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Luci e Ombre

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Taranto: la città in cui una parte della Magistratura si è totalmente ribellata al Potere Politico (1)

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Procede nel caos più assoluto l’opera risanatrice – se così si può chiamare – dell’Ilva di Taranto. I fatti più recenti sono che il g.i.p. del Tribunale di Taranto che si occupa di qeusta vicenda Patrizia Todisco ha respinto un’istanza del commissario governativo Sandro Bondi intesa a ottenere il reimpiego nell’opera di risanamento di 230 milioni di euro sequestrati alla famiglia Riva come disposto da una delle leggi chiamte salva-ilva, minacciando un nuovo sequestro senza facoltà d’uso da parte del Procuratore della Repubblica Franco Sebastio perchè i lavori di risanamento si stanno svolgendo con ritardo.

Ormai tutti a Taranto hanno compreso che, al di là della vicenda giuridica e dell’opera risanatrice, due schieramenti sono a confronto in singolar tenzone fra loro. L’uno che vuole ribaltare la titolarità dello stabilimento e passarlo dai Riva ad un altro gruppo industriale, segnatamente i Gavio, dei quali – secondo taluni – sarebbe socio occulto il potente ex Ministro dei Trasporti tarantino Claudio Signorile, l’altro invece che vorrebbe risanare l’Ilva nel segno della continuità della famiglia Riva.

Il primo schieramento si fa forte di alcuni segmenti mediatici e politici. Scrive l’Huffigston post un blog molto vicino al settimenale “L’Espresso” e quindi all’ex Sinistra democristiana di Carlo De Benedetti e di Matteo Renzi: La storia dell’Ilva è nota, ed è noto che dopo anni di colpevole distrazione la magistratura è intervenuta per riportare legalità nel polo siderurgico tarantino, uno dei più grandi e dei peggio gestiti, rispetto all’impatto su ambiente e salute, del mondo. Diranno le sentenze, se e quando arriveranno, in che dimensione e fino a quale profondità la politica nazionale e locale si sia fatta autrice o complice di reati; in particolare complice dei reati contestati alla famiglia Riva, che acquistò per poche lire la fabbrica dall’Iri negli anni ’90 e per quindici anni ha accumulato miliardi di profitti (Falso: Riva ha gestito l’Ilva per quindici anni l’ha pagata un milardo e mezzo di vecchie lire nel 1995 ilmassimo che potesse pagare un imprenditore privato dell’acciaio italiano in quanto la produzione di acciaio era stata fino ad allora quasi tutta in mano pubblica e negli anni buoni i profitti sono ammontati fino a un massimo di 800 milioni di euro ma poi ci sono stati anche gli anni di crisi n.d.r.) senza impiegarne lo “zero virgola” per ridurre, come prescrive la legge e come si è fatto nella siderurgia di mezzo mondo dalla Germania alla Corea (con il concorso finanziario al 50% dello Stato, che in Italia invece non vuole contribuire n.d.r.), la potenza di avvelenamento dei forni e dei depositi (tuttora a cielo aperto) di ferro e carbone (Falso anche questo: Riva ha investito in ambientalizzazione e rpecisamente in elettrofiltri, sistema dell’urea, altoforno 4 rifatto ex novo e altre opere oltre 4 miliardi di euro n.d.r).

Ma in attesa dei processi e delle sentenze – continua l’Huffigton post – alcune verità già sono assodate. Una è che dei veleni dell’Ilva e delle omissioni dei Riva si sa da tempo. Le prime denunce sull’altissimo impatto inquinante della fabbrica di acciaio tarantina risalgono a più di vent’anni fa, merito di associazioni ecologiste e di gruppi auto-organizzati di abitanti di Taranto che a lungo sono stati gli unici a urlare che mettere lavoro contro ambiente e salute era una scelta senza dignità e senza futuro.

riva emilioGli altri, quasi tutti gli altri, hanno lasciato che il problema marcisse: l’azienda naturalmente, il sindacato, la politica. Di questa fitta rete di silenzi, compiacenze e aperte complicità ha fatto parte integrante la sinistra, che governa la Regione da 8 anni e Taranto da 6. La sinistra che con troppi suoi esponenti sia locali che nazionali ha intrattenuto robuste relazioni “informali” con i Riva: valgano per tutti gli esempi di Pierluigi Bersani (ieri osannato in quanto supporter di Prodi presidente della Repubblica oggi invece criminalizzato inqaunto ostile a Matteo Renzi n.d.r.), che da responsabile economico dei Ds accolse dai proprietari dell’Ilva nel 2006 un finanziamento elettorale di 100 mila euro – formalmente lecito ma quanto meno “inopportuno” -, o di Ludovico Vico, già deputato Pd e oggi commissario del Partito democratico a Lecce, che nel 2010 al telefono con Girolamo Archinà (“spicciafaccende” dei Riva) prometteva di far “buttare sangue” a uno dei due scriventi, colpevole di battersi in Parlamento contro un’ennesima norma “ad aziendam” inventata per legalizzare l’illegalità dell’Ilva.

Il segmento politico che appoggia i Gavio è quello che ruota attorno al ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni dell’allegra brigata Saccomanni, Draghi, gitanti del Britannia e  vari e della rediviva corrente del P.D. che fa capo all’on.le Claudio Signorile.

L’imprenditore Beniamino Gavio aveva dato notizia tramite il quotidiano “Republica” di essere a capo di una cordata di imprenditori interessata a rilevare l’Ilva e a risanarla. Tra questi aveva incluso anche l’imprenditore Vittorio Malacalza imprenditore notoriamente molto0 liquido. Ma intervistato da “Il Messaggero” Vittorio Malacalza lo ha smentito: “La cordata di imprenditori per l’Ilva proposta da Beniamino Gavio – ha detto – “non e’ una boutade”, ma “e’ un”operazione difficile” e la famiglia Malacalza al momento non intende farsi coinvolgere. Ho letto le dichiarazioni di Gavio e, dopo quell’ipotesi qualcuno mi ha anche chiamato dal ministero dell’Economia per sapere se veramente eravamo interessati.

. Dunque il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni spinge in questa direzione.

andrea-orlando Gavio quindi ha bleffato dichiarando disponibilità che ineffetti non ci sono e quindi – allo stato – l’ipotesi più plausibile per un risanamento italiano (a meno che non si voglia dare anche l’Ilva asoggetti stranieri) rimane ancora quella dei Riva, i quali sono già titolari dello stabilimento e quindi non devono alcunchè per rilevarlo e inoltre sono gli imprenditori dell’acciaio in Italia dotati ancora di maggiori disponibilità finanziarie. Ma Emilio Riva il capostipite fiacato dai processi e ormai ottantaseienne sta morendo e i figli vorrebbero – giustamente – una garanzia politica che lo stabilimento dopo il risanamento rimanga il loro e non passi invece, risanato e per un piatto di lenticchie a qualche altro imprenditore sostenuto da parti politiche a loro avverse.

A livello mediatico i Riva non hanno alcuno sponsor mentre a livello politico essi sono – forse – sostenuti dall’attuale ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, il quale recentemente ha autorizzato con decreto ministeriale senza prescrizioni alcune discariche interne all’Ilva per le quali la Procura della Republica di Taranto, ritenendole illegittime, aveva disposto addirittura l’arresto del presidente  della Provincia Gianni Florido ultimo dei moikani P.D. pro-Riva e tuttora detenuto neanche per averle autorizzate ma solo per per aver tentato, senza riuscirci, di farle autorizzare con prescrizioni

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Ma i Riva sono mal visti dal gruppo pelilliano-signoriliano che attualmente spdroneggia nel P.D. tarantino. All’ultimo congresso provinciale del P.D. i floridiani (ossia i seguaci del presidente della Provincia Gianni Florido attualmente detenuto per la questione delle discariche e di tendenza lavorista) sono praticamente scomparsi e tutta la segreteria comunale e provinciale si compone ora di pelilliani-signoriliani (pelilliani da Michele Pelillo deputato unico rappresentate del P.D. tarantino in Parlamento e vicino alle posizioni dell’on.le Claudio Signorile) i quali ora si atteggiano a spassionati ambientalisti. C’è stato alcuni mesi fa un referendum cittadino in questo senso cha ha visto la partecipazione di solo il 15% della cittadinanza, a riporva del favore della cittadinanza per il risanamento e non per la dismissione dell’impianto. Ebbene il nuovo segretario del P.D. Walter Musillo appena eletto, ha significativamente dichiarato: “Al referendum  per la dismissione o la continuità dell’Ilva ho votato per la totale dismissione dell’Ilva”. Quasi a voler far intendere quale sarà la sua linea politica: spingere per la dismissione totale dell’impianto per assimilare il P.d. alla Todisco agli ambientalisti e ai grillini e al tempo stesso per favorire lo spossessamento della titolarità dello stabilimento in capo ai Riva se dovesse prendere piede il piano Gavio-Signorile.

Michele Imperio 1. continua

Vini e Sapori

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Risposta ministro Zanonato a question time Electrolux

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electroluxPoco fa l’On. Casellato anche a mio nome ha interrogato il inistro Zanonato in merito al caso Electrolux. Il ministro, dopo aver constatato che questa situazione è inserita in un complesso quadrato di crisi generalizzata del settore degli elettrodomestici, aggravato dalla competizione internazionale, ha dichiarato di seguire con attenzione gli sviluppi di questa situazione e di avere contatti costanti con le istituzioni locali e regionali degli stabilimenti interessati.

Dopo aver ricordato che le decisioni della proprietà non sono ancora  certe, ha ribadito che il Ministero sta monitorando costantemente la situazione e che entro fine mese verrà convocato un tavolo istituzionale con le Regioni coinvolte per esaminare la strategia migliore da mettere in atto.

Trasmesso e pubblicato

Ufficio Stampa

On. Giorgio Zanin

Selvanesco è solo l’inizio!

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download“L’iniziativa ispettiva intrapresa da alcuni mesi dal M5S sembra aver portato a una conclusione che i residenti nel quartiere “le Terrazze” aspettavano da tempo: lo sgombero dei campi adiacenti via Selvanesco e la loro bonifica.

In merito alla richiesta di bonifica dell’area, siamo contenti per la sentenza emessa dal TAR con la quale sono state accolte le argomentazioni sulla sospensiva, confermando che è effettiva la sussistenza di una situazione di emergenza sanitaria con grave pericolo di diffusione di malattie, l’ordinanza è quindi efficace, l’Amministrazione ha ora titolo effettivo a pretendere l’esecuzione immediata degli ordini di sgombero e bonifica contenuti nell’ordinanza stessa.

I soggetti sottoposti a sgombero troveranno una collocazione nei campi di accoglienza predisposti dal comune in aree predisposte a tale fine, quindi nessuna discriminazione e nessuna famiglia sarà messa in mezzo ad una strada.

Chiediamo pertanto l’intervento immediato del Comune di Milano sull’area, i cittadini hanno subito per troppo tempo una situazione deleteria per la loro salute e per l’ambiente in cui vivono. La discarica di via Selvanesco è però solo la punta dell’iceberg delle discariche e dei roghi tossici che circondano e appestano tutte le zone periferiche di Milano. Ci stiamo trasformando in una terra dei fuochi del nord. E’ preciso ed urgente dovere del Comune prendersi carico della situazione! Anche se le periferie fanno meno notizia di piazza del Duomo, ne hanno la stessa dignità e lo stesso diritto ad essere tutelate, l’hinterland raccoglie il cuore dei cittadini e dei lavoratori che contribuiscono a fare di Milano la città che dimostra di essere. I cittadini, preoccupati ed indignati stanno costituendo moltissimi comitati ad hoc, in tutte le zone di Milano, ed intendono far sentire la propria voce, nell’interesse di una comunità intera. Non devono però essere i cittadini a svolgere un ruolo che spetta alle istituzioni locali, al Comune, il quale però purtroppo è apparso in passato latitante e poco sensibile!

E’ giunto il tempo per l’amministrazione comunale di recuperare il tempo perduto e di ripristinare la legalità e la salute pubblica. I cittadini non staranno più ad aspettare non si accontenteranno di vuote promesse! Sono ormai pronti a colmare da soli eventuali vuoti istituzionali e politici! Noi del M5S continueremo a vigilare.”

Trasmesso e pubblicato

Ufficio Stampa

On. Massimo De Rosa

Puglia : la legge Golf danno per l’intera regione

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PUGLIA-turismo-golf-regionePer il M5S non solleverà l’economia locale, non introdurrà massicci investimenti se non legati alla speculazione edilizia e comporterà un incommensurabile spreco della risorsa più preziosa per la Puglia, ovvero l’acqua.

Destagionalizzare il turismo e la sua crescita qualitativa, attirando sul territorio risorse finanziarie e intercettando i visitatori appassionati al gioco, nonché valorizzando il paesaggio senza distruggerlo e preservando la sincerità dell’investimento da speculazioni edilizie. È con questi presupposti che in V Commissione è stata approvata la legge sulla “Promozione del sistema golfistico regionale”, proposta a prima firma di Nino Marmo (Pdl) che ha trovato d’accordo tutti tranne il partito del Governatore Vendola, bollato su posizioni “vetero-ideologhe”. Ma a non far passare in sordina la proposta del consigliere Marmo sono i parlamentari del M5S che da tempo si battono per cestinarla definitivamente, perché ritenuta non funzionale all’intera regione, il cui progresso ha bisogno di ben altre scelte.

“Una regione come la Puglia che per frenare la sua sete d’acqua ha portato alla costruzione di un’opera ingegneristica tra le più importanti al mondo – dichiarano i deputati ed i senatori del MoVimento 5 Stelle – si appresta a varare oggi una delle leggi che metterà più a rischio il prezioso oro blu, risorsa divenuta più importante del petrolio. Per garantire la vita del prato verde di un campo da golf, infatti, sono necessari almeno 2.000 metri cubi di acqua al giorno in estate, l’equivalente (come riportato dallo studio della stessa Regione Puglia su “Golf e Ambiente” a pag. 7-8) al fabbisogno di un paese di 8.000 abitanti o di due tonnellate di grano. Un lusso che creerebbe danni all’agricoltura e all’allevamento ma che entra in conflitto anche con l’assicurazione dell’uso agricolo dopo quello umano – affermano i parlamentari a 5 stelle – come sancisce l’art. 28 della legge 36/1994. Da non sottovalutare, inoltre, dopo i danni realizzati con i campi fotovoltaici su superfici agricole, la contribuzione al processo di desertificazione dato che l’abbattimento del manto vegetazionale esistente, l’eccessivo trattamento chimico del terreno di un campo da golf possono esserne fattori scatenanti (Conferenza delle Nazioni Unite svoltasi a Rio De Janeiro nel 1992)”.

Nel mirino dei 5 stelle non vi è solo lo spreco della risorsa acqua, ma anche le sue caratteristiche. “Ancora più insidioso, – dichiarano i parlamentari – soprattutto per noi pugliesi, è la salinizzazione delle falde acquifere che si determina quando non viene utilizza l’acqua di acquedotti o dighe e si utilizzano pozzi, trascurando che queste trivellazioni sono causa diretta del fenomeno di salinizzazione, in particolare nella falda nelle zone costiere, come già accaduto con l’Acaya Golf Club del Parco Naturale delle Cesine in Puglia”. Non ultima la valutazione costi/benefici degli investimenti che la legge presume di attirare sul territorio pugliese. “Alla sottrazione di terreno agricolo e forestale, al rischio ambientale, alla distruzione del paesaggio naturale con bonifica di aree umide per creare campi da gioco, laghi artificiali e quant’altro – continuano i 5 Stelle – non corrisponde una redditività immediata. Basta analizzare la produttività dei golf club esistenti per accorgersi che si sono rivelati fallimentari. Se, infatti, l’investimento necessario per la realizzazione di un nuovo campo da golf di 18 buche si aggira mediamente intorno ai 5 milioni di euro e la relativa gestione a 300.000 mila l’anno, il lungo tempo di recupero del capitale costituisce un alto rischio per l’investimento che, nell’attuale periodo di crisi, è quantomeno inopportuno se non giustificato da operazioni immobiliari, spesso legate a successive speculazioni edilizie a ridosso dei centri abitati”. È il caso del progetto presentato nel 2003 a Toritto (Bari) dove un gruppo di imprenditori, mediante lo strumento dell’accordo di programma, puntava alla realizzazione di un campo da golf con annesse 250 ville, torre panoramica, albergo da 300 posti, sala conferenze, ristorante, piscina, beauty farm, campi da calcio e tennis: il tutto nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, sito d’interesse comunitario e zona di protezione speciale.

“In questo periodo di crisi mondiale anche il turismo si è adeguato ed è diventato ecoturismo – concludono i deputati Giuseppe L’Abbate ed Emanuele Scagliusi che, con l’appoggio al comitato “Custodiamo le Coste” e le osservazioni in fase di VAS nell’agosto 2012, riuscirono nel far ritirare il progetto di “Parco dei Trulli” tra Polignano e Mola di Bari chiedendo, al contempo, il rigetto della proposta di legge di Marmo all’Assessore Barbanente – È assurdo che la Puglia non si sia ancora accorta che il turista evoluto, che riesce spesso a conquistare, è attirato dalle bellezze naturalistiche e culturali del luogo, le prime regalateci dalla natura e le seconde in fase embrionale che spetta a noi sviluppare. La nostra regione deve salvaguardare territorio e paesaggio, puntando su ci ò che già possiede, a beneficio delle economie tradizionali agricole e turistico-naturalistiche in grado di portare progresso e non incondizionato sviluppo, fine a se stesso”.

Trasmesso e pubblicato

Ufficio Stampa

On. Giuseppe L’Abbate

Question time Electrolux

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electroluxInterrogazione a risposta immediata in Assemblea

Al Ministro dello sviluppo economico.

Per sapere – premesso che: la Electrolux, una multinazionale con sede in Svezia e uno dei leader mondiali nel settore degli elettrodomestici e delle apparecchiature per uso professionale, ha recentemente manifestato, in seguito alla contrazione di vendite registratasi sul mercato europeo, l’intenzione di rivedere l’assetto produttivo e occupazionale; tale revisione coinvolgerebbe i quattro stabilimenti italiani di Susegana (Treviso), dove si producono frigoriferi a incasso con 1.033 addetti, Porcia (Pordenone), dove si producono lavatrici e lavorano 1.160 addetti, Forlì, dove sono occupate 800 unità e si producono piani cottura e forni, e Solaro (Milano), dove si producono lavastoviglie con 912 addetti.

L’amministratore delegato del gruppo ha annunciato che sarà lanciata un’indagine di competitività sulle quattro fabbriche, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, per verificare la sostenibilità delle produzioni che si realizzano in Italia, la competitività dei singoli stabilimenti, l’andamento delle varie produzioni, il raffronto tra volumi prodotti e volumi venduti, il trend dei prezzi e confronto con le spese, chiarendo che ciò potrà significare il mantenimento, il ridimensionamento o la chiusura degli stabilimenti; i dirigenti della Electrolux hanno dichiarato alle organizzazioni sindacali che il costo orario del lavoro sarebbe di ventiquattro euro in Italia e circa sei o sette euro in Polonia; da qui il necessario trasferimento delle produzioni.

La Electrolux ha, inoltre, dichiarato la volontà di delocalizzare nell’Europa dell’Est, tra Polonia e Ungheria, una parte considerevole della sua produzione: questo porterebbe rapidamente all’esubero di 140 operai a Susegana (Treviso), 46 a Porcia (Pordenone), 25 a Forlì, 75 a Solaro (Milano) e 200 unità tra gli impiegati; la produzione di lavabiancheria per il mercato di massa basata sulla piattaforma Prometeo sarà completamente realizzata a Olawa, Polonia (finora a Porcia); la produzione di frigoriferi basata sulla Cairo 3 sarà realizzata a Jàszberény, Ungheria (finora a Susegana); la produzione di lavastoviglie da 45 centimetri sarà realizzata a Zarow, Polonia (finora a Solaro).

Per la sede di Susegana, nel trevigiano, ciò si tradurrà nello spostamento della produzione di 158.000 pezzi, a fronte dei 700.000 complessivamente annunciati all’inizio del 2013, un anno, questo, peraltro caratterizzato dalla positiva risposta del mercato soprattutto grazie alle commesse Ikea e Aeg; nel complesso, l’impatto delle decisioni annunciate sulle fabbriche e nel settore impiegatizio rischia di produrre da subito 461 esuberi in aggiunta ai 1.200 esuberi (oggi 1.100 per effetto delle dimissioni incentivate) affrontati con il ricorso alla solidarietà nell’accordo del 22 marzo 2013 e di determinare la perdita di migliaia di posti di lavoro nell’indotto; le organizzazioni sindacali hanno proclamato 16 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo, da effettuarsi entro venerdì 8 novembre 2013, e richiesto il coinvolgimento dei presidenti di regione e delle istituzioni locali per illustrare la gravissima situazione che le decisioni di Electrolux determinano sul tessuto sociale : se il Ministro interrogato intenda convocare urgentemente tutti i soggetti coinvolti per una disamina della vicenda Electrolux al fine di individuare i possibili interventi e le strategie di politica industriale che consentano nel medio-lungo periodo il rilancio della produzione della multinazionale svedese in Italia e prevenire le ricadute sociali e occupazionali sul comparto lavorativo afferente al settore industriale interessato.

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Ufficio Stampa

On. Giorgio Zanin

Megaservice di Trapani: un’altra azienda rischia di scomparire

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di Valentina Colli

megaservice 1La crisi colpisce ancora. Questa volta a Trapani in Sicilia. E rischia di cancellare una società in house della Provincia: la Megaservice spa, 67 dipendenti.

La nascita della Megaservice Spa – società a capitale pubblico, di cui la Provincia di Trapani inizialmente deteneva il 51% della partecipazione azionaria, mentre il restante 49% era a carico di Italia lavoro Spa – era stata voluta dall’amministrazione del tempo e deliberata dal Consiglio provinciale nel maggio 2004. Lo scopo era quello di dare occupazione agli operai dell’ex Imam (l’azienda metalmeccanica dell’indotto Fiat la cui attività era cessata tempo prima lasciando i dipendenti senza lavoro). Tali lavoratori si sono occupati in questi anni di gestione delle riserve naturali, di manutenzione degli impianti termici, di piccola manutenzione degli immobili provinciali, di gestione degli impianti sportivi e turistici. Tra le competenze anche la manutenzione ordinaria delle strade provinciali della Valle del Belice.
Le cose inizialmente vanno bene. Nel 2008 Antonio D’Ali’ allora Presidente della Provincia, la definisce una societa’ pilota con problemi occupazionali risolti, per cui si prevede il rilancio e l’ampliamento fino a poter assorbire anche parte dei precari ex art. 23 e LSU. Nel 2008 Megaservice gode ancora di ottima salute. Tanto che, la Provincia chiede un piccolo sforzo di conversione dei contratti, in previsione di nuove commesse, portando al 60% i contratti edili rispetto al 40% dei contratti servizi. Questa operazione però ha l’effetto di fare schizzare i costi contrattuali annui da 1900 milioni di euro a 2600 milioni di euro annui. Però si prevedono commesse in aumento. Che però non arrivano.

megaservice 2Già dal 2009 il valore delle commesse è solo pari o di poco superiore al costo contratti, e questo causa perdite ingenti sui costi di produzione, sui costi del personale e sulle spese generali. I costi aumentano a dismisura quando, per direttiva dell’Ente, si sceglie di diminuire le commesse manutentive in favore di quelle più specialistiche relative all’esecuzione di opere su progetti esecutivi. Commesse progettuali che, nel Patto di Stabilita’, ricadono per tipologia in conto capitale, incidendo sullo sforamento. Morale: i lavori e i servizi sono garantiti da Megaservice, che si indebita, dovendo approntare il pagamento dei costi di cui l’Ente non puo’ garantire l’avanzamento, avendo sforato il Patto di stabilità. Non ultimo, la mancanza di pianificazione porta ad un accrescimento di lavori di “somma urgenza” (il cui mancato adempimento e’ sanzionato in penale), che incidono di oltre il 24% sul fatturato, implicando per la contemporaneità degli interventi ulteriori assunzioni a tempo determinato alle 68 unita’, in quanto il loro contratto edile non prevede ancora il dono dell’ubiquita’ sui cantieri. Si crea così un buco di bilancio di circa 4 milioni di euro. Ma sono tempi di Spending Review e le societa’ in siffatte condizioni devono obbligatoriamente essere liquidate. La Legge lo impone.

megaservice 3Nel 2011 il Consiglio provinciale di Trapani propone di esternalizzare i servizi offerti da Megaservice, onde far pian pianino subentrare i privati. L’epilogo della vicneda non può che essere uno: da febbriao 2013 Megaservice e’ in liquidazione e 67 famiglie sono in ambasce. Anche perche’ una societa’ partecipata interamente ad un Ente pubblico, non garantisce la cassa integrazione in deroga. Tavoli tecnici in Regione a iosa, alla presenza delle rappresentanze sindacali, Cgil in testa che si impegnano strenuamente in questa vertenza. Il Comune di Castelvetrano, riunisce dal 27 settembre un tavolo di concertazione permanente, tra tutti i Comuni, forze sociali e politiche, per trovare una soluzione per questi figli del territorio: perche’ gran parte dei lavoratori Megaservice provengono da Castelvetrano. Il presidente della Regione Renato Crocetta ha deciso di seguire mediaticamente questa vicenda e si e’ impegnato a partecipare al tavolo di Castelvetrano per trovare una soluzione percorribile, magari attraverso il nuovo canale Airgest, ora in quota alla Regione. Questo tavolo castelvetranese ha molti nomi: campanilismo, propaganda, illusione. I lavoratori lo chiamano speranza, ma non speranza di un provvedimento assistenzialista, di un ammortizzatore sociale, ma speranza di rimettere a servizio di questa terra le professionalita’ di cui sono portatori. E di recuperare una dignità perduta.

Valentina Colli

Autogrill continua l’espansione in Europa: tappa allo scalo di Düsseldorf

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ll gruppo Autogrill si è aggiudicato un nuovo contratto in Germania per la gestione delle attività di ristorazione all’interno dell’aeroporto di Düsseldorf, il terzo del paese per traffico passeggeri. Si stima che la concessione genererà ricavi per circa 60 milioni di euro nel periodo 2014-2021. L’operazione rappresenta un ulteriore passo avanti del percorso di espansione del gruppo in Nord Europa, dopo l’ingresso nell’aeroporto di Helsinki in Finlandia e l’aggiudicazione delle nuove concessioni nelle stazioni dell’Eurotunnel e nello scalo di East Midlands nel Regno Unito dello scorso ottobre. I quattro locali saranno inaugurati a inizio 2014 all’interno del Terminal B, destinato ai voli domestici e intra-europei, e promuoveranno le eccellenze eno-gastronomiche italiane. Autogrill porterà, infatti, nello scalo tedesco Bistrot Restaurant. Completerà l’offerta una selezione di altri marchi made in Italy come Motta, caffè bar italiano arricchito per l’occasione da un’area brewery, e Aperol lounge, cocktail & tapas bar.

Google e Amazon tassati in Italia

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Tecnici del Pd a lavoro per limare l’emendamento al ddl Stabilità che propone di tassare i profitti delle multinazionali online (come Google o Amazon) derivati da vendite e pubblicità fatte in Italia. L’emendamento, proposto dal presidente della commissione Bilancio alla Camera Francesco Boccia e che verrà depositato giovedì al Senato riprende una norma già inserita dal Pd alla Camera nella delega fiscale secondo cui le società multinazionali che operano anche in Italia dovranno pagarvi le tasse in misura proporzionale al fatturato. L’emendamento riguarda, spiega il relatore Pd Giorgio Santini, tutto il commercio online e prevede di applicare le tasse italiane, come ad esempio l’Iva, alle multinazionali che operano in Italia. In particolare, dovrebbe stabilire che servizi e prodotti online di multinazionali del Web possano essere acquistati, in Italia, solo tramite una partita Iva «italiana». Questo per ovviare al fatto che, ad oggi, le filiali italiane di multinazionali come Google non fatturano in Italia la raccolta pubblicitaria e le vendite realizzate in Italia. Il Pd punta a reperire circa un miliardo di euro l’anno, da destinare al taglio ulteriore del cuneo fiscale.