30 Ottobre 2026, venerdì
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Accordo UnionPay-UniCredit per le carte cinesi in Italia

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UniCredit e UnionPay International hanno siglato un accordo di collaborazione che permetterà di estendere l’uso delle carte di credito cinesi per turismo e affari in Italia: l’intesa è stata annunciata a Milano alla presenza del Presidente di UnionPay, Su Ning, e dell’A.D. di UniCredit Federico Ghizzoni.

Nell’ultimo anno sono stati oltre un milione i turisti cinesi a visitare l’Italia: l’accordo mira quindi a offrire all’enorme potenziale turistico cinese una esperienza di acquisto più comoda e gradevole in Italia. Alla cerimonia hanno partecipato anche Cai Jianbo, AD di UnionPay, e il Direttore Generale di UniCredit, Roberto Nicastro, che hanno firmato l’accordo per conto delle due parti alla presenza del Console Generale cinese a Milano, Liao Juhua.

Grazie alla collaborazione tra UnionPay e diversi partner europei, le carte UPI possono essere utilizzate presso il 70% degli ATM e in oltre 100mila esercizi commerciali solo in Italia.

Alta tecnologia nei servizi finanziari: CRIF entra tra i FinTech 100

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CRIF è entrata nella classifica FinTech 100. La classifica, pubblicata da American Banker, Bank Technology News e IDC Financial Insights, riconosce le più importanti società a livello mondiale in grado di fornire soluzioni tecnologiche verticali e con almeno un terzo del fatturato proveniente dalla vendita di servizi per il settore finanziario.

Nello specifico, CRIF è riuscita a qualificarsi tra le prime 100 società sulla base del fatturato globale, a conferma della solidità e della rilevanza maturate nello sviluppo di soluzioni dedicate al mercato del credito.

«Siamo molto soddisfatti di essere stati inclusi nella classifica FinTech 100 di quest’anno e di avere ottenuto un riconoscimento che ci qualifica, una volta di più, come uno dei principali provider a livello internazionale – afferma Carlo Gherardi, Amministratore Delegato di CRIF. Negli ultimi anni abbiamo registrato una crescita considerevole, e siamo certi che si rafforzerà ulteriormente anche grazie al costante impegno dedicato alla ricerca di soluzioni innovative e altamente flessibili, in grado di rispondere alle esigenze in continua evoluzione del mercato globale».

Slitta lo stop alla seconda rata Imu, mancano le coperture per le aree agricole

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Il Cdm ha deciso di rinviare il varo del decreto per l’abolizione della seconda rata dell’Imu sulla prima casa. Lo riferiscono fonti di governo, precisando che il provvedimento deve andare di pari passo con quello sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia che a sua volta deve attendere un via libera da parte della Bce. Secondo quanto si apprende, il via libera a entrambe le misure potrebbe arrivare a martedì, quando sarebbe in agenda una nuova riunione dell’Esecutivo.L’operazione di rivalutazione delle quote di Bankitalia dovrebbe garantire alle casse dello Stato circa 1,2 miliardi.

In Cdm giro di tavolo su piano privatizzazioni
Nel cdm ci sarebbe stato un giro di tavolo sul piano di privatizzazioni del Governo. In un’audizione in Senato il presidente di Cdp Franco Bassanini ha anticipato che ci sarà la cessione di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti. Secondo Bassanini, il piano privatizzazioni è «imminente».

De Girolamo: stop seconda rata anche per fabbricati rurali
Sulla seconda rata dell’Imu rimane dunque il nodo coperture. Il governo sarebbe ancora in cerca delle risorse per i terreni agricoli. «C’é l’esenzione dell’Imu sui fabbricati rurali», chiarisce il ministro dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo, spiegando che il nodoi verrà affrontato nella riunione di martedì del Cdm.

Mercati in subbuglio: Bce pronta a tagliare il tasso sui depositi portandolo in negativo. L’euro crolla

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La Bce starebbe valutando l’opportunità di portare in negativo, a -0,1%, il tasso con cui remunera i depositi overnight delle banche, attualmente pari a zero. Lo scrive l’agenzia Bloomberg citando due fonti vicine al dossier, secondo cui comunque ancora non vi è accordo sulla misura. Le voci spingono in basso l’euro sia rispetto al dollaro che allo yen (cambio euro-dollaro in tempo reale). Ai minimi da una settimana i rendimenti degli Schatz, i titoli di Stato tedeschi a due anni.

L’obiettivo dei “tassi sottozero” è sostenere la ripresa delle attività economiche in Eurolandia. La misura «potrebbe avere qualche effetto sul mercato del credito – commenta il market strategist di IG Filippo Diodovich – ma da sola non sarebbe sufficiente per aumentare la liquidità in modo da riequilibrare il comparto».

Contro l’ipotesi di tassi negativi della Bce, e più in generale di una estensione della sua politica accomodante, è peraltro tornato a esprimersi il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che ha definito «non ragionevole» l’indicazione sui tassi anticipata dall’Eurotower. In un’intervista che sarà pubblicata domani sul settimanale Die Zeit, Weidmann ha ricordato come il Consiglio direttivo dell’Eurotower «ha appena ulteriormente allentato la propria politica monetaria:  quindi, non credo che sia ragionevole segnalare immediatamente la mossa successiva» ai mercati. «Tecnicamente, non abbiamo certo esaurito le nostre possibilità», ha detto Weidmann, ricordando che «discutere su misure supplementari distrae dalle cause reali della crisi».

L’ingrediente necessario per la democrazia europea

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Chi sarà il nuovo presidente della Commissione nel 2014? Questa domanda, che nel passato riguardava solo pochi addetti ai lavori e alimentava i gossip politici europei, potrebbe avere questa volta una risposta diversa. Sembra infatti ormai certo che i partiti politici europei abbiano deciso di entrare direttamente nel gioco delle nomine fino ad oggi riservato al Consiglio europeo.

Merkel contraria
Già nel corso della campagna elettorale i partiti dovrebbero indicare il nome del candidato a rivestire il seggio più alto nell’esecutivo di Bruxelles. I socialisti europei si stanno accordando sul nome dell’attuale Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. I liberali propenderebbero per Guy Verhofstadt. I democratici del Partito popolare europeo non hanno ancora deciso e così pure le altre forze politiche.

L’unica a opporsi apertamente all’indebolimento delle prerogative del Consiglio europeo è Angela Merkel che evidentemente teme di trovarsi il socialdemocratico Martin Schulz alla guida della Commissione. Anche se l’opposizione della cancelliera non è di poco peso, la decisione di procedere su questa nuova strada è stata presa.

Partiti protagonisti
Uno degli argomenti che vengono normalmente utilizzati per giustificare questa procedura è la necessità di rafforzare il legame politico-istituzionale fra Commissione europea e Parlamento. Da questo punto di vista la proposta di indicare i candidati per il posto di presidente della Commissione avrebbe effetti a cascata.

Legittimerebbe il ruolo dei partiti politici europei; rafforzerebbe i legami fra di essi e i partner politici nazionali; darebbe forza e maggiore credibilità alle piattaforme programmatiche; personalizzerebbe la campagna elettorale. Riuscirebbe in parte anche a trasformare in europee elezioni che troppo spesso hanno solamente valenza nazionale. Infine renderebbe più “politica” la funzione di presidente della Commissione.

Proprio quest’ultima notazione ha sollevato le critiche e i timori di alcuni analisti europei. Uno dei ragionamenti che essi avanzano è che una figura “partisan” del Presidente della Commissione finirebbe per minare la sua indipendenza ed il suo ruolo di “guardiano” dei trattati.

A parte il fatto che l’indipendenza della Commissione è nei confronti dei governi e non dei partiti politici, il ruolo di guardiano viene svolto dall’intero collegio che vota a maggioranza qualificata, e non dal solo presidente.

Più in generale l’imparzialità o meno del presidente, che anche oggi in mancanza del meccanismo di elezione “diretta” rispecchia pur sempre un orientamento politico, va vista nell’ottica dell’esercizio delle competenze a lui attribuite e del controllo politico che ne farà il Parlamento europeo.

Meccanismo virtuoso
Semmai la cosa seria da chiedersi è se il semplice artifizio di ricorrere alla indicazione del candidato presidente della Commissione nel corso delle prossime elezioni sia realmente in grado di rimettere in moto un meccanismo virtuoso all’interno dell’Unione europea.

Alla luce delle crescenti difficoltà economiche di gran parte delle popolazioni dell’Unione, del rinascente nazionalismo e dello svilupparsi impetuoso di forze anticomunitarie – non solo nei paesi deboli ma anche in quelli forti del centro e del nord Europa – il dubbio è più che lecito.

Austerità e antieuropeismo rappresentano un mix esplosivo. Affrontarli pensando che le elezioni del Parlamento europeo, anche con le novità di cui abbiamo detto, possano dare “la risposta” sarebbe oltremodo ingenuo. Continuare a ignorare il ruolo di secondo piano giocato dal Parlamento europeo e quello sempre più tecnico della Commissione non può però fare altro che peggiorare le prospettive future.

Da qualche parte è necessario cominciare. In attesa che il Consiglio europeo dia qualche segnale di aggiustamento rispetto alle politiche di austerità condotte fino ad oggi, vale la pena tentare anche la carta dell’elezione di un candidato presidente della Commissione che ne controbilanci il potere assieme ad un Parlamento europeo più conscio delle proprie responsabilità politiche.

Cercasi equilibrio
Perché è proprio questa la vera posta in gioco: il riequilibrio dei poteri fra Consiglio europeo e Commissione. In effetti, in questi ultimi anni – in particolare nel corso della lunghissima emergenza monetaria e finanziaria – l’equilibrio istituzionale si è nettamente spostato verso il Consiglio europeo, quale organismo d’iniziativa politica e di istanza decisionale suprema.

Ciò a spese della Commissione che ha quasi del tutto delegato al Consiglio europeo quell’esclusivo potere di iniziativa che ne “politicizzava” il ruolo. È ben vero, come si sostiene da più parti, che la Commissione ha guadagnato in questo frangente ulteriori e importanti poteri, ma ciò è avvenuto solo nella funzione di controllo e monitoraggio di decisioni politiche che si prendono altrove, a livello intergovernativo.

Alcuni studiosi ne hanno quindi tratto la conclusione che il Consiglio europeo sia l’unico potere legittimo e di governo dell’Unione e non più la Commissione che, secondo la corrente neofunzionalista, avrebbe dovuto invece evolvere progressivamente verso quel ruolo.

Nuova Nissan Qashqai

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Nuova generazione per la Nissan Qashqai, leader indiscussa del mercato dei crossover, segmento alla cui diffusione ha contribuito in modo determinante con ben 2 milioni di unità prodotte dal suo debutto ad oggi. Ancora molto apprezzata dai clienti la best seller di Nissan cambia per proporsi ancora più aggiornata ed efficiente in un segmento ora denso di rivali dirette. Il suo arrivo nelle concessionarie è previsto per gennaio 2014 ed il listino prezzi parte da 19.990 euro, mentre gli allestimenti disponibili sono tre: Visia, Acenta e Tekna.

Dimensioni maggiori
Il nuovo Qashqai 2014 può contare su un design completamente rinnovato, tecnologie allo stato dell’arte attuale e qualità dinamiche ulteriormente migliorate mantenendo intatta la caratteristica di ingombro ridotto per affrontare con serenità il traffico urbano ed efficienza nei consumi. Le dimensioni sono leggermente maggiori sia in larghezza che in lunghezza, + 49 mm, ma dall’altezza ribassata per conferire maggiore eleganza ad una corporatura da vera crossover dalla guida rialzata. Si tratta del primo veicolo ad adottare la piattaforma CMF ideata dall’alleanza Renault-Nissan per aumentare l’efficienza delle auto proposte dai due brand.

Ampie dotazioni tecnologiche di assistenza alla guida
Le qualità di guida vengono sostenute dalla tecnologia, grazie ad una serie di funzioni di assistenza al conducente come il sistema Safety Shield di Nissan, ulteriormente esteso con l’introduzione del dispositivo anticollisione frontale, del monitoraggio del grado di attenzione del conducente sulla strada, riconoscimento dei segnali stradali, oltre al Sistema di parcheggio assistito per rendere più facili, veloci e meno ansiose le manovre più complicate.

Tutti motori turbo
Un compito non facile quello degli ingegneri e dei designer impegnati nel progetto di sostituire una vettura che gode ancora di un’ottima salute nelle vendite, tenendo conto del difficile momento del settore. Il nuovo modello è progettato in Europa per conquistare ancora meglio il nostro mercato forte di un comparto motori che, a parità di prestazioni, consente ridotti consumi ed emissioni grazie al contenimento della cilindrata tramite l’utilizzo del turbocompressore su tutte le unità e grazie anche ad un lavoro di alleggerimento del peso che ha fatto risparmiare ben 40 kg di massa.

Nessuna immunità per Kenyatta

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È stato posticipato per la terza volta l’inizio del processo nei confronti del presidente del Kenya, Uhuru Muigai Kenyatta, dinanzi alla Corte penale internazionale (Cpi). Il processo, che doveva aprirsi il 12 novembre, è stato provvisoriamente rinviato al 5 febbraio 2014 per dare tempo all’accusa di indagare su alcuni fatti che metterebbero in dubbio l’autenticità delle testimonianze raccolte contro Kenyatta.

Crimini contro l’umanità
I fatti di cui Kenyatta è accusato risalgono al periodo immediatamente successivo alle elezioni presidenziali del dicembre 2007, nelle quali come leader del Partito dell’unità nazionale (Pun) sostenne il presidente uscente Mwai Kibaki contro il candidato del Movimento democratico arancione (Mda) Raila Odinga.

Per assicurare il mantenimento al potere del Pun, Kenyatta avrebbe pianificato e ordinato la commissione di crimini contro l’umanità, precisamente omicidio volontario, deportazione e trasferimento forzato, stupro, persecuzione e altri atti inumani, nei confronti di migliaia di civili presunti sostenitori del Mda nelle città di Nakuru e Naivasha. Nel quadro delle violenze postelettorali del 2007-2008 più di mille civili furono uccisi e oltre seicentomila furono costretti ad abbandonare le proprie case.

Corte penale internazionale
La carica di capo di stato che Kenyatta riveste non vale a sottrarlo al processo. Secondo l’art. 27 par. 2 dello statuto della Cpi, nessuna immunità derivante dalla carica ricoperta può essere invocata dinanzi alla Corte.

Il processo a Kenyatta sarebbe il primo a un capo di stato in carica dinanzi ad un tribunale penale internazionale. Nei confronti del presidente sudanese Omar Al Bashir, la Cpi ha emanato due mandati d’arresto che non sono stati ancora eseguiti: il primo nel 2009 per crimini contro l’umanità e crimini di guerra e il secondo nel 2010 per il crimine di genocidio.

Kenyatta ha finora evitato l’emanazione di un mandato d’arresto nei suoi confronti assicurando la sua presenza alle udienze della fase preprocessuale.

È invece iniziato il 10 settembre il processo davanti alla Cpi nei confronti del vicepresidente del Kenya, William Samoei Ruto, anch’egli accusato di crimini contro l’umanità, precisamente omicidio volontario, deportazione e trasferimento forzato e persecuzione di civili, nell’ambito delle violenze postelettorali del 2007-2008.

Unione africana
L’Unione Africana (Ua) si è attivata – finora senza successo – non solo per scongiurare il processo all’Aja a carico di Kenyatta e Ruto, ma anche per impedire l’avvio di ulteriori procedimenti dinanzi alla Cpi nei confronti di capi di stato o di governo africani in carica.

Nella sessione straordinaria dell’11 e 12 ottobre, l’Assemblea dell’Ua non è tuttavia giunta – come si temeva – a decidere il ritiro in blocco dallo statuto della Cpi dei trentaquattro stati africani che ne sono parti, ma si è limitata ad affermare che nessun procedimento dovrebbe iniziare o proseguire dinanzi ad un tribunale internazionale contro un capo di stato o di governo dell’Ua durante il suo mandato e ad adottare alcune misure per realizzare questo obiettivo.

Come deliberato dall’Assemblea, il Kenya ha subito chiesto al Consiglio di sicurezza (Cds) di disporre il differimento dei procedimenti nei confronti di Kenyatta e Ruto e una delegazione dell’Ua ha avviato consultazioni con i membri del Consiglio allo scopo di ottenere detto differimento.

Solo il Cds potrebbe imporre alla Cpi il rinvio del processo nei confronti di Kenyatta e la sospensione di quello a carico di Ruto. In virtù dell’art. 16 dello Statuto, nessun procedimento può iniziare o proseguire nei dodici mesi successivi alla data in cui il Cds abbia formulato una richiesta in questo senso alla Corte, con una risoluzione ex capitolo VII della Carta dell’Onu.

Il ritorno della presidenta

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Michelle Bachelet si dimostra ancora nei cuori degli elettori cileni. La leader della coalizione di centro-sinistra Nueva mayoría e presidente del Cile dal 2006 al 2010, ha ottenuto un ottimo risultato nelle elezioni di domenica 17 novembre: il 46,68% dei voti. Pur non riuscendo ad agguantare una vittoria decisiva al primo turno, la Bachelet ha praticamente doppiato la principale sfidante, Evelyn Matthei, che si è fermata al 25,01%.

Ballottaggio
Pediatra, 62 anni, figlia di un generale dell’aeronautica morto sotto tortura per essersi opposto al golpe di Augusto Pinochet, la Bachelet ha vissuto in esilio nella Germania dell’est dal 1975 al 1979. La sua piattaforma politica ha riunito il Partito socialista, il Partito comunista e il Partito per la democrazia. Il suo programma punta a una riforma tributaria da 8 miliardi di dollari, circa il 3% del Pil cileno, da destinarsi in gran parte al sistema di istruzione, rendendolo gratuito e migliorandone la qualità.

Al ballottaggio, la leader della coalizione di sinistra se la vedrà con Evelyn Matthei, 60 anni, candidata di Renovación nacional, coalizione che sostiene l’attuale presidente, Sebastián Piñera. Anche lei è figlia di un generale dell’aeronautica, che fece però parte della giunta Pinochet. Matthei esprime una posizione conservatrice, manifestando la sua opposizione al matrimonio omosessuale e all’aborto.

La candidata della coalizione conservatrice ha sorprendentemente ottenuto più voti rispetto a quelli previsti dai sondaggi, ma le speranze di battere la Bachelet sono esigue. Tutti gli altri principali sfidanti al primo turno hanno già dichiarato che appoggeranno l’ex presidente al ballottaggio, garantendole, in questo modo, una vittoria matematica.

Manifestazioni studentesche
Chiunque delle due sfidanti prevalga al ballottaggio, dovrà affrontare due grandi sfide. La prima riguarda la questione dell’istruzione, che ha provocato una massiccia ondata di manifestazioni studentesche a partire dal 2011.

L’intensità di queste proteste ha provocato una sterzata dell’asse politico del Cile verso sinistra, favorendo la candidatura della Bachelet. Gli studenti hanno iniziato a manifestare per chiedere la gratuità dell’istruzione superiore, arrivando a vere e proprie battaglie campali con le forze di polizia. Il sistema universitario in Cile è privato e per questo motivo i giovani cileni devono sottoscrivere un pesante prestito per pagare le rette che devono rimborsare dopo la laurea.

L’enorme dimensione e l’impatto mediatico delle manifestazioni hanno portato la stessa destra cilena a smorzare i toni dei suoi tradizionali cavalli di battaglia, come liberalizzazione dell’economia, deregolamentazione, privatizzazioni e riduzione della pressione fiscale.

Il Cile segue un modello economico liberale e molto aperto al commercio internazionale sin dagli anni ’70, quando i “Chicago Boys” ispirati da Milton Friedman elaborarono la politica economica della dittatura del generale Pinochet.

Oggi il paese è probabilmente l’economia più dinamica e sviluppata dell’America Latina, con una crescita media del Pil del 5-7% negli ultimi 20 anni, un debito pubblico inferiore al 10% del Pil, un bilancio statale in attivo, solide riserve valutarie e un Pil pro-capite superiore ai 18 mila dollari, il più alto di tutto il Sud America.

Costituzione
Il nuovo capo dello stato dovrà anche occuparsi della riforma costituzionale. Entrata in vigore nel 1981, durante il regime di Pinochet, la Costituzione presenta molti aspetti autoritari e almeno due problemi: il sistema elettorale binominale e il cosiddetto “quorum supermaggioritario di voto”.

Il sistema binominale permette alle due principali coalizioni di spartirsi i seggi al Congresso, rendendo molto complicato l’ingresso di una terza formazione e, allo stesso tempo, favorisce la nascita di maggioranze risicate. Contemporaneamente, il quorum supermaggioritario richiede 4/7 dei voti favorevoli dei congressisti per modificare le leggi o la Costituzione (69 dei 120 deputati e 21 dei 38 senatori).

Per questo motivo, pur conquistando la Presidenza, la Bachelet dovrà scegliere: trovare un accordo con l’opposizione per cambiare la Costituzione – tra gli otto candidati alla presidenza, soltanto Evelyn Matthei non appoggia una riforma – o indire un referendum per eleggere una nuova Assemblea Costituente.

Nuova Mini le immagini ufficiali della nuova generazione

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Ecco le prima immagini della nuova Mini. Un simpatico pacco bomba arrivato in redazione qualche giorno fa preannunciava il debutto della nuova generazione Mini ma adesso spuntano nel web le prime foto. C’eravamo già fatti un’idea con le immagini ufficiali che avevamo pubblicato qualche tempo fa e che mostravano la forma ad arco delle luci diurne e la tipica presa d’aria sul cofano della MINI Cooper S, ma ora possiamo vederla senza camuffature.

La nuova Mini 2014 si basa sulla piattoforma BMW UKL1 e diverse sono le modifiche apportate, tra queste spicca: l’aerodinamica che è stata infatti migliorata, i cerchi in lega sono profilati mentre gli pneumatici hanno una bassa resistenza al rotolamento e carenature nel sottoscocca. E’ stata poi migliorata la rapidità di risposta e ridotti gli effetti di trasmissione della coppia allo sterzo grazie ad un diverso avantreno mentre l’impianto frenante ha pinze e dischi più leggeri.

I motori della nuova Mini sono i nuovi motori turbo a iniezione diretta Euro 6, tra cui un inedito 1.5 a 3 cilindri da 136 CV e 230 Nm e un 4 cilindri 2.0 litri da 192 CV. Al lancio è previsto inoltre un turbodiesel 1.5 litri, sempre a 3 cilindri, con 116 CV e 270 Nm. Sono disponibili sia cambi manuali che automatici, abbinati al sistema start&stop.

Anche a livello tecnologico ci sono importanti novità, tra queste: il sensore nel cambio che adatta i giri motore alle esigenze di cambiata, gli ammortizzatori regolabili elettricamente e due regolazioni elettriche, Sport e Comfort, azionabili da un pulsante sulla plancia.

Tra le dotazioni spunta il nuovo Head Up display, un pannello trasparente posizionato sopra al cruscotto e dove vengono proiettate, a colori, diverse informazioni utili alla guida e consultabili dunque senza distogliere lo sguardo dalla strada. E’ poi presente una telecamera frontale che riconosce i pedoni e i segnali stradali che memorizza e confronta, con il navigatore, il limite segnalato dai cartelli, posizionata all’altezza dello specchietto retrovisore centrale.

Per il Gdp di Camerino sono nulle le multe della P.M. fuori dalle strade comunali

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Un automobilista è stato sanzionato per eccesso di velocità, rilevata con autovelox, in un tratto di strada statale mentre circolava a 110 km/h, con il limite a 90. Inevitabile la sanzione amministrativa pecuniaria e quella accessoria della decurtazione di  due punti dalla patente.

La tesi del ricorrente
L’automobilista non s’è dato per vinto e ha chiesto l’aiuto di un legale, che non ha minimamente pensato di contestare la contravvenzione sulla base di cavilli quali omologazioni dell’autovelox mancanti o altre questioni tecniche. La sua strategia s’è basata sull’interpretazione del Codice della strada e su una sentenza della Corte di cassazione, la n. 5771/2008, che nella ricostruzione, va precisato, errata della difesa avrebbe stabilito che dalla competenza della polizia municipali sarebbero escluse le autostrade, la strade statali e quelle provinciali. Insomma, lì gli agenti non potrebbero elevare contravvenzioni, riservate ai loro colleghi della Polstrada.

Il giudice di pace di Camerino (Macerata) – sorprendentemente -, Alberto Casadidio, ha accolto in pieno la tesi del legale è ha dichiarato illegittima la sanzione. Osservando, fra l’altro, che “Da diverso tempo, invero, e in altre occasioni quest’ Ufficio ha avuto modo di statuire su identiche circostanze e con medesimi argomenti e di dichiarare quindi la illegittimità della Polizia locale del Comune, perché priva di titolo per agire e quindi prestare di regola servizio ordinario su detta strada”.

Il Comune ha fatto ricorso
La decisione del giudice di pace, però, apre la strada a una valanga di ricorsi da parte di automobilisti sanzionati  con le stesse modalità dagli agenti delle polizie locali. Forse anche per questo il comune di Camerino, affermando che in realtà gli agenti hanno fatto il loro dovere, ha deciso di ricorrere a sua volta contro la sentenza. Siamo in attesa di vedere come andrà a finire una controversia che, non dubitiamo, verrà seguita con molta attenzione sia dagli automobilisti, sia dalle amministrazioni locali.

La giurisprudenza della Cassazione boccia la sentenza
Ai sensi dell’articolo 12 del Codice della strada, l’espletamento dei servizi di polizia stradale compete al corpo di polizia municipale nell’ambito del territorio comunale e, quindi, pur spettando al ministero dell’Interno il coordinamento dei servizi ex articolo 11 dello stesso Codice, alcuna autorizzazione è necessaria per consentire alla polizia locale d’accertare violazioni nel territorio di sua competenza, non essendovi un potere gerarchico dellQuesta Corte ha già più volte avuto modo di chiarire che gli agenti e gli ufficiali di polizia municipale,in conformità alla regola generale stabilita dall’art. 13 della legge n. 689 del 1981 in tema di accertamento delle sanzioni amministrative pecuniarie, in quanto organi di polizia giudiziaria con competenza estesa su tutto il territorio comunale, hanno il potere di accertare le violazioni in materia di circolazione stradale punite con sanzioni amministrative pecuniarie su tutto tale territorio, senza che detto potere risulti da alcuna norma condizionato a singoli atti di investitura sia all’interno che fuori dei centri abitati. Gli accertamenti delle violazioni al Codice della Strada compiuti in tale territorio dagli agenti e ufficiali di Polizia Municipale debbono ritenersi per ciò stesso legittimi sotto il profilo della competenza dell’organo accertatore, restando l’organizzazione, la direzione ed il coordinamento del servizio elementi esterni all’accertamento, ininfluenti su detta competenza (Cass. 22366/06; 5199/07 e, in motivazione, 14179/07)”.

Ora siamo in attesa della decisione sull’impugnazione.’Amministrazione centrale da conferire ai corpi di polizia municipale. Pur potendo sicuramente il giudice valutare l’eventuale illegittimità dell’atto emesso da organo non competente, la sentenza si fonda su una errata lettura della normativa che (articoli 11 e 12 del Cds), ad avviso del giudice, distinguerebbe l’autorità che “provvede” ai servizi di polizia stradale che è il Ministero dell’Interno, “salve le attribuzioni dei comuni per quanto concerne i centri abitati”, da quella addette all’espletamento di detti servizi, cioè  la Polstrada e le Polizie municipali “nell’ambito del territorio di competenza”, nel quale attribuzioni dirette di esso non esisterebbero al di fuori dei centri abitati.

Sembra chiaro che mentre le “attribuzioni” sono riferite ai “comuni” con evidente riferimento ai programmi e ai piani degli enti locali per la viabilità e la circolazione, lo svolgimento dei servizi di polizia di cui alla legge compete alla polizia municipale in tutto il territorio comunale. L’esercizio della funzioni di polizia stradale dalla polizia municipale “nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza”, senza distinzione tra centro abitato e residuo territorio comunale, è confermata dall’articolo 5 della legge  65/1986 (legge-quadro sull’ordinamento della polizia municipale) e in nessuna norma è prevista l’esigenza dell’autorizzazione del ministero dell’Interno per lo svolgimento dei detti servizi, come requisito di legittimità della contestazione. Il motivo di ricorso è quindi fondato, ben potendo la polizia municipale accertare violazioni del Codice della strada  al di fuori del centro abitato e nel territorio comunale (Corte di cassazione, sezione II civile, sentenza 18 ottobre 2011 n. 21523).