30 Ottobre 2026, venerdì
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Una pubblicità tutta da leggere

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È letteralmente pubblicità nata in pagina, o fra i video. Il native advertising è uno degli argomenti di cui più si dibatte in ambito pubblicitario ultimamente, soprattutto negli Usa, dove molte testate e case editrici si sono attrezzate con team dedicati: Washington Post, New York Times, Forbes, New Yorker, Huffington Post Usa, Buzz Feed, giusto per citarne alcune. Ma di che cosa si tratta? Di contenuti pagati dalle aziende, che si inseriscono fra quelli prodotti dalla redazione essendo molto simili anche nel confezionamento: articoli, video o quant’altro, anche se è native advertising il tweet sponsorizzato di Twitter, il post proveniente dalle aziende su Facebook, così come il search advertising di Google.
Secondo eMarketer, questo anno gli investimenti in native advertising cresceranno del 44,7%, raggiungendo il 5,6% della spesa pubblicitaria totale, 2.3 miliardi di dollari nel 2013.

Un modo per colpire l’utente che, soprattutto sul web, spesso diventa «immune» rispetto alla pubblicità tradizionale, tanto che si parla di banner blindness, la capacità essere ciechi verso i banner, di selezionare solo i contenuti che interessano. Niente di nuovo, comunque: erano native advertising anche i pubbliredazionali della carta stampata, giusto con il digitale si sperimenta e i margini di manovra sono più ampi.
Resta un principio, che in Italia è peraltro sancito dalla legge (dal codice del consumo e dal contratto dei giornalisti, fra gli altri): quello che i contenuti pubblicitari devono essere riconoscibili, nessun inganno nei confronti dell’utente-lettore. «È necessaria chiarezza», dice Simona Zanette, presidente di Iab Italia, l’associazione dedicata all’advertising interattivo, «bisogna cercare di stare fuori il più possibile dalla trappola di far credere all’utente che si tratti di contenuti non pubblicitari. Deve essere chiaramente evidenziato. Ed è un lavoro che richiede la presenza forte degli editori, anche perché in un certo senso si mette nelle mani altrui il proprio prodotto». Non per niente la Federal trade commission americana ha in programma un’audizione sull’argomento con gli operatori a dicembre.

In Italia la situazione è variegata, alcuni dei grandi gruppi editoriali si stanno guardando intorno, altri come Mondadori, Condé Nast ed Espresso ci stanno lavorando, ma in realtà non sono tanti quelli che hanno già cominciato ad agire. Biagio Stasi, a capo delle strategie digitali di Hearst, spiega che il nuovo sito di Gioia al lancio avrà native advertising. Gioia.it sarà a metà fra un sito editoriale e un social network, per questo ci saranno i profili «brand ambassador». «Il native advertising non è come si tradurrebbe in italiano una “gran marchetta”», dice Stasi, «ma un’occasione per proporre contenuti interessanti parlando nel medesimo linguaggio della piattaforma che li ospita. Per questo daremo l’accesso al nostro cms (il sistema di gestione dei contenuti, ndr) all’azienda, che dovrà essere capace di proporre buoni contenuti, e sarà chiaro, visto il profilo, che si tratta di native advertising».
Uno dei siti già attivi su questo fronte è Linkiesta con il suo servizio ADVox, che ha pubblicato per esempio una serie di servizi in collaborazione con Ibm e Fineco.

Una delle chiavi per capire questo tipo di pubblicità è proprio la presenza e il ruolo dell’editore. «Mentre nel caso dei tweet sponsorizzati e delle pubblicità su Facebook sotto forma di post, il native advertising è solo un modo per trovare spazio pubblicitario aggiuntivo, basato comunque sulle preferenze dell’utente», continua Zanette, «diverso è il ragionamento su tutto quello che è sponsored content, quella parte di contenuti che è frutto dell’interazione fra editore e investitore pubblicitario. Per esempio si possono utilizzare gli esperti di un’azienda per spiegare un determinato argomento».
Il native advertising, per essere efficace, dovrebbe essere interessante e coinvolgente per il lettore e non mera pubblicità su un prodotto. Spesso, anzi, del prodotto non si deve nemmeno parlare, perché ciò che importa è far conoscere il marchio o far accrescere la fedeltà del cliente verso di esso. Per questi motivi si parla anche di branded content o brand journalism, anche se, dal momento che sono fenomeni in evoluzione, la confusione dei termini regna.

Multe, rimborsato chi paga senza sconto

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Chi paga subito la multa allo sportello postale senza usufruire del diritto allo sconto del 30% può richiedere la restituzione di quanto versato in eccesso. Per le modalità di rimborso, però, occorre verificare la disponibilità di ogni singolo comando. Lo ha stabilito il ministero dell’interno con la circolare n. 300/a/8799/13/101/20/21/1 del 22 novembre 2013. La legge di conversione del dl del fare (n. 69/2013) ha innestato nel codice stradale, dal 21 agosto scorso, l’innovativo principio per cui nel caso di infrazioni stradali meno gravi il trasgressore ha diritto a uno sconto del 30% se paga la multa entro cinque giorni. Nonostante la riforma sia stata immediatamente accolta favorevolmente, sono state tante le problematiche organizzative dei singoli comandi di polizia stradale che senza preavviso hanno dovuto prendere atto della novella che non era prevista nel testo originale del decreto legge.
«Considerato che la sanzione amministrativa genera un’obbligazione che si estingue con il versamento dell’importo dovuto», specifica l’organo di coordinamento dei servizi di polizia stradale con la circolare di venerdì scorso, «ne consegue che se l’interessato paga nei cinque giorni una somma pari al minimo edittale (non ridotta del 30%) estingue l’obbligazione e allo stesso tempo fa sorgere una legittima pretesa alla restituzione di quanto indebitamente versato». In pratica non ci sono scuse per i comandi di polizia stradale.

Interrogazione R. Mura (Pd) sulla nomina commissariale all’Autorità portuale di Cagliari

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downloadAl Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti

Premesso che:

– Il 26 novembre 2013 è stato nominato il commissario dell’Autorità portuale di Cagliari, nella persona del Dr. Piergiorgio Massidda; 
– La nomina del commissario è avvenuta dopo che il Consiglio di Stato, con sentenza N.04768/201, ha pronunciato l’illegittimità dell’atto di designazione, da parte del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti,  del dr. Piergiorgio Massidda a Presidente dell’Autorità portuale per carenza di competenze, in quanto lo stesso non risultava “in possesso della massima e comprovata qualificazione” in base alla normativa prevista dalla legge n. 84 del 1994;
– La funzione commissariale è vicaria quella presidenziale e comporta identiche competenze e responsabilità;
interroga il Ministro per sapere
– quali siano i motivi che hanno indotto il Ministro a procedere alla nomina a Commissario dell’Autorità portuale di Cagliari dello stesso soggetto che, sulla base di una sentenza esecutiva, è stato dichiarato decaduto per carenza di competenze;
– perché il Ministro non abbia ritenuto di affidare la funzione commissariale a un tecnico del Ministero o ad altri esperti provenienti dalle Capitanerie, o comunque a soggetti dotati della necessaria competenza; 
– se il ministro si sia avveduto che, persistendo nella imposizione alla guida dell’Ap di Cagliari di soggetti privi dei necessari requisiti di legge, ha sostanzialmente disatteso ed eluso l’esecutività di una sentenza, ponendo in essere un atto arbitrario di surrettizio aggiramento di un provvedimento di un giudice;
– se il Ministro non ritenga, in base a quanto previsto dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 04768 del 26 settembre 2013, di agire in autotutela e revocare la nomina del commissario dell’autorità portuale di Cagliari, illegittimamente nominato.

Trasmesso e pubblicato

Ufficio Stampa

On. Romina Mura

Al buio i siti delle Agenzie fiscali

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Nel caos i siti delle agenzie fiscali. Proprio ieri, in occasione di diversi adempimenti fiscali in scadenza, gli operatori non hanno avuto pieno accesso al sito web dell’Agenzia delle entrate. Così come il black out ha coinvolto i siti dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, con accesso denegato anche da Equitalia. La causa? Come precisato dalla stessa Agenzia delle entrate tramite le agenzie di stampa, per «problemi tecnici della Sogei» che, nella serata di ieri, non era ancora riuscita a ripristinare del tutto i siti. Né è stato possibile chiamare il call center. Per lo stesso motivo, l’attività di assistenza degli uffici locali è stata fortemente limitata. A tal punto che se i modelli Intrastat (mensili) potevano essere inviati a partire dalle 16.30 per un parziale riavvio del sito, chi avesse avuto in scadenza la presentazione di un ricorso, avrebbe avuto qualche problema al deposito se fosse stato l’ultimo giorno utile, vista l’impossibilità a utilizzare la procedura informatica, con la necessità che lo stesso fosse accolto con il rilascio di una ricevuta a mano, a cura dell’ufficio periferico.

Immediata la reazione di alcune associazioni (tra le altre, l’Associazione diritti utenti e consumatori – Aduc), che si sono subito chieste quali ripercussioni ci saranno per i contribuenti per il mancato rispetto degli obblighi in scadenza e quali le attività successive per sanare tali carenze.

Da parte sua, l’Agenzia delle dogane ha fatto sapere che «gli adempimenti relativi alla trasmissione degli elenchi Intrastat in scadenza il 25 novembre 2013, si intenderanno regolarmente eseguiti anche se effettuati entro il 26 novembre 2013».

Esselunga, Caprotti lascia. Il nome del successore in una busta dal notaio

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Dopo 62 anni il patron dell’impero Esselunga, Bernardo Caprotti, lascerà il gruppo il prossimo 23 dicembre e andrà in pensione. A rivelarlo è il Corriere della Sera. Caprotti lascerà tutte le deleghe operative in Esselunga, tutti i poteri di firma e i compensi e smetterà di essere dipendente della sua azienda dopo 62 anni di lavoro continuativo, spiega il quotidiano. “Dopo molti mesi di assenza”, scrive Caprotti nella lettera ai dipendenti, “a seguito dell’infortunio occorsomi il 28 aprile, ho deciso da tempo di terminare, col 23 dicembre, la mia attività come lavoratore dipendente. Lascerò deleghe, poteri, compensi. Forse mi sentirò più leggero”. “A Dio piacendo”, aggiunge, “ci sarò e forse sarò anche più libero di fare quello che mi era sempre piaciuto: di andare per negozi e cantieri… Di non essere più subissato da montagne di carte e pratiche che mi imprigionano e mi impediscono. Forse ci vedremo di più e più liberamente”. La successione è risolta, scrive il Corriere, tutto è sigillato in una busta custodita dal notaio Carlo Marchetti.

Forza Italia non voterà la fiducia sulla legge di Stabilità

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“Stiamo attendendo il maxi emendamento”del governo sulla legge di stabilità, ma comunque non ci aspettiamo sorprese, se stasera resta tutto com’è non votiamo la fiducia”, dice il neocapogruppo di Fi al Senato, Paolo Romani.
Poco prima anche Brunetta aveva sparato a zero contro il provvedimento. “Mettiamo a regime una patrimoniale e questo è dirimente e non ci permette di votare la legge di stabilità. Se dovessimo votarla come potremmo presentarci al nostro elettorato?”. Dunque Forza Italia si prepara a passare all’opposizione. I gruppi parlamentari di Camera e Senato sono riuniti alla Camera, nella sala della Regina, per fare il punto sulla legge di Stabilità. Deciso il non voto favorevole di FI sulla manovra con la conseguente fuoriuscita dalla maggioranza per posizionarsi all’opposizione. Era quasi certezza sin dalla mattina quando l’ex direttore Rai Augusto Minzolini, senatore di Forza Italia, a poche ore dalla riunione dei gruppi parlamentari aveva detto: “Manca una strategia del governo, noi oggi passiamo all’opposizione”. Per Minzolini “dall’8 dicembre Letta avrà una maggioranza Renzi-Giovanardi, auguri, noi passiamo all’opposizione”.

Ma Forza Italia non sembra in grado di marciare compatta. Le nomine di Paolo Romani a presidente dei senatori azzurri e Anna Maria Bernini vicario, decise ieri, ne sono la dimostrazione. Sembra che durante la riunione dei forzisti a palazzo Madama ci sono state espressioni contrarie alla candidatura di Romani. Ovviamente in prima fila i cosiddetti falchi che non perdonano all’ex ministro di essere tra coloro che il 2 ottobre convinsero Berlusconi a confermare la fiducia al governo.

L. Stabilità, è scontro sui tempi

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Il governo presenterà il maxiemendamento alla legge di stabilità nel primo pomeriggio, verso le 15, e il voto di fiducia arriverà in serata. E’ quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo. La Commissione Bilancio del Senato aveva approvato nella notte il ddl stabilità ma senza dare il mandato al relatore: erano quindi teoricamente decadute tutte le modifiche approvate fino ad allora. Il maxiemendamento recepirà integralmente il lavoro della Commissione Bilancio e le integrerà con gli emendamenti del governo e dei relatori già presentati in Commissione. E’ quanto riferito dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, al termine della conferenza dei capigruppo al Senato.

La prima chiamata al Senato per il voto alla fiducia sul ddl stabilità comincerà alle 20.30. Lo ha annunciato il presidente del Senato, Pietro Grasso, ricordando che il governo aveva già preannunciato di porre la questione di fiducia sulla manovra. La discussione generale sui ddl di bilancio e di stabilità partirà questa mattina con 4 ore di tempo per il dibattito. Per la discussione sulla fiducia vengono concesse 2 ore e mezza e inizierà alle 16.30 dopo la presentazione da parte del governo del maxiemendamento. Le dichiarazioni di voto finali partiranno dalle 19 e la prima chiama dei senatori a partire dalle 20.30. Dopo il voto di fiducia, intorno alle 22 circa, la seduta verrà sospesa per consentire al governo di approvare la Nota di variazione al bilancio. Al termine l’Aula voterà la Nota di variazione e il ddl di Bilancio licenziando i provvedimenti per l’esame di Montecitorio.

Il crono programma annunciato da Grasso inevitabilmente scatena le reazioni del centrodestra che, chiedendo tempi più lunghi per licenziare la legge di stabilità, puntano di conseguenza a uno slittamento del voto di decadenza di Berlusconi che resta però fissato per domani alle 19. “I lavori in commissione sono stati chiusi in modo irrituale, la fiducia è stata posta in modo irrituale, per noi è essenziale chiedere un raddoppio dei tempi previsti”, dice la senatrice di Fi Annamaria Bernini. Si infiamma il dibattito nell’aula del Senato. Qualcuno grida “vergogna”.. Insorge anche la Lega Nord: “E’ una presa in giro dirci che 19 minuti sono i nostri tempi per discutere della legge di stabilità”, dice il senatore Raffaele Volpi del Carroccio. Per Mario Ferrara di Gal si tratta di “un dibattito surreale”.

Grasso cita l’articolo 129 del regolamento e ricorda che “il contingentamento dei tempi è stato fissato dalla conferenza dei capigruppo e i tempi sono proporzionali alla composizione dei gruppi. La conferenza dei capigruppo ha già deciso e non è materia di aula”. “Non è vero che in conferenza dei

capigruppo c’è stata l’unanimità sul calendario di discussione della legge di stabilità. Il presidente Calderoli non era d’accordo. Raddoppiare i tempi non significa andare a tempi biblici, all’anno prossimo, ma da 3-4 ore a 6-8 ore. Non mi pare che se si lavora tre ore in più su questo non si alterano gli equilibri della Repubblica”, reagisce il senatore di Fi e vice presidente del Senato, Maurizio Gasparri.

Pensioni, allarme dell’Ocse: rischio povertà per le generazioni future

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Secondo l’Ocse, in Italia “l’adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema” per le generazioni future, e “i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà” durante la vecchiaia. Tutta colpa, secondo l’organizzazione parigina, di metodo contributivo e assenza di pensioni sociali. Per il momentoperò, secondo il rapporto “Pension at a Glance 2013”, gli over 65 anni italiani hanno redditi sopra la media Ocse (in media 23.306 dollari l’anno, contro la media di 21.480 dollari). La percentuale sul reddito nazionale è del 93,3%, contro una media Ocse dell’86,2%, mentre i contributi previdenziali in Italia sono al top dell’area Ocse: nel 2012 si situano al 33% del totale lordo della retribuzione, complessivamente pari al 9% del pil e al 21,1% del totale delle tasse. La media Ocse è del 19,6%, pari al 5,2% del pil e al 15,8% del totale delle tasse. Anche il tasso di povertà in Italia tra gli anziani è in calo. Nel 2010 gli over 65 poveri sono l’11%, contro il 14,5% del 2007 e contro il 13% del tasso di povertà medio nazionale. Nei paesi Ocse il tasso di povertà degli over 65 è del 12,8% nel 2010, contro il 15,1% del 2007 e l’11,3% del tasso di povertà medio. L’11% dell’Italia e’ in linea con quello del Belgio, il 10,5% della Germania e peggio del 5,2% della Francia. Se tutto sommato gli attuali pensionati se la cavano, i salari dei lavoratori italiani sono al di sotto della media Ocse. In media in Italia nel 2012 un lavoratore percepisce 28.900 euro, pari a 38.100 dollari, al di sotto dei 42.700 dollari medi dell’Ocse, sui quali pesano i 94.900 dollari degli svizzeri, i 91 mila dollari dei norvegesi, i 76.400 dollari degli australiani, i 59 mila dollari dei tedeschi e i 58.300 dollari degli inglesi, superiore ai 47.600 dollari degli statunitensi.

Italia-Russia, firmati 21 accordi commerciali

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Finanza, energia e industria. Sono questi i settori interessati dai 21 accordi commerciali che le aziende italiane e quelle russe hanno siglato a Trieste nell’ambito del vertice bilaterale tra i due paesi. Tra i principali quelli di Eni e di Enel con Rosneft e quello tra il Fondo strategico italiano e il Russian directory investment fund. L’Eni ha firmato anche accordi con Novatek e con il centro per l’innovazione di Skolkovo. Tra gli accordi finanziari, da segnalare quello di Poste italiane con le Poste russe e Selex e quello siglato da Mediobanca e da Sace con Veb. Quanto agli accordi industriali, Fincantieri ha firmato un’intesa con il centro di ricerca Krylov e Pirelli con Rosneft e Rostek.

Le riforme di Papa Francesco

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Si intitola “Evangelii gaudium”, la gioia del Vangelo, ed è il primo manifesto programmatico del pontificato di Bergoglio. Nell’esortazione apostolica, cinque capitoli divisi in 288 brevi paragrafi, Papa Francesco sintetizza affronta tutti i temi a lui più cari in un mix di appelli, inviti e rassicurazioni. Sintetizza quanto emerso un anno fa dal Sinodo sulla nuova evangelizzazione, arricchendolo con la sua esperienza di pastore al servizio degli ultimi. E così ai politici chiede “una riforma finanziaria che non ignori l’etica” e “un vigoroso cambio di atteggiamento” perché “il denaro deve servire e non governare”. Il Papa chiede “una riforma finanziaria che non ignori l’etica” e “un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici, che esorto ad affrontare questa sfida con determinazione e con lungimiranza, senza ignorare, naturalmente, la specificità di ogni contesto. Il denaro deve servire e non governare”.

Papa Francesco poi non pretende di dire “una parola definitiva” su temi ancora “oggetto di studio e di attento approfondimento”. Come il tema dei divorziati risposati, ma indica una direzione: “L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli”. Ancora una volta, al cento del suo programma il pontefice mette i poveri “oggi e sempre destinatari privilegiati del Vangelo”, e “l’evangelizzazione rivolta gratuitamente ad essi è segno del Regno che Gesù è venuto a portare. Per Francesco “la disparità sociale genera prima o poi una violenza che la corsa agli armamenti non risolve né risolverà mai”. nell’Esortazione “Evangelii gaudium”, Il Papa torna a denunciare la tratta delle persone: “Un crimine mafioso e aberrante” che ha tanti colpevoli nelle nostre città dove “molti hanno le mani che grondano sangue a causa di una complicita’ comoda e muta”. E “Doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza”, ma “tra loro troviamo continuamente i più ammirevoli gesti di quotidiano eroismo nella difesa e nella cura della fragilità delle loro famiglie”. “Tra coloro di cui la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione”, per Bergoglio ci sono “i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo”. Eppure “questa difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. Suppone la convinzione che un essere umano è sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo”. Il Papa su questo punto vuole essere chiaro. “Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Però è anche vero che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie, particolarmente quando la vita che cresce in loro è sorta come conseguenza di una violenza o in un contesto di estrema povertà. Chi può non capire tali situazioni così dolorose?”.

Poi l’invito alla chiesa e ai suoi rappresentanti. Un “chiesa accidentata, ferita e sporca ma aperta”, così è quella che preferisce il pontefice. “Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri, devo anche pensare a una conversione del papato” perché “anche il papato e le strutture centrali della Chiesa universale hanno bisogno di ascoltare l’appello ad una conversione pastorale”. E l’impegno deve essere di tutti. “Le Conferenze episcopali possono portare un molteplice e fecondo contributo, acciocché il senso di collegialità si realizzi concretamente”, riflette Bergoglio, “ma questo auspicio non si è pienamente realizzato, perché ancora non si è esplicitato sufficientemente uno statuto delle Conferenze episcopali che le concepisca come soggetti di attribuzioni concrete, includendo anche qualche autentica autorità dottrinale”.