Due consigli dei ministri in due giorni, oggi e domani, con il fiato del Pdl sul collo e gli umori del Pd sempre più ribollenti nei confronti dell’alleato delle larghe intese. Il premier, Enrico Letta, accelera i tempi e va avanti con la parte economica del programma di governo: il piano per l’attrazione degli investimenti esteri già messo a punto da Letta e dal ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, è stato presentato questa mattina e domani alle 10 del mattino, a palazzo Chigi, si parlerà anche della nota di aggiornamento al Def, Documento di economia e finanza, base della prossima Legge di stabilità che il governo vuole presentare prima della scadenza di ottobre. Una accelerazione già decisa da tempo, ma resa ancora più necessaria dal precipitare degli eventi sull’Iva, con l’aumento che ormai sembra inevitabile, tanto che il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni avrebbe minacciato di dimettersi nel caso in cui il Pdl e il Pd, che ha già espresso la sua contrarietà allo scatto del rialzo delle aliquote già deciso dai governi Berlusconi prima e Monti poi, obbligassero via XX Settembre a manovre spericolate che metterebbero in pericolo il già difficile obiettivo di contenere il deficit nei limiti del 3% del Pil. Certo è che il presidente del consiglio, dopo il videomessaggio di Silvio Berlusconi che ha ribadito in sostanza l’appoggio al governo e affidato ai ministri del Pdl il compito di fare pressing sui provvedimenti di politica economica, in particolare sul fisco, non può comunque stare tranquillo. Nel governo si teme che il Cavaliere, furibondo per le vicende giudiziarie che lo costringeranno alla decadenza da senatore, voglia tenere in vita l’esecutivo soltanto per non passare come il responsabile di una crisi al buio che sarebbe pericolosissima per l’Italia. Ma il prezzo per questo appoggio sarebbe altissimo, si sostiene in ambienti di palazzo Chigi, con il tentativo del Pdl di attribuirsi il merito di tutti gli eventuali successi e di scaricare su palazzo Chigi e sul Pd la responsabilità dei possibili fallimenti, grandi o piccoli che siano. Una strategia già riuscita con il governo Monti, e che adesso il Pd non può più tollerare. Insomma, fino all’approvazione della legge di stabilità Letta resterà al comando. Ma la navigazione sarà sempre in acque agitate.
Pd e Pdl: prove tecniche di separazione
Difficile che restino insieme a lungo. Pd e Pdl, dopo il discorso di Silvio Berlusconi, che ha attaccato pesantemente la magistratura e “questa sinistra”, sembrano intenzionati a una separazione più o meno consensuale che segnerebbe la fine rapida dell’esperienza delle larghe intese diventate sempre più larghe contese. Come sembra piuttosto chiaro anche dalle interviste dell’ex presidente del senato e attuale capogruppo Pdl a palazzo Madama Renato Schifani e di Rosy Bindi. Schifani alCorriere della Sera ha chiarito che il “il Pdl resta al governo per non lasciare spazi al partito delle tasse e della spesa pubblica. Ci siamo battuti per cancellare l’Imu, ci stiamo battendo affinché non sia aumentata l’Iva perché questo è un punto focale per la crescita. La crisi, ora, avrebbe il sapore di una resa”, ha spiegato. Senza negare la possibilità di un voto anticipato, Schifani ha aggiunto che tutto “dipende dalla capacità del governo di dare una svolta alla politica economica, con tagli coraggiosi alla spesa pubblica, incentivi ai consumi che permettano di riavviare la crescita, snellimento della burocrazia e sgravi fiscali al mondo produttivo”.Un’ipoteca sul programma del governo che farà crescere di certo l’insofferenza del Pd, che già è a livelli di guardia dopo il discorso di Berlusconi, come ha detto a Repubblica la Bindi: “Dopo questi insulti è difficilerimanere alleati, con questo discorso Berlusconi ha staccato la spina al governo Letta”, ha osservato. “Il video è l’inizio della campagna elettorale e si può leggere la performance di Berlusconi in due maniere: esaltando gli aspetti patetici, che pure ci sono; o prendere sul serio le sue parole. Io preferisco quest’ultimo approccio e dico che il discorso che abbiamo sentito è eversivo, anticostituzionale, un manifesto elettorale, il primo della nuova Forza Italia fatto nello stile format di 20 anni fa”.
Baretta: deficit al 3,1%, correzione necessaria
Le indiscrezioni sull’aggiornamento al Def che approderà domani in consiglio dei ministri, e che prevederebbe un rapporto tra deficit e Pil al 3,1%, “non sono irrealistiche; siamo attorno a questi risultati, bisogna che sia chiaro che consolideremo questi vincoli anche se richiederanno un piccolo aggiustamento”.Il sottosegretario del ministero dell’’Economia, Pierpaolo Baretta, conferma a “L’economia prima di tutto” su Radio1 Rai, che il governo farà qualche aggiustamento ai conti pubblici: “I conti finali li faremo oggi, se i numeri confermeranno questo elemento non c’è dubbio che, anche se non servirà una vera manovra correttiva, avremo bisogno di aggiustamenti, e questi aggiustamenti implicano delle risorse finanziarie”, conferma Baretta. Il numero tre del dicastero di Via XX settembre si è poi soffermato sul rischio di dimissioni del ministro dell’economia, Fabrizio SAaccomanni, nel caso in cui lo scostamento dallobiettivo del 3% di rapporto tra deficit e pil fosse sensibile: “Non credo che il tema siano le eventuali minacce di dimissioni del ministro Saccomanni, che peraltro è ingiustamente sottoposto ad attacchi quotidiani francamente insostenibili, la questione è se l’Italia e il suo governo decidono che da un lato stanno dentro i vincoli e dall’altro fanno scelte di politica di sviluppo”. Baretta ha anche prospettato lo slittamento di un anno del pareggio di bilancio strutturale, ma ha aggiunto che l’obiettivo importante “è il tetto del 3% e confermo che lo rispetteremo”. Il sottosegretario ha poi aggiunto che c’è ancora il 50% di probabilità di scongiurare l’aumento dell’Iva, “ma soltanto se si considera l’intero pacchetto di urgenze: la seconda rata dell’Imu, un ulteriore intervento sugli ammortizzatori sociali, il rifinanziamento delle missioni all’estero. Bisogna trovare più o meno 5 miliardi di euro”. Baretta non esclude che le risorse per scongiurare l’incremento dell’Iva vengano trovate modificando le soluzioni sull’Imu: “qui si tratta di trovare le risorse per coprire l’Iva e la seconda rata dell’Imu e quindi tutto è a disposizione di una maggioranza e di un governo che vogliano trovare la soluzione
Grillo, M5S vincerà con il Porcellum. Poi attacca la Boldrini
E’ stato sempre contro la legge elettorale attuale, l’ormai famigerato “Porcellum”. Ma pur di vincere le elezioni anticipate con il suo Movimento cinque stelle Beppe Grillo farebbe carte false. Non è un caso che il leader del M5S, in un’intervista a Repubblica, abbia dichiarato di voler “vincere con il Porcellum”. “Noi abbiamo già votato contro l’attuale legge elettorale in parlamento. Noi soli. Io voglio abrogarla e introdurre il sistema proporzionale ma solo dopo aver vinto con il sistema attuale”. Grillo ha sostenuto che “con l’attuale legge elettorale sarebbe più semplice andare al governo, nonostante sia una legge “totalmente ingiusta”. Il leader pentastellato, a proposito della mancata partecipazione del M5 s alla formazione del governo e ai ripetuti no pronunciati nei confronti delle offerte politiche dell’allora segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha dichiarato che “Bersani non mi ha mai parlato, dopo le elezioni: è stata una mancanza di rispetto, perché noi, quanto a voti, siamo il maggior movimento italiano. Invece Bersani ha tentato di far passare dalla sua parte undici nostri senatori. Il Pd non è guidato da Guglielmo Epifani, l`attuale segretario, bensì dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano”. Sulla possibilità di una caduta del governo ha Grillo ha ribadito che “l’Italia è un paese in cui può succedere di tutto ma la gente non ne può più. Mezza Italia affonda, le piccole imprese, i giovani senza lavoro. Abbiamo 19 milioni di pensionati e quasi 5 milioni di impiegati statali. Una parte di loro vota Berlusconi, un’altra il Pd. Il 50% degli aventi diritto al voto non va a votare e il 50% di quelli che votano non sa cosa votare o cosa significa il loro voto”. Grillo ha aggiunto che “non è il problema dell’ingovernabilità in Italia che mi preoccupa, quello che fa paura a tanti è l`effetto che avrebbe sull’Europa e il resto del mondo il nostro modello di governo”. Successivamente il leader del M5S ha attaccato la presidente della camera, Laura Boldrini, in seguito allo scontro verbale in aula con i rappresentati pentastellati: “Rispetto, non voglio sentire i queruli rimproveri di una signora che dal suo scranno tratta i nostri rappresentanti come degli scolaretti. Chi le dà questa autorità?”, ha scritto Grillo: “E’ un oggetto di arredamento del Potere, non è stata eletta, ma nominata da Vendola.Il suo partitino è entrato in Parlamento solo grazie alla truffa della coalizione con il Pdmenoelle, alleanza subito rinnegata dopo le elezioni in un eterno gioco delle parti che esautora il cittadino da ogni decisione”. Parole durissime, che hanno suscitato la reazione unanime delle forze parlamentari contro Grillo, accusato di maschilismo e volgarità, oltre che di scarso rispetto per le istituzioni
Berlusconi, primo passo per la decadenza
E’ il presidente della giunta per le elezioni e le immunità del senato, Dario Stefàno, il nuovo relatore sul caso della decadenza di Silvio Berlusconi da palazzo Madama. La decisione è arrivata nella notte di ieri, dopo che la relazione di Andrea Augello (Pdl) che aveva proposto la convalida del seggio di Silvio Berlusconi nonostante la condanna per frode fiscale è stata bocciata con 15 voti contrari. Hanno votato contro la proposta i senatori Pd, M5S, Scelta civica, il socialista Enrico Buemi e il presidente della Giunta, Dario Stefàno (Sel). Si apre ora la procedura di contestazione nella quale, se lo riterrà opportuno, Berlusconi potrà produrre una nuova memoria difensiva: a dieci giorni di distanza, poi, si terrà la seduta pubblica di contestazione della carica parlamentare, nella quale Berlusconi in persona o i suoi legali potranno portare nuove ragioni contro la decadenza. Poi la giunta si riunirà in camera di consiglio per deliberare e passerà la pratica al presidente del Senato Pietro Grasso che dovrà metterla in calendario per l’aula. Certo è che la conclusione della seduta di ieri, primo passo verso la decadenza del Cavaliere, è stata tempestosa: Pdl, Lega Nord ed Gal, per protesta contro “una decisione già presa”, hanno abbandonato i lavori prima del voto, ed è rimasto soltanto l’ormai ex relatore, Augello, a votare per la sua proposta. Secondo quanto ha dichiarato Maurizio Gasparri (Pdl) vicepresidente del senato, “Berlusconi si dimetterà da senatore” prima del voto della giunta, perché “non accetterà la prepotenza di questa persecuzione che sta subendo”, ha assicurato. Ma Angelino Alfano, segretario del Pdl, vicepremier e ministro dell’Interno, ha fatto sapere: “Siamo completamente contrari alle
dimissioni anticipate di Berlusconi, credo che il senatore-cittadino Berlusconi abbia il diritto fino in fondo di difendere le proprie ragioni”, ha detto a Matrix
Francia, al via oggi il fondo di Google per l’editoria digitale
In Francia Google corre in aiuto degli editori che vogliono innovarsi nell’online e modernizzare i propri modelli economici. È stato lanciato ufficialmente il fondo del colosso Usa per «l’innovazione digitale della stampa», creato per una durata di tre anni e dotato di un capitale di 60 milioni di euro, interamente finanziato da Google. A partire da oggi, infatti, gli editori d’Oltralpe potranno presentare i propri progetti sul sito del fondo, frutto dell’accordo siglato all’inizio di quest’anno che ha messo fine al contenzioso tra Google e gli editori francesi. Questi ultimi esigevano dal motore di ricerca il pagamento di una tassa assimilabile ai diritti d’autore, in cambio degli introiti che Google realizza grazie ai loro contenuti. Dal canto suo, il gigante di Mountain View aveva annunciato nei mesi scorsi che non avrebbe più divulgato i contenuti dei media francesi se fosse stato costretto a pagare la tassa. I progetti saranno selezionati sulla base di criteri che comprendono l’innovazione, il business plan, l’impatto potenziale, le nuove offerte create per i lettori e la produzione originale di contenuti editoriali e giornalistici.
Formigoni: Forza Italia? Meglio pesante
Stamattina la presentazione della nuova sede in piazza San Lorenzo in Lucina, a Roma. Questa sera la riunione dell’ufficio di presidenza per individuare la direzione da prendere. Muove i primi passi la nuova Forza Italia di Slivio Berlusconi ed è Roberto Formigoni a dare le prime indicazioni. “Della vecchia Forza Italia il nuovo partito ha il leader e la volontà di tornare al movimentismo, con un rapporto diretto tra il leader e il popolo”, ha dichiarato l’ex governatore della Lombardia. Che si è scagliato contro l’idea di ridare lustro all’idea del partito leggero, all’origine, secondo Formigoni, delle continue sconfitte raccolta da Forza Italia alle elezioni amministrative: “Altro che leggero, ci vuole un partito ben radicato, con gente disposta a scarpinare fin nei centri più piccoli, a lavorare duro con la gente per dare risposte ai problemi e raccogliere consenso”, ha detto Formigoni. Che sulle prossime elezioni (“speriamo lontane”, ha detto), ha detto: “E’ chiaro che Berlusconi sarà il leader del Partito, ma per le elezioni dovremo cercarci un altro candidato premier. Ma comunque, se Enrico Letta farà le riforme che gli chiediamo, abbatterà il costo del lavoro e darà alle famiglie la possibilità di avere qualche soldo in più, non dovrebbe correre molti rischi. Il Pdl ha una piccola delegazioni di ministri nel governo e sono altri ad avere i ministri che contano. Per questo siamo costretti ad alzare il tono della voce per ottenere qualcosa”. Formigoni, a proposito del Pd, si è detto preoccupato delle “fibrillazioni interne del Partito democratico”, che potrebbero provocare la caduta del governo.
Consulta, Gaetano Silvestri è il nuovo presidente
Gaetano Silvestri è il nuovo presidente della Corte Costituzionale. È stato eletto con otto voti a favore su 15. Luigi Mazzella è il vice presidente. Nato a Patti (Me) il 7 giugno 1944, Silvestri rimarrà in carica fino al 28 giugno 2014. Infatti, è stato eletto dal parlamento giudice costituzionale, nel giugno 2005.
Omofobia, Pd-Pdl verso la rottura sulla legge
Si profila una rottura in maggioranza sulla legge contro l’omofobia. Il capogruppo del Pdl a Montecitorio Renato Brunetta, intervenendo in aula alla camera ha chiarito che se il testo non cambierà il Pdl voterà contro. “I nostri sforzi di mediazione sono stati vanificati dal Pd che vuole legge ideologica, di bandiera. Al Pd non importa che agli italiani non arrivi un messaggio unanime di condanna degli atteggiamenti autonomi”, ha attaccato. Sappiamo si cercherà di scaricare su di noi la rottura dell’accordo che invece vuole e sta volendo – Dio non voglia- il Pd”, ha proseguito. “Questo mio è un ultimo appello, miglioriamo questo testo insieme altrimenti il nostro voto non potrà essere favorevole a questo provvedimento”, ha concluso. Un appello al quale ha risposto Roberto Speranza, presidente del gruppo dei deputati del Pd: “Siamo a un passo da un risultato straordinario”, ha spiegato, “c’è una distanza che a me sembra così piccola rispetto a un risultato così grande. Si sta rompendo sulle aggravanti della Mancino, lo dico a testa alta. Come è possibile rompere su un testo così di buon senso e banale? Diciamo che se una persona fa violenza a un’altra per un diverso colore della pelle c’e’ un’aggravante, come possiamo giustificare che questa aggravante non c’e’ se siamo di fronte a una persona omosessuale?. Se qualcuno picchia una persona di colore c’e’ l’aggravante, se qualcuno picchia un omosessuale non c’e’. Per noi è un’ingiustizia irricevibile”
Pagamenti area euro, metà delle imprese non è pronta per la Sepa
Il 47% delle imprese italiane non ha ancora pianificato le attività di adeguamento alla nuova normativa europea Sepa che introdurrà dall’1 febbraio 2014 condizioni analoghe per i pagamenti nell’area euro. Lo rivela un’indagine condotta dalla Pwc, secondo cui il 47% delle imprese non ha previsto alcun piano di back up nel caso di ritardi o malfunzionamenti emergenti nei progetti in corso. E anche il 92% delle imprese italiane che ha già pianificato la migrazione dichiara di essere in ritardo rispetto al piano originale. L’adeguamento alla Sepa include non solo modifiche ai processi interni, ma cambiamenti di comunicazione e di relazione con i propri clienti, modifiche ai sistemi informativi e alla comunicazione bancaria.
