si dividono sulla priorità da dare alle piccole cose possibili, che per nobilitarle vengono chiamate emergenze. Esattamente la “coperta corta”: c’è chi la tira per Imu e blocco dell’aumento dell’Iva, c’è chi all’opposto la tira per finanziare la cassa integrazione e inventarsi politiche per il lavoro. Forse si riesce, con fatica e tempi infiniti, a fare in modo che copra un po’ sia le une che le altre parti scoperte. E forse la coperta non si rompe, specie se si trova come elemento unificante la comune invocazione all’Europa di concederci una coperta più larga, anche se inutilmente. Ma quand’anche? Non servirebbe a nulla. Una fatica perfettamente inutile: non è così che si salva l’Italia. L’unico modo è cambiare la coperta. E per farlo occorrono terapie choc. Operazioni straordinarie.

A cura del Prof. Giuseppe Catapano

Niente canone tv

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rrrrrrrrrrrrrrrSi  diffonde  il nuovo segnale quarta banda (le cui frequenze sono state assegnate); ma il segnale interferisce con alcune frequenze del digitale terrestre. In particolare, con i canali tra il 58 e il 60. Canali su cui viaggia, in alcune zone d’Italia, anche il segnale Rai. Col diffondersi dei ripetitori, per evitare l’oscuramento, dovrà essere installato un «filtro» digitale su tutte le antenne televisive terrestri italiane, collocate nei pressi dei nuovi ripetitori. Diciamo in un raggio d’azione fino a 30 km.

Chi non lo farà non vedrà più nulla. E chi non è in regola col pagamento del canone Rai non potrà installare alcun filtro. Dunque, si troverà con la tv oscurata. Ma c’è di più: non è ancora chiaro a chi spetterà installare questo filtro. Potranno essere operai comuni o dovranno essere installatori qualificati? Non solo: qualora l’utente finale non sia nelle condizioni di ricevere il tecnico a casa e chieda il mero recapito del filtro, dovrà firmare una liberatoria che esonererà gli operatori di telefonia da qualunque responsabilità, in caso di mancata ricezione del segnale televisivo.

Non è ancora stato emanato, ma fa già discutere gli operatori del settore, il regolamento predisposto dal ministro dello sviluppo economico sui sistemi per le comunicazioni mobili di nuova generazione (Lte). Il provvedimento delega un operatore call center (della Fondazione Ugo Bordoni) a decidere se inviare un tecnico per l’installazione del filtro (pagato dagli operatori telefonici) o se inviare direttamente il filtro agli utenti finali. Ma se l’utente non è in regola col pagamento del canone Rai, non avrà diritto al servizio di installazione pagato dai gestori telefonici. E neanche al mero recapito del filtro al proprio domicilio. E nei casi di antenna centralizzata, potrebbe perfino succedere che venga imposto agli amministratori di condominio di certificare la regolarità di tutti i condomini nel pagamento del canone Rai.

Inoltre, ad allarmare gli installatori è quanto previsto all’art. 4, comma 2, della bozza di provvedimento, in cui si parla degli interventi di mitigazione delle interferenze sugli impianti di ricezione della Tv digitale. Perché l’operazione relativa a questi interventi viene definita dalla bozza come attività di «manutenzione ordinaria». E, in quanto tale, non necessita dell’intervento di un’impresa abilitata, né del rilascio della relativa dichiarazione di conformità.

Infatti, ai sensi del dm 37/08, le attività di ordinaria manutenzione sono definite: «Interventi finalizzati a contenere il degrado normale d’uso, nonché a far fronte a eventi accidentali che comportano la necessità di primi interventi, che comunque non modificano la struttura dell’impianto su cui si interviene…». Nella bozza del nuovo regolamento, invece, si parla esplicitamente di «eventuale installazione di un filtro che deve rispettare le caratteristiche tecniche specificate nella Guida Cei 100-7»; cioè di un filtro, finalizzato a mitigare le interferenze del nuovo segnale Lte, non presente, dunque, nell’impianto.

Da qui l’allarme degli operatori, che non considerano l’installazione del filtro attività di mera manutenzione ordinaria.

Il rischio che paventano gli antennisti  è che qualora l’installazione di questi filtri venisse considerata attività di manutenzione ordinaria, «ci si troverebbe di fronte a una situazione in cui chiunque potrebbe salire sui tetti a installare i filtri, con buona pace delle misure relative alla sicurezza e alla funzionalità degli impianti». Tra l’altro, la bozza di regolamento prevede anche la sottoscrizione di una liberatoria da parte dell’utente in caso di mera consegna del filtro.

In essa, l’utente dovrà dichiarare che l’installazione del filtro sull’impianto di antenna avverrà a sua cura e spese e che con la consegna del filtro non avrà nulla a pretendere per le interferenze generate dalle stazioni base Lte attivate in banda 800 MHz. Bene, si tratta di «un modo maldestro per scaricare sull’utente l’aspetto più critico dell’operazione». In sostanza, l’utente finale sarà lasciato solo, nonostante «non certo per sua colpa si vedrà inibita la visione di canali tv digitali per l’introduzione di sistemi di nuova generazione Lte, a meno che non faccia installare a sue spese il filtro che elimina le interferenze».

A cura del prof. Giuseppe Catapano

Conte e il primo giorno a Chatillon

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“Vogliamo scrivere la storia, vincere il terzo scudetto consecutivo sarà difficile ma abbiamo le carte in regola per farlo”. Antonio Conte inizia così la nuova stagione della Juventus con parole che danno la carica a tutto l’ambiente dopo gli ultimi acquisti: “Abbiamo lavorato alla grande, chiudendo grandi colpi.

Poi sono state rivolte alcune domande sui nuovi arrivi in particolare su Tevez e sulla maglia numero 10

“Di Tevez mi ha colpito molto la cattiveria agonistica, non c’è stato bisogno di andare avanti a parlare tanto: è un giocatore giusto per noi”.

“Il numero 10 sulla maglia? Non è il numero sulla maglia che conta, ma quello che si fa in campo e in allenamento durante la settimana. L’importante è onorarla nel migliore dei modi con l’attaccamento, il sudore e la voglia  di stare in campo”.

Questa è la mentalità che vuole Antonio Conte.