30 Ottobre 2026, venerdì
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Fabrizio Corona: “In carcere sono diventato migliore”

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Fabrizio Corona, dal carcere di Opera, ha inviato una lettera alla trasmissione Verissimo, condotta da Silvia Toffanin.

A chiunque incontro e mi chiede come sto, rispondo sempre la stessa cosa: «Sto bene, molto bene». Ma risponderei così anche dopo 30 coltellate, sanguinante, in fin di vita. Ho sempre risposto così, a tutti. Penso che dopo la scoperta di una grave malattia, il carcere sia la cosa più brutta che possa accadere ad un uomo. È la realtà dell’inferno in terra, dove colpevoli e innocenti sono costretti a vivere in condizioni vergognose e disumane nell’indifferenza istituzionale. Io però, in questo momento, non provo più rabbia, né rancore per chi mi ha condannato e inflitto questa pena così eccessiva e così assurda, ma anzi lo ringrazio perché mi ha dato la possibilità di capire tante cose, mi ha aiutato a riconoscere i tanti sbagli, ad ammettere gli errori, a guardarmi dentro, nel profondo della mia anima e a capire finalmente, a quasi quarant’anni, chi sono e cosa voglio veramente.
Il mio avvocato mi dice sempre: «Sii forte del fatto che ciò che è giusto alla fine vince», e io continuo a combattere come ho fatto dal primo giorno che sono entrato in questo nuovo mondo, con questa nuova vita, per dimostrare che nei momenti di difficoltà si deve niente affatto ripiegare le ali, abbassare il tiro, ma anzi, tentare di rilanciarsi lavorando sui propri margini di miglioramento e sulla riscoperta dei valori veri e dei sentimenti come l’orgoglio e il coraggio, perché alla fine, quello che conta veramente (nothing else matter) è il carattere e il cuore che metti nella tua vita. Bisogna saper rispondere alla disperazione con un sorriso di sfida e il dito medio alzato. E questo, oggi, deve essere d’esempio e di aiuto ai molti che pensano di non farcela e decidono di lasciarsi andare… Io non l’ho fatto e mai lo farò!
Stare in prigione in questo paese è come morire lentamente, ma io continuo a vivere lo stesso, di notte, nei miei sogni, anche attraverso i ricordi di quella che è stata la mia incredibile vita: le tante emozioni provate, il grande amore dato e quello ricevuto, convinto, ancora oggi, che i sogni, se li desideri veramente e fai di tutto per raggiungerli, prima o poi diventano realtà. Oggi, chiuso dentro la mia cella, la numero 1 del primo reparto del carcere di massima sicurezza di Opera, guardandovi seduto dal mio sgabello di legno mezzo rotto, attraverso un minuscolo televisore degli anni Settanta, voglio vedere mia madre sorridere: ha già pianto e sofferto troppo. Un bacio e un ringraziamento speciale a te, Silvia. Con affetto

Aldo Coppola è morto. L’hair-stylist noto in tutto il mondo aveva 73 anni

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Aldo Coppola, il più noto parrucchiere di Milano e d’Italia, è morto. Hair stylist famoso in tutto il mondo, aveva 73 anni. Dal 1998 era malato di cancro alla prostata, pieno di metastasi dolorosissime, ma solo di recente aveva rivelato che le proprie condizioni di salute erano molto gravi.
Nel mondo della moda Aldo Coppola era una vera e propria star. E’ stato il fondatore e il direttore creativo della società che porta il suo nome, famosa nel mondo per l’hair styling, e protagonista internazionale di campagne di moda e copertine di magazine, acconciatore di divi.
La collaborazione con l’Oréal e l’apertura dei suoi tre noti saloni milanesi (storico quello in via Manzoni, nel cosiddetto Quadrilatero della Moda) incrementò la sua notorietà e dagli anni ’90 aveva realizzato una rete di franchising che oggi conta decine di affiliati, e a cui aveva poi fatto seguito la fondazione della sua “accademia” con sede a Milano e Mosca.
Poche settimane fa Francesco Merlo su Repubblica aveva scritto un articolo proprio su Aldo Coppola.
Sui banchi soffriva: «Detestavo la scuola, ma non l’imparare». Adesso che ne ha settanta, con 22 milioni di fatturato, 1200 persone che dipendono da lui, e negozi a Londra, a Mosca, in Asia …, Aldo spiega al nipote di 15 anni che «non basta laurà, ci vogliono le mani». E muove le dita che, nel regime dinastico dei Coppola, sono la sede del carisma, la parte del corpo di gran lunga più importante, lo scettro della riproduzione: «Quel ragazzo ha le mie mani».
Peccato che gli piaccia «tagliare con la macchinetta». Ma il nonno l’ha avvisato: «Fa minga il pirla». E ricorda quando i parrucchieri erano considerati poco più di niente, e figuriamoci poi il garzone di vicolo Facchini. I Coppola sono da sempre socialisti, «ma Craxi fu un disastro» e l’Aldo si accorse del pediculus capitis della corruzione «dai discorsi che la signora Aniasi e le sue amiche facevano tra loro nel mio salone». E ora? «Ho votato Grillo, ma sono deluso. Avrei votato Renzi. E moltissime mie clienti avrebbero votato Renzi».

Giornali e riviste gratis sul web: diritto autore violato, chiusi 13 siti

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Hanno distribuito gratuitamente riviste e giornali cartacei sul web, violando così il diritto d’autore. Per questo motivo la Guardia di Finanza, in collaborazione con la Fieg, la mattina del 21 novembre ha chiuso 13 siti internet.
I siti web, tutti allocati su server esteri, erano destinatari di milioni di contatti, spiega il nucleo speciale frodi tecnologiche delle unità speciali della guardia di finanza che ha condotto l’indagine, ed utilizzavano i contenuti delle case editrici, indebitamente ottenuti, creando maxi edicole digitali, dalla cui visione acquisivano ingenti guadagni sfruttando i sistemi pubblicitari cosiddetti “pay per click” ovvero attraverso banner e pop-up.
La struttura di queste edicole consentiva, con motori di ricerca interni, di trovare più facilmente i contenuti illeciti. I gestori di tali siti, sfruttando sofisticati sistemi che consentivano l’anonimato ed allocando le risorse su piattaforme sparse in tutto il mondo, non sono sfuggiti alla rete degli investigatori che hanno posto sotto sequestro i siti, grazie ai provvedimenti cautelari emessi dal tribunale di Roma.

Romano Loieli, sindaco comune sciolto per mafia nel 2011: rieletto 2 anni dopo

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Romano Loielo era il sindaco di Nardodipace, comune in provincia di Vibo Valentia, quando il 12 dicembre 2011 fu sciolto per infiltrazioni mafiose. Romano Loielo il 21 novembre 2013 è il nuovo sindaco di Nardodipace, rieletto 2 anni dopo e con il 57% dei voti a suo favore.
Mario Gerevini sul Corriere della Sera scrive:
“Dal 2011 tre commissari straordinari hanno gestito il Comune e la scorsa primavera è stata richiesta una proroga di sei mesi. Accordata con un provvedimento firmato il 9 aprile 2013 dai massimi rappresentanti dello Stato: Giorgio Napolitano, l’allora premier Mario Monti, il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri. Motivo: «Non esaurito il recupero e il risanamento» di una realtà «ancora segnata dalla malavita organizzata», quindi occorre «un ulteriore intervento dello Stato che assicuri il ripristino dei principi democratici e di legalità»”.
A due anni dallo scioglimento, Loielo è di nuovo sindaco:
“Veniamo a oggi. Al termine dei sei mesi di proroga commissariale si torna alla normalità. Nardodipace va alle elezioni. Il ministero dell’Interno e la prefettura di Vibo Valentia chiedono, però, l’incandidabilità dell’ex sindaco. Accolta dal tribunale di Vibo Valentia. Ma il verdetto non definitivo è il varco che permette a Loielo di ripresentarsi. E vincere con il 57% dei voti. Proviamo a spiegarlo a uno straniero”.

Carlo Cottarelli: “Sarà necessario toccare le pensioni d’oro e d’argento”

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“Sarà necessario toccare le pensioni d’oro e d’argento. L’approccio della legge di Stabilità è di congelare la perequazione. So che esistono difficoltà a livello costituzionale. Ma c’è una scelta da fare”, parole di Carlo Cottarelli, il commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica incaricato dal governo di tagliare 32 miliardi di euro in tre anni. Nessun settore resterà fuori dal raggio di azione della spending review . Non la sanità, non le pensioni, né il pubblico impiego, né le società pubbliche come la Rai: “Ciò non vuole dire che ci sia la necessità di tagliare o risparmiare ovunque ma che dobbiamo guardare a tutte le realtà senza assumere che ce ne sia qualcuna senza sprechi da eliminare”.
Statali? “Non c’è a priori una decisione su ulteriori riduzioni di organici; è chiaro però che certe misure strutturali che potrebbero essere raccomandate potrebbero portare all’emersione di esuberi. Per esempio in caso di fusione di enti o attività. La domanda è se tali esuberi potranno essere assorbiti all’interno della pubblica amministrazione oppure se ci saranno altre soluzioni non traumatiche”.
Sanità? “La revisione della spesa la deve fare prima di tutti la pubblica amministrazione. Non si tratta di toccare lo stato sociale che è un fondamento dell’economia italiana”. Per tagliare servirà la collaborazione degli enti locali, perché “idealmente sarebbe opportuno che ogni centro di spesa facesse da sé la revisione sapendo che ogni risparmio fatto potrebbe tradursi in riduzione di tasse. Noi metteremo a disposizione tutti gli strumenti necessari — e ricorreremo anche alla pubblicazione degli indicatori di efficienza — per incentivare il buon comportamento di tutti”.

Leonardo Bellodi: “L’Eni non abbandonerà mai la Libia”

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“L’Eni non abbandonerà mai la Libia”, il direttore dell‘Eni, Leonardo Bellodi, è ottimista: “Non smentiamo i problemi anche gravi, ma nessuno poteva pensare che in uno Stato nato nel XX secolo e dominato per 42 anni da un regime la situazione potesse cambiare in un giorno o in un anno, anche se tutti si aspettavano un trend più positivo — dice Bellodi —. Scosse di assestamento sono in corso in ogni Paese della Primavera araba, che abbiamo tutti appoggiato, ma in Libia la situazione è più complessa perché le istituzioni sono state del tutto annientate e ci vorrà più tempo per arrivare alla stabilità rispetto a Egitto, Algeria e Tunisia dove la macchina Stato comunque funziona». Se in questi Paesi l’Eni non ha avuto cali di produzione dal fine 2010 (Egitto: 235 mila barili di petrolio equivalente al giorno; Algeria: 78 mila; Tunisia: 14 mila), nella ex Jamahiriya le cose sono diverse. A parte il blocco di Mellitah, risolto ma a rischio di riproporsi per le proteste della minoranza tuareg, le attività hanno subito evidenti rallentamenti, pur non arrivando a chiusure di impianti come per la spagnola Repsol. Dai 273 mila barili del 2010 siamo scesi a 135 mila (30 ottobre), con un potenziale di 280 mila.
E le prospettive nel breve restano preoccupanti: il già debole governo ad interim di Ali Zeidan decadrà in febbraio e si rischia un vuoto di potere. “L’ottimismo è infatti nel medio periodo ma già ora ci sono segnali positivi — continua Bellodi — come l’accelerazione in queste ore nel mettere a punto la nuova Costituzione. Soprattutto riteniamo che l’attuale crisi, pur drammatica, accelererà la comprensione da parte di tutti in Libia che l’unica risorsa che ha oggi il Paese sono gli idrocarburi. Tali introiti potrebbero arrivare a 60 miliardi di dollari l’anno, più dei 50 miliardi stimati per il fabbisogno statale. E se le attuali rivendicazioni politiche e sociali sono comprensibili in una nazione che ricorda più l’Italia dei Comuni che i nostri Stati moderni, tutti sanno bene che senza petrolio e gas non vanno da nessuna parte.

Genova “sciopero selvaggio”: tre giorni senza autobus. Città paralizzata

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Oggi, per il terzo giorno consecutivo, Genova è in tilt: scioperi, cortei e traffico paralizzato.I lavoratori dell’Amt, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico nel capoluogo ligure, ha infatti deciso di continuare lo sciopero, bloccando e paralizzando di fatto la città. E alla protesta hanno alla fine aderito anche i lavoratori di Amiu (rifiuti) e Aster (manutenzioni), altre due aziende municipalizzate. Lo sciopero, nato contro la privatizzazione del trasporto pubblico. continua nonostante le parole del sindaco Doria: “Per il 2014 non ci sarà una gara d’appalto per l’alienazione di quote pubbliche di Amt”. L’azienda pertanto “resterà pubblica anche per il prossimo anno”. Serviranno sacrifici, continua Doria: “I sacrifici sono la condizione per salvare l’azienda e traghettarla in mano pubblica”. Per questo i lavoratori hanno deciso di proseguire nella protesta.
I lavoratori delle municipalizzate in protesta, hanno esposto anche uno striscione per criticare Matteo Renzi, candidato alla segreteria del Pd. Il sindaco di Firenze, che doveva essere oggi a Genova per un incontro con i suoi sostenitori per le primarie, ha rinviato l’appuntamento a causa delle manifestazioni.
Ai lavoratori sono chiesti nuovi sacrifici – scrive il Secolo XIX – dopo gli 8 milioni di euro di contributi straordinari del 2013. Il Comune farà la sua parte, dopo aver versato nelle casse dell’Amt oltre 30 milioni nell’ultimo anno. Un boccone difficile da mandare giù per i manifestanti pronti a nuove azioni di protesta.
Intanto, dopo l’occupazione della Sala Rossa di ieri, d’intesa col prefetto, il Consiglio comunale oggi si svolgerà a porte chiuse. “La politica in ostaggio? Io non mi sento ostaggio di nessuno” risponde secco Doria che intanto incassa l’ultima notizia, l’annuncio del quarto giorno di sciopero.

Enrico Letta e Francois Hollande confermano: “La Tav si farà”

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Nonostante gli scontri e le proteste la Tav si farà Francois Hollande e Enrico Letta mettono un sigillo sulla Torino-Lione. Alla fine del vertice italo-francese il comunicato avverte che i governi di Italia e Francia “considerano la nuova linea Lione-Torino un cantiere aperto di cui sottolineano il carattere prioritario della realizzazione”.
Italia e Francia confermano l’impegno “ad adottare sin da questo momento tutte le misure necessarie per ottenere il cofinanziamento comunitario ed in particolare a presentare nel 2014 alla Commissione una domanda congiunta per ottenere il sostegno europeo al tasso massimo per il periodo 2014-2020″, più tutta una serie di dettagli tecnici mirati ad accelerare i lavori: “incaricano la Cig di perseguire ed intensificare gli sforzi per ottimizzare il montaggio economico e finanziario, comprese le misure relative al rapporto modale”, e “confermano l’impegno di Ltf delle procedure per il lancio della gara di appalto per i lavori di scavo della galleria geognostica di Saint Martin La Porte, il cui bando di gara dovrebbe essere assegnato nel 2014. Si tratta di preparare sin da ora l’avvio di questi lavori che potranno iniziare sin dal 2015″.
La Tav è una “grande infrastruttura che va avanti con la tempistica indicata”. Così il premier Letta, in conferenza stampa congiunta con il presidente francese Francois Hollande, dicendosi ”profondamente dispiaciuto” per gli incidenti avvenuti a Roma.

Sardegna, morti e danni: si indaga per omicidio colposo

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Alluvione in Sardegna, si indaga per omicidio colposo. Anche se al momento non c’è nessun indagato. Le inchieste sono state avviate dalle Procure di Tempio Pausania e Nuoro.
In particolare Nuoro indaga per la morte di Luca Tanzi, l’agente di polizia della Squadra mobile inghiottito dal ponte crollato mentre con l’auto scortava un’ambulanza, e su quella di Maria Grigiolini, invalida di 88 anni, morta nella sua casa allagata a Torpè.
La Procura di Tempio Pausania vuole chiarire eventuali responsabilità nella morte della famiglia brasiliana (padre, madre e due figli) che sono annegati nello scantinato della loro casa ad Arzachena, ma anche nella morte di tre persone a bordo dell’auto precipitata in una voragine di 50 metri sulla strada Olbia-Tempio. I magistrati vogliono poi capire se ci sono responsabili per i danni alle case e alle infrastrutture nella zona.

Sardegna, il fax allarme rosso arrivò, ma i Municipi erano chiusi

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Alluvione in Sardegna, un fax avrebbe potuto, forse, salvare le sedici vittime e i milioni di danni causati dal ciclone Cleopatra e degli abusi dell’uomo. Ma quando il fax con l‘allerta meteo con criticità elevata, cioè la peggiore, inviato dalla Protezione civile è arrivato, domenica pomeriggio, i municipi erano già chiusi. E dodici ore dopo nessuno ha evitato che si scatenasse l’inferno.
E’ domenica 17 novembre alle 14:12, ricostruisce Giusi Fasano sul Corriere della Sera, quando il Centro funzionale della Protezione civile emana l’avviso di criticità elevata, il più alto sulla scala delle “condizioni meteorologiche avverse”.
Alle 16:30 la Regione Sardegna manda ai vari Comuni i fax. Solo che quando arrivano gli in uffici sono ormai vuoti. In serata la sintesi del fax, però, arriva anche sui telefonini dei sindaci con un sms. Alle 8 di lunedì mattina ogni municipio si organizza per conto proprio, non immaginando che le “raffiche di burrasca forte” annunciate dal fax sarebbero state davvero forti. Così, quando il ciclone arriva, nulla evita il caos.
Scrive Fasano:
“A me è arrivato un messaggino e ho cominciato a darmi da fare. Lunedì all’inizio abbiamo mandato i nostri uomini a Olbia perché lì c’era il peggio, poi è arrivato anche qui da noi” ricorda il sindaco di Arzachena, Alberto Ragnedda. Il suo collega di Loiri, Giuseppe Meloni, si chiede: “Noi sindaci dei Comuni piccoli che possiamo mai fare davanti a una cosa del genere? Ci lasciano soli…”. E c’è amarezza anche nelle parole di Antonella Dalu, alla guida del Comune di Torpè. “Sono stata avvisata con il classico messaggio di criticità elevata che riceviamo venti volte l’anno… in passato abbiamo fatto evacuazioni per la stessa allerta e poi non è successo nulla. Come potevamo sapere che stavolta sarebbe stato diverso?”.
Il risultato sono i sedici morti, i milioni di danni, e il rischio per la potabilità dell’acqua in tutta la Sardegna: 20 depuratori e sei potabilizzatori sono stati danneggiati.
E l’indomani inizia il rimpallo di responsabilità. Giusi Fasano scrive che il primo a “dar fuoco alla miccia”, sottolineando che le previsioni c’erano ed erano chiare, è stato Antonio Sanò, direttore di ilmeteo. it. Sostiene che “modelli fisico-matematici avevano previsto già da giovedì quello che sarebbe successo lunedì”. Detto altrimenti: l’allarme è stato lanciato tardi.
Così le accuse reciproche si scatenano. Il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, punta il dito contro gli abusi edilizi, spesso condonati, proprio dai “rappresentanti delle istituzioni” che poi, come “commedianti”, “accorrono sulle tragedie” mentre “approvano programmi edilizi e urbanistici che sfasciano il territorio”. A Bonelli risponde il governatore Ugo Cappellacci, che lo accusa di “giocare bluff da biscazziere da strapazzo”.